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VATICANO - Informazioni sulla Chiesa cattolica in Cina

Agencia FIDES - 8 February, 2019 - 04:32
Città del Vaticano - Si riporta di seguito una nota pubblicata sull’Osservatore Romano contenente informazioni sulla Chiesa cattolica in Cina

Il 22 settembre 2018 a Pechino, la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese hanno firmato un “Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi”. Precedentemente, l’8 settembre 2018, dopo aver riflettuto e pregato molto, il Successore di Pietro, con spirito di larga benevolenza, aveva accolto nella piena comunione ecclesiale sette Vescovi cinesi, consacrati senza mandato pontificio.
In tale contesto, Papa Francesco ha invitato tutti i Presuli a rinnovare la totale adesione a Cristo e alla Chiesa e ha ricordato loro che, appartenendo al popolo cinese, sono tenuti ad avere rispetto e lealtà verso le autorità civili e, come Vescovi, sono chiamati ad essere fedeli al Vangelo, secondo quanto Gesù stesso insegna: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” .
Inoltre, il Santo Padre ha assegnato a ciascun Vescovo un compito pastorale diocesano, tenendo in debito conto le particolari e complesse situazioni locali. Pertanto, Mons. Giuseppe Guo Jincai è stato chiamato a svolgere il ministero episcopale come primo Vescovo di Chengde; Mons. Giuseppe Huang Bingzhang, come Vescovo di Shantou; Mons. Giuseppe Liu Xinhong, come Vescovo in Anhui; Mons. Giuseppe Ma Yinglin, come Vescovo di Kunming; Mons. Giuseppe Yue Fusheng, come Vescovo in Heilongjiang; Mons. Vincenzo Zhan Silu, come Vescovo di Funing/Mindong; e Mons. Paolo Lei Shiyin, come Vescovo di Leshan.
In relazione a tali provvedimenti, Mons. Vincenzo Guo Xijin ha assunto l’ufficio di Vescovo Ausiliare di Funing/Mindong, e Mons. Pietro Zhuang Jianjian il titolo di Vescovo Emerito di Shantou.
Circa il loro incarico pastorale, i nove Presuli hanno ricevuto la comunicazione della Santa Sede il 12 dicembre 2018 a Pechino, nel contesto di una sobria cerimonia marcata da intensa comunione ecclesiale e conclusasi con la preghiera del Padre Nostro ed il canto dell’Ave Maria secondo una tradizionale melodia cinese.
Infine, è un atto di grande rilievo ecclesiale che Mons. Antonio Tu Shihua, O.F.M., alcuni mesi prima del suo decesso avvenuto il 4 gennaio 2017, abbia chiesto di essere riammesso nella piena comunione con il Successore di Pietro, il Quale lo ha accolto con il titolo di Vescovo Emerito di Puqi.
Per meglio comprendere la portata ecclesiale e pastorale di tali avvenimenti, è quanto mai opportuno rifarsi a ciò che Papa Francesco ha sottolineato nel “Messaggio ai Cattolici cinesi e alla Chiesa universale” del 26 settembre 2018: “Proprio al fine di sostenere e promuovere l’annuncio del Vangelo in Cina e di ricostituire la piena e visibile unità nella Chiesa, era fondamentale affrontare in primo luogo la questione delle nomine episcopali. È a tutti noto che, purtroppo, la storia recente della Chiesa cattolica in Cina è stata dolorosamente segnata da profonde tensioni, ferite e divisioni, che si sono polarizzate soprattutto intorno alla figura del Vescovo quale custode della fede e garante della comunione ecclesiale” .
Ora è importante vivere l’unità tra i Cattolici e “aprire una fase di più fraterna collaborazione per assumere con rinnovato impegno la missione dell’annuncio del Vangelo. Infatti, la Chiesa esiste per testimoniare Gesù Cristo e l’amore perdonante e salvifico del Padre” .
La Santa Sede continua ad essere impegnata nel proseguire il cammino di dialogo, in vista di risolvere gradualmente, con atteggiamento di mutua comprensione e di lungimirante pazienza, i diversi problemi ancora esistenti, a cominciare dal riconoscimento civile del clero “non ufficiale”, al fine di rendere sempre più normale la vita della Chiesa cattolica in Cina.
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VATICANO - Il Cardinale Filoni: "L'Accordo Santa Sede-Cina è di portata storica"

Agencia FIDES - 8 February, 2019 - 04:22
Città del Vaticano - ll Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha seguito il delicato e complesso cammino della Chiesa cattolica in Cina a partire dal 1992, anno del suo arrivo a Hong Kong. In quegli stessi anni si avviava il disgelo diplomatico tra la Repubblica Popolare Cinese e la Santa Sede, con i primi contatti tra esponenti della Segreteria di Stato e del Ministero degli Affari Esteri di Pechino. L'Agenzia Fides ripubblica su Omnis Terra l’intervista rilasciata all’Osservatore Romano.

Eminenza, da alcuni anni Lei è alla guida del Dicastero della Santa Sede competente per l’evangelizzazione, con particolare riferimento ai territori cosiddetti “di missione”. Qual è il valore pastorale che Lei intravede nell’ “Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi”, che è stato firmato tra la Santa Sede e il Governo cinese il 22 settembre scorso?

Sul valore pastorale dell’Accordo Provvisorio mi sento particolarmente interpellato, proprio per la competenza che il Dicastero che guido ha nell’accompagnare la Chiesa in Cina; ma non penso di poter dire di più e di meglio di quanto il Papa Francesco ha scritto nel suo Messaggio ai Cattolici cinesi dello scorso settembre. Cito alla lettera: «…l’Accordo Provvisorio … è frutto del lungo e complesso dialogo istituzionale della Santa Sede con le Autorità governative cinesi, inaugurato già da San Giovanni Paolo II e proseguito da Papa Benedetto XVI. Attraverso tale percorso, la Santa Sede altro non aveva – e non ha – in animo se non di realizzare le finalità spirituali e pastorali proprie della Chiesa, e cioè sostenere e promuovere l’annuncio del Vangelo, e raggiungere e conservare la piena e visibile unità della Comunità cattolica in Cina» . E ancora: «L’Accordo Provvisorio siglato con le Autorità cinesi, pur limitandosi ad alcuni aspetti della vita della Chiesa ed essendo necessariamente perfettibile, può contribuire – per la sua parte – a scrivere questa pagina nuova della Chiesa cattolica in Cina. Esso, per la prima volta, introduce elementi stabili di collaborazione tra le Autorità dello Stato e la Sede Apostolica, con la speranza di assicurare alla Comunità cattolica buoni Pastori» . In definitiva, pur condividendo qualche perplessità, espressa da più parti per le difficoltà che ancora rimangono e per quelle che potranno palesarsi nel cammino, sento che nella Chiesa cattolica in Cina c’è una grande attesa di riconciliazione, di unità, di rinnovamento, per una più decisa ripresa dell’evangelizzazione. Non si può restare fermi in un mondo che, da molti punti di vista, sta correndo a velocità supersoniche ma che, allo stesso tempo, sperimenta l’impellente necessità di riscoprire i valori spirituali e umani che diano solida speranza alla vita delle persone e vera coesione alla società. In una parola, tutto ciò è quanto il cristianesimo può offrire alla Cina di oggi. Devo dire ancora che, ricevendo molta corrispondenza da ecclesiastici cinesi, come pure incontrando vescovi, sacerdoti, religiose e laici, ho sempre percepito il loro desiderio che la Chiesa in Cina torni alla «normalità» nel contesto della Chiesa cattolica.


Link correlati :Leggi l'intervista completa su Omnis Terra, in Italiano e Inglese
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AMERICA/BOLIVIA - “Non possiamo rimanere passivi”: appello dei Vescovi alla solidarietà dopo le alluvioni

Agencia FIDES - 8 February, 2019 - 03:52
Sucre – L’Arcivescovo di Sucre, Mons. Jesús Juárez, chiama alla solidarietà i boliviani di fronte al dolore e alla sofferenza delle famiglie colpite dalle alluvioni e dalle inondazioni. “Questo periodo di intense precipitazioni ha portato con sè la tragedia che si è verificata nella zona di Caranavi, con un bilancio di 14 morti e decine di feriti. Le persone colpite da piogge e inondazioni aumentano in tutto il paese” scrive l’Arcivescovo in un messaggio dal titolo “Dio ama chi dona con gioia” , pervenuto all’Agenzia Fides.
“Nel nostro Dipartimento, nei giorni scorsi, ha perso la vita un bambino a Poroma – prosegue -, inoltre sua madre e sua sorella hanno riportato ustioni dopo la caduta di un fulmine sulla loro casa. Una coppia di coniugi di 66 e 68 anni è annegata dopo essere stata trascinata dalla crescita delle acque nella comunità di Pampas Carreras del comune di Azurduy. Una persona nel comune di Presto e altre persone sono scomparse. Ad oggi risultano 20 comuni colpiti, tra cui Sucre. Ci sono 200 comunità, 3.000 famiglie colpite e 810 ettari di produzione danneggiati”.
L’Arcivescovo ricorda che Dio Padre Misericordioso “ci chiama a rispondere con solidarietà al dolore e alla sofferenza di queste famiglie che oggi sono nella necessità” e invita tutta la comunità arcidiocesana a partecipare alla messa di domenica prossima, 10 febbraio, nella Cattedrale metropolitana, per pregare per le vittime di questi disastri. “Invitiamo la generosa popolazione di Sucre a partrecipoare a questa Eucaristia e a portare come offerta per la Messa il proprio contributo in viveri non deperibili, materiale per la pulizia e contributi economici”.
Dopo gli effetti devastanti provocati degli eventi climatici, il Presidente della Pastorale Sociale-Caritas Bolivia, Mons. Christopher Bialasik, Vescovo di Oruro, ha invitato alla solidarietà attiva nelle diverse giurisdizioni ecclesiastiche del paese. In un messaggio video, il Vescovo si unisce "al dolore delle persone che soffrono per la morte dei loro cari e a molte persone che hanno perso la loro casa e la famiglia per le calamità naturali” oltre ad assicurare la preghiera per i molti senza tetto e a chiedere a Dio di proteggere la vita di ogni essere umano. Quindi invita la Caritas nazionale e le diverse giurisdizioni ecclesiastiche della Bolivia a mettere insieme “tutto ciò che è possibile in denaro, cibo e ciò che si ritiene necessario per queste persone che soffrono e hanno bisogno di amore, rispetto e dell'amore che viene da Dio”.
Allo stesso tempo, ribadisce l'invito a uscire e a raggiungere il fratello che si trova in necessità: "Costantemente il nostro popolo boliviano e latino-americano soffre il dolore e la fame, non possiamo rimanere passivi, dobbiamo lavorare tutti insieme per il bene di ogni persona, per proteggere la sua vita, la sua salute, la sua dignità e che possano godere della benedizione di Dio".
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ASIA/PAKISTAN - Il Cardinale Coutts: “Una nuova ondata di armonia e di pace, in Pakistan e in Medio Oriente”

Agencia FIDES - 8 February, 2019 - 03:26
Karachi - "In Pakistan possiamo imparare molto e speriamo che sia così. La Conferenza globale della fraternità umana, tenutasi ad Abu Dhabi, potrà generare in Medio Oriente e in tutto il mondo una nuova ondata di armonia e di pace. Apprezziamo gli sforzi di Papa Francesco, del Grande Imam di Al Azhar, dello sceicco Ahmed El-Tayeb e della leadership degli Emirati Arabi Uniti per l'impegno nel portare avanti questa nobile missione di pace e armonia". E’ quanto afferma in un colloquio con l’Agenzia Fides, il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi, che è stato presente ad Abu Dhabi durante la visita del Papa, dal 3 al 5 febbraio 2019.
Il Cardinale Coutts osserva: "La conferenza è stata molto importante e fruttuosa perché persone di varie fedi si sono riunite in un unico luogo per parlare di un messaggio di amore, pace, fraternità, secondo gli insegnamenti delle loro rispettive religioni. Nessuno dei presenti ha detto che la propria religione insegna ad odiare e uccidere in nome di Dio".
E prosegue: "I cittadini in Pakistan possono prendere esempio degli Emirati Arabi Uniti che celebrano nel 2019 l'Anno della tolleranza. Gli Emirati Arabi Uniti sono un paese islamico che offre un esempio di pace, armonia e tolleranza, avendo cura dei diritti fondamentali delle persone che vivono nella loro terra. Il governo ha dato alle comunità religiose, inclusa la Chiesa cattolica, terreno per costruire i loro luoghi di preghiera e di culto".
"La Cattedrale di San Giuseppe di Abu Dhabi e la Moschea di Maria, la Madre di Gesù, sono costruite fianco a fianco: un enorme simbolo di pace e armonia nel Paese", nota il Cardinale, che ha come motto episcopale "Armonia" e lavora attivamente anche per promuovere il dialogo e l'armonia interreligiosa in Pakistan.
Il Porporato conclude: "Grazie alla presenza di Papa Francesco inizia un nuovo capitolo della storia negli Emirati Arabi Uniti e del Medio Oriente, che renderà più efficace il messaggio della fraternità umana e della tutela dei diritti di ogni individuo. Questo messaggio raggiungerà tutte le persone del mondo, alimentando la convivenza pacifica"
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OCEANIA/AUSTRALIA - Le donne cattoliche “rispondono allo Spirito”: l’impegno nella vita della Chiesa

Agencia FIDES - 8 February, 2019 - 02:49
Sydney – “Agitare le acque: le donne cattoliche rispondono allo Spirito”: è il titolo del congresso organizzato dal 22 al 24 febbraio dal Council for Australian Catholic Women , organismo consultivo nella Conferenza episcopale australiana, che porterà le partecipanti da tutta la nazione a riflettere sul coinvolgimento della donne nella vita della Chiesa e sul percorso di rinnovamento in atto.
Come spiega all’Agenzia Fides Andrea M. Dean, direttrice dell’Ufficio nazionale per la partecipazione delle Donne, organo esecutivo del Council for Australian Catholic Women, l’iniziativa viene da lontano: “E’ stato un importante progetto di ricerca svolto nel 1999, sull’effettiva partecipazione delle donne alla vita della Chiesa, a dare impulso alla nascita del Consiglio. In seguito a questo studio, la Conferenza Episcopale pubblicò un documento che auspicava l’equilibrio tra uomini e donne all’interno di organismi ecclesiali, nell’assegnazione di ruoli professionali o di leadership all'interno della Chiesa. Questo portò alla nascita del Consiglio che si occupa proprio di assicurare il coinvolgimento delle donne nella Chiesa, con funzioni consultive”.
“Siamo impegnate – spiega Andrea M. Dean – a promuovere la partecipazione delle donne alla leadership, al processo decisionale e a diversi ministeri ecclesiali nella Chiesa cattolica in Australia. Cerchiamo di perseguire tale scopo principalmente attraverso la comunicazione, che permette di promuovere il nostro operato e di far sentire la voce femminile all’interno delle istituzioni ecclesiali. Un altro strumento è studiare la teologia alla luce delle esperienze e delle prospettive delle donne o fornire loro formazione sui ruoli nella liturgia, per far sì che il loro coinvolgimento sia effettivo. Infine, chiediamo a tutte le donne di essere pronte a ricoprire ruoli di governance”.
Ogni tre anni il Consiglio organizza una speciale conferenza per espandere la propria rete, e promuovere la formazione e il coinvolgimento femminile e ci si sta preparando all’edizione del 2019. Osserva Dean: “Questo congresso è un’occasione unica, perché dà alle donne l'opportunità di sottoporre istanze e richieste al Consiglio Plenario dei Vescovi, contribuendo così al percorso del rinnovamento della Chiesa in Australia”. Nel 2016, la riflessione si incentrò sul tema “Donne testimoni della gioia del Vangelo”, ora ci si confronterà sul ruolo e sul contributo profetico delle donne nella comunità dei battezzati.
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EUROPA/ITALIA - Dietro la tratta di esseri umani si nascondono mafia e violenza: l’impegno delle religiose

Agencia FIDES - 8 February, 2019 - 01:40
Roma - “La migrazione è un elemento positivo della vita umana, perché permette di garantire occasioni e dialogo. Ma oggi dietro c’è un elemento negativo, mostruoso, che è quello della tratta degli esseri umani. Qui si nascondono la mafia internazionale, la violenza, lo sfruttamento, le nuove forme di schiavitù”. Lo afferma suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore missionarie scalabriniane, in occasione della Giornata mondiale di preghiera contro la tratta degli esseri umani che si celebra oggi, 8 febbraio .
Nella nota inviata all’Agenzia Fides, suor Neusa sottolinea: “La preghiera a cui è chiamata la Chiesa va in questa direzione, ed è importante che tutte le comunità possano essere coinvolte: Insieme contro la tratta di persone. La giornata di preghiera che le religiose innalzano al Dio della misericordia è prima di tutto perchè si spezzino le catene della prigionia delle vittime di tratta ed essere guarite nelle loro ferite; questa giornata esprime anche la solidarietà con le vittime. La chiamata di Papa Francesco è il segnale di come tutti dobbiamo essere fortemente impegnati, a livelli diversi, contro queste nuove forme di schiavitù”.
La Chiesa, e in particolare le religiose, sono da tempo impegnate a combattere questo flagello. Quest’anno Talitha Kum, la rete internazionale di religiose e religiosi creata nel 2009 dall’UISG celebra i 10 anni di attività nel contrasto alla tratta delle persone nei cinque continenti, come ha ricordato suor Gabriella Bottani, S.M.C., Coordinatrice internazionale di Talitha Kum.
Oggi la rete è impegnata in attività di prevenzione, sensibilizzazione, protezione, partenariato e preghiera in 77 Paesi nei 5 continenti: 13 in Africa, 13 in Asia, 17 in America, 31 in Europa, 2 in Oceania. Nei 34 Paesi dove non ci sono reti nazionali, i coordinamenti regionali o continentali hanno gruppi o persone di riferimento.
In questo periodo sono stati realizzati 34 corsi per la costituzione delle reti, oltre ad un corso pilota per la formazione di 22 leader di Talitha Kum per azioni collaborative contro la tratta. Sono più di 1.000 le religiose formate, che operano in 65 Paesi, e oltre 2.000 i partecipanti delle reti guidate dalle suore e impegnati contro la tratta a diversi livelli. Nel mondo ci sono 150 gruppi operativi delle reti di Talitha Kum. Ai gruppi nazionali si aggiungono i sottogruppi, che sono stati comunicati da 17 reti nazionali.
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AFRICA/TANZANIA - Il Vescovo Kilaini: "Dagli Emirati un messaggio di pace e armonia che aiuterà l'Africa"

Agencia FIDES - 7 February, 2019 - 05:24
Bukoba - "La grande conferenza tenutasi ad Abu Dhabi, cui hanno preso parte il Papa e il Grande Imam di Al Azhar, è stata organizzata dai musulmani. Essa dimostra che i fedeli dell'islam desiderano costruire pace e armonia nel mondo. E' un messaggio che raggiunge in primis il mondo musulmano, in Asia ma anche in Africa": lo afferma in un colloquio con l'Agenzia Fides, Mons. Method Kilaini, Vescovo ausiliare della diocesi di Bukoba in Tanzania, tra i presenti alla Conferenza globale della fraternità umana svoltasi negli Emirati Arabi Uniti dal 3 al 4 febbraio.
Il Vescovo osserva a Fides: "Questa conferenza e la Dichiarazione firmata dal Papa e dall'imam Ahmad Al-Tayyib saranno molto utili nel contesto dell'Africa, dove i gruppi fondamentalisti islamici stanno crescendo. Questo accade perché molti fondamentalisti islamici giungono in Africa, partendo dal Medio Oriente, e portano ai musulmani locali un messaggio di odio, discriminazione ed estremismo". E aggiunge: "Quanto avvenuto negli Emirati Arabi Uniti porta con sè un potente messaggio di pace, armonia, fratellanza. Dice che anche i musulmani vogliono la pace nel mondo. Il messaggio di fraternità raggiungerà sicuramente la Tanzania e varie parti dell'Africa aiutando le persone a sviluppare una società pacifica".
Quel raduno, prosegue il Vescovo, "vuol dire a tutti i fedeli nel mondo che vivere in pace è possibile. Negli Emirati Arabi Uniti ci sono persone di varie religioni, credenze, etnie e culture che vivono nell'unità senza alcun tipo di discriminazione. Dunque è possibile farlo anche nei paesi dell'Africa. Come ha ricordato il Grande Imam di Al Azhar, nessuna religione promuove l'odio e la discriminazione, ma ogni religione promuove amore, pace e armonia". Mons. Kilaini conclude: "La presenza, le parole, l'esempio di Papa Francesco sono per noi una spinta a fare di più nel contesto dell'Africa per accompagnare persone di varie fedi a vivere in pace e armonia".
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AFRICA/SENEGAL - Al via la missione elettorale della Chiesa per il voto del 24 febbraio

Agencia FIDES - 7 February, 2019 - 05:00
Dakar – “Fedele alla sua missione di costruire la pace attraverso la giustizia, la Commissione episcopale della Giustizia e della Pace invierà i propri osservatori alle elezioni presidenziali del 24 febbraio, 2019" scrive p. Alphonse Seck, Segretario Esecutivo di “Giustizia e Pace” e Segretario Esecutivo di Caritas Senegal, in una nota inviata a Fides, in occasione della conclusione del corso di formazione degli osservatori elettorali, tenutosi il 2 e il 3 febbraio.
La missione di osservazione elettorale sarà composta da circa mille persone e verrà condotta in collaborazione con gli Scout del Senegal, come per il voto del 2012, che comprendeva l’elezione presidenziale su due turni e quella per il rinnovo del Parlamento.
P.Seck ha sottolineato la preoccupazione Chiesa perché “la mancanza di consenso tra le parti su varie questioni potrebbe avere delle conseguenze sullo svolgimento pacifico delle elezioni” . In tale contesto, spiega il sacerdote, “dobbiamo lavorare per preservare la pace sociale. Il modo più sicuro per ottenerla è organizzare elezioni trasparenti, dall’inizio alla fine, che diano risultati incontestabili che siano accettati da tutte le parti ".
I futuri osservatori della Chiesa cattolica sono reclutati da tutte le diocesi del Senegal e vengono formati per essere pronti prima della scadenza. Nell'ambito della missione di osservazione elettorale sono previste attività di sensibilizzazione al voto con incontri con i candidati o i loro rappresentanti su tematiche scelte dalla gente, una campagna di informazione ed educazione civica per giovani; trasmissioni radio ed altro.
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EUROPA/FRANCIA - Colloquio MEP sulla teologia della missione ad gentes, verso il Mese Missionario Straordinario

Agencia FIDES - 7 February, 2019 - 04:58
Parigi – In occasione dei 360 anni dalla fondazione delle “Missions Etrangeres de Paris” , ed in preparazione al Mese Missionario Straordinario dell’ottobre 2019, indetto da Papa Francesco, l’8 e il 9 febbraio, presso la sede MEP a Parigi, si svolgerà un “Colloquio sulla teologia della missione ad gentes”. L’obiettivo, secondo la nota pervenuta all’Agenzia Fides, è di contribuire a formulare nuovi elementi del linguaggio adatti ai nostri tempi, per rafforzare il movimento missionario e continuare a nutrire la vita di tutta la Chiesa.
L’apertura del colloquio, nel pomeriggio dell’8 febbraio, sarà del Superiore generale MEP, p. Gilles Reithinger. Il primo gruppo di interventi intende tracciare una panoramica del movimento missionario ad gentes che ha animato la Chiesa dalla fondazione della società per le Missioni Estere di Parigi ad oggi e vedere come le intuizioni della fondazione si confrontino oggi con le nuove problematiche. La mattina di sabato 9 gli interventi si concentreranno sui modelli di santità suscitati dallo Spirito Santo nella missione ad gentes, mentre il pomeriggio sarà dedicato ad “attingere dal tesoro della Chiesa per rinnovare la riflessione missionaria” con un approccio biblico, sistematico e storico della missione ad gentes. I relatori saranno docenti universitari, studiosi, arcivescovi e vescovi. Le conclusioni del colloquio saranno tratte dal domenicano Thomas Michelet, Professore di teologia sacramentaria e di ecclesiologia all’Angelicum.
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ASIA/TURCHIA - Erdogan: inutile insistere per far riaprire la Scuola teologica di Halki, se non si risolvono i problemi dei musulmani in Grecia

Agencia FIDES - 7 February, 2019 - 04:57
Ankara – Un “Do ut des” che collega la questione della Scuola teologica di Halki – centro accademico collegato al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, chiuso dalle autorità turche nel 1971 – alla soluzione dei problemi e delle dispute giuridiche in atto tra le istituzioni greche e gli organismi comunitari della minoranza islamica residente nella Tracia occidentale. E’ questa la carta giocata dal Presidente turco Recep Tayyip Erdogan in occasione della visita compiuta in Turchia dal Primo Ministro greco Alexis Tsipras .
Ricevendo Tsipras a Ankara, Erdogan ha espresso rammarico per la chiusura dell’istituto teologico, ma ha anche negato ogni responsabilità in tale vicenda dell’attuale leadership turca, rimarcando che “non è colpa nostra, non eravamo noi i governanti in quel momento”. Poi ha aggiunto un ricordo personale, confidando che “quando andavo a scuola, l’insegnante di religione qualche volta ci portava lì. Ci sono tanti libri, ce ne sono 38mila, qualcuno può leggerli tutti? Mi chiedevo….”. Inoltre Erdogan ha confermato che la questione della possibile e auspicabile riapertura della Scuola teologica di Halki viene posta alle autorità turche da parte di tutti i leader politici greci. “E ogni volta che la questione della facoltà di teologia ritorna sul tavolo – ha aggiunto il Presidente turco -, quando mi viene posta la domanda, io dico: "Andate anche alla Tracia occidentale, in modo che possiamo risolvere la questione dei mufti".
Con questa affermazione, Erdogan ha tracciato una connessione esplicita tra la vicenda di Halki e le controversie crescenti tra le autorità greche e la minoranza islamica della Tracia occidentale, riguardo soprattutto ai criteri di selezione dei mufti e all’inquadramento dei loro pronunciamenti di carattere prescrittivo – ispirati alla Sharia – nel contesto del sistema giuridico greco. Negli ultimi anni, le autorità greche su indicazione del Parlamento hanno iniziato a nominare i mufti, mentre la minoranza turca, facendo appello a Trattato di Losanna, rivendica il diritto di eleggere in maniera autonoma tali esperti giuridici musulmani. La popolazione islamica in quella regione della Grecia conta circa 150 mila persone, è la condizione di tale comunità rappresenta uno dei problemi storici nelle relazioni tra Grecia e Turchia. La scorsa settimana, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I aveva espresso l’auspicio che l'incontro tra Tispras e Erdogan a Ankara potesse contribuire a sbloccare la situazione di stallo e favorire qualche passo avanti verso la riapertura della Facoltà teologica di Halki. "Il fatto che la visita del Primo Ministro greco al Patriarca ecumenico questa volta non al Fanar, ma a Halki” aveva affermato il Patriarca “è un segno particolare, perché tutti sappiamo quanto desideriamo e abbiamo bisogno della riapertura della nostra Facoltà di teologia, dopo quasi mezzo secolo, dal momento che la sua attività è stata sospesa ingiustamente".
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ASIA/FILIPPINE - Il movimento "Silsilah": "La Dichiarazione di Abu Dhabi è un segno di speranza per Mindanao"

Agencia FIDES - 7 February, 2019 - 04:42
Zamboanga city - "Accogliamo con gioia il nuovo documento firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e da Ahmad Al-Tayyib, Grande Imam di Al-Azhar, sulla fraternità umana per la pace e la convivenza nel mondo. Questo documento è un elemento-chiave della visita apostolica del Santo Padre negli Emirati Arabi Uniti. Il testo è un segno di speranza soprattutto per tutti coloro che sono a Mindanao, come in altre parti del mondo, e che credono nel dialogo islamo-cristiano pur in mezzo a divisioni e conflitti": è quanto afferma in una nota inviata all'Agenzia Fides il Movimento per il dialogo "Silsilah", attivo per il dialogo nel Sud delle Filippine, commentando favorevolmente il rilascio della dichiarazione congiunta di Abu Dhabi. "Siamo felici - afferma "Silsilah" - che in questo documento ufficiale sia chiaramente menzionata l'importanza della cultura del dialogo come via per la pace. Crediamo che questo sia il punto di partenza per una più profonda comprensione del dialogo, sostenuto dal'amore".
Prosegue la nota del Movimento: "Lo stesso spirito si ritrova nell'iniziativa delle Nazioni Unite che invita tutti i popoli del mondo, appartenenti a diverse religioni, nazioni e culture, a celebrare la Settimana mondiale di armonia tra le fedi, nella prima settimana di febbraio ogni anno. Ribadiamo il cammino della convivenza segnato dallo spirito di amore a Dio, amore al prossimo e amore per il bene comune". Per una felice coincidenza, il documento dei due grandi leder religiosi, rileva "Silsilah", è stato firmato il 4 febbraio 2019 durante la celebrazione della Settimana mondiale di armonia tra le fedi, che a Mindanao si è celebrata con diversi incontri, preghiere, iniziative pubbliche.
Il Movimento fondato dal missionario del Pime p. Sebastiano D'Ambra ricorda, tra i punti rilevanti del documento "l'adozione di una cultura di dialogo come via; cooperazione reciproca come codice di condotta; comprensione reciproca come metodo" per le relazioni interpersonali. E ricorda che "l'insegnamento autentico delle religioni invita a rimanere radicati nei valori della pace; difendere i valori della comprensione reciproca, della fraternità umana e della convivenza armoniosa; ristabilire la saggezza, la giustizia e l'amore".
Il Movimento sposa pienamente la via indicata dalla Dichiarazione: "Il dialogo tra credenti significa riunirsi nel vasto spazio di valori sociali spirituali umani, diffondere le più alte virtù morali che le religioni promuovono". E sostiene che "il dialogo, la comprensione e la promozione diffusa di una cultura di tolleranza, di accettazione degli altri e di convivenza pacifica contribuisce a ridurre in modo significativo i problemi economici, sociali, politici e ambientali che gravano così tanto su una grande parte dell'umanità".
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EUROPA/ITALIA - Una luce contro la tratta di persone

Agencia FIDES - 7 February, 2019 - 04:07
Roma - “Insieme contro la tratta” è il tema della quinta Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone che si celebra l’8 febbraio, nel giorno in cui si ricorda la memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, suora canossiana, di origine sudanese, divenuta simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la tratta. La tratta di persone è ancora oggi diffusa in tutti i Paesi del mondo e in ogni continente. Il lucro illecito prodotto dallo sfruttamento sessuale corrisponde ai due terzi del guadagno illecito prodotto dalla tratta di persone.
Secondo dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel mondo ci sono quasi 25 milioni di persone in situazione di lavoro forzato, di cui il 70% vive in Asia. Le attività in cui troviamo maggiormente persone obbligate a lavorare sono quelle domestiche . I bambini coinvolti sono 168 milioni. La schiavitù infantile è spesso legata a un’altra tipologia di sfruttamento, il matrimonio precoce. Dei 15,4 milioni di donne in tutto il mondo che vivono il matrimonio forzato il 37% ha meno di 18 anni.
In occasione della Giornata dell’8 febbraio, il Comitato internazionale in collaborazione con diversi organismi e realrtà ecclesiali, ha organizzato due incontri, che si svolgeranno a Roma l’8 e il 10 febbraio. Venerdì 8, alle ore 18, si svolgerà una veglia di preghiera presso la Basilica di Sant’Antonio , presieduta da p. Michael Czerny e p. Fabio Baggio, sottosegretari alla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Nel corso della veglia, animata da giovani e consacrate, sono previsti momenti di testimonianza di impegno comune contro la tratta. Domenica 10 febbraio si svolgerà una marcia di sensibilizzazione, che partirà alle ore 10 da Castel Sant’Angelo e si concluderà in piazza San Pietro, alle ore 12, per partecipare alla preghiera dell’Angelus con Papa Francesco.
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OCEANIA/AUSTRALIA - Alluvione a Townsville, il Vescovo: “Non arrendersi: dalla morte rinasce la vita”

Agencia FIDES - 7 February, 2019 - 03:26
Townsville - "E’ necessario ricordare che potremmo aver perso vestiti e oggetti personali, ma abbiamo le nostre vite. Quando riusciremo a tornare tutti nelle nostre case, potremo rimettere ogni cosa al proprio posto. Questo non è il momento di gettare la spugna e arrendersi. È il momento di riunirsi, come uomini e donne di fede, nella consapevolezza che la perdita è solo temporanea e che dalla morte deriva la vita. Non possiamo essere vinti, ma restiamo saldi nella certezza della risurrezione". E’ quanto dichiara, in una nota inviata all’Agenzia Fides, il Vescovo di Townsville, Monsignor Timothy J. Harris, dopo la recente inondazione che ha messo in ginocchio la città della regione del Queensland: la zona è stata colpita da 9 giorni di piogge dalla portata straordinaria, che hanno provocato 2 morti, 650 sfollati, migliaia di case allagate e l’invasione di coccodrilli e serpenti nelle strade urbane.
E’ stata colpita anche la stessa sede del Vescovo: “L'acqua stava arrivando nei pressi della mia abitazione, così ho accettato il consiglio di allontanarmi e di trasferirmi in una zona più alta. E’ incoraggiante, comunque, vedere lo sforzo comune di solidarietà: le strade sono piene di volontari, di personale di pronto intervento, polizia e esercito che offrono assistenza nella fase di evacuazioni e forniscono sacchi di sabbia: ognuno è qui per aiutare gli altri e in momenti come questo, viene fuori il vero cuore della gente”.
Nella nota si precisa che, secondo quanto dichiarato dal Direttore esecutivo di Townsville Catholic Education, Jacqui Francis, la maggior parte delle scuole cattoliche nell'area di Townsville non ha subito danni particolarmente gravi, fatta eccezione per il “St. Margaret Mary's College”, situato in una zona particolarmente colpita dall’alluvione.
Nelle scorse ore, il Cardinale Segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, ha inviato un messaggio di cordoglio a nome di papa Francesco, che ha assicurato “sincera solidarietà e le sue preghiere per tutti coloro che sono stati colpiti da questo disastro”.
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AMERICA/BRASILE - Crollo della diga, un Vescovo denuncia: “A Brumadinho e Mariana non incidenti, ma crimini ambientali e omicidi collettivi”

Agencia FIDES - 7 February, 2019 - 02:04
Belo Horizonte - “Non c’è stato un incidente a Minas Gerais. C’è stato un crimine ambientale e un omicidio collettivo”. Questa l’accusa di Mons. Joaquim Mol Guimarães, Vescovo ausiliare di Belo Horizonte e Rettore della Pontificia Università di Minas Gerais, in un articolo pervenuto all’Agenzia Fides. Il Presule si riferisce alla rottura della diga per residui della miniera di Brumadinho, della multinazionale brasiliana Vale, avvenuta il 25 gennaio. La tragedia ha provocato 150 morti e 182 persone tuttora disperse.
Le ricchezze generosamente donate dal Creatore allo stato di Minas Gerais sono divenute, secondo Mons. Mol, la sua perdizione. “Minas vede il rapido decimarsi dei suoi fiumi, laghi, terre coltivabili, comunità e culture. Si commettono crimini contro la vita umana, contro l’ambiente e contro il diritto di vivere in comunità e in famiglia” assicura il Vescovo. Nel suo scritto intitolato “Aziende minerarie colpevoli di lesa umanità”, ricordando il messaggio della Laudato Si, sottolinea: “ciò che è stato lasciato in eredità all’uomo affinché prosperi, abbia una vita piena e la trasmetta alle future generazioni, viene distrutto in poco tempo dall’azione, irrefrenabilmente speculativa e criminale, delle aziende minerarie”.
Alla ricerca di un lucro “esorbitante”, “unico criterio” delle loro azioni, e con “pochi vantaggi per la società”, le aziende del settore “optano coscientemente”, secondo il Vescovo, “per modelli estrattivi dannosi per l’ambiente e per la vita umana”, concentrando sempre di più nelle mani di pochissime persone ricchezze sempre più grandi, lasciando gli operai nella povertà “per tutta la loro esistenza” ed esponendoli al rischio della vita.
“L’attività mineraria nel nostro Paese è diventata eticamente insostenibile” scrive Mon. Mol. Si assiste a una debole regolazione del settore da parte del potere legislativo e ad una giustizia “accondiscendente”, lontana dal popolo brasiliano. È stato così per Brumadinho come per l’analoga tragedia di Mariana , ancora in attesa di giustizia. Per il Vescovo non si tratta di “incidenti” bensì di “crimini ambientali”, di “omicidi collettivi” che, oltre ad uccidere la natura, le persone e gli animali, hanno “quasi ucciso la speranza, la fede, la dignità e l’amore dei sopravvissuti”.
Tutti i responsabili devono essere severamente puniti. “Non possiamo permettere che le cose continuino così”, ammonisce. Mons. Mol, che chiama persone, organizzazioni ed istituzioni a “insorgere contro questo modello di affari inammissibile”, profondamente ingiusto e che rappresenta, parafrasando Papa Francesco, una “economia che uccide”. “Abbiamo bisogno come mai prima - conclude il Vescovo - di un dibattito che unisca tutti” nella ricerca di risposte alla sfida ambientale, che “chiama al rispetto e ha un impatto su tutti noi”.
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AMERICA/BRASILE - Mons. Mol Guimarães: “A Brumadinho e Mariana non incidenti ma crimini ambientali e omicidi collettivi”

Agencia FIDES - 7 February, 2019 - 02:04
Belo Horizonte - “Non c’è stato un incidente a Minas Gerais. C’è stato un crimine ambientale e un omicidio collettivo”. Questa l’accusa di Mons. Joaquim Mol Guimarães, Vescovo ausiliare di Belo Horizonte e Rettore della Pontificia Università di Minas Gerais, in un articolo pervenuto all’Agenzia Fides. Il Presule si riferisce alla rottura della diga per residui della miniera di Brumadinho, della multinazionale brasiliana Vale, avvenuta il 25 gennaio. La tragedia ha provocato 150 morti e 182 persone tuttora disperse.
Le ricchezze generosamente donate dal Creatore allo stato di Minas Gerais sono divenute, secondo Mons. Mol, la sua perdizione. “Minas vede il rapido decimarsi dei suoi fiumi, laghi, terre coltivabili, comunità e culture. Si commettono crimini contro la vita umana, contro l’ambiente e contro il diritto di vivere in comunità e in famiglia” assicura il Vescovo. Nel suo scritto intitolato “Aziende minerarie colpevoli di lesa umanità”, ricordando il messaggio della Laudato Si, sottolinea: “ciò che è stato lasciato in eredità all’uomo affinché prosperi, abbia una vita piena e la trasmetta alle future generazioni, viene distrutto in poco tempo dall’azione, irrefrenabilmente speculativa e criminale, delle aziende minerarie”.
Alla ricerca di un lucro “esorbitante”, “unico criterio” delle loro azioni, e con “pochi vantaggi per la società”, le aziende del settore “optano coscientemente”, secondo il Vescovo, “per modelli estrattivi dannosi per l’ambiente e per la vita umana”, concentrando sempre di più nelle mani di pochissime persone ricchezze sempre più grandi, lasciando gli operai nella povertà “per tutta la loro esistenza” ed esponendoli al rischio della vita.
“L’attività mineraria nel nostro Paese è diventata eticamente insostenibile” scrive Mon. Mol. Si assiste a una debole regolazione del settore da parte del potere legislativo e ad una giustizia “accondiscendente”, lontana dal popolo brasiliano. È stato così per Brumadinho come per l’analoga tragedia di Mariana , ancora in attesa di giustizia. Per il Vescovo non si tratta di “incidenti” bensì di “crimini ambientali”, di “omicidi collettivi” che, oltre ad uccidere la natura, le persone e gli animali, hanno “quasi ucciso la speranza, la fede, la dignità e l’amore dei sopravvissuti”.
Tutti i responsabili devono essere severamente puniti. “Non possiamo permettere che le cose continuino così”, ammonisce. Mons. Mol, che chiama persone, organizzazioni ed istituzioni a “insorgere contro questo modello di affari inammissibile”, profondamente ingiusto e che rappresenta, parafrasando Papa Francesco, una “economia che uccide”. “Abbiamo bisogno come mai prima - conclude il Vescovo - di un dibattito che unisca tutti” nella ricerca di risposte alla sfida ambientale, che “chiama al rispetto e ha un impatto su tutti noi”.
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ASIA/INDIA - L'orfanotrofio delle Missionarie della Carità tra i 16 istituti per bambini chiusi dal governo

Agencia FIDES - 6 February, 2019 - 05:57
Ranchi - Il governo dell'India ha ritirato la licenza a 16 istituti per l'infanzia tra i quali il "Nirmal Hriday" gestito dalle Missionarie della Carità di Madre Teresa a Ranchi. Il provvedimento segue una relazione presentata dalla Commissione dello stato del Jharkhand per la protezione dei diritti dell'infanzia, che chiedeva la chiusura di 31 istituti. Come appreso da Fides, il provvedimento giunge in conseguenza del caso della tratta di bambini a "Nirmal Hriday" nel luglio dello scorso anno. Il primo ministro del Jharkhand, Raghubar Das, aveva ordinato alla Commissione di presentare un rapporto sulla situazione, monitorando 126 case di accoglienza in tutto lo stato. I 16 istituti per l'infanzia sono stati chiusi a causa delle "riscontrate violazioni di varie disposizioni di legge sulla giustizia minorile", ha dichiarato il Direttore della Commissione D.K. Saxena.
Il "Nirmal Hriday" a Ranchi, gestito dalle suore di Madre Teresa, è nella lista dei 16 orfanotrofi chiusi. Altri 24 istituti hanno tre mesi di tempo per migliorare le condizioni, pena il ritiro della licenza. Tra le irregolarità riscontrate, la mancanza di documentazione completa sui bambini o le carenza sui servizi di base come alloggio, cibo e disposizioni di sicurezza.
Il caso del "Nirmal Hriday" è venuto alla luce nel luglio 2018, quando l'istituto fu coinvolto in un presunto traffico di neonati. Il caso è stato uno shock per la nazione e ha sollevato interrogativi sul funzionamento dei centri per minori nello stato di Jharkhand . Suor Koshleniea e Anima Indwar, una donna impiegata nel Nirmal Hriday , furono arrestate il ​​3 luglio per il loro presunto coinvolgimento nel traffico illegale di bambini.
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EUROPA/FRANCIA - Media nazionali: la Francia istituirà la “Giornata di commemorazione del Genocidio armeno”

Agencia FIDES - 6 February, 2019 - 05:14
Parigi – Il prossimo 24 aprile, in Francia, verrà celebrata per la prima volta la “Giornata nazionale di commemorazione del Genocidio armeno”. Lo ha annunciato il Presidente francese Emmanuel Macron, sottolineando che la Francia “sa guardare la storia in faccia”, è stata uno dei primi Paesi “a denunciare il massacro del popolo armeno”, e nel 1915 “ha definito il genocidio per quello che era”, fino a riconoscere ufficialmente il Genocidio armeno nel 2001. Le affermazioni e l’annuncio del Presidente Macron, secondo quanto riportato dall’emittente televisiva France24, sono arrivate nel corso di una cena organizzata dal Consiglio di coordinamento delle organizzazioni armene di Francia, e rappresentano il coronamento delle promesse fatte da Macron alla comunità armena durante la campagna per le elezioni del 2017. Sono a oggi 29 le nazioni che hanno ufficialmente riconosciuto come Genocidio i massacri sistematici e le deportazioni forzate subiti dagli armeni nell’Impero ottomano a partire dal 1915. Nella lista figurano, oltre alla Francia, anche Brasile, Canada, Italia e Russia, insieme a molti singoli stati degli Usa.
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AFRICA/NIGERIA - Il Vescovo di Zaria: “Andate a votare secondo coscienza e non cedete alla tentazione di vendere il vostro voto”

Agencia FIDES - 6 February, 2019 - 05:12
Abuja - Si moltiplicano gli appelli dei Vescovi nigeriani perché i votanti contribuiscano a fa sì che le elezioni politiche e presidenziali del 16 febbraio siano regolare e non inficiate da brogli e compravendita di voti.
Dopo i Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Lagos che avevano messo in guardia i fedeli sulla vendita del proprio voto , Sua Ecc. Mons. George Jonathan Dodo, Vescovo di Zaria ha avvertito i politici di non ricorrere alle frodi e all’incitamento alla violenza per vincere le elezioni. Parlando alla conferenza stampa presso il centro pastorale di Zaria, nella quale si sono espressi i leader delle diverse fedi presenti nello Stato di Kaduna, Mons. Dodo, ha affermato che “come nigeriani abbiamo la responsabilità di prendere il certificato elettorale e di usarlo per andare a votare per il bene della Nigeria nella sua interezza”. “Bisogna dire di no alla compravendita del voto, e votare per i candidati che siano responsabili e timorati di Dio” ha aggiunto. Mons. Dodo ha quindi esortato le persone “il 16 febbraio a votare per qualsiasi candidato di vostra scelta che pensiate abbia buone qualità e la capacità di difendere, di migliorare e di aggiungere valore alla vostra vita e alla vostra dignità”.
Il Vescovo di Zaria ha inoltre affermato che è dovere della Chiesa sensibilizzare ed educare "i fedeli laici sulle loro responsabilità civiche, ma non ha il compito di indicare ai cattolici per chi votare, perché i suoi membri non appartengono ad uno specifico partito politico”.
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ASIA/AFGHANISTAN - Il futuro del paese è nelle mani delle donne

Agencia FIDES - 6 February, 2019 - 04:45
Kabul - “Nell’universo femminile afghano è in corso una presa di coscienza: non se ne parla molto, ma in Afghanistan le persone più attive sono proprio le donne, che si fanno portatrici di una visione positiva sul futuro del Paese. Sono molto intelligenti, hanno una mentalità più aperta degli uomini e sostengono ideali che non scadono nel femminismo becero, ma che rispondono ad atteggiamenti dignitosi, costruttivi, di forte impatto nella società. Cercano di combattere la schiavitù con principi di libertà, che è diversa dal libertarismo: tutto questo è ancora più efficace quando ci sono organizzazioni o associazioni locali che supportano queste iniziative. Il futuro dell’Afghanistan è certamente nelle mani delle donne”. E’ quanto dichiara all’Agenzia Fides il Barnabita p. Giuseppe Moretti, missionario nella Repubblica Islamica dell’Afghanistan dal 1990 al 2015, e primo Superiore della “Missio sui iuris” istituita dalla Santa Sede nel 2002.
Secondo il Barnabita, la spinta verso principi di integrazione ed innovazione oggi portati avanti dalle donne agane è parte integrante della storia nazionale: “Si può credere a ragion veduta che se il re Mohammed Zahir Shah fosse riuscito a realizzare il programma che aveva in mente, l’Afghanistan oggi sarebbe uno dei paesi più aperti del Medio Oriente: il monarca aveva avviato un processo di modernizzazione, quasi di 'occidentalizzazione', ma nel rispetto della cultura islamica, che avrebbe fatto dell’Afghanistan un paese all’avanguardia sotto tutti i punjti di vista. Ma la storia è andata diversamente”.
La riflessione del Barnabita giunge mentre diverse associazioni a supporto dei diritti femminili manifestano perplessità in merito ai risultati dei colloqui avvenuti nei giorni scorsi a Doha, in Qatar, tra funzionari del governo statunitense e movimento talebano. Tra le altre, Afghan Women's Network, rete di supporto delle organizzazioni femminili attive nel paese, ha pubblicato un documento in cui si chiede ufficialmente agli Stati Uniti di coinvolgere in modo significativo le donne nei colloqui di pace, perché “le loro preoccupazioni e le soluzioni vengano sollevate e incluse in tutte le decisioni su un piano di uguaglianza e perché si rispettino, proteggano e realizzano i loro diritti. La legittimità e la sostenibilità della pace dipendono dalla piena, equa e significativa partecipazione delle donne”. Il timore è che il “prezzo” degli accordi tra Stati Uniti e movimento talebano possa essere pagato proprio dalle donne, con compromessi che potrebbero rappresentare un ritorno alle repressioni subite in passato sotto un governo fondamentalista.
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AFRICA - Un orto botanico per combattere la malaria

Agencia FIDES - 6 February, 2019 - 04:35
Oyo - In Africa la malaria è una delle malattie più diffuse e letali. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2018 nel mondo si sono registrati 216 milioni di casi e 445mila morti a causa del paludismo, di cui 194 milioni in Africa . Oltre il 70% di tutti i decessi per malaria riguarda bambini sotto i cinque anni, dei quali oltre l’80% vive nell’Africa subsahariana. In questa regione solo il 19% dei bambini colpiti da malaria riesce a ricevere un trattamento adeguato e ogni 2 minuti muore un bambino a causa di questa malattia. La Nigeria è il Paese che affronta il carico maggiore, con il 27% dei casi a livello mondiale. Questa patologia, oltre al forte impatto sulla salute, ha anche una grande incidenza sullo sviluppo economico. Dal 2000 la malaria è costata all’Africa subsahariana 300 milioni di dollari all’anno solo per la gestione dei casi e si stima che costi fino all’1,3% del Pil continentale.
Dal 2018 è in corso la somministrazione di un nuovo vaccino antimalarico in Kenya, Ghana e Malawi. Entro il 2020, l’Organizzazione mondiale della sanità punta a vaccinare almeno 360.000 bambini. Nel frattempo, per far fronte alla patologia, si ricorre ai tradizionali farmaci a base di clorochina che però sono sempre meno efficaci perché il plasmodio, causa della diffusione della patologia , è riuscito a sviluppare resistenze ai farmaci.
Nel 1972 la farmacista cinese Tu Youyou è riuscita a isolare l’artemisina, principio attivo dell’artemisia naturale. L’artemisina si è rivelata particolarmente efficace nel contrastare la malaria perché riesce a eliminare il plasmodio . Portata in Africa da medici asiatici, l’artemisina ha aiutato a ridurre gli effetti della malaria.
I Gesuiti hanno così deciso di coltivare la pianta di artemisia per poi ricavarne la preziosissima artemisina. Da anni, i religiosi hanno un arboretum a Oyo, nel Ciad. In questo orto botanico, oltre a preservare le specie autoctone rare, si proponongono di coltivare e diffondere le piante medicinali. «Coltivare l’artemisia – spiega Franco Martellozzo, Gesuita, da oltre cinquant’anni missionario in Ciad – non è semplice. I semi sono talmente fragili che debbono essere irrigati per penetrazione capillare in recipienti particolari. Poi le prime piantine vengono trapiantate in luoghi protetti e, solo due mesi dopo, vengono messe in terreno aperto”. Per poter portare avanti questo orto botanico è stato costruito un sistema di irrigazione che funziona grazie a un impianto elettrico solare. “Dall’artemisia – osserva padre Martellozzo che collabora con il confratello francese Serge Semur – verrà poi ricavata l’artemisina. Nella speranza di porre un freno alla malaria, malattia con la quale la popolazione è costretta a convivere da secoli”.
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