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Le notizie dell'Agenzia Fides
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AFRICA/ANGOLA - La Terza età in Africa: un Centro dei frati cappuccini per anziani abbandonati

5 hours 47 min ago
Huambo - È una casa di riposo per anziani tutta particolare quella costruita a Huambo dai frati cappuccini. Non è un edificio unico, ma un villaggio di una decina di casette che ospitano ciascuna tre-quattro persone. Vicino alle casette, gli ospiti possono coltivare un piccolo appezzamento di terreno e allevare animali da cortile . Un centro nel quale gli anziani trovano un rifugio sicuro e, allo stesso tempo, possono continuare a vivere come facevano nel loro villaggio.
Quello della Terza età è un tema con il quale l’Africa sta iniziando a fare i conti in questi ultimi anni. Secondo il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, reso noto nel settembre scorso nella 68esima sessione del Comitato regionale a Dakar, in Senegal, la salute degli abitanti di 47 Paesi africani sta progressivamente migliorando. La prima conseguenza è stato un innalzamento della speranza di vita dei popoli africani che, in soli tre anni , è passata da 50,9 anni a 53,8. Si è ancora lontani da quella esistente nei Paesi occidentali, se si pensa che l’età media dei 28 Paesi Ue è di 77,9 anni e quella negli Stati Uniti di 78,4, ma l’Africa ha intrapreso la strada giusta. La popolazione anziana inizia a crescere e, con essa, iniziano a porsi problemi che, un tempo, erano estranei al continente.
“Fino a qualche anno fa – spiega a Fides Guido Felicetti, frate del Centro missionario cappuccini del Triveneto che supporta i confratelli angolani - in Africa, gli anziani erano visti come una risorsa e non come un problema o un peso. Se ne prendevano cura le famiglie che li accudivano. Oggi le cose sono cambiate profondamente. Molti nuclei famigliari si trasferiscono dalla campagne alle città. I loro vecchi non voglio spostarsi, ma rimangono soli nei villaggi”.
A differenza di quanto avviene in Europa e nel Nord America, non si tratta di ultraottantenni. “I fisici degli africani – osserva padre Guido - risentono molto dalla mancanza o dalla carenza di cure, dalla vita dura nelle campagne, dall’alimentazione non equilibrata. Così in Angola, come anche in altre parti dell’Africa, a sessant’anni si è già considerati vecchi. Un tempo l’anziano era molto rispettato, oggi invece non è più considerato un saggio, ma come un peso. Questo è un riflesso negativo che arriva dall’Occidente”.
A Huambo un gruppo di anziani ha chiesto assistenza ai frati cappuccini. Così fra Moises Lukondo ha aperto un centro di accoglienza per anziani abbandonati alla periferia della città. Il centro è situato su un terreno piuttosto ampio che permette la coltivazione dei campi e l’allevamento degli animali domestici. “Qui – conclude padre Guido –, gli anziani trovano un ambiente non molto diverso da quello del loro villaggio. Sotto il profilo medico vengono seguiti dalle struttura sanitarie locali e ogni anno volontari italiani ed europei portano loro scorte di medicine. Gli anziani sono così accuditi e possono trascorrere i loro ultimi anni in serenità”.
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ASIA/AFGHANISTAN - P. Moretti: invalidare il voto di Kabul, passo grave per il futuro del paese

5 hours 56 min ago
Kabul - “Non ci sono ancora posizioni ufficiali, né dell’ONU né della Commissione internazionale, quindi è difficile farsi un’idea precisa; ma se la notizia dell’invalidità dei voti di Kabul dovesse essere vera, sarebbe grave per il futuro dell’Afghanistan, che continuerebbe a muoversi in una situazione ingarbugliata ormai da decenni”. E’ quanto dichiara all’Agenzia Fides il Barnabita padre Giuseppe Moretti, missionario nella Repubblica Islamica dell’Afghanistan dal 1990 al 2015, riferendosi alla decisione dell’Independent Electoral Complaints Commission di dichiarare non validi i voti della provincia di Kabul a causa di frodi e di irregolarità nelle operazioni di voto, nell’ambito delle elezioni parlamentari afghane dello scorso 20 ottobre.
“Era prevedibile che potevano esserci dei brogli. Se la notizia dovesse essere confermata, la situazione si aggraverebbe ancora di più soprattutto perché riguarda Kabul, la città più controllata. Inoltre si chiuderebbe anche quel piccolo spiraglio di speranza che sembrava aprirsi con gli ultimi tentativi di dialoghi di pace, già di per sé altalenanti e provvisori” afferma il Barnabita.
In merito allo svolgimento delle elezioni, p. Moretti sottolinea che “non ci sono ancora risultati ufficiali, e probabilmente non ci saranno mai se continuano a venir fuori queste carenze. C’è molta lentezza: sembra che in Afghanistan il tempo non abbia limiti, ma è comprensibile vista la scarsità di viabilità e di mezzi, che aumenta le difficoltà degli elettori provenienti dai villaggi”.
“Stando alle notizie ufficiali, sembra che a ottobre l’afflusso sia stato superiore a quello atteso, nonostante gli attentati e le minacce. Questo sottolinea il desiderio di partecipazione, di un nascente senso democratico e di responsabilità. Non dobbiamo dimenticare, però, che questi dati sono relativi alle grandi città, ma l’Afghanistan è formato da migliaia di villaggi, i cui abitanti sono tagliati fuori da qualsiasi tipo di informazione, e spesso non sanno neanche chi sia il presidente”, conclude p. Moretti.
L’election-day afghano era stato fissato per il 20 ottobre scorso, ma è stato prorogato al 27 ottobre: nella provincia di Kandahar, infatti, il turno elettorale era stato rimandato in seguito al micidiale attacco avvenuto alla vigilia del voto e rivendicato dai talebani, in cui sono stati uccisi il governatore e il capo della polizia della stessa provincia. Il popolo afghano era stato chiamato a rinnovare la Camera bassa del Parlamento e si ritroverà alle urne il prossimo 19 aprile per le elezioni presidenziali.
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OCEANIA/AUSTRALIA - Il Vescovo ausiliare di Melbourne: “In missione tra i fedeli australiani che non vengono in chiesa”

6 hours 5 min ago
Melbourne - “Una delle più grandi sfide che siamo chiamati ad affrontare in Australia, e una missione che è urgente portare avanti, è quella di riuscire a raggiungere le persone che dicono di essere cattoliche, ma che poi non frequentano la chiesa”. Lo racconta all’Agenzia Fides il Vescovo ausiliare di Melbourne, Mons. Mark Edwards, che spiega come “secondo l’ultimo censimento nazionale, il 22% ha dichiarato di essere cattolico”. “In nove casi su dieci, però, non sappiamo come arrivare a queste persone, e tra loro vi sono molti giovani. Siamo una nazione di migranti, nella nostra Chiesa ci sono molte persone di diverse nazionalità. Ma la domanda che ci poniamo quotidianamente è: come possiamo raggiungere i nativi australiani?”, afferma il Vescovo.
Anche i ragazzi e i giovani che frequentano regolarmente le parrocchie, secondo Mons. Edwards, sono in larga percentuale figli di migranti: “Quasi sempre si tratta di ragazzi di origine filippina, indonesiana o vietnamita. In Australia abbiamo un patrimonio importante: una rete di scuole cattoliche molto estesa. Nei nostri istituti riceve l’istruzione circa il 20% dei ragazzi di questo paese e abbiamo così l’opportunità di far conoscere la fede cristiana, il Papa e la Chiesa, tramite la scuola; ma trasformarli in membri attivi della comunità cattolica è tutta un’altra storia”.
In Australia la gente di diverse nazioni ed etnie si riconosce generalmente cristiana: “La popolazione che si dice cristiana è il 58% circa, il 30% si dichiara ateo e gli altri sono musulmani, ebrei, induisti, sikh o buddisti. Ma si tratta comunque di minoranze piuttosto ristrette. Con loro si vive il dialogo interreligioso”. La sfida e la missione più urgente però, rileva il Vescovo, è proprio quella di raggiungere, contattare e coinvolgere in attività pastorali le persone che si definiscono “cristiane”, ma che poi lo sono solo nominalmente, per far sì che possano rinnovare l’incontro con Cristo e che la fede abbia realmente un posto significativo nella vita personale.
In Australia, la Chiesa cattolica conta 33 diocesi divise nelle 5 province di Sydney, Melbourne, Adelaide, Perth e Brisbaine.
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AMERICA/COSTA RICA - Viaggio “di fede e missione” nelle diocesi costaricane in preparazione alla GMG

17 hours 38 min ago
San José - Sono circa 250 mila i pellegrini di tutto il mondo che si sono registrati per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019, ed incontrare Papa Francesco. La delegazione costaricana, la più grande che abbia partecipato a una GMG, conta più di 13 mila pellegrini di diversi gruppi che arriveranno nel vicino paese di Panama via terra, in aereo e anche per mare, per vivere questa esperienza di fede e di festa con tanti coetanei.
Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides dal Costa Rica, la settimana precedente alla GMG, circa 5.500 giovani provenienti da diversi paesi visiteranno il Costa Rica per partecipare all'attività denominata: "Giornate nelle diocesi del Costa Rica ". I giovani saranno assegnati a varie parrocchie del paese per "vivere un viaggio di fede e missione", che li aiuterà a prepararsi per il cammino verso la GMG di Panama.
Condivideranno queste giornate con i Vescovi delle rispettive diocesi e saranno ospitati dalle famiglie costaricane, che mostreranno loro costumi, cibi, tradizioni e valori di questo grande paese, arricchendo la loro esperienza con l’accoglienza familiare. Oltre ai pellegrini che parteciperanno alle "Giornate nelle diocesi della Costa Rica", ci saranno altri 40mila giovani che attraverseranno il paese, seguendo la rotta terrestre, verso Panama.
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AFRICA/KENYA - Il Collegio Universitario cattolico di Uzima: un’eccellenza per la formazione medica a disposizione di tutti

18 hours 5 min ago
Nairobi - “Il Collegio Universitario di Uzima nasce da un'idea dell'Arcivescovo emerito Sua Ecc. Mons. Zacchaeus Okoth, che, vedendo la necessità e la sofferenza della popolazione, specialmente nella regione occidentale del Kenya, decise di raccogliere fondi per costruire un centro medico” spiega p. Cosmas Rhagot K’Otienoh, Rettore dell’Uzima University College, un’istituzione fondata nell'arcidiocesi di Kisumu e collegata all’Università Cattolica dell'Africa Orientale, che offre corsi di formazione medica dal 2012. Il primo gruppo di medici si è diplomato nell'ottobre di quest’anno.
“Il nostro centro è il primo del suo genere in Africa” sottolinea p. Rhagot. “Il 27 agosto 2012 ha aperto i battenti ai primi 21 studenti. E' stato un inizio molto umile, perché nei primi tempi offrivamo solo la laurea in medicina, in chirurgia e in infermieristica” ricorda il Rettore.
“Dopo il primo anno, abbiamo visto la necessità di introdurre altri corsi e quindi abbiamo aggiunto il Bachelor of Science in Microbiology e il Bachelor of Science in Clinical Medicine, che è stato diviso in due corsi: il Diploma in Clinical Medicine, che è un corso triennale, e il Bachelor in medicina clinica, che è un corso di quattro anni. Quindi, dopo aver introdotto questi nuovi corsi, il numero di studenti è aumentato così come il numero di studenti che in prospettiva vorrebbero specializzarsi in altri campi della medicina. Questo ci ha spinto ad aggiungere ancora altri corsi per soddisfare i bisogni e quindi l'introduzione del Corso di laurea in Salute e Nutrizione della Comunità”.
“Attualmente il Collegio di Uzima ha 603 studenti che stanno seguendo i corsi che ho appena menzionato. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere un migliaio di studenti e quindi stiamo facendo appello ai Paesi AMECEA per inviare studenti che sono interessati a perseguire una carriera in medicina per entrare a far parte dell'Uzima College” conclude il rettore.
L’ Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa è l’organizzazione che raggruppa le Conferenze Episcopali di Eritrea, Etiopia, Kenya, Malawi, Sud Sudan, Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia. Gibuti e Somalia sono membri affiliati.
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AFRICA/RWANDA - La Chiesa cattolica si impegna a regolamentare la vendita di immagini sacre

14 December, 2018 - 05:19
Kibeho – La Chiesa cattolica in Rwanda ha annunciato che avvierà una operazione per regolamentare il mercato di statue e oggetti sacri in modo da limitare gli abusi che si stanno verificando ad opera di commercianti non autorizzati. “Stiamo organizzando un comitato che si occuperà di esaminare gli standard di tutti gli articoli in vendita” ha dichiarato Mons. Celestin Hakizimana, Vescovo della diocesi di Gikongoro, in una intervista all'emittente cattolica Radio’s Marie Claire Joyeuse. Il Vescovo ha detto che ci sono statue di Gesù o della Vergine Maria non sempre conformi, e ha citato come esempio, “alcune statue che ritraggono un Gesù indiano”.
In occasione della celebrazione delle apparizioni della Vergine Maria a Kibeho, il Presule ha inoltre avvertito che “gli oggetti sacri avranno il marchio di Kibeho, in modo che qualsiasi cristiano possa riconoscere quelli non contraffatti”.
Kibeho, un villaggio del distretto di Nyaruguru, provincia meridionale, è diventato un luogo molto importante per i pellegrinaggi mariani. Nel 2001, Giovanni Paolo II ha eletto la cittadina “terra santa” dopo che tre giovani avevano dichiarato che la Vergine Maria era apparsa a loro. Da allora, ogni anno centinaia di migliaia di pellegrini si riversano in Rwanda per ottenere una benedizione speciale. Lo scorso 28 novembre Radio Maria ha aperto una emittente radiofonica anche a Kibeho.
Gli addetti alle vendite dei negozi locali hanno dichiarato di essere favorevoli alla regolamentazione del mercato. La Chiesa locale ha inoltre deciso di pubblicare una guida turistica su Kibeho, in modo da divulgare la storia e la spiritualità del luogo, in collaborazione con le guide turistiche del Rwanda Development Board .
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ASIA/PAKISTAN - Il Vescovo Shukardin: "Dio ci ha scelto per annunciare il Vangelo"

14 December, 2018 - 04:53
Hyderabad - "Dio ha scelto me, e ogni battezzato, per essere missionario, per essere sempre pronto a servire il suo popolo con umiltà, facendo del mio meglio, ascoltando e pregando. La mia missione è incontrare, visitare il popolo di Dio, condividere la Parola di Dio e annunciare il Vangelo": così il Vescovo Samson Shukardin OFM, alla guida della diocesi di Hyderabad, nella provincia pachistana del Sindh, ha parlato all'Agenzia FIdes della sua missione sacerdotale ed episcopale in occasione del giubileo d'argento della sua ordinazione sacerdotale, celebrato il 10 dicembre nella Cattedrale di S. Francesco Saverio a Hyderabad.
Il Vescovo ha ringraziato i suoi genitori e gli insegnanti che l'hanno accompagnato nel cammino di fede e nel discernere la sua vocazione alla vita religiosa e al sacerdozio.
Parlando a Fides della sua comunità, il Vescovo riferisce che "la Chiesa nella diocesi di Hyderabad è in crescita negli ultimi 25 anni, i fedeli crescono nella fede e nell'essere coinvolti e consapevoli del lavoro pastorale e dell'opera missionaria". "Abbiamo necessità di sacerdoti diocesani, abbiamo iniziato il progetto di un istituto che funga da pre-seminario minore nel 2015, ora abbiamo 16 ragazzi nel seminario minore e nel 2019 avremo il nostro seminario minore diocesano".
La pastorale diocesana si esprime anche nell'istruzione, nel dialogo interreligioso, secondo un approccio missionario, che si esplica "con un servizio assiduo dei fedeli in comunità, scuole, opere sociali per promuovere l'armonia interreligiosa e la pace, nello spirito evangelico". "L'istruzione - rileva il Vescovo - è l'unica speranza per poter spezzare le catene della schiavitù e vivere una vita di libertà e dignità".
Shukardin si è unito ai Frati Minori nel 1982 a Karachi, ed è stato ordinato sacerdote il 10 dicembre 1993. E' stato, tra gli altri incarichi, anche presidente della Conferenza dei Superiori Maggiori dei Superiori del Pakistan, Vicario generale nella diocesi di Hyderabad, Direttore della Commissione diocesana di "Giustizia e Pace". E 'stato ordinato Vescovo il 31 gennaio 2015 e ha scelto il motto episcopale "Evangelizzazione".
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AFRICA/KENYA - Sacerdote ucciso: dubbi sulla versione della rapina di strada

14 December, 2018 - 04:43
Nairobi - Dubbi sulle esatte cause e circostanze della morte di p. John Njoroge Muhia, parroco della chiesa di Kinoo a Kiambu, a 25 km da Nairobi, ucciso in quella che è stata qualificata come una rapina di strada il 10 dicembre . A chiedere maggiore chiarezza sull’omicidio del sacerdote è stato p. Patrick Ndung'u, un amico della vittima, che ha parlato a nome degli altri sacerdoti durante una Messa di suffragio tenutasi il 12 dicembre presso la parrocchia di Kinoo.
“Non siamo tutti d’accordo che il sacerdote sia stato ucciso dai malviventi per rapinare i soldi della colletta domenicale. Di che somma si tratta, vale il costo di una vita?” si è chiesto p. Ndung'u. “Come esseri umani, possiamo perdonare, ma chiediamo alla polizia criminale e agli altri organi investigativi di svolgere il loro lavoro correttamente e stabilire il movente dell’omicidio di p. Njoroge” ha affermato.
Il governatore di Kiambu Ferdinand Waititu ha sollecitato le forze dell’ordine ad intensificare i controlli nella zona. “Non vogliamo che si verifichino qui da noi rapine, omicidi e effrazioni in casa. Stiamo andando verso il Natale, vogliamo che gli assassini del sacerdote vengano arrestati il più rapidamente possibile e rinforzata la sicurezza " ha affermato.
I funerali di p. Njoroge si terranno il 17 dicembre 2018, presso il monastero St. Mary's Msongari, cui farà seguito la sepoltura nel cimitero del clero.
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ASIA/LIBANO - Comunità caldea libanese: almeno un ministero sia affidato a un cristiano non maronita

14 December, 2018 - 04:27
Beirut – In Libano il lungo processo per la formazione di un governo è giunto ai suoi "ultimi cento metri", secondo quanto ha dichiarato giovedì 13 dicembre il Primo Ministro designato, Saad Hariri, leader del Partito sunnita “Futuro”. Proprio in questo frangente delicato, a ormai più di 7 mesi dalle elezioni politiche svoltesi lo scorso 6 maggio, il Consiglio della comunità caldea in Libano ha sottoposto al Presidente libanese Michel Aoun la richiesta che almeno un ministero sia affidato a un cristiano appartenente a una delle comunità cristiane minoritarie presenti in Libano accanto alla preminente Chiesa maronita. La richiesta, presentata da Antoine Hakim, presidente del Consiglio della comunità caldea presente in Libano, è stata messa a punto durante una riunione svoltasi alla presenza di Michel Kassarji, Vescovo caldeo di Beirut,
Nel testo che contiene la richiesta, si esprime “sorpresa per il modo in cui lo Stato libanese tratta le comunità cristiane” presenti sul territorio libanese accanto alla Chiesa maronita. Tali comunità, secondo il pronunciamento del Consiglio della locale comunità caldea, “sono state private dei loro diritti legittimi, e trattate come se venissero da un altro pianeta”. Un trattamento che viene messo anche in relazione ai processi di emigrazione che stanno riducendo progressivamente la consistenza numerica delle comunità cristiane libanesi non maronite. Secondo quanto sostenuto nel documento diffuso da Antoine Hakim, “criteri minimi di giustizia” rendono necessaria la nomina in ogni governo di almeno un ministro scelto a rotazione tra i membri di una delle Chiese e comunità cristiane presenti in Libano oltre alla Chiesa maronita.
Come riferito da Fides , già nel marzo 2017 Vescovi e membri autorevoli di Chiese cristiane presenti in Libano a fianco della preminente Chiesa maronita, si erano incontrati presso la sede dell'eparchia caldea di Beirut e avevano sottoscritto un appello comune al Presidente Aoun e alle forze politiche libanesi in cui chiedevano la garanzia di un'adeguata rappresentanza nelle istituzioni politiche e amministrative per le proprie comunità di fedeli. A quella riunione avevano partecipato esponenti della Chiesa caldea, della comunità cattolica latina – compreso il Vescovo Cesar Essayan OFM Conv, Vicario apostolico - e delle Chiese assira, sira cattolica, sira ortodossa, copta cattolica e copta ortodossa. In particolare, nel documento firmato dai presenti, si dichiarava che le rispettive comunità ecclesiali non avrebbero appoggiato alcuna nuova legge elettorale – questione a quel tempo al centro del dibattito politico libanese – che non avesse contemplato la regola di riservare almeno 3 seggi parlamentari a rappresentanti di comunità cristiane diverse da quella maronita.
Secondo il delicato sistema istituzionale libanese, la carica di Presidente della Repubblica spetta a un cristiano maronita. .
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AMERICA/STATI UNITI - Solidarietà dei cattolici degli Stati Uniti verso i fratelli e sorelle di America Latina e Caraibi

14 December, 2018 - 04:09
Washington – La Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti d’America ha approvato lo stanziamento di 4 milioni di dollari in sussidi per la Chiesa in America Latina, compresi i fondi per la Pastorale giovanile, la catechesi e l'assistenza per il recupero dei disastri naturali.
Secondo la nota pervenuta a Fides, la sottocommissione per la Chiesa in America Latina della USCCB, nella sua riunione del 10 novembre a Baltimora, ha stanziato oltre 3,2 milioni di dollari in finanziamenti per 173 sovvenzioni a sostegno del lavoro pastorale della Chiesa in America Latina e nei Caraibi, e quasi 800.000 dollari per sette sovvenzioni a progetti di ricostruzione nelle aree devastate dai terremoti di Haiti e del Messico e dagli uragani Matthew, Maria e Irma.
Sono stati approvati i finanziamenti ai progetti da realizzare in diversi paesi della regione. Ad esempio, a Cuba e in Ecuador sono stati finanziati progetti a sostegno della formazione dei laici e dei leader, mentre in Uruguay e El Salvador sono stati assegnati fondi per progetti di evangelizzazione e catechesi. Altri progetti sono destinati a sostenere le popolazioni indigene in Brasile e in Venezuela.
La sottocommissione ha inoltre approvato le risorse necessarie per sostenere la pastorale giovanile e le spese di viaggio per i delegati che parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019, provenienti da diversi paesi dell'America Latina, tra cui Haiti, Perù e Cuba.
“La colletta per la Chiesa in America ha un impatto enorme sulla gente in tutta la regione, in particolare tra i più vulnerabili” ha commentato l'Arcivescovo Paul Dennis Etienne, dell'arcidiocesi di Anchorage, che è Presidente del Comitato per le collette nazionali della USCCB. "Ringrazio sinceramente i cattolici degli Stati Uniti per la loro generosità e solidarietà con le nostre sorelle e fratelli in America Latina e nei Caraibi".
I sussidi per la pastorale sono finanziati dalla Colletta annuale per la Chiesa in America Latina, che si tiene in molte diocesi degli Stati Uniti la quarta domenica di gennaio, mentre per situazioni di emergenza e di ricostruzione, vengono promosse collette speciali dall'USCCB.

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ASIA/UZBEKISTAN - L’Avvento, tempo di rinnovamento spirituale per i battezzati

14 December, 2018 - 02:44
Tashkent – “Ogni anno, una settimana prima di Natale, come comunità di sacerdoti e religiosi dell’Uzbekistan, ci riuniamo per vivere due giorni di rinnovamento spirituale e per scambiarci gli auguri natalizi, visto che non possiamo vivere tutti insieme la giornata del 25 dicembre. Quest’anno l’incontro è previsto per il 17 e il 18 dicembre. Sarà anche l’occasione per organizzare le celebrazioni del Natale e dividerci i diversi compiti pastorali, per preparare al meglio una festività molto sentita dai fedeli”. Così l’Amministratore apostolico, il francescano p. Jerzy Maculewicz, racconta all’Agenzia Fides dello zelo con cui i circa 3.000 cattolici presenti in Uzbekistan vivono il periodo di Avvento.
Sembra sia stata risolta la carenza di sacerdoti vissuta la scorsa estate, quando uno dei religiosi presenti sul territorio era dovuto tornare in Polonia per subire un intervento chirurgico. “Siamo un piccolo gregge. Viviamo il tempo di Avvento con grande intensità. Ci sentiamo bene, preghiamo e andiamo avanti. Non ci scoraggiamo”, osserva il francescano, ricordando le sue brevi visite pastorali alle diverse comunità locali. Recenti quelle compiute a Urgench, una città a circa 1000 km da Tashkent, dove si è celebrata la festa parrocchiale di Maria Madre di Misericordia, e poi quella alla parrocchia di Buhara, dove si è festeggiato il Santo patrono, S. Andrea apostolo.
In Uzbekistan, i circa 3000 cattolici presenti sono distribuiti nelle cinque principali città del Paese. Si tratta comunque di una piccolissima minoranza: l'80% della popolazione professa la religione islamica, l'8% si riconosce nella Chiesa russo-ortodossa, mentre altri credi religiosi sono minoritari.
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AFRICA/ALGERIA - Conferma del Direttore nazionale delle POM, don Mario Cassera

14 December, 2018 - 01:50
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, l’11 ottobre 2018 ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Algeria per un altro quinquennio , don Mario Cassera, del clero diocesano di Bergamo.
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AFRICA/NIGERIA - “La Chiesa cattolica non prende parte attiva alla campagna elettorale” ribadiscono i Vescovi

13 December, 2018 - 04:44
Abuja - “A norma del Diritto Canonico, sacerdoti e consacrati non possono prendere parte attiva a campagne elettorali a favore di questo o quel politico”. Lo hanno ribadito i Vescovi della Nigeria, con una nota firmata da p. Ralph Madu, Secretary General of the Catholic Secretariat of Nigeria intitolata “Elezioni generali 2019: la Chiesa cattolica rimane apolitica”.
La dichiarazione si è resa necessaria a seguito di un litigio avvenuto nel centro di adorazione, Adoration Ministry Enugu Nigeria tra il suo fondatore p. Ejike Mbaka e Peter Obi, candidato alla Vicepresidenza per il Peoples’ Democratic Party .
“I Vescovi condannano totalmente la scena vergognosa avvenuta presso l’Adoration Centre, la cui registrazione video è diventata virale sui social media; e affermano senza riserve che l'incidente non è appoggiato dalla Conferenza Episcopale della Nigeria” afferma la nota. “Ribadiamo la nostra posizione: la Chiesa cattolica in Nigeria, come chiaramente affermato nelle direttive del 7 agosto 2018, rimane apolitica e non sostiene né favorisce alcun partito politico. La nostra unica preoccupazione è che vi sia un processo elettorale pacifico, libero, equo, credibile e giusto; e che venga eletto un governo democratico che garantisca pace, giustizia, equità, sviluppo e libertà religiosa per il bene di tutti”.
“Mentre la diocesi di Enugu, dove p. Mbaka è incardinato, sta prendendo le misure appropriate per quel riguarda l’increscioso incidente, desideriamo ribadire categoricamente che nessun prete cattolico o persona di vita consacrata potrà prendere parte attiva nella lotta politica, in obbedienza al Diritto Canonico. Inoltre non si possono mai utilizzare le cerimonie liturgiche per svolgere campagne politiche” conclude la nota.
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AFRICA - Tutela dei diritti umani: urge un impegno per promuovere i più deboli

13 December, 2018 - 04:30
Kara – La lotta per il riconoscimento e la tutela dei diritti umani rimane una sfida permanente, specialmente per l'Africa. “Nel nostro continente, infatti, il fenomeno è lungi dall'essere una conquista dal momento che l'Africa, teatro permanente di guerre e violenze di ogni tipo, rimane una terra dove i diritti umani elementari e fondamentali sono lontani dall'essere una realtà tangibile per tutti”, ha commentato all’Agenzia Fides p. Donald Zagore, teologo della Società per le Missioni Africane, all’indomani della Giornata in cui tutta la comunità internazionale ha celebrato il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata ufficialmente il 10 dicembre 1948 a Parigi.
Il teologo nota a Fides: “Oggi in Africa, nonostante le azioni intraprese, migliaia di persone vivono senza avere accesso alla sanità e all'istruzione. Tra le dinamiche dei diritti umani, il diritto alla sanità, all'educazione e alla cultura, non vanno tralasciati, soprattutto in Africa, dove toccano in particolare la tutela di donne, bambini e immigrati. Questi sono i soggetti più vulnerabili ad ogni forma di sfruttamento”.
“Al centro di ogni azione politica, sociale e anche religiosa, occorrono azioni concrete e forti. Bisogna difendere, proteggere e rispettare la dignità di ogni essere umano, in particolar modo i più emarginati. Dobbiamo lottare affinché ogni africano possa vivere una vita dignitosa". conclude il missionario.

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ASIA/PAKISTAN - I social media: strumenti per promuovere la pace ed opporsi alle fake news

13 December, 2018 - 04:13
Karachi - "Non usare parole e linguaggio duro sui social media. Bisogna mantenere valori morali ed etici per ciò che si pubblica: ognuno è responsabile di ciò che pubblica": lo ha affermato p. Qaisar Feroz OFM Cap, Segretario esecutivo della Commissione episcopale per le comunicazioni sociali in Pakistan, intervenendo a un workshop dedicato ai media cristiani, organizzato nei giorni scorsi dalla Commissione per le Comunicazione sociali dell'Arcidiocesi di Karachi, in collaborazione con Caritas, Signis Pakistan e Radio Veritas Asia Urdu Service. Il seminario intendeva sensibilizzare gli operatori dei mass media a lavorare per la pace.
"Le piattaforme dei social media sono molto influenti e diffuse. Sta a noi usarle come strumenti per diffondere e promuovere i valori di pace e armonia sociale e religiosa. Attraverso i social media si possono creare buoni rapporti con le persone e creare gruppi che aiutano a coltivare la pace nella propria vita, nelle città, nella società", ha detto p. Feroz.
E ha aggiunto: "Dobbiamo promuovere il rispetto della vita, servire la verità e promuovere la solidarietà tra gli esseri umani, invece di promuovere notizie false, diffondere messaggi di testo inappropriati o immagini dannose per la pace di una comunità".
Il Direttore ha inoltre affermato: "Vi esorto a essere indipendenti dalle forze politiche, a difendere e promuovere l'umanità, a rispettare i valori etici e lavorare per il miglioramento della società".
Il workshop ha contribuito a rafforzare le abilità, a perfezionare la capacità giornalistiche, a riflettere sull' impatto positivo e negativo dei social media nella società. Infine si è soffermato sul messaggio del Papa nella Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali 2018, sul tema "Notizie false e giornalismo di pace". P. Feroz ha invitato i presenti a "combattere le fake news e ad opporsi alla cultura della menzogna, che è potere di Satana, il padre di tutte le menzogne e che porta l'umanità alla distruzione”.
Ha poi concluso: "La verità conduce alla pace: dobbiamo essere promotori di verità attraverso i nostri scritti e post. Essendo cristiani, è responsabilità di ognuno promuovere e sostenere la missione di Cristo e il suo vangelo di pace e fraternità".
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ASIA/INDONESIA - L'ex governatore cristiano di Giacarta sarà rilasciato dal carcere a gennaio

13 December, 2018 - 03:46
Giacarta - L'ex governatore di Giacarta, il cristiano Basuki Tjahaja Purnama, meglio conosciuto come "Ahok", che sta scontando una pena detentiva di due anni per blasfemia religiosa, sarà rilasciato il 24 gennaio 2019. Lo ha reso noto il Ministero dei diritti umani indonesiano. Come appreso dall'Agenzia Fides, l'uscita anticipata dal carcere per il politico è stata stabilita considerando il condono di pena che l’uomo riceverà durante le imminenti festività natalizie. Dopo aver scontato 19 mesi della sua condanna a due anni, Ahok è stato infatti incluso nella lista di persone che avranno una remissione parziale della pena, che il governo disporrà il giorno di Natale.
"Ahok guadagnerà una remissione di tre mesi e 15 giorni" che significherà per lui aver terminato di scontare la pena, ha detto Puguh Sri Budi Utami, Direttore generale del Ministero.
In Indonesia esiste una prassi per cui, in alcune festività civili o religiose dell'anno , il governo può disporre un condono di pene ad alcune categorie di detenuti.
Un tribunale indonesiano ha dichiarato Ahok colpevole di aver diffamato l'Islam durante il suo discorso a Thousand Islands nel 2016, condannandolo a due anni di carcere, a partire dal 9 maggio 2017. La controversa condanna è stata emessa alcune settimane dopo che Ahok aveva perso la corsa alla rielezione come governatore di Giacarta, nel confronto con il musulmano Anies Baswedan.
Nel partito del presidente indonesiano Joko Widodo, cui Ahok apparteneva, e che ora è impegnato nella campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali dell’aprile 2019, alcuni vorrebbero che Basuki Tjahaja Purnama tornasse nella politica attiva. Altri analisti ritengono che la sua presenza potrebbe costituire un nuovo pretesto per avvelenare con strumentalizzazioni religiose la campagna elettorale. Il 2 dicembre scorso a Giacarta alcuni gruppi estremisti hanno organizzato una manifestazione, commemorando il 2 dicembre del 2017, quando diedero vita a un massiccio raduno di protesta contro Ahok, allora accusato di blasfemia, per chiederne la condanna .
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AFRICA/EGITTO - Due copti uccisi dal poliziotto incaricato della sorveglianza di una chiesa

13 December, 2018 - 03:45
Minya – Un poliziotto incaricato di fare la guardia a una chiesa nella città egiziana di Minya per garantire la sicurezza dei fedeli, ha utilizzato la sua pistola d'ordinanza per uccidere i cristiani copti Imad Kamal Sadiq,49 anni, e il suo figlio 21enne David. Il duplice omicidio è avvenuto la sera di mercoledì 12 dicembre, davanti alla chiesa di Nahdet al Qadasah
Secondo le prime ricostruzioni fornite delle forze di sicurezza – e rilanciate dai media egiziani – già nella giornata di martedì era iniziato un diverbio tra il poliziotto e i due copti, impegnati nei lavori di un cantiere edile per la costruzione di una casa di fronte alla chiesa. Il litigio era poi riesploso anche il giorno seguente, con tragiche conseguenze: al culmine della lite, il poliziotto ha posto mano alla sua arma di ordinanza e ha fatto fuoco su Imad e su suo figlio David. Il loro rapido trasporto all'ospedale generale di Minya è risultato vano, mentre il poliziotto è stato arrestato dalle forze di sicurezza.
Oggi, giovedì 13 dicembre, i riti funebri delle due vittime sono stati celebrati da Anba Makarios, Vescovo copto di Minya . .
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AMERICA/MESSICO - Dalla Madonna di Guadalupe l'invito a essere missionari

13 December, 2018 - 02:43
Città del Messico - "Siamo impegnati affinché, mediante il Piano pastorale nazionale, e proiettati verso la ricorrenza del 2031 , la Madonna di Guadalupe passi dal cuore e dalla mente dei messicani alla loro vita quotidiana, che possa diventare realmente evangelica". Lo dichiara don José Ayala, Direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Messico, in un colloquio con l'Agenzia Fides, parlando di come la Vergine di Guadalupe possa ispirare oggi l'opera missionaria nei fedeli.
Sebbene non ci sia "una sola parrocchia in Messico senza una sua immagine, non si è fatto ancora abbastanza affinché la dimensione missionaria di Guadalupe venga messa in maggiore evidenza" rileva. Anche per questo, nel Piano pastorale nazionale, l'Episcopato messicano ha voluto riproporre il "metodo missionario guadalupano" col quale la Madonna volle "predisporre la strada affinché i suoi figli aprissero il cuore a Cristo e trovassero vie di riconciliazione e perdono mediante l'umile rispetto per le persone, la tenerezza, la predilezione per i più umili e poveri, attraverso l'atto di assumere le cose buone della cultura e delle persone e di farsi abitanti di questa terra e all'efficacia della sua carità".
Uno degli assi su cui si sta lavorando, spiega don Ayala, è riprogrammare i media cattolici "per una missione permanente che si faccia eco del suo messaggio". Riassume così, il Direttore delle POM, l'efficacia dell'azione missionaria della Madonna di Guadalupe: "Quando Juan Diego spiega alla 'Signora' l'impossibilità di esaudire la sua richiesta per via della gravissima malattia dello zio, del quale si stava occupando, la Madonna risponde: Non sono forse qui io, che sono tua madre?. La madre era una figura molto importante per il popolo e per la cultura indigena. Insostituibile, superiore al padre per dignità. Per le donne e per le madri in particolare, 'la Morenita' è ancora un riferimento forte. Anche per questo vengono così tanti suoi figli a ringraziarla o a chiederle grazie: è la loro madre amata. Durante la sua storia spesso dolorosa - aggiunge il sacerdote - il popolo ha sempre trovato forza, speranza e sostegno in Lei".
"La Madonna di Guadalupe può essere icona e paradigma della nuova tappa politica del paese", scrive il settimanale "Desde la fe" dell'Arcidiocesi di Città del Messico in un editoriale pervenuto all'Agenzia Fides. Il Messico è infatti in un momento cruciale: inizia un nuovo sessennio di governo, mentre il paese ha raggiunto livelli record di violenza e corruzione. È da record anche la partecipazione dei pellegrini alle celebrazioni mariane: dal 9 dicembre fino al 12 dicembre , oltre otto milioni di fedeli l'hanno visitata.
"La sua azione conciliatrice per propiziare, per mezzo di Juan Diego, l'unione di un popolo nascente - continua il testo - è uno stimolo affinché possiamo trovare una strada buona per tutti, nonostante le differenze". Fu infatti la conversione in massa di nove milioni di aztechi, avvenuta nei sei anni seguenti l'apparizione della Vergine all'indio Juan Diego, a permettere la formazione di un unico popolo cattolico e "guadalupano", composto da indigeni, spagnoli, meticci e afro-messicani. Ciò avvenne perché la Madonna si fece conoscere agli aztechi con un linguaggio a loro comprensibile, attraverso l'immagine impressa nel mantello di Diego. Mediante una precisa simbologia si mostrò meticcia, Vergine, Madre del Creatore e dell'umanità, superiore a sole, luna e stelle , eppure umile e non dominatrice. Oggi, la Chiesa messicana cerca di trasformare uno dei fenomeni religiosi più importanti del pianeta in un'opportunità missionaria.
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EUROPA/LUSSEMBURGO - Conferma del Direttore nazionale delle POM, don Maurice Péporté

13 December, 2018 - 02:25
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 21 giugno 2018 ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie nel Granducato di Lussemburgo per un altro quinquennio , don Maurice Péporté.
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EUROPA/ITALIA - Nomina del Direttore nazionale delle POM, don Giuseppe Pizzoli

13 December, 2018 - 02:19
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 18 ottobre 2018 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Italia per un quinquennio , il rev. Don Giuseppe Pizzoli, della diocesi di Verona.
Il nuovo Direttore nazionale è nato a Bovolone il 31 agosto 1959 ed è stato ordinato sacerdote il 9 giugno 1984. Dopo l’ordinazione è stato Viceparroco e Parroco in parrocchie diverse, e per due anni Vicerettore del Seminario minore diocesano. Dal 1993 al 2003 è stato missionario fidei donum in Brasile; dal 2007 al 2013 Direttore del Centro missionario di Verona; dal 2013 al 2018 sacerdote secolare missionario in Guinea Bissau. Dal 2018 è Direttore dell’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese della Conferenza Episcopale Italiana.
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