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ASIA/MEDIO ORIENTE - Patriarchi al summit di Monaco: l’Occidente è corresponsabile dei conflitti mediorientali

12 hours 7 min ago
Monaco di Baviera – La 55esima Conferenza internazionale non governativa sulla Sicurezza, svoltasi a Monaco di Baviera dal 15 al 17 febbraio, ha ospitato anche una qualificata rappresentanza delle Chiese mediorientali: il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, insieme a Mor Ignatios Aphrem II, Patriarca siro ortodosso di Antiochia, con la loro partecipazione al summit hanno avuto modo di partecipare a molti incontri bilaterali con rappresentanti politici di diversi Paesi, e hanno svolto interventi articolati e di ampio respiro partecipando insieme a un panel sulla condizione delle comunità religiose in Medio Oriente, organizzato il 16 febbraio dalla Hanns Seidel Foundation.
Il Patriarca Sako, nel suo intervento, ha richiamato le cause di lungo periodo che hanno contribuito nell’ultimo secolo a rendere più precaria la condizione delle comunità cristiane autoctone mediorientali. Il Primate della Chiesa caldea, creato cardinale da Papa Francesco, ha ricordato che fin dal crollo dell’Impero ottomano le potenze occidentali occupanti non hanno mostrato alcuna intenzione di favorire in Medio Oriente la nascita di Stati di diritto, dove fossero garantiti a tutti i cittadini uguali diritti. Il Patriarca ha fatto riferimento al conflitto israelo-palestinese - come fattore storico che ha contribuito a alimentare l’islam politico – e al pregiudizio che etichetta i cristiani mediorientali come “alleati” delle politiche e delle potenze occidentali in Medio Oriente.
Riferendosi alla situazione specifica dell’Iraq, il Patriarca Sako ha ripetuto che gli iracheni hanno sperimentato un vero e proprio caos a partire dalla caduta del regime di Saddam Hussein , che ha prodotto una situazione di vuoto politico-istituzionale dove sono cresciute le piaghe del settarismo, della corruzione e della moltiplicazione di milizie e gruppi armati fuori dal controllo dell’autorità statale. “L’instabilità in Medio Oriente” ha rimarcato il Patriarca caldeo “ha contribuito al dilemma dei cristiani, a causa della ‘politica occidentale’ che incoraggia il conflitto in questa regione piuttosto che promuovere la democrazia e la libertà. In altre parole – ha aggiunto il Patriarca - i ‘decisori’ occidentali hanno fatto tutto il possibile per promuovere la loro economia e servire i propri interessi a scapito dei nostri Paesi. Per esempio, controllando petrolio e altre risorse naturali, così come la vendita di armi per entrambi i fronti dei conflitti”. Riguardo all’emergenza della Piana di Ninive, e dell’auspicato ritorno delle popolazioni cristiane fuggite da quell’area negli anni di occupazione da parte dei jihadisti dello Stato Islamico , il Primate della Chiesa caldea ha rimarcato che il governo iracheno non ha fatto nulla per aiutare gli sfollati interni a far ritorno alle proprie case, anche a causa di prassi corrotte che spingono alcuni a chiedere soldi per il restauro di case e chiese distrutte durante il conflitto. “Abbiamo sofferto abbastanza” ha dichiarato il Patriarca caldeo, sottolineando che dall’attuale condizione di crisi i Paesi mediorientali possono uscire solo se si riconoscono l’uguaglianza dei diritti per ogni cittadino, se si emendano i programmi scolastici da ogni istigazione alla discriminazione, e se si punta a eliminare “l'ideologia della Jihad nell'Islam o della Guerra Santa nel cristianesimo e nelle altre religioni”.
Il Cardinale Sako ha anche auspicato che la recente visita di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti e la pubblicazione del documento sulla Fraternità umana da lui sottoscritto insieme al Grande Imam di al Azhar possano contribuire a far scomparire le cause del fanatismo religioso.
Il Patriarca siro ortodosso Mor Ignatios Aphrem II, nel suo intervento dedicato alla situazione in Siria, ha ricordato i due arcivescovi di Aleppo – il greco ortodosso Boulos Yazigi e il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim – scomparsi durante il conflitto nell’aprile 2013, e ha lamentato l’assenza di rappresentanti del governo siriano tra gli invitati al summit sulla sicurezza. Il Primate della Chiesa siro ortodossa ha rimarcato che nell’attuale fase, le sofferenze della popolazione siriana chiamata alle prese con un Paese devastato dal conflitto vengono aggravate dalla politica delle sanzioni internazionali imposte da alcuni Paesi contro la Siria.
Alla conferenza internazionale di Monaco sulla Sicurezza hanno preso parte, tra gli altri, la cancelliera tedesca Angela Merkel , il vice-Presidente statunitense Mike Pence e il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. .

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AFRICA/NIGERIA - Rinvio del voto; un Vescovo: “Mettiamo da parte le polemiche e sosteniamo chi deve assicurarci elezioni credibili”

12 hours 29 min ago


Abuja - “Il processo elettorale è gestito da esseri umani e vi possono essere errori, quindi smettiamo di lamentarci” ha detto Sua Ecc. Mons. Paulinus Chukwuemeka Ezeokafor, Vescovo di Awka, che ha esortato i nigeriani di smettere di cercare delle responsabilità sul rinvio delle elezioni generali che dovevano tenersi sabato 16 febbraio ma che sono state posticipate, a poche ore dalla prevista apertura delle urne, al sabato successivo, 23 febbraio.
Mahmood Yakubu, Presidente la Commissione Elettorale Indipendente si è assunto la “piena responsabilità” del ritardo logistico sulla preparazione delle elezioni, affermando che organizzare il voto in un Paese le cui infrastrutture sono carenti o in rovina è “una sfida enorme”.
Nonostante l’assunzione di responsabilità da parte del Presidente dell’INEC, il rinvio del voto ha suscitato forti proteste da parte della popolazione, specie di coloro che erano tornati nel proprio Stato d’origine per votare.
Il gesto di Mahmood Yakubu è stato elogiato da Mons. Ezeokafor che ha detto: “Non c'è bisogno di chiedere la testa del presidente dell’INEC, che ha dimostrato di voler il bene dei nigeriani ed è il solo in questo momento che può portare a termine questo compito”. Mons. Ezeokafor ha esortato i nigeriani a sostenere l’azione dell'INEC per avere elezioni libere, giuste e credibili. “"I nigeriani devono mantenere fede nell’'INEC perché è l'unico organismo in grado di permetterci di scegliere i nostri leader”.
Ad accrescere il malcontento è inoltre la decisione Commissione Elettorale di dividere il voto in due fasi. Mentre il 23 febbraio si terranno le elezioni presidenziali e parlamentari, quelle per l’elezione dei governatori sono state posticipate dal 2 al 9 marzo, sollevando forti polemiche sul costo della votazione.
"Dobbiamo smettere di calcolare i costi, piuttosto dobbiamo essere zelanti di votare le persone che vogliamo, non importa il sacrificio che dobbiamo affrontare” conclude Mons. Ezeokafor.

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AFRICA/NIGER - I missionari: ridare speranza alla popolazione e chiedere la libertà per p. Maccalli, a cinque mesi dal rapimento

12 hours 30 min ago
Bomoanga – Il 17 febbraio sono trascorsi 5 mesi da quando padre Pier Luigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane, è stato prelevato dalla sua missione di Bomoanga, in Niger, e portato in una località ignota . Da allora non si hanno più sue notizie. “Il rapimento ha cambiato l’organizzazione pastorale”, racconta a Fides p. Sylvestre Tchegbeou, sacerdote beninese della SMA, che da alcuni mesi si occupa della parrocchia di p. Gigi e di altre parrocchie di quella zona. In una nota inviata a Fides il missionario racconta come la diocesi ha riorganizzato la presenza dei missionari nella zona.
“Dopo il rapimento di p. Maccalli è stata costituita un’équipe mista di missionari, di cui faccio parte, e che si occupa delle 4 parrocchie del settore Gurmancé della nostra diocesi di Niamey: Bomoanga, Makalondi, Kankani e Torodi. Attualmente, con altri 4 preti, abitiamo a Makalondi. Da qui ci spostiamo per servire le altre parrocchie. È una missione soprattutto di presenza, perché oggi, con la forte insicurezza che regna nella zona, non possiamo più visitare le comunità dei villaggi. Siamo presenti nelle sedi delle parrocchie, per ridare coraggio, forza e speranza alla popolazione, con cui condividiamo la vita. Abbiamo bisogno delle vostre preghiere, affinché la pace ritorni nella nostra zona, e perché p. Pier Luigi sia presto liberato”, insiste p. Sylvestre.
“Le attività lanciate da p. Maccalli ora funzionano più lentamente, salvo qualcuna come il Centro Nutrizionale e la farmacia. Vi sono instabilità e della difficoltà negli spostamenti. La mancanza di p. Pier Luigi è sentita da tutti, cristiani e non cristiani, con molto dolore. Nella nostra zona vige sempre lo stato di emergenza, e siamo sotto il coprifuoco dalle 19 di sera alle 6 del mattino. I nostri cristiani vivono con un forte sentimento di paura. Basta un movimento sospetto, l’arrivo di qualcuno al villaggio, e subito si pensa il peggio, anche se poi si tratta di persone conosciute e familiari. Secondo le informazione che girano a Bomoanga, ci sarebbero molti fiancheggiatori dei terroristi. E poi c’è lo scoraggiamento per il fatto che non si sa dove sia ora p. Pier Luigi, e come sia trattato”.
“Nonostante queste difficoltà – spiega p. Sylvestre - la Chiesa è sempre qui, al suo posto, e vuole essere sempre più segno di fedeltà, di prossimità. Molte attività pastorali continuano, soprattutto a Niamey, e nella zone più tranquille. Ovunque la Chiesa vive la sua vocazioni ad essere un segno dell’amore di Dio per gli uomini. E’ cambiato il nostro stile di vita, di noi missionari e missionarie: siamo sempre più impegnati in quella che noi chiamiamo la ‘pastorale della stuoia’, e cioè a sederci accanto alla gente, a rispondere ai loro bisogni soprattutto per mezzo della nostra solidarietà e prossimità”.
Nessuno dimentica p. Pier Luigi, un uomo gentile e molto aperto, oggi privato della sua libertà. Cristiani e musulmani, soprattutto a Bomoanga, pregano incessantemente per la sua liberazione: “Per noi cristiani, non c’è un momento di riunione, di adorazione e di preghiera comunitaria in cui non si preghi per lui. La diocesi ha stampato e distribuito un’immagine, con la sua foto e una preghiera per la sua liberazione. Inoltre, ogni 17 del mese è un giorno speciale in Niger, e in tutte le chiese è organizzata una cerimonia per la sua liberazione, a cui tutti, cristiani e non, sono invitati. I nostri fratelli e sorelle musulmani sono solidali con noi, pregano con noi in quel giorno, perché, dicono, ‘p. Pier Luigi è un uomo di Dio”, prosegue.
Conclude p.Sylvestre: “Le istituzioni statali del Niger sono impegnate nello sforzo per la liberazione di p. Pier Luigi. Le autorità nigerine non cessano di rassicurarci che p. Pier Luigi sarà presto liberato, e che ci vuole pazienza. Ed è ciò che crediamo anche noi”.


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ASIA/MALAYSIA - I giovani malaysiani: "La GMG ha rafforzato la nostra fede"

12 hours 51 min ago
Kuala Lumpur - I 51 pellegrini della Malaysia che hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù 2019 a Panama sono tornati in patria, dopo quell'evento, rafforzati nella fede e stanno condividendo le loro esperienza con i loro amici e familiari in Malaysia: lo dice all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Aaron Matanjun, che guida la comunità di Kota Kinabalu, e dichiara: "I giorni trascorsi nella diocesi cattolica di Colón-Kuna Yala, a Panama, sono stati per noi un'esperienza entusiasmante. Durante tutta la settimana, abbiamo stretto amicizie e ho avuto esperienze che non dimenticheremo mai. Ci ha colpito la gentilezza con cui i cattolici di Colón si sono rivolti ad altri pellegrini di tutto il mondo. Questo mi ha fatto capire come noi cattolici dovremmo essere accoglienti agli altri, indipendentemente dal loro background. Ci impegniamo oggi ad essere più accoglienti della volontà di Dio e a dire sempre: Sia fatta la tua volontà". L'Arcivescovo aggiunto: "Le nostre due settimane di viaggio in questo paese straniero hanno davvero regalato ai nostri giovani innumerevoli momenti memorabili. Abbiamo pregato e giocato insieme come un'unica famiglia per una settimana".
"Lode al Signore, ho avuto un viaggio davvero fruttuoso. Questa è stata la mia prima GMG in assoluto. Nella diocesi di Colon e nelle giornate a Panama, sono stato ospite in una famiglia adottiva. Questa è stata una esperienza meravigliosa: mi sono sentito come un vero membro della famiglia. Abbiamo fatto insieme un pellegrinaggio, la Via Crucis e il Rosario. Sebbene tutti i giovani provenissero da paesi diversi e parlassero lingue diverse, pregavamo insieme e adoravamo Dio insieme. Mi hanno colpito le parole di Papa Francesco che ha detto a tutti noi: sii come Maria, sii sempre coraggioso nel dire Sì a Dio", racconta a Fides Dominic Ng, della diocesi di Malacca Johore.
"Questa GMG mi ha dato nuovo entusiasmo per il servizio pastorale nella Diocesi di Johore, nel Campus di Malacca. Nostro compito ora è responsabilizzare ogni persona nel campus e invitare altri a partecipare alla prossima Gmg a Lisbona, Portogallo nel 2022", dice Joe Baxter, giovane della diocesi di Malacca Johore.
"Ringrazio Dio per avermi dato questa opportunità. Partecipare alla GMG è il momento più significativo della mia vita", conferma Josephine Mary Agustine, dell'Arcidiocesi di Kuala Lumpur.
La Malaysia è un paese multiculturale a maggioranza musulmana fondato su principi secolari. Il cristianesimo in Malaysia è una religione praticata dal 9,2% della popolazione. Due terzi dei 2,6 milioni di cristiani vivono nella Malaysia orientale, nelle province di Sabah e Sarawak , dove costituiscono il 30% della popolazione.
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ASIA - I Vescovi asiatici: affrontare con fermezza la crisi dei Rohingya

13 hours 39 min ago
Cox's Bazar - E' urgente che la comunità internazionale si impegni a trovare una soluzione diplomatica alla crisi dei rifugiati Rohingya, fuggiti dal Myanmar in Bangladesh. Lo chiede la Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche dopo che una delegazione di 40 rappresentanti della Chiesa cattolica di 11 paesi della Asia ha visitato nei giorni scorsi i campi profughi dei Rohingya in Bangladesh, nella località di Cox's Bazar, nel distretto di Chattogram, al confine tra Bangladesh e Myanmar. Come appreso dall'Agenzia Fides, la visita era prevista al'interno della conferenza internazionale incentrata sul due temi principali: la questione dei rifugiati e quella delle energia rinnovabili, analizzate nel contesto asiatico. L'iniziativa è stata organizzata dall'11 al 17 febbraio a Cox's Bazar dall'Ufficio per lo Sviluppo Umano della FABC in collaborazione con la Commissione episcopale per la Giustizia e la Pace della Conferenza episcopale del Bangladesh e con la Rete per la giustizia e la pace in Asia-Pacifico .
Durante la conferenza, i delegati hanno avuto l'opportunità di visitare gli sfollati dei Rohingya ospitati a Kutupalong, Ukhia, Cox's Bazar e hanno potuto interagire con alcuni di loro, ascoltando i loro problemi e le loro preoccupazioni. "La comunità internazionale è chiamata ad unirsi in una sola voce unita per aiutare i rifugiati Rohingya e trovare una soluzione in questa crisi", ha detto a il Vescovo Allwyn D'Silva, ausiliare dell'Arcidiocesi di Bombay e Segretario esecutivo dell'Ufficio per lo sviluppo umano e il cambiamento climatico nella FABC.
"In unità spirituale con Papa Francesco, che il 1 ° dicembre 2017 ha incontrato 16 rappresentanti della comunità Rohingya, anche noi siamo stati profondamente commossi dalle loro storie e abbiamo ricordato ciò che ha detto il pontefice: Non chiudiamo i nostri cuori, non guardiamo dall'altra parte. La presenza di Dio, oggi, è anche chiamata Rohingya", ha ricordato all'Agenzia Fides il Vescovo D'Silva.
"In questa visita, abbiamo riconosciuto l'atteggiamento accogliente del popolo e del governo del Bangladesh che ha aperto le porte e il cuore ai Rohingya. Apprezziamo la loro cooperazione con molte persone di buona volontà nel rispondere ai bisogni immediati degli sfollati Rohingya. Guardiamo con favore, inoltre, l'assistenza generosa e professionale fornita ai rifugiati Rohingya dalla Chiesa cattolica in Bangladesh attraverso la Caritas, con il sostegno della rete internazionale della Caritas, insieme ad altre organizzazioni religiose, agenzie delle Nazioni Unite e Ong", ha rilevato il Vescovo D'Silva.
"Ci rendiamo conto dei problemi e degli ostacoli della sistemazione temporanea fornita agli sfollati Rohingya, nonché delle sfide poste alle autorità nel rispondere prontamente ed efficacemente ai bisogni umanitari, data la portata massiccia dell'afflusso di persone. Siamo particolarmente preoccupati per la vulnerabilità di molte donne e bambini e comprendiamo le numerose difficoltà delle comunità ospitanti", ha rimarcato.
"Non possiamo non esprimere profonda solidarietà ai rifugiati Rohingya. La comunità mondiale deve agire insieme per aiutarli", ha aggiunto padre Charles Irudayam, un delegato dall'India.
Più di 740.000 Rohingya sono fuggiti dal Myanmar al vicino Bangladesh dopo le violenze registrate nello stato birmano di Rakhine, dove risiedevano, nel 2016 e 2017.
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AMERICA/NICARAGUA - Un sacerdote: “Il governo vede la Chiesa come un nemico"

14 hours 42 min ago
Managua – “La situazione è molto tesa. Il governo vede la Chiesa come un nemico, e guarda con sospetto ogni parola e ogni mossa dei membri della comunità, per via di quello che è accaduto a partire dall’aprile 2018, quando scoppiarono forti proteste contro il governo. Ci sono diversi casi di intimidazioni delle forze dell'ordine su presbiteri e religiosi": lo denuncia all'Agenzia Fides un sacerdote nicaraguense, che chiede di restare anonimo per motivi di sicurezza, ricordando la recente aggressione a un sacerdote da parte della polizia .
Mentre la riunione dei giorni scorsi tra un delegato dell’Organizzazione degli Stati Americani e il presidente Daniel Ortega non ha prodotto sostanzialmente nulla di nuovo e la crisi in cui il Paese è immerso da dieci mesi continua. Sin dall’inizio, la Chiesa si è impegnata nel dialogo tra le parti e la Conferenza episcopale è stata chiamata dal governo a presiedere la Commissione Dialogo Nazionale. Ben presto, tuttavia, il presidente l’aveva accusata di "prendere le parti dei rivoltosi e di essere complice dei golpisti”. Sebbene attualmente “si realizzano attività pastorali con una relativa normalità”, il sacerdote interpellato da Fides afferma che “non si smette di vigilare la Chiesa”. E racconta: “Qui in parrocchia viene tutti i giorni la polizia per controllare chi viene alla messa e sentire cosa dico nell’omelia. Si infiltrano per ascoltarla e la registrano”.
Il suo non è l’unico caso. Altri sacerdoti sono oggetto dello stesso trattamento. Persino “tre vescovi sono nelle mire della polizia”. Almeno tre sacerdoti, oltre al cardinal Brenes, al Vescovo ausiliare di Managua Báez e al Nunzio Apostolico Sommertag, sono stati aggrediti in passato. Sebbene le proteste siano proibite da tempo e le strade siano oggi tranquille, secondo quanto rivelato al Fides da un leader dei giovani cattolici, “gli arresti arbitrari continuano, e sono almeno dodici i ragazzi in sciopero della fame nel sistema penitenziario”.
La gente, nota il parroco, “evita di parlare di politica e società”. “Recentemente, la notizia del suicidio di un giovane perseguitato dal governo ha scosso l’opinione pubblica”, spiega. “Viviamo in un ambiente di paura e di grande insicurezza. Persino i vigili urbani circolano armati di kalashnikov”. I prigionieri politici sarebbero almeno 777, secondo fonti dell’opposizione. La riunione tra il rappresentante della OSA e il presidente Ortega mantiene aperto uno debole spiraglio di dialogo. Ortega si è detto disposto a discutere una riforma elettorale ma non a convocare ad elezioni anticipate e liberare i prigionieri politici, secondo quanto richiesto dall’organismo multilaterale e dalla Conferenza episcopale.
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ASIA/PAKISTAN - I francescani: "Il Pakistan ha urgente bisogno di pace e armonia”

16 February, 2019 - 08:20
Karachi - "Operiamo perché le persone rimangano in unità, pace e armonia. Stiamo promuovendo il dialogo tra persone appartenenti a varie fedi, tribù ed etnie. Grazie al dialogo, si sviluppano buone e feconde relazioni”: lo dice a Fides il Vescovo Samson Shukardin, dell’ordine dei Frati Minori , che guida la comunità nella diocesi cattolica di Hyderabad. E aggiunge: "Il dialogo è un bisogno urgente di tempo. San Francesco d'Assisi, si è fatto avanti per fermare la guerra e per avere un dialogo con il Sultano. Oggi il mondo ha bisogno di dialogo a tutti i livelli, per sviluppare la comprensione e aiutare l'umanità a vivere in pace”.
Il Vescovo osserva: "Nel contesto del Pakistan, vediamo l'odio e la discriminazione da parte della gente della mentalità fondamentale. I francescani in Pakistan lavorano per eliminare l'ingiustizia, la disuguaglianza, l'odio e la discriminazione attraverso la pace e l'amore. E aggiunge: "La celebrazione dell’anniversario dell'incontro tra San Francesco d'Assisi e il Sultano, 800 anni fa, è un'opportunità per noi di fare di più per svolgere il nostro ruolo nel coltivare l'umanità, la fraternità e la pace in Pakistan".
Sono diverse le attività in programma per celebrare l’evento: del 1219: p. Qaisar Feroz OFM Cap, che ha organizzato una iniziativa in occasione della Giornata internazionale della pace, dichiara a Fides: "In Pakistan dobbiamo promuovere la spiritualità di San Francesco d'Assisi, in particolare la sua spiritualità di pace e armonia. Dobbiamo rispettare le persone di tutte le fedi e lavorare per creare una società in cui tutti possano vivere in pace e armonia".
E prosegue. “Di fronte a chi diffonde odio, settarismo e violenza, abusando della religione, lo storico incontro tra il nostro amato Santo e il Sultano diffonde un messaggio di pace, per aprire un cammino di dialogo tra persone di varie comunità che vivono in Pakistan".
Fr. Francis Nadeem OFM Cap, il Custode dei cappuccini in Pakistan e Segretario esecutivo della Commissione nazionale per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo parlando a Fides rimarca : "Come seguaci di San Francesco d'Assisi, stiamo lavorando per far vivere le persone in fraternità: con l'aiuto dei nostri amici musulmani anche raggiungeremo persone con una mentalità fondamentalista per promuovere la missione di pace e armonia”.
Fr. Nadeem Piaray Lal OFM, un sacerdote che vive a Karachi, nota: "La Chiesa gestisce scuole e ospedali in Pakistan, un eccellente esempio di promozione dell'armonia. Attraverso i nostri istituti organizzati possiamo lavorare di più per diffondere e testimoniare il messaggio evangelico di pace e riconciliazione nella società”. “Seguendo le orme di Gesù Cristo e di e San Francesco siamo chiamati a vivere l’amore verso prossimo, conclude p. Eric Rassani OFM.
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OCEANIA/AUSTRALIA - L’impegno delle organizzazioni cattoliche per il "fine vita"

16 February, 2019 - 08:04
Sydney - Definire un percorso di accompagnamento di "fine vita" e favorire un equo accesso alle cure palliative a tutti i malati terminali: questi i temi al centro del recente convegno organizzato dalla Le organizzazioni sanitarie cattoliche dell’Australia a Melbourne, dal titolo “Our enduring commitment to end of life care”. Come riferisce una nota inviata all’Agenzia Fides da Catholic Health Australia , rete non governativa di servizi di assistenza sanitaria cattolica del paese, l’iniziativa è stata organizzata in risposta all’imminente entrata in vigore del “Voluntary Assisted Dying Act” nello stato di Victoria: si tratta del provvedimento che legalizza la "morte assistita" per i malati terminali, approvato nel novembre 2017 ed effettiva a giugno 2019.
Convocati presso l'Australian Catholic University, i rappresentanti di ospedali e case di cura di impronta cattolica hanno rilevato l'importanza di diffondere il modello cristiano di assistenza anche in altri contesti: a tal fine è stata prodotta una raccolta di documenti, norme etiche e linee guida che forniscono una panoramica del servizio svolto dalle associazioni cattoliche. “Il nostro obiettivo principale non è semplicemente quello di rispondere alla nuova norma sul fine vita, ma è quello di assicurare che la nostra etica si diffonda sempre di più e continui a mettersi a servizio bisognosi anche nei secoli a venire”, si legge nella nota.
Tra indicazioni del documento prodotto dal gruppo di lavoro di CHA si precisa che i medici delle strutture cattoliche “non infliggono la morte ai pazienti , né intenzionalmente aiutano i pazienti a togliersi la vita ". Prosegue il testo: "Accettiamo e agiamo secondo l'impegno ippocratico che non considera questi interventi come trattamenti medici. Inoltre, essi contravvengono al nostro Codice etico. In questo contesto, è importante essere consapevoli del fatto che la terminologia usata per descrivere questi interventi varia di situazione in situazione. Nel ‘Voluntary Assisted Dying Act 2017’ essi sono indicati collettivamente come ‘morte volontaria assistita”.
La tradizione di assistenza sanitaria cattolica in Australia ha avuto origine nel 1838 con l’arrivo delle Suore Irlandesi della Carità, che giunsero in missione nel continente oceanico proprio per prendersi cura di poveri, malati e i morenti. Oggi la Chiesa australiana prosegue e porta avanti quella tradizione di cura della persona e della sua dignità, dalla nascita fino alla morte.
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VATICANO - “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”: pubblicata in tutte le lingue la Guida al Mese Missionario Straordinario Ottobre 2019

16 February, 2019 - 04:20
Città del Vaticano - E' stata pubblicata ed è disponibile per parrocchie, associazioni, istituti, la speciale Guida per il Mese Missionario Straordinario Ottobre 2019, dal tema “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. Si tratta di un sussidio multilingue "realizzato con i contributi provenienti da cristiani di tutto il mondo e rivolto ai cristiani di tutto il mondo. Un lavoro di comunione ecclesiale, che è stato possibile grazie alla mediazione delle Direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie presenti nei vari paesi", rileva la presentazione del testo firmata da p. Fabrizio Meroni, PIME, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria
E' uno strumento nato in clima “sinodale” per servire le Chiese locali nei loro bisogni di formazione e animazione missionaria, e per preparare e vivere il Mese Missionario Straordinario voluto da Papa Francesco in occasione del centenario di promulgazione della Lettera apostolica Maximum Illud di Papa Benedetto XV .
I testi presentati serviranno a ispirare la creatività delle Chiese locali e dei loro cristiani nell’affrontare le sfide inerenti all’evangelizzazione a partire dalla missio ad gentes e dal proprio contesto.
Link correlati :Leggi la presentazione completa della Guida su Omins Terra
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AMERICA/STATI UNITI - Chiesa e autorità locali si impegnano a trovare una nuova sede per un centro d’accoglienza per migranti

16 February, 2019 - 03:44
Texas – "Sono delusa dalla decisione, ma grata per il continuo sostegno della città di McAllen, della meravigliosa comunità e del sindaco Jim Darling", ha detto in una dichiarazione alla stampa Suor Norma Pimentel, delle Missionarie di Gesù, direttrice della Catholic Charities del Rio Grande Valley , dopo che le autorità municipali di McAllen, in Texas, hanno intimato al centro d'assistenza per migranti da lei gestito di lasciare l’attuale sede entro 90 giorni.
“Apprezziamo molto l'opportunità offerta dalla città di trovare una nuova sede. Continueremo a collaborare con la città di McAllen negli sforzi per trattare le famiglie di migrati in modo equo e umano, e garantire che tutti agiscano in modo conforme alle leggi sull'immigrazione esistenti".
L'ordinanza è state emessa a seguito di denunce presentate da parte dei vicini della struttura. Il sindaco Jim Darling ha votato per trasferire il centro, ma si è impegnato pubblicamente a trovare una nuova sede.
Il centro è attualmente ospitato in una ex casa di cura e ha ricevuto centinaia di migranti e rifugiati che attraversano il confine tra Stati Uniti e Messico. Dalla sua apertura nel 2014, ha cambiato più volte la sua posizione a causa del crescente numero di nuovi arrivati, per potere dare pasti, docce e cure migliori.
Su Twitter, il vescovo di Brownsville, Mons. Daniel Flores, ha dichiarato: "La decisione della Commissione municipale di McAllen è per molte persone sconfortante, tuttavia, ho ancora speranza di una proficua collaborazione con la città". Il Vescovo ha detto che la Diocesi e le organizzazioni di beneficenza cattoliche si sono impegnate a trovare un nuovo luogo per continuare il lavoro del Centro d'accoglienza.
La notizia della decisione della città di spostare le strutture del centro arriva in un momento in cui l'immigrazione è ancora al centro del dibattito nazionale, in particolare sul finanziamento del muro di confine proposto dal presidente Donald Trump che ha dichiarato proprio ieri l'emergenza nazionale per potere procedere con la sua costruzione.


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AFRICA/BURKINA FASO - Missionario salesiano di nazionalità spagnola ucciso in un assalto di jihadisti

16 February, 2019 - 03:06

Ouagadougou - Ucciso un missionario salesiano spagnolo in Bukina Faso. Secondo quanto appreso dall’Agenzia Fides, p. Antonio César Fernández Fernández è rimasto vittima nel primo pomeriggio di ieri 15 febbraio di un attacco jihadista perpetrato a quaranta chilometri dal confine meridionale del Burkina Faso. Il salesiano è stato colpito da tre colpi d’arma da fuoco mentre si trovava in un auto insieme a due confratelli della comunità di Ouagadougou. I tre stavano rientrando da Lomé , dove avevano partecipato alla prima sessione del Capitolo provinciale dell'Ispettoria salesiana dell'Africa occidentale francofona .
L’auto dove viaggiava p. Fernández e i suoi confratelli, che sono rimasti illesi, è rimasta coinvolta nell’assalto contro il posto di controllo doganale di Nouhao al confine con il Ghana e il Togo. Nell’assalto, perpetrato da un gruppo jihadisti, oltre al missionario spagnolo sono stati uccisi quattro doganieri del Burkina Faso.
Nel Burkina Faso si moltiplicano gli scontri tra le forze di sicurezza e alcuni gruppi jihadisti che agiscono pure in Mali e in Niger. L’assalto di ieri però è il primo che si registra nella parte centro-orientale del Paese.

P. Antonio César Fernández Fernández, aveva 72 anni e ne aveva serviti 55 come salesiano e 46 come sacerdote. Nato a Pozoblanco il 7 luglio 1946 è stato missionario in diversi Paesi africani dal 1982, anno dell’inizio della presenza salesiana in Togo, la sua prima destinazione. Ha lavorato come istruttore dei novizi e ha prestato servizio, tra le altre funzioni, come delegato dell'AFO nel Capitolo generale 25 . Attualmente stava svolgendo il suo ministero in Burkina Faso.
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ASIA/INDONESIA - Giornalisti cattolici: etica e coscienza sono cruciali verso il voto

15 February, 2019 - 06:02
Giacarta - Tra dilaganti pratiche di diffusione di bufale e notizie false, prima delle elezioni presidenziali del prossimo aprile, "logica, attenzione e coscienza sono davvero importanti": lo ha detto Shinta Nuriyah Wahid intellettuale musulmana, rivolgendosi ai giornalisti cattolici in un recente incontro in cui ha ricordato il presidente Abdurrahman Wahid detto "Gus Dur", suo marito. Invitata dal comunicatori cattolici, l'ex firt lady indonesiana ha osservato che "Gus Dur ha sacrificato tutto al fine di proteggere l'Indonesia e i suoi interessi nazionali". Quarto presidente dell'Indonesia, Abdurrahman Wahid o Gus Dur, è stato al potere dal 1999 al 2001. Era membro dell'organizzazione musulmana moderata più grande della nazione: Nahdlatul Ulama che ha circa 80 milioni di membri. Figura iconica dell'eroe interconfessionale, protettore delle minoranze, i cristiani lo ricordano per il suo impegno nel promuovere relazioni pacifiche tra gruppi religiosi ed etnici, e come difensore della "Pancasila" e la società pluralista indonesiana, contro ogni settarismo e fondamentalismo religioso.
Shinta Nuriyah Wahid, invitata a intervenire al raduno della "Paguyuban Wartawan Katolik Indonesia", associazione tra giornalisti cattolici, tenutosi a Giacarta, rivolgendosi all' assemblea ha detto: "Quello che ho fatto con il mio defunto marito Gus Dur, per il bene della nazione e per proteggere la Pancasila, è un sincero impegno basato sulla coscienza". Da qui viene l'impegno per la tolleranza socio-religiosa che "è dovere di ogni religione", ha rimarcato. In vista delle prossime elezioni, in campagna elettorale, le leader ha dichiarato: "La vostra vocazione professionale è promuovere l'onestà e la verità. Siate sempre rigorosamente attaccato alla logica e alla coscienza morale. Quindi, tra le fake news che gireranno, l'etica e la deontologia saranno davvero importanti".
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ASIA/INDIA - Attentato in Kashmir mentre cristiani, indù, musulmani marciano per la pace

15 February, 2019 - 05:32
Kathmandu - "Appena iniziato il nostro viaggio di pace, armonia e fratellanza, nel Kashmir una quarantina di soldati indiani sono stati martirizzati. L'intenzione dei terroristi è destabilizzare il contesto e le relazioni tra India e Pakistan, ma anche il nostro attuale governo è chiamato a un maggiore impegno in favore della pace. E' tempo di rispettare i diritti umani di lavoratori, contadini, dalit tribali, minoranze e donne in modo che tutti possiamo camminare sul sentiero di pace, fratellanza e proteggere la nostra costituzione e democrazia. Questa è la missione del governo indiano": lo dice all'Agenzia Fides Anoop Shramik, attivista per i diritti umani e tra gli organizzatori della manifestazione e della marcia per la pace avviata il 13 febbraio da Lumbini che culminerà a Magahar nell'Uttar Pradesh, lo stato più popoloso dell'India. Il viaggio di pace vuole mettere in luce "l'armonia nella diversità" e preservare il tradizionale pluralismo della cultura indiana. Lumbini è il luogo di nascita di Siddhartha Gautam Buddha, mentre a Magahar è morto Kabir Das, il grande poeta indiano della "cultura composita". La marcia di cinque giorni, dal titolo "Da Buddha a Kabir", intende riflettere sulla necessaria armonia tra le diverse comunità, culture e religioni presenti in India e mettere l'accento sull'eredità indiana dell'amore e del rispetto per gli altri. Circa 300 persone di diverse religioni, ristiani, indù, musulmani impegnate nella società per pace, si sono unite alla manifestazione che si concluderà con una serata culturale il 17 febbraio all'Università di Gorakhpur, nella regione nord-orientale dell'Uttar Pradesh.
 Durante il viaggio, il "Prerna Manch" , gruppo teatrale della Vishwa Jyoti Communications, nella congregazione della Indian Mission Society a Varanasi, realizza drammi teatrali e spettacoli di strada incentrati sul tema dell'armonia sociale e religiosa e del rispetto per il prossimo. Il gruppo canta inni sull'unità, sulla pace e sull'amore, guidando così il corteo di pace.
"Siddhartha Gautama Buddha è simbolo di pace, compassione e non violenza e Kabir è sinonimo di una cultura composita e plurale", dice a Fides padre Anand Mathew, direttore di Vishwa Jyoti Communications, uno degli organizzatori del corteo che include Vinod Mall, attuale direttore generale della polizia di Gujarat, impegnato a favore della pace, del pluralismo e della non violenza. Padre Mathew, un membro Indian Mission Society afferma che "è un dovere cristiano diffondere il messaggio di pace e amore".
Vishwa Jyoti Communications è un gruppo che porta avanti manifestazioni simili per la pace fin dal 2005, quando ha guidato un pellegrinaggio di sei mesi attraverso 45 distretti dell'Uttar Pradesh, diffondendo un messaggio di pace, amore per il prossimo, rispetto per le persone di tutte le fedi, popoli e culture.
Padre Mathew e il gruppo Vishwa Jyoti Communications rendono un servizio dedicato a promuovere l'armonia interreligiosa attraverso un dialogo vissuto con la gente. L'aspetto migliore di questo dialogo è che si svolge nella vita quotidiana della gente, con il coinvolgimento attivo di persone impegnate di tutte le caste e religioni, valicando i confini e le mentalità ristrette costruite nel corso dei secoli.
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AFRICA/NIGER - P. Maccalli, anche se prigioniero, testimonia la fede in Cristo

15 February, 2019 - 05:03
Gaya – “Padre Gigi, anche se prigioniero, vive e testimonia la fede in Cristo. Sono convinto che la sua presenza, la forza della sua fede, la serenità che l’ha sempre accompagnato, sono una grande testimonianza. La parola di Dio, nessuno può incatenarla, diceva san Paolo. Pur in catene, p. Gigi fa il suo apostolato, e illumina il cammino di fede della chiesa del Niger. P. Gigi sta dando testimonianza con tutto il suo spirito, come ha sempre fatto. Approfitterà anche di questa occasione”: lo afferma accoratamente in una nota pervenuta a Fides don Domenico Arioli, confratello di p. Luigi Maccalli, il missionario il missionario SMA rapito in Niger quattro mesi fa . Don Arioli dal 2017 si occupa della parrocchia di Gaya, una delle tre della regione di Dosso, nel sud del Paese, vicino al confine con il Benin, zona relativamente tranquilla, a differenza di altre zone del Niger. “Il rapimento di p. Gigi Maccalli, ha certamente cambiato molte attività pastorali nella diocesi”, racconta nella nota inviata a Fides da p. Marco Prada, sacerdote della Società per le Missioni Africane .
“A Gaya e Dosso noi possiamo muoverci senza scorta, anche se la prudenza è aumentata. In tanti missionari europei c’è un forte sentimento di incertezza. Alcuni sono già stati richiamati dai loro superiori. È la stessa angoscia di 5 anni fa, quando bruciavano le nostre chiese ma quando si sta con la gente, quando si vive con loro con uno spirito di condivisione e solidarietà, la paura diminuisce. Anzi è la gente che prende le tue difese”, racconta don Domenico.
Prosegue don Arioli: “La mia comunità cristiana è costituita da non più di duecento persone, in maggioranza emigrati. Le autorità locali e la presenza delle forze di sicurezza tengono sotto controllo la penetrazione dei gruppi radicali e violenti, jihadismo del nord o infiltrazioni di Boko Haram dalla Nigeria qui sono sconosciute”.
Il sacerdote ha ottimi rapporti con i leader islamici, generalmente appartenenti alla confraternita più diffusa in Africa Occidentale, la Tidjaniyah, che pratica un islam moderato e tollerante. Tuttavia si dice preoccupato da una nuova generazione di imam, formatisi nei paesi arabi: “Questi paesi offrono borse di studio ai giovani nigerini che vogliono diventare imam. Una volta rientrati in Niger predicano un islam aggressivo, una jihad che non è solo il combattimento spirituale contro il peccato, ma soprattutto esteriore. Attraverso la radio si sentono certi predicatori assumere toni preoccupanti, e stupisce la libertà lasciata dallo stato alla sua diffusione”.
Riferendosi al rapimento di padre Maccalli don Arioli aggiunge: “Abbiamo provato una sensazione di impotenza: un altro attacco alla Chiesa? Ancora oggi ci poniamo queste domande: chi c’è dietro il rapimento di p. Gigi? Che progetti e che macchinazioni? Perché nessuno si è ancora fatto vivo per chiedere un riscatto?”. Don Domenico apprezza molto la solidarietà dei leader musulmani che hanno “portiamo con voi questa sofferenza”.
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AFRICA/CENTRAFRICA - “Un accordo imposto dall’esterno a favore dei gruppi ribelli, che sono spesso stranieri” dice un Vescovo

15 February, 2019 - 05:01


Bangui - “Quando l'accordo raggiunto a Khartoum è stato firmato il giorno dopo a Bangui era già lettera morta” ha detto Sua Ecc. Mons. Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, nel commentare l’accordo tra il governo della Repubblica Centrafricana e 14 gruppi ribelli. L’intesa è stata negoziata a Khartoum e poi firmata il 6 febbraio nella capitale centrafricana, Bangui.
Già il fatto che i negoziati si siano svolti nella capitale sudanese e non ad Addis Abeba capitale etiopica e quartier generale dell'Unione africana, secondo Mons. Aguirre, è significativo perché i capi di 5 gruppi ribelli temevano di essere arrestati lì perché ricercati dalla Corte Penale Internazionale. Il Sudan invece non riconosce la Corte per cui Khartoum era per loro un luogo sicuro.
“È l'ottavo accordo di pace firmato in due anni” ricorda Mons. Aguirre in un’intervista a Vida Nueva, ma soprattutto è la situazione sul terreno a parlare con i fatti, perché “i ribelli controllano l'80% del Paese e solo il restante 20% è nelle mani del governo”.
Ma allora perché si è arrivati a firmare un simile accordo? “La negoziazione è stata imposta dalla comunità internazionale per salvare la faccia” dice Mons. Aguirre. Chi ha ottenuto un vantaggio non sono i cittadini del Centrafrica bensì “i ribelli, tutti i radicalizzati o criminali e quasi tutti i non-centrafricani” armati da alcuni Paesi arabi che a loro volta comprano armi negli Stati Uniti, dice Mons. Aguirrre. “Tutto questo avviene con la complicità dell'Unione Africana e la tiepidezza della Francia, perché la Russia è entrata nel nostro Paese per rimettere in sesto le FACA ”.
“I ribelli chiedono un decreto di immunità applicabile a tutti e la carica di Primo Ministro, con l'unico scopo di poter dividere il Paese in due. Questo anche se hanno già il controllo dell'80% delle miniere di diamanti, oro, cobalto, mercurio, e della transumanza, ma vogliono di più” dice il Vescovo.
A rimetterci sono i poveri abitanti del Centrafrica. Mons. Aguirre conclude rimettendosi “nelle mani di Dio perché trasformi il cuore dei violenti, nessuno riprenda di nuovo le ostilità e tutti cerchino la pace”.
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AMERICA/ARGENTINA - Si prepara la beatificazione di Mons. Angelelli, un Pastore che si prese cura degli ultimi

15 February, 2019 - 04:05
La Rioja – La provincia settentrionale dell'Argentina, La Rioja si prepara alla beatificazione del Vescovo Enrique Angelelli, dei sacerdoti Carlos Murias e Gabriel Longueville e dal laico Wenceslao Pedernera, martiri uccisi dall'ultima dittatura argentina . "È un evento che trascende la nostra provincia, ha un'importante dimensione nazionale e latinoamericana. E' una grazia per tutta la Chiesa", ha dichiarato il Vescovo di La Rioja, Mons. Dante Gustavo Braida. La messa di beatificazione sarà celebrata nella capitale provinciale il 27 aprile, presieduta dall'inviato di Papa Francesco, il cardinale Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.
Il giorno dopo, a Roma, si celebrerà una messa di ringraziamento con la presenza dei Vescovi argentini che in quel momento saranno nella visita "ad limina" in Vaticano.
“La vita e il martirio di questi seguaci di Gesù sono la ‘gioia di tutto il popolo”, recita una nota della diocesi pervenuta all’Agenzia Fides.
Angelelli, che faceva parte di un gruppo di vescovi che hanno denunciato le violazioni dei diritti umani commesse durante la dittatura, è morto il 4 agosto 1976 dopo che l'auto che stava guidando si è ribaltata su un'autostrada a La Rioja. Al momento della sua morte, Angelelli, che aveva 53 anni, stava redigendo un rapporto con le indagini sull'omicidio di Murias e Longueville per mano dell'esercito. Il regime militare aveva cercato di far credere che la morte del Vescovo fosse dovuta a ferite riportate nel presunto incidente automobilistico nei pressi della città di Punta de los Llanos, ma poi la giustizia ha dimostrato che l'incidente era stato provocato da un'altra auto e che il prelato morì a causa di un colpo inflitto sul collo.
Murias e Longueville erano stati rapiti, torturati e fucilati il 18 luglio 1976 a Chamical, mentre il laico Pedernera fu assassinato nel distretto di Chilecito, sempre alla Rioja una settimana dopo.
“Era innamorato della fede dei poveri e della testimonianza dei più semplici. Era un pastore che si prese cura degli ultimi e portò loro la consolazione di Dio”, hanno scritto i Vescovi argentini preparando la beatificazione. “La morte di Angelelli e il modo in cui morì sono il chiaro coronamento di una vita coerente con le sue convinzioni e con la missione del pastore, che è quella di dare la vita per il suo gregge. Così ha suggellato con il suo sangue il suo impegno per la pace, la giustizia e la dignità integrale della persona umana, per l’amore di Cristo e dei poveri, in piena coerenza con il Vangelo”, prosegue la nota dei Vescovi emessa a novembre 2018 dopo la notizia della beatificazione.

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AMERICA/PORTO RICO - Verso il Mese Missionario Straordinario: “Ogni battezzato è chiamato portare la Buona Novella alle periferie”

15 February, 2019 - 03:50
Arecibo – La Chiesa in Porto Rico si prepara al Mese Missionario Straordinario di ottobre con un Anno Missionario Straordinario cominciato già da un mese, il 13 gennaio, festività del Battesimo del Signore. Il Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, il Vescovo di Arecibo Mons. Daniel Fernández Torres, in colloquio con l’Agenzia Fides, afferma: “Già a partire dalla sua proclamazione, il decreto che incoraggiava l'inizio dell'Anno straordinario è stato celebrato in tutta l’isola con il rinnovamento delle promesse battesimali”. Il primo passo è stato quindi “approfondire la chiamata alla conversione a partire dall’identità di battezzati”. “Battezzati ed inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo” è il tema del Mese straordinario indetto da Papa Francesco per il prossimo ottobre 2019. Per questo primo obiettivo - la conversione missionaria - si cercherà di far sì che il popolo “si avvicini di più alla santità”, attraverso “l’incontro con Gesù risorto vivo”. Secondo il direttore POM, la missione è “una risposta d’amore che nasce dall’autentico incontro con l’amore di Cristo”. Questo incontro personale e vivo è dunque “fondamentale” e conduce alla fede ma, ricorda il Vescovo, “è sempre Gesù a venirci a cercare” e “gli esempi di santità nella vita quotidiana ci trascinano” verso di Lui.
Una seconda aspettativa per l’Anno Missionario è “una maggiore presa di coscienza dei frutti del battesimo e dell’infusione dello Spirito Santo affinchè ciascun battezzato si senta guidato, insieme alla sua comunità, a portare la Buona Novella a tutte le periferie”. “I laici sono chiamati a rendere presente Gesù nel mondo, nella vita di tutti i giorni”, commenta Mons. Fernández Torres, “uscendo senza paura a portare la nostra fede per le strade, al centro commerciale, a scuola, nei parchi, nello sport, al lavoro, in ospedale, nella cultura, laddove non è ancora giunto l’annuncio”. L’obiettivo è “trasformare le realtà temporali secondo i valori del Regno”. Per la loro presenza nella Chiesa e nel mondo, il ruolo dei laici nell’animazione dell’Anno Straordinario "è cruciale in ogni ambito", osserva il vescovo di Arequibo.
Per dare impulso alla missione, osserva il Vescovo, occorre "avvicinarsi a Dio mediante i sacramenti, nella ricerca della santità come meta delle nostre vite e bisogna approfondire i contenuti della fede, poiché non si può amare ciò che non si conosce”. Il direttore delle POM individua nella violenza “che ha radici nel cuore umano e nelle ferite della disintegrazione della famiglia” la maggiore sfida per la missione in Porto Rico.
“Possiamo cambiare la società solo se convertiamo il nostro cuore”, afferma, ricordando la figura della portoricana Madre Dominga Guzmán, “l’apostola della famiglia”, in processo di beatificazione. Evangelizzare la famiglia è perciò un’ “urgenza missionaria”. Per mons. Torrez "le madri cristiane, i laici coraggiosi che testimoniano la verità in diversi ambiti della società e offrono esempi di santità quotidiana sono segni concreti di speranza per la missione”. Porto Rico sarà sede del prossimo Congresso Americano Missionario nel 2023.
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ASIA/PAKISTAN - Una marcia fino al confine: pace tra India e Pakistan

14 February, 2019 - 06:18
Lahore – "Abbiamo ricordato il messaggio di fraternità lanciato da Papa Francesco e sottolineato il bisogno di pace nel mondo. Ci siamo impegnati insieme, cristiani e musulmani a, a continuare la missione di pace, armonia e solidarietà per rendere il Pakistan un posto migliore in cui vivere tutti. Spero che questo raduno e questo pellegrinaggio serva a promuovere un autentica pace tra Pakistan e India”. Lo dichiara all’Agenzia Fides l'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw a conclusione di un raduno e una marcia interreligiosa per la pace che ha raggiunto nei giorni scorsi Kasur, al confine tra India e Pakistan, fino al villaggio di Ganda Singh, proprio sulla frontiera, dove si è svolta una solenne cerimonia di preghiera per la pace.
L'iniziativa è stata organizzata dalla Commissione nazionale per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo, nella Conferenza Episcopale del Pakistan, e ha visto la partecipazione dell'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, alla guida della comunità di Lahore e di numerosi leader religiosi musulmani. L'Arcivescovo ha guidato il corteo dalla cattedrale del Sacro Cuore a Lahore fino a Ganda Singh: il fine era inviare e promuovere un messaggio di pace e armonia in particolare tra Pakistan e India. Come riferito a Fides dal frate cappuccino p. Francis Nadeem, Segretario esecutivo della Commissione, l'iniziativa è parte delle attività programmate in Pakistan per commemorare l'incontro di San Francesco d'Assisi e il Sultano Al-Kamil d'Egitto, avvenuto 800 anni fa, e anche in risposta al recente incontro islamo-cristiano di Papa Francesco ad Abu Dhabi.
Una celebrazione di preghiera si è svolta presso la Cattedrale Cattolica del Sacro Cuore di Lahore, e lì i leder religiosi presenti hanno piantato un albero di olivo nel giardino, come simbolo di pace. Al corteo, intitolato “Insieme per la pace”, tenutosi nella giornata dell’11 febbraio, hanno preso parte fedeli cristiani e musulmani che hanno accolto favorevolmente l’iniziativa.
Giunti a Kasur, i presenti hanno sfilato con ceri accesi, recitando insieme una preghiera speciale per la pace tra Pakistan e India. C'erano anche cartelli sull'incontro di San Francesco d'Assisi e il Sultano, e striscioni sull'incontro di Papa Francesco e il Principe di Abu Dhabi. "Vogliamo essere ambasciatori della pace per sostenere l'armonia tra le diverse religioni e i diversi popoli del mondo", ha rimarcato a Fides p. Nadeem.
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ASIA/INDIA - Una suora di Madre Teresa in carcere: la Chiesa chiede giustizia

14 February, 2019 - 05:17
New Delhi - “È stata una visita in prigione commovente e dolorosa " ha detto all'Agenzia Fides il vescovo Theodore Mascarenhas SFX, Segretario Generale della Conferenza Episcopale indiana,. Dopo una lunga attesa, mons. Mascarenhas ha potuto visitare Suor Concelia Baxla, una religiosa di Madre Teresa, che insieme ad un impiegato della Casa Nirmal Hridya, Anima Inwar è da duecentoventi giorni posta in arresto con l'accusa di traffico di bambini.
"Nirmal Hriday" è una delle 18 case di misericordia gestite dalle suore di Madre Teresa nello Stato di Jharkhand. “L'abuso delle forze di polizia, le manipolazioni delle autorità politiche, l'apatia del nostro sistema giudiziario nella storia di questa donna povera, ingenua e innocente che ha dedicato tutta la sua vita al servizio disinteressato dei poveri e degli emarginati, ricordano la storia di molti sventurati prigionieri del nostro Paese. Molti come lei stanno languendo in prigione mentre sono in attesa della lenta attivazione della macchina della giustizia, che spesso sembra essere spinta dal denaro, dell'influenza politica, della massiccia propaganda mediatica e persino da palesi manipolazioni di prove”, afferma a Fides il Vescovo.
“Suor Concelia soffre di diabete e di vene varicose” ricorda il Vescovo. “Sradicata dalla sua routine quotidiana, lasciata soffrire da sola, tutti noi, le sue sorelle, i Superiori, i Vescovi, i sacerdoti e tutti coloro che la conoscono e sono convinti della sua innocenza, possono solo guardare al cielo nell’impotenza ma con speranza, visto che ogni tentativo in suo aiuto, persino di ottenere una liberazione sotto cauzione, è stato bruscamente respinto dai vari livelli della magistratura a, a volte in pochi minuti” rileva mons. Mascarenhas.
“Quello che mi fa soffrire di più è che una donna anziana, che soffre di problemi di salute, non ha potuto ottenere la cauzione perché le accuse non sono state ancora formulate” dice il Segretario Genrale, che ricorda la sentenza della Corte Suprema guidata dal giudice Madan B. Lokur, che aveva stabilito nel febbraio 2018: “Un altro aspetto importante della nostra giurisprudenza criminale è che la concessione della cauzione è la regola generale e una persona incarcerata è un'eccezione”.
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ASIA/FILIPPINE - Nella società "un clima di intimidazione verso l'opposizione, i mass-media, la Chiesa"

14 February, 2019 - 05:17
Manila - "Il clima che si vive nella società è piuttosto intimidatorio. Molti oggi hanno paura di perfino di parlare e di esprimere un dissenso verso il Presidente Duterte. L'episodio della reporter Maria Ressa e del portale di notizie 'Rappler' è indicativo della situazione. Il governo in carica sembra volere un controllo totale del paese, come hanno detto i vescovi, e le voci critiche sono silenziate anche con violenza: in particolare l'opposizione politica, i mass-media e la Chiesa": è quanto dice all'Agenzia Fides il missionario Comboniano Antonio Carlos Ferreira, che a Quezon City è Direttore della rivista cattolica "World Mission", un mensile che, con le sue 7.000 copie distribuite in tutta la nazione, indaga e racconta la dimensione missionaria e le sfide dell'evangelizzazione per la Chiesa cattolica nelle Filippine.
"Il caso di Rappler è simbolico. Rappler è un organo inviso al governo perchè, con il suo ottimo lavoro di giornalismo investigativo, ha raccontato, con dati e storie, la guerra contro la droga lanciata dal governo, parlando delle migliaia di esecuzioni extragiudiziali", spiega il missionario.
Maria Ressa, nominata nel 2018 dal settimanale americano Time "persona dell'Anno" è stata arrestata nel suo ufficio di Manila per "diffamazione" e poi rilasciata su cauzione. "Era accusata in modo retroattivo in base a una legge che che punisce i crimini sul web, approvata però due anni dopo il presunto articolo diffamatorio", rileva p. Carlos.
"Quello che oggi è urgente nel paese è una capillare sensibilizzazione delle coscienze su questa situazione che, poco a poco, sta erodendo le libertà e creando un clima di paura nella società. Tuttavia, va notato che la popolazione sembra non tenere conto di questi fattori e dà a Duterte ancora un forte e incondizionato supporto", conclude il missionario.
Le accuse alla Ressa si riferiscono a un articolo scritto nel 2012 insieme all'ex reporter di Rappler, Reynaldo Santos Jr., su presunti legami tra un uomo d'affari, Wilfredo Keng, con il traffico di droga e il traffico di esseri umani. Il sito web di informazione Rappler più volte ha criticato il presidente Duterte con inchieste e articoli soprattutto sulla repressione dei trafficanti e sulla "crociata contro la droga" voluta dal presidente, che ha causato in due anni 20mila morti tra presunti spacciatori e consumatori. Il sito web rischia la chiusura anche per precedenti accuse di evasione fiscale.
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