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ASIA/AFGHANISTAN - La costruzione della pace riparte dai giovani, tramite i social media

Agencia FIDES - 10 September, 2018 - 04:05
Kabulk - L’Helmand Peace Movement, organizzazione per la promozione della pace nata dopo un attacco suicida a Lashkargah, avvenuto lo scorso marzo, “rappresenta sicuramente un’esperienza positiva perché lascia intravedere una volontà popolare indirizzata al cambiamento. Probabilmente molte delle persone coinvolte non intendono più sostenere forze responsabili da anni dei diversi conflitti. Tuttavia, nonostante la protesta possa essere genuina, in questa fase è ancora prematuro dire se questa spinta possa rappresentare un'effettiva svolta per l'Afghanistan perché esistono ancora forti interessi delle diverse forze in campo”. Lo dichiara all’Agenzia Fides Francesco Brunello Zanitti, Presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie , con sede a Roma, riferendosi al neonato movimento afghano per la pace.
Lo studioso sottolinea come l’organizzazione, per avere successo, dovrebbe essere in grado di “dialogare con i Talebani che, rafforzati dai recenti successi, potrebbero non essere disposti a portare avanti dei colloqui di pace con il governo, spesso percepito come debole”. “Inoltre – rileva – non va dimenticato che il territorio afghano è stato influenzato dall'avanzata del Daesh negli ultimi anni e sarà al tempo stesso necessario valutare gli interessi degli attori esterni: Stati Uniti e Unione Europea , Russia, Iran e soprattutto il Pakistan”.
Il prof. Zanitti spiega che la maggior parte dei manifestanti è costituita da giovani che utilizzano i social media come strumento per la diffusione delle loro iniziative. Tuttavia, “alcuni dei partecipanti sono più anziani ed esiste dunque il tema di una memoria di guerra. Inoltre nelle aree rurali sia le attività dei Talibani che le mosse governative sono spesso percepite negativamente; quindi nei villaggi esiste poca differenza su chi compie le violenze. L'obiettivo è che terminino e che ci possa essere un futuro migliore per questi territori”.
Secondo il Presidente dell’Isag, le prospettive del movimento sembrano legate alla propria capacità di aggregare istanze provenienti da altri settori della società afghana, ad esempio le aree urbane o le classi sociali più agiate: “Se il movimento rimarrà isolato, esso non potrà avere grandi risultati e sarà limitato dai Talebani, dalle forze governative e dalle forze in campo, che potrebbero sentirsi minacciate da questo movimento. I rappresentanti dello Helmand Peace Movement hanno incontrato negli scorsi mesi il Presidente afghano Ashraf Ghani, diplomatici americani e pachistani, e anche i Talebani. Questi li hanno già accusati di essere cospiratori al servizio di interessi stranieri. Se il movimento riuscirà a condizionare gli interessi delle forze in campo, allora potrà avere successo, ma servirà tempo”.
Tra queste forze, le autorità religiose “hanno un ruolo importante nella società afghana e potrebbero dunque fornire un sostegno al nuovo movimento in cerca di pace. Alcuni religiosi hanno chiesto ai Talebani di rispondere positivamente. Tuttavia, una parte delle autorità religiose segue tendenze fondamentaliste e non credo che abbandonerà il sostegno ai Talebani o a quei gruppi politici che propongono un'agenda fondamentalista”, conclude lo studioso.
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ASIA/AFGHANISTAN - La costruzione di pace riparte dai giovani, tramite i social media

Agencia FIDES - 10 September, 2018 - 04:05
Kabulk - L’Helmand Peace Movement, organizzazione per la promozione della pace nata dopo un attacco suicida a Lashkargah, avvenuto lo scorso marzo, “rappresenta sicuramente un’esperienza positiva perché lascia intravedere una volontà popolare indirizzata al cambiamento. Probabilmente molte delle persone coinvolte non intendono più sostenere forze responsabili da anni dei diversi conflitti. Tuttavia, nonostante la protesta possa essere genuina, in questa fase è ancora prematuro dire se uesta spinta possa rappresentare un'effettiva svolta per l'Afghanistan perché esistono ancora forti interessi delle diverse forze in campo”. Lo dichiara all’Agenzia Fides Francesco Brunello Zanitti, Presidente Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie , con sede a Roma, riferendosi al neonato movimento afghano per la pace.
Lo studioso sottolinea come l’organizzazione, per avere successo, dovrebbe essere in grado di “dialogare con i Talebani che, rafforzati dai recenti successi, potrebbero non essere disposti a portare avanti dei colloqui di pace con il governo, spesso percepito come debole”. “Inoltre – rileva – non va dimenticato che il territorio afghano è stato influenzato dall'avanzata del Daesh negli ultimi anni e sarà al tempo stesso necessario valutare gli interessi degli attori esterni: Stati Uniti e Unione Europea , Russia, Iran e soprattutto il Pakistan”.
Il prof. Zanitti spiega che la maggior parte dei manifestanti è costituita da giovani che utilizzano i social media come strumento per la diffusione delle loro iniziative. Tuttavia, “alcuni dei partecipanti sono più anziani ed esiste dunque il tema di una memoria di guerra. Inoltre nelle aree rurali sia le attività dei Talibani che le mosse governative sono spesso percepite negativamente; quindi nei villaggi esiste poca differenza su chi compie le violenze. L'obiettivo è che teminino e che ci possa essere un futuro migliore per questi territori”.
Secondo il Presidente dell’Isag, le prospettive del movimento sembrano legate alla propria capacità di aggregare istanze provenienti da altri settori della società afghana, ad esempio le aree urbane o le classi sociali più agiate: “Se il movimento rimarrà isolato, esso non potrà avere grandi risultati e sarà limitato dai Talebani, dalle forze governative e dalle forze in campo, che potrebbero sentirsi minacciate da questo movimento. I rappresentanti dello Helmand Peace Movement hanno incontrato negli scorsi mesi il presidente afghano Ashraf Ghani, diplomatici americani e pachistani, e anche i Talebani. Questi li hanno già accusati di essere cospiratori al servizio di interessi stranieri. Se il movimento riuscirà a condizionare gli interessi delle forze in campo, allora potrà avere successo, ma servirà tempo”.
Tra queste forze, le autorità religiose “hanno un ruolo importante nella società afghana e potrebbero dunque fornire un sostegno al nuovo movimento in cerca di pace. Alcuni religiosi hanno chiesto ai Talebani di rispondere positivamente. Tuttavia, una parte delle autorità religiose segue tendenze fondamentaliste e non credo abbandonerà il sostegno ai Talebani o a quei gruppi politici che propongono un'agenda fondamentalista”, conclude lo studioso.
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AMERICA/MESSICO - La Chiesa contribuisce ai Forum di pacificazione e riconciliazione

Agencia FIDES - 10 September, 2018 - 03:54
Morelia - L'assistenza alle vittime, la proposta del perdono e della riconciliazione, la prevenzione della violenza e della delinquenza attraverso l'educazione alla pace: sono i focus indicati da Mons. Carlos Garfias, Arcivescovo di Morelia, per il ciclo dei “Forum di pacificazione e riconciliazione nazionale” convocati dal Presidente della Repubblica, Andrés Manuel López Obrador, con l'obiettivo di rappacificare il paese, sconvolto dalla violenza e dal narcotraffico. Come appreso da Fides, mons. Garfias è stato designato dalla Conferenza episcopale come Coordinatore della partecipazione della Chiesa ai Forum.
L'intero processo, di ascolto e consultazione, terminerà alla fine di ottobre con la realizzazione dell'ultimo Forum, e fornirà al prossimo governo indicazioni per cercare di raggiungere la pace sociale. Convocate, oltre alle vittime della delinquenza, organizzazioni della società civile, accademici, imprenditori, gruppi religiosi e istituzioni dello Stato.
In un colloquio con l'Agenzia Fides, mons. Garfias ha illustrato l'obiettivo: “Concretizzare un processo di ascolto e consultazione” nella ricerca di "una strada per la pacificazione del paese, con mete a medio e lungo termine". Attivo da anni in questo campo, il Presule spiega a Fides che si è incontrato con la responsabile dei Forum, la futura Capo di Gabinetto Olga Sánchez Cordero, e con il futuro Ministro degli Interni, Alfonso Durazo. Mons. Garfias ha proposto di “approfittare dei Forum per avvicinarsi alle vittime, offrendo loro uno spazio di ascolto delle loro sofferenze”. In particolare, ha offerto "alcuni programmi di costruzione di pace che la Chiesa ha avviato a partire dal 2010, attraverso centri di ascolto, gruppi di auto-aiuto di vittime e centri di assistenza legale e psicosociale". Sono programmi volti a "riconciliare le persone internamente ed esternamente attraverso esperienze di perdono, e a ricostruire il tessuto sociale, a recuperare la fiducia e la sicurezza personale, che sono i risultati di una vera rappacificazione come società".
Mons. Garfias ricorda che "il perdono è sempre un processo basato sulla volontà personale. Ogni persona ferita può scegliere di accettare la sua situazione, scoprendo che ha la possibilità e può trovare in sè e il coraggio di perdonare e così risanarsi interiormente dal danno che le ha procurato l'accumularsi di rancore, rabbia e desideri di vendetta”. “Come Chiesa - afferma l'Arcivescovo - possiamo aiutare a vedere la situazione con gli occhi di Dio, a recuperare un nuovo senso alla vita e a ricominciare”. Strumento utile sono le “Scuole di Perdono e Riconciliazione” create dal religioso colombiano Leonel Narváez e già attive in Messico.
"La giustizia transizionale – la proposta che orienta il processo iniziato con i Forum – è questa: in una situazione eccezionale, si adegua la legge, utilizzando in alcuni casi strumenti come l'indulto. Non è un'amnistia assoluta ma è lo sforzo di ricostruire il tessuto sociale” spiega. Affinché il processo possa essere efficace, "la prevenzione della violenza è la cosa più importante”, rileva. Oltre ai Forum si stanno organizzando riunioni per temi specifici, come la droga, la sicurezza, la Polizia, gli emigranti, i rifugiati, i carcerati.
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ASIA/COREA DEL SUD - I Vescovi asiatici, apostoli di riconciliazione: “In Corea la pace è possibile”

Agencia FIDES - 10 September, 2018 - 03:37
Seoul - "I Vescovi asiatici, nonostante l’ostilità e i pericoli del contesto in cui vivono, sono davvero coraggiosi nel difendere la dignità umana e nel mettere in pratica la giustizia sociale. Sono veri apostoli di pace impegnati in un dialogo incessante con persone di varie lingue, religioni ed etnie, al fine di raggiungere la riconciliazione". Lo ha detto il Cardinale Andrea Yeom Soo-jung, Arcivescovo Seoul e Amministratore Apostolico di Pyongyang, nella chiusura della terza edizione del "Forum per la condivisione della pace nella penisola coreana", ospitato nei giorni scorsi dall'Arcidiocesi di Seoul. Come riferito a Fides dall’Ufficio comunicazioni dell’Arcidiocesi di Seoul, il Cardinale coreano ha introdotto la presenza di rappresentanti asiatici come i Cardinali Oswald Gracias, Arcivescovo di Mumbai , Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon e l’Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, Ordinario di Lahore : persone chiamate a offrire una testimonianza, una prospettiva e spunti di riflessione preziosi per la situazione coreana.
Il Cardinale Oswald Gracias ha notato che “per raggiungere la riconciliazione, dobbiamo sforzarci di costruire la fiducia reciproca" e ha affermato che "il dialogo per la pace non deve rimanere solo a livello di conversazione ma deve necessariamente portare all'azione”.
Il Cardinale Charles Maung Bo ha ricordato che "la Chiesa in Myanmar è cresciuta di pari passo alla democratizzazione del paese e la Chiesa sta contribuendo alla ricostruzione del paese, in particolare in materia di istruzione, difesa dei diritti umani, delle donne e delle minoranze etniche". E ha aggiunto che "la Chiesa in Myanmar sta lavorando molto nel campo del dialogo interreligioso con buddisti e musulmani per costruire insieme la pace insieme".
Infine l’Arcivescovo Francis Shaw ha sottolineato che "la giustizia sociale è l'uguaglianza, e tutto questo deve partire dalla base, cioè dalla famiglia". E, riferendosi al contesto coreano, ha detto: "L’importante è ritrovare valori e identità comuni alle due Coree: a partire da questi il dialogo e la condivisione divengono possibili", aggiungendo che "sarà molto importante inoltre far fronte ai bisogni urgenti di tutti i coreani, soprattutto per quelli che vivono nel Nord".
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AFRICA/EGITTO - La Chiesa cattolica rinnova e rilancia il suo sito d'informazione online

Agencia FIDES - 8 September, 2018 - 04:47
Il Cairo – – E' identificato dalla “stringa” catholic-eg.com il sito web d'informazione online della Chiesa cattolica in Egitto, rilanciato dopo una fase di rinnovamento e potenziamento, con il patrocinio del Consiglio dei Patriarchi e vescovi che guidano le Chiese cattoliche locali. Il sacerdote copto cattolico Hani Bakhoum, portavoce della Chiesa cattolica in Egitto, ha riferito che il nuovo strumento d'informazione online fornirà in lingua araba notizie, analisi e commenti relativi alla vita delle Chiese cattoliche locali e alle istituzioni ad esse collegate.
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ASIA/INDIA - Depenalizzazione dei rapporti omosessuali: la Chiesa promuove l'unione d’amore tra uomo e donna

Agencia FIDES - 8 September, 2018 - 04:20
Nuova Delhi – La Corte Suprema ha depenalizzato l'atto omosessuale tra adulti consenzienti. "In primis vorrei ricordare che l'atto omosessuale tra un adulto e un minorenne è sempre illegale e criminale. Inoltre, per la Chiesa cattolica, l'atto omosessuale tra adulti consenzienti resta moralmente inaccettabile", dichiara a Fides p. Stephen Fernandes, Segretario dell'Ufficio per la giustizia, la pace e lo sviluppo nella Conferenza episcopale indiana.
"Il punto critico per il chiarimento è: l'omosessualità non è un crimine, ma ciò non significa che gli atti omosessuali o il comportamento omosessuale siano moralmente accettabili o giustificati. La Chiesa cattolica sostiene che il comportamento omosessuale è moralmente inaccettabile perché viola lo scopo della sessualità umana che è la procreazione e l'unione d'amore, che si compie nell'unione tra l'uomo e la donna nel matrimonio. Nella prospettiva cattolica, atti o comportamenti omosessuali sono moralmente inaccettabili", ricorda p. Fernandes.
Il prete traccia anche una distinzione tra "l'omosessualità di origine psicogenetica e l'omosessualità acquisita con scelta e pratica deliberata", notando che "anche quando esiste una particolare inclinazione agli atti omosessuali, la persona mantiene la sua intrinseca dignità umana e il suo valore assoluto", ricorda p. Fernandes.
La Chiesa rispetta la dignità degli omosessuali come persone", senza esclusione o discriminazione e "condanna ogni tipo di violenza e di odio contro di loro", auspicando che siano trattati "con comprensione, compassione e sensibilità".
P. Fernandes prosegue: "Molti potrebbero concludere che la depenalizzazione significhi giustificazione e accettabilità morale. Questo è un errore. Oggi è necessaria una adeguata formazione sulle implicazioni morali della sessualità umana. La formazione della coscienze è essenziale in questo campo, ed è un compito impegnativo per la Chiesa e la società", rileva.
La CBCI afferma che la Chiesa "promuove il valore fondamentale del matrimonio come unione tra uomo donna e della famiglia generata da tale unione coniugale". Il sacerdote nota: "La depenalizzazione degli atti omosessuali è probabile che induca una campagna per legalizzare le unioni omosessuali, considerarle alla pari con il matrimonio o dare alle coppie omosessuali il diritto di adottare bambini"; ma, insegna la Chiesa, “il bene comune richiede che le leggi riconoscano, promuovano e tutelino il matrimonio tra uomo e donna come base della famiglia, cellula primaria della società", senza collocare in alcun modo le unioni omosessuali allo stesso livello del matrimonio, conclude il Segretario.
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AFRICA/MADAGASCAR - Un centro di assistenza per bambini con malformazioni fisiche

Agencia FIDES - 8 September, 2018 - 03:14
Fianarantsoa – “Curare ed educare i bambini per reinserirli nelle loro comunità di origine”: è questo l’obiettivo del “Preventorium Rainier III”, promosso dai Gesuiti Victor Papof e Daniel Ferrero della diocesi di Fianarantsoa. Si tratta di una di una struttura di assistenza sociale per bambini con malformazioni fisiche, legate soprattutto al rachitismo, che sorge a circa 3 chilometri dalla città di Fianarantsoa. In una nota pervenuta a Fides, Suor Christina, delle Suore Carmelitane Missionarie Teresiane, direttrice del Rainier III, spiega l’intento della struttura. “Il Preventorium –ospita ogni anno da 35 a 40 bambini con malformazioni fisiche, affetti da rachitismo e altre malformazioni. Vi sono anche casi che superano le nostre competenze, come ad esempio i bambini affetti da infermità motorie cerebrali che purtroppo non possiamo ammettere”.
Responsabile di questa struttura èla diocesi di Fianarantsoa, e, tra i principali collaboratori ci sono il Centro Sanitario Diocesano di Ambatomena dove vengono effettuati i ricoveri, le cure e gli interventi chirurgici dei bambini, il Centro Ospedaliero universitario di Tambohobe. Grazie a questi ospedali, ai bambini si garantiscono cure specializzate o gli interventi chirurgici necessari.
“Nello sguardo luminoso e gioioso dei bimbi poveri, malati, disabili, scopriamo non soltanto il viso di Cristo che li ama ma anche la bontà e la generosità di coloro che li amano e li aiutano”, sottolinea suor Christine.
Più dell’80% della popolazione malgascia vive nelle aree rurali, da dove provengono la maggiore parte dei bambini in cura presso il Preventorium. Vivono in villaggi remoti ed isolati, in zone che non dispongono di vie di comunicazione né di mezzi di trasporto. Molti genitori nascondono i loro bimbi disabili per vergogna. L’indigenza che colpisce le famiglie penalizza le spese per la sanità e l’educazione. Ciònonostante, suor Christine crede alla possibilità di intervento e invita i genitori ad impegnarsi maggiormente per i loro figli, portandoli in ospedale il più presto possibile per poter intervenire rapidamente. Finanziato dal Principato di Monaco, il Ventro è stato fondato il 1 luglio 1999 ed è stato inaugurato dal Principe Albert il 12 marzo 2003. Sin dall’inizio la gestione di quest’opera è stata affidata alle Suore Carmelitane Missionarie Teresiane.

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AMERICA/PARAGUAY - Proteste anti-corruzione dei giovani: dimissioni di tre parlamentari

Agencia FIDES - 8 September, 2018 - 02:28
Asunción - Accusato malversazione di fondi pubblici e corruzione, si è dimesso il deputato Jorge Ovieto Matto: è il terzo legislatore che lascia l'incarico in meno di un mese. Il 6 agosto, infatti, era stata la volta del suo collega José María Ibáñez, mentre il 30 agosto il Senato ha accettato le dimissioni di Óscar González Daher che, al termine della scorsa legislatura, era stato privato dell'immunità parlamentare. Le proteste erano cominciate il 1° agosto, poco dopo l'inizio dei lavori del nuovo Parlamento, quando Juan Sebastián Bonini, un giovane architetto e attivista sociale cattolico, era entrato nell'emiciclo della Camera dei Deputati per esigere le sue dimissioni. Giorni dopo, altri ex alunni associati di varie scuole cattoliche, come l'Istituto San José dei padri Betharramiti e il Cristo Rey dei Gesuiti, avevano promosso un gran corteo chiedendo la rinuncia dei parlamentari corrotti e altre norme anticorruzione. Alla protesta si erano uniti la federazione degli studenti universitari, altre istituzioni della società civile e un gran numero di cittadini. Anche sui social media si è diffusa l'indignazione della gente, mentre la stampa rivelava ulteriori illeciti di legislatori. Dopo la rinuncia di Ibáñez , le proteste avevano preso di mira González Daher e, per ben 22 sere consecutive, molti cittadini hanno chiesto le dimissioni del politico davanti a casa sua, fino a che “a causa dell'indignazione popolare, González Daher si è reso conto che i deputati che prima gli assicuravano il voto contro la sua destituzione, non l'avrebbero più fatto, e si è visto obbligato a dimettersi”, spiega Juan Sebastián Bonini all'Agenzia Fides.
Poco prima delle dimissioni di Oviedo Matto, il presidente della Repubblica ha ratificato l'abolizione del regolamento che esigeva una maggioranza qualificata di due terzi del Parlamento per approvare la perdita dell'immunità parlamentare. Tale regolamento - spiega ancora Bonini - era stato promulgato negli ultimi mesi della scorsa legislatura come strada di auto-protezione dei componenti del Congresso.
Ora le proteste prendono di mira i deputati Carlos Portillo e Víctor Bogado, accusati anch'essi di atti di corruzione: gruppi di persone protestano di sera davanti alle loro residenze. I fatti per i quali Ibanez era stato accusato risalgono al 2013, mentre il caso di González Daher è venuto alla luce nel dicembre scorso, quando la stampa aveva divulgato registrazioni di sue telefonate, mentre era presidente della Giuria di Incriminazione di Magistrati, in cui faceva pressioni a giudici perché emettessero sentenze favorevoli a suoi parenti, politici ed impresari amici.
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AFRICA/SOMALIA - La Caritas Somalia: sostegno alle popolazioni locali, nel rispetto per la loro fede islamica

Agencia FIDES - 8 September, 2018 - 02:11
Mogadiscio – La sicurezza è ancora un problema e i rapporti con le istituzioni locali non sono sempre facili, ma la Caritas Somalia continua a lavorare con i somali e per i somali. “Il nostro lavoro è complesso”, spiega all’Agenzia Fides Maria Jose Alexander, messicana, da un anno direttrice di Caritas Somalia. “Dobbiamo lavorare su un terreno difficile. In molte zone del Paese sono ancora presenti i miliziani jihadisti di al Shabaab . Questi si finanziano con i rapimenti degli stranieri e con “tassazioni” locali stile mafia. Per chi non è somalo, anche se cooperante, è difficile risiedere in pianta stabile nel Paese. Per questo motivo, ci avvaliamo di collaboratori locali. Poi non vanno dimenticati i frequenti attentati anche se quelli, purtroppo, colpiscono tutti”.
La Somalia da 27 anni vive una guerra civile che ha portato a uno stato di quasi anarchia. Caduto il dittatore Siad Barre, nel 1991 il paese si è spaccato. Al Nord, nella regione dell’ex Somalia britannica, è nato il Somaliland, Stato autoproclamatosi indipendente, ma non riconosciuto a livello internazionale. A Nord-Est è nata la regione semiautonoma del Puntland, anch’essa relativamente stabile. A Sud è rimasta la Somalia, guidata da un debole governo federale che gode del sostegno dell’Unione africana e delle potenze internazionali , ma controlla solo una parte della costa e pochi quartieri della capitale Mogadiscio.
Nonostante ciò, la Caritas Somalia ha attivi nel paese quattro progetti. In Somaliland, è impegnata ad Hargeisa nel sostegno di una quarantina di bambini che vivono nei campi sfollati. La Caritas li sostiene in campo educativo e fornisce loro cure mediche, libri e cibo. Sempre in Somaliland, è attivo un progetto agricolo a Burao. In collaborazione con l’Ong “Seed”, vengono insegnate ai contadini le tecniche di coltivazione più avanzate e, soprattutto, i sistemi di irrigazione che permettono di fare un uso efficiente e parsimonioso dell’acqua. A Baidoa, a 250 km da Mogadiscio, è stata creata una piccola scuola in uno dei 300 campi profughi presenti nella regione. Oltre a mantenere agli studi 100 bambini è stata realizzata una cisterna d’acqua che serve la comunità locale. Infine, in Puntland è stato dato vita a un doppio progetto per la formazione professionale rivolto a 50 ostetriche e ai contadini .
La Caritas Somalia ha buoni rapporti con le autorità sia quelle del governo federale sia quelle locali. “Non è sempre stato tutto facile” osserva Maria Jose Alexander. “In passato ci sono state incomprensioni soprattutto sulla natura della nostra organizzazione. In qualche politico c’era il timore che noi lavorassimo per convertire i somali. Ma noi siamo impegnati unicamente nel sostegno alle popolazioni locali e abbiamo un grande rispetto per la loro fede islamica. Abbiamo chiarito il fraintendimento e adesso operiamo in piena armonia con le istituzioni. Sperando che la pace possa tornare presto in tutto il paese”.
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ASIA/TURCHIA - L'Arcivescovo armeno Athesyan elogia la politica del governo verso le minoranze religiose

Agencia FIDES - 7 September, 2018 - 05:18
Istanbul – La Turchia di oggi “non è più quella di una volta”, perché da quando il Partito della Giustizia e dello Sviluppo del Presidente Recep Tayyip Erdogan è salito al potere le cose sono cambiate, e c'è un governo “forte e desideroso di garantire i diritti delle minoranze”. Così si è espresso nei giorni scorsi l'Arcivescovo armeno apostolico Aram Athesyan, già “locum tenens” del Patriarcato armeno di Costantinpoli, facendo riferimento alla prossima celebrazione eucaristica che si terrà a breve nella chiesa medievale armena della Santa Croce, presso l'isola Akdamar, nel lago Van .
In alcune dichiarazioni rilanciate dai media turchi, l'Arcivescovo ha insistito sul fatto che prima dell'ascesa al potere dell'Akp “certe cose in Turchia erano tabù”, e invece “adesso stiamo ripristinando i nostri santuari e alcune delle nostre comunità stanno ricevendo anche le autorizzazioni per costruire nuove chiese”, mentre molte restrizioni sono già scomparse e abbiamo iniziato a percepire in maniera positiva la nostra condizione in questo Paese ".
Alla fine dello scorso marzo, come riferito dall'Agenzia Fides , in alcuni quartieri di Istanbul erano stati affissi manifesti anonimi che attaccavano proprio l'Arcivescovo Aram Athesyan, già “locum tenens” del Patriarcato armeno apostolico di Costantinopoli, che nell'agosto precedente era stato sostituito in quel ruolo dall'Arcivescovo Karekin Bekdjian, e che in seguito era tornato a giocare un ruolo chiave nelle vicende interne del Patriarcato, dopo che le autorità turche avevano di fatto azzerato l'intero processo elettorale avviato nel 2016 per scegliere il successore del Patriarca Mesrob II Mutafyan, colpito fin dal 2008 da una malattia neurologica invalidante.
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AFRICA/SUDAFRICA - L'Arcivescovo di Johannesburg: “Le violenze xenofobe sono una violazione del comandamento dell’amore”

Agencia FIDES - 7 September, 2018 - 04:35
Johannesburg - “Ancora una volta, abbiamo dovuto vedere immagini diffuse dai media di sudafricani ben vestiti e ben nutriti che saccheggiano negozi di proprietà straniera, aggredendo i proprietari, minacciandoli di morte e lasciando sullo loro scia distruzione e vite annientate” ha affermato Sua Ecc. Mons. Buti Joseph Tlhagale, Arcivescovo di Johannesburg e Presidente dell’Ufficio per i Migranti e i Rifugiati della Southern African Catholic Bishops’ Conference , nel denunciare le violenze xenofobe verificatesi la scorsa settimana a Zeerust e a Soweto.
Almeno 4 persone hanno perso la vita in assalti contro negozi gestiti da stranieri dopo che un commerciante non sudafricano aveva ucciso un malvivente nel corso di una rapina. Sebbene tutte le vittime siano sudafricane, diversi esercizi commerciali posseduti da stranieri sono stati saccheggiati e distrutti.
In precedenza erano scoppiati altri disordini a seguito della diffusione di notizie secondo le quali i negozianti immigrati avrebbero venduto prodotti scaduti o contraffatti.
"Sia a Zeerust che a Soweto, i cittadini avrebbero dovuto portare di fronte alle forze dell’ordine le accuse secondo le quali alcuni stranieri vendono droghe o merci scadute. Non ci può fare giustizia da soli” ha sottolineato Mons. Tlhagagle.
L'Arcivescovo ha detto di essere rimasto sbalordito nel vedere i saccheggiatori caricare frigoriferi, stufe e altre attrezzature sui camion e portarsi via tutto questo sotto gli sguardi dei poliziotti che non sono intervenuti.
Ricordando che circa l’80% della popolazione sudafricana si dichiara cristiana, Mons. Tlhagale ha esortato a rispettare il comando evangelico di “amare il prossimo come se stessi” . Quindi, ha sottolineato, odiare qualcuno sulla base della diversa nazionalità, razza, appartenenza tribale o religione, è una diretta violazione del comandamento dell’amore
Secondo l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati sono 280.000 i rifugiati e i richiedenti asilo che vivono in Sudafrica.
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AFRICA/SUDAFRICA - “Le violenze xenofobe sono una violazione del comandamento dell’amore” dice l’Arcivescovo di Johannesburg

Agencia FIDES - 7 September, 2018 - 04:35

Johannesburg - “Ancora una volta, abbiamo dovuto vedere immagini diffuse dai media di sudafricani ben vestiti e ben nutriti che saccheggiano negozi di proprietà straniera, aggredendo i proprietari, minacciandoli di morte e lasciando sullo loro scia distruzione e vite annientate” ha affermato Sua Ecc. Mons. Buti Joseph Tlhagale, Arcivescovo di Johannesburg e Presidente dell’Ufficio per i Migranti e i Rifugiati della Southern African Catholic Bishops’ Conference , nel denunciare le violenze xenofobe verificatesi la scorsa settimana a Zeerust e a Soweto.
Almeno 4 persone hanno perso la vita in assalti contro negozi detenuti da stranieri dopo che un commerciante non sudafricano aveva ucciso un malvivente nel corso di una rapina. Sebbene tutte le vittime siano sudafricane, diversi esercizi commerciali posseduti da stranieri sono stati saccheggiati e distrutti.
In precedenza erano scoppiati altri disordini a seguito della diffusione di notizie secondo le quali i negozianti immigrati avrebbero venduto prodotti scaduti o contraffatti.
"Sia a Zeerust che a Soweto, i cittadini avrebbero dovuto portare di fronte alle forze dell’ordine le accuse secondo le quali alcuni stranieri vendono droghe e o merci scadute. Non ci può fare giustizia da soli” ha sottolineato Mons. Tlhagagle.
L'Arcivescovo ha detto di essere rimasto sbalordito nel vedere i saccheggiatori caricare frigoriferi, stufe e altre attrezzature sui camion e portarsi via tutto questo sotto gli sguardi dei poliziotti che non sono intervenuti.
Ricordando che circa l’80% della popolazione sudafricana si dichiara cristiana, Mons. Tlhagale ha esortato a rispettare il comando evangelico di “amare il tuo prossimo come se stesso” . Quindi, ha sottolineato, odiare qualcuno sulla base della diversa nazionalità, razza, appartenenza tribale o religione, è una diretta violazione del comandamento dell’amore
Secondo l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati sono 280.000 i rifugiati e i richiedenti asilo che vivono in Sudafrica.
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EUROPA/SPAGNA - E’ morto don Anastasio Gil, Direttore nazionale delle POM

Agencia FIDES - 7 September, 2018 - 04:19
Madrid – E’ morto oggi a Madrid, dopo un anno di malattia, don Anastasio Gil, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Spagna, noto come instancabile missionario e uomo di Dio. Anastasio Gil García era nato l'11 gennaio 1946 a Veganzones . Era stato ordinato sacerdote a 24 anni nella diocesi di Segovia. Nel 1983 fu incardinato nella diocesi di Madrid. Laureato in Teologia all'Università di Comillas nel 1970, aveva poi conseguito un Diploma in Psicologia dell'educazione nel 1972, e un Dottorato in Teologia presso l'Università di Navarra, nel 1981.
Nel 1999 era stato nominato direttore del Segretariato della Commissione episcopale delle Missioni e della cooperazione tra le Chiese, della Conferenza episcopale spagnola. Nel 2011 venne nominato Direttore nazionale delle POM, incarico confermato nel 2016, e che ha mantenuto fino alla fine dei suoi giorni, nonostante la malattia. Don Anastasio ha dato un particolare contributo alla formazione permanente dei missionari, nell’ambito dei Corsi e dei Seminari promossi dal CIAM. Ha visitato in numerose occasioni le 69 Delegazioni diocesane delle missioni, sottolineando l'importanza della consapevolezza missionaria e della comunione ecclesiale.

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ASIA/COREA DEL SUD - Il Cardinale Yeom: il nuovo vertice a Pyongyang sia “pietra miliare verso la pace”

Agencia FIDES - 7 September, 2018 - 03:56
Seul - “Sono molto felice che i due Capi di stato della Corea del Nord e del Sud abbiano deciso di incontrarsi di nuovo a Pyongyang il 18 settembre, dopo i precedenti due storici summit di quest'anno. E sono molto grato a Dio per aver guidato sia la Corea del Sud che la Corea del Nord, nel cammino verso la pace nella penisola coreana”: lo dichiara all’Agenzia Fides il Cardinale Andrea Yeom Soo-Jung, Arcivescovo di Seul e Amministratore apostolico di Pyongyang, commentando l’annuncio ufficiale, partito da Seul, del terzo summit tra il leader della Nord Corea Kim Jong-un e il presidente sudcoreano Moon Jae-in, che si terrà nella capitale nordcoreana dal 18 al 20 settembre prossimo. L’incontro mostra l'avanzamento delle relazioni tra le due Coree e la determinazione sulla denuclearizzazione della penisola.
“Innanzitutto - rileva il Cardinale all’Agenzia Fides - desidero sinceramente che il prossimo vertice di Pyeongyang possa essere una pietra miliare, un passo significativo che aiuti a dare attuazione immediata alla ‘Dichiarazione Panmunjom’, che può essere riassunta principalmente nei principi di denuclearizzazione della penisola coreana e ristabilimento della pace”. “Nella Chiesa coreana pregheremo per il successo del prossimo summit. Chiedo ai fedeli coreani ma anche a tutto il popolo di Dio, in ogni parte del mondo, di unirsi a noi e di elevare a Dio preghiere per una autentica pace e riconciliazione nella penisola coreana. Crediamo profondamente che il dialogo sia l'unica via per la pace, come ha sottolineato Papa Francesco”, ha concluso l’Arcivescovo di Seul.
Il leader nordcoreano Kim Jong-un intende completare la denuclearizzazione della penisola entro la fine del primo mandato del presidente americano Donald Trump, a gennaio 2021. Lo ha detto Chung Eui-yong, inviato speciale del presidente sudcoreano Moon Jae-in, riferendo quanto espresso nei giorni scorsi da Kim Jong-un a Pyongyang. Kim ha citato come “prova di buona volontà” lo smantellamento del sito nucleare di Punggye-ri, avvenuto a maggio scorso, e il lavoro per smantellare l’unico sito di test missilistici nord-coreano, il che significherebbe la totale sospensione dei test di missili a lungo raggio.
L’attenzione della Chiesa cattolica in Corea sul processo di riavvicinamento è grande: nei giorni scorsi si è tenuto a Seul il terzo “ Forum per la condivisione della pace nella penisola coreana”, cui hanno preso parte cardinali, arcivescovi e vescovi della Chiesa in Asia, riuniti sul tema “Dignità umana e Pace: preparare la via per la penisola coreana” . Il Cardinale Andrea Yeom Soo-Jung, nel suo discorso d’apertura, ha auspicato l’impegno delle Chiese asiatiche a cooperare per “portare a compimento la vera missione di umanizzazione ed evangelizzazione della penisola coreana e del continente asiatico”.
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AMERICA/PERU’ - I Vescovi sulla crisi morale: “Il nostro Paese deve essere governato da buoni e veri politici”

Agencia FIDES - 7 September, 2018 - 03:44
Lima – Dinanzi alla preoccupante situazione di crisi morale che vive il Perù a causa della corruzione nel sistema giudiziario , i Vescovi, riuniti per l'assemblea plenaria della Conferenza episcopale, hanno pubblicato un messaggio al popolo peruviano con l'invito a rinnovare la speranza, mentre sottolineano alcuni aspetti della crisi che sta attraversando la società e propongono misure per superarla.
"Soffriamo una corruzione politica, giudiziaria, economica e sociale, dovuta alla decomposizione etica causata dall'abbandono degli ideali cristiani, e dalla deformazione e dall’anestetizzazione delle coscienze. Pertanto, chiediamo a tutti gli uomini di buona volontà di fare un sincero esame di coscienza, che consenta loro di agire in diversi ambiti della loro condotta, rispettando la verità e la trasparenza e respingendo la corruzione. Siamo tutti chiamati a questa conversione", si legge nell'inizio del messaggio pervenuto all’Agenzia Fides.
I Vescovi invitano ad affrontare con decisione il fenomeno della corruzione: "Tutti i peruviani devono essere consapevoli della necessità di unire le forze, per affrontare con fermezza la corruzione che si verifica nell'amministrazione della giustizia". Propongono anche una seria riflessione sulle prossime elezioni: "Di fronte alle prossime elezioni regionali e municipali del 7 ottobre, vorremmo ricordare che la Chiesa apprezza il sistema della democrazia, nella misura in cui assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce alle persone governate la possibilità di eleggere e controllare i propri governanti, o sostituirli prontamente in modo pacifico... Il nostro Paese deve essere governato da buoni e veri politici, quindi vi invitiamo a prendere sul serio e, secondo i valori cristiani, la nostra partecipazione alla vita politica".
Nel loro messaggio infine i Vescovi peruviani si esprimono riguardo ai migranti venezuelani e al problema degli abusi nella Chiesa, affermando che "La situazione dei nostri fratelli immigrati è anche motivo di preoccupazione per noi. Il nostro atteggiamento nei loro confronti deve essere umano e veramente cristiano". Riguardo al deplorevole argomento degli abusi nella Chiesa, citano la recente Lettera di Papa Francesco al Popolo di Dio, in cui si legge: Sono consapevole dello sforzo e del lavoro che si compie in diverse parti del mondo per garantire e realizzare le mediazioni necessarie, che diano sicurezza e proteggano l’integrità dei bambini e degli adulti in stato di vulnerabilità, come pure della diffusione della ‘tolleranza zero’ e dei modi di rendere conto da parte di tutti coloro che compiono o coprono questi delitti” .

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AFRICA - Summit Cina-Africa: dov’è la Chiesa, “esperta di umanità”?

Agencia FIDES - 7 September, 2018 - 03:05
Lomè – “Fa un certo effetto vedere la massiccia partecipazione di capi di Stato africani al Forum per la Cooperazione Cina-Africa : si tratta di un vero e proprio record. Il destino di milioni di africani viene suggellato da partenariati politici ed economici di ogni tipo”: lo dice all’Agenzia Fides padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società delle Missioni Africane. Commercio, tecnologia, media, diplomazia, agricoltura, cultura e scambi interpersonali sono tra i settori presi in esame per la cooperazione nel corso del Summit sul Forum per la Cooperazione Cina-Africa che vede come partner 52 Paesi africani, la Commissione dell’Unione Africana e la Repubblica Popolare Cinese. Aiuti, investimenti e prestiti ai Paesi africani per 60 miliardi di dollari sono stati annunciati a Pechino dal presidente Xi Jinping, al Forum per la cooperazione Cina-Africa. L’annuncio è giunto di fronte alle delegazioni e ai dirigenti di ben 53 Paesi africani. Il 4 settembre, il Forum si è concluso con la pubblicazione di due documenti che sintetizzano i risultati raggiunti: la “Dichiarazione di Pechino” e il “Piano d'azione di Pechino", che illustrano la volontà di aumentare la qualità e l'efficienza della cooperazione bilaterale
“Bisogna ammettere che una forza così importante del nostro Continente come la Chiesa risulta grande assente a questo evento internazionale”, continua il sacerdote commentando l’evento. “Dov’è la Chiesa d’Africa? Chi si farà sua portavoce in questo incontro così cruciale per il Continente? Perché non partecipa a tali dibattiti che riguardano la vita della sua stessa popolazione? La sua vocazione di ‘esperta in umanità’ è limitata solo alle quattro mura delle chiese? Con la sua assenza, dà ragione a uomini come Wayne S. Peterson, quando sostiene che quelli in cui Cristo si incarna oggi, coloro che godono della saggezza di Dio, non si trovano più tra gli uomini della Chiesa, ma tra i leader del mondo politico ed economico, a cui Dio spiega i suoi progetti di riforma mondiale?” si domanda padre Zagore.
“La divisione dei poteri politici e religiosi, non dovrebbe in alcun modo essere pretesto di esclusione radicale dei religiosi, in particolare quando si tratta di prendere decisioni sul destino della gente. La voce profetica della Chiesa è importante va ascoltata”, insiste p. Donald.
“In Africa, la Chiesa, attraverso progetti sociali in materia di istruzione, salute, acqua, ambiente, impegno per i deboli, i poveri, partecipa attivamente al miglioramento delle condizioni sociali della popolazione. Rimane presente dove i governi africani sono assenti o si sono dimessi, ed è il primo partner dei governi africani. E’ triste e sorprendente vederla assente da un Forum di tale portata”, conclude il sacerdote.
L’ultimo vertice FOCAC si era tenuto a Johannesburg, in Sudafrica, nel 2015, copresieduto dal presidente Xi Jinping e Jacob Zuma, ex presidente del Sudafrica.

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AFRICA/NIGERIA - Rilasciato il sacerdote nigeriano rapito il 1° settembre

Agencia FIDES - 6 September, 2018 - 05:53
Abuja - È libero don Christopher Ogaga, parroco dell’Emmanuel Catholic Church di Oviri-Okpe, nello Stato del Delta, rapito nella sera di sabato 1° settembre mentre viaggiava da Okpe a Warri, nel sud della Nigeria .
Secondo p. Clement Abobo, cancelliere della diocesi di Warri, il sacerdote è stato rilasciato ieri, 5 settembre, senza il pagamento del riscatto di 15 milioni di naira. “Non appena hanno capito che nessuno avrebbe pagato il riscatto, lo hanno lasciato libero” ha dichiarato p. Abobo, ad Aiuto alla Chiesa che Soffre. Secondo p. Abobo le condizioni di don Ogaga sono buone. “Siamo andati ieri a trovarlo in ospedale, dove si trovava per dei controlli. Durante il sequestro non è stato picchiato, ma è stato tenuto tutto il tempo all’esterno, sotto la pioggia, senza cibo né acqua. Ora sta bene ed è ovviamente felice di essere stato rilasciato”.
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ASIA/PAKISTAN - I Vescovi: il nuovo governo garantisca le libertà e contenga la discriminazione religiosa

Agencia FIDES - 6 September, 2018 - 05:11
Lahore - "Il nuovo governo in Pakistan mira a creare uno stato sociale secondo la visione di Quaid-e-Azam Muhammad Ali Jinnah , in cui lo stato è responsabile per l'istruzione, la salute e l'occupazione dei suoi cittadini. Il governo è chiamato a promuovere la libertà di pensiero, l'abolizione della corruzione e a contenere la discriminazione religiosa in Pakistan": è l'auspicio espresso dalla Commissione nazionale "Giustizia e pace" dei Vescovi del Pakistan, in un messaggio inviato a Fides, in cui si commenta l'attuale situazione politica della nazione.
Le elezioni generali si sono tenute in Pakistan il 25 luglio 2018. Il Pakistan Tehreek-e-Insaf è diventato il maggiore partito politico, ottenendo la maggioranza dei seggi nell'Assemblea nazionale: 138 seggi su 272. A livello provinciale, PTI è divenuto il maggiore partito nel Punjab , si è confermato come primo partito nella provincia di Kyber Pakthun Khawa , ed è risultato il secondo partito nella provincia del Sindh , mentre ha ottenuto i suoi primi 7 seggi nell'Assemblea della provincia del Baluchistan.
Attraverso la Commissione Giustizia e Pace, i Vescovi del Pakistan esprimono l'auspicio che "tutti e tre i pilastri della nazione, ovvero il potere esecutivo, legislativo e giudiziario, lavorino insieme per costruire una nazione prospera e pacifica".
L'Arcivescovo Joseph Arshad, alla guida della diocesi di Islamabd-Rawalpindi e Presidente della Commissione , nota che "la Chiesa cattolica sostiene questa transizione democratica e collaborerà con il nuovo governo in ogni modo possibile per il progresso e la pace in Pakistan". E sottolinea poi che "il governo dovrebbe anche dare priorità alle questioni che riguardano le minoranze religiose, in modo che queste siano ben integrate nella società e si sentano orgogliose di essere responsabilmente parte integrante della nazione". Secondo Arshad, è auspicabile l'istituzione del Ministero per gli affari delle minoranze, sia a livello provinciale che federale, dando nel contempo una debita rappresentanza alle minoranze in tutti i ministeri. "Il governo dovrebbe istituire la Commissione nazionale per i diritti delle minoranze religiose, e persone appartenenti alle comunità religiose minoritarie dovrebbero avere un ruolo nel governo: proteggere le minoranze è una delle principali responsabilità dell'esecutivo. Il Pakistan appartiene alle minoranze quanto alla maggioranza", aggiunge.
A nome dei Vescovi cattolici, mons. Arshad esorta, in conclusione, "a lavorare insieme per sollevare le comunità e le persone deboli ed emarginate della società e per guidare la gioventù e la nazione verso una coesistenza pacifica, operando sinceramente per il bene comune di tutti i cittadini del Pakistan".
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AMERICA/NICARAGUA - “Triste e deplorevole” l’espulsione della delegazione UNHRC; un premio al giornalismo indipendente

Agencia FIDES - 6 September, 2018 - 04:39
Managua – Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha discusso ieri, 5 settembre, la situazione in Nicaragua, su richiesta degli Stati Uniti, nonostante l'opposizione di Cina, Russia, Bolivia ed Etiopia, che non considerano la situazione in quel paese una minaccia alla pace internazionale. “La situazione di morte, violenza, repressione, crisi politica e crisi sociale in Nicaragua, è oggetto di estrema preoccupazione nell'emisfero occidentale" ha dichiarato al Consiglio di sicurezza il capo del Segretariato generale dell'Organizzazione degli Stati americani. , che, ha sottolineato, monitora la situazione nel paese in modo permanente. Gonzalo Koncke ha osservato che dal 18 aprile 322 persone sono morte nel paese centroamericano, secondo i dati forniti dalla Commissione interamericana per i diritti umani.
Il tema è stato proposto dopo che lo scorso fine settimana, il governo del Nicaragua ha espulso dal paese la delegazione delle Nazioni Unite, fatto che l’Arcivescovo di Managua, il Cardinale Leopoldo Brenes, ha criticato pubblicamente. Secondo la nota inviata da una fonte di Fides in Nicaragua, il Card. Brenes ha definito "triste e deplorevole" la partenza della delegazione delle Nazioni Unite, che era arrivata alla fine di giugno per contribuire a una soluzione pacifica della crisi socio-politica. Le dichiarazioni sono state fatte al termine della Messa di domenica scorsa: il Cardinale ha ricordato che quando è stato fatto l'invito a questa istituzione, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, UNHRC, "si pensava che ciò avrebbe contribuito ad una buona riconciliazione e a fare progressi nel dialogo”. Quindi ha ribadito: “Personalmente penso che sia veramente triste. Tuttavia rispettiamo le decisioni prese dal governo e speriamo che questo non porterà conseguenze di cui dovremmo pentirci".
Nel frattempo, è arrivata una buona notizia che incoraggia quanti seguono la vita travagliata di questo paese: la SIP ha assegnato il Premio “Libertad de Prensa” 2018, al giornalismo indipendente in Nicaragua. Mons. Silvio José Báez, Vescovo ausiliare di Managua, in un messaggio attraverso Twitter, ha commentato: “Le mie più sentite congratulazioni agli uomini e alle donne della stampa del nostro paese che, con il loro nobile lavoro, contribuiscono in modo eccezionale all'emergere di una società giusta e democratica”.

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ASIA/MALAYSIA - La Federazione cristiana della Malaysia: urge sradicare corruzione e povertà

Agencia FIDES - 6 September, 2018 - 04:34
Kuala Lumpur - Il governo della Malaysia deve impegnarsi a formulare leggi e mettere in atto politiche per sradicare la corruzione e la povertà dalla società: è quanto chiede, in un appello inviato a Fides, in preparazione al “Malaysia Day” del 16 settembre, in cui si commemora la nascita della nazione, la Federazione cristiana della Malesia che, in sintonia con i valori cristiani, opera per rendere il paese "una nazione di armonia, pace, pari opportunità, uguaglianza e prosperità per tutti".
"I cittadini malaysiani aspirano a costruire una nazione unita come immaginata dai padri fondatori. C'è una palpabile aspettativa che la Malesia sia veramente una nazione dove si respirano convivenza e prosperità", afferma la Federazione in una nota inviata a Fides, ribadendo il suo messaggio di convivenza, armonia, pace, uguaglianza.
La CFM è un organismo ecumenico che in Malaysia include il Consiglio delle Chiese della Malaysia, la Christian Evangelical Fellowship e la Conferenza episcopale cattolica della Malaysia. Attualmente il presidente della Federazione è l'Arcivescovo cattolico Julian Leow, alla guida dell'arcidiocesi cattolica di Kuala Lumpur.
Nel messaggio inviato a Fides, la Federazione sollecita preghiere "per i funzionari governativi e per i leader dei governi statali", invitando i fedeli a pregare "affinché l'opposizione si alzi per svolgere un ruolo credibile di controllo e bilanciamento dell'azione di governo".
Il messaggio ribadisce la richiesta di "mettere da parte le nostre differenze e lavorare insieme in modo che ci possa essere pace, armonia e prosperità per tutti".
Il messaggio della Federazione assume un significato particolare quest'anno, in seguito allo storico risultato delle elezioni generali che hanno visto un cambio di governo: per la prima volta, dopo l'indipendenza nel 1957 e la formazione della Malesia nel 1963, il voto ha visto la vittoria della coalizione di opposizione, rispetto al "Fronte nazionale" che ha governato per 60 anni il paese.
In preparazione al Malaysia Day, che si celebra il 16 settembre per commemorare la nascita della Federazione della Malaysia , l'Arcivescovo Julian Leow, Presidente della CFM, afferma: "Ci avviciniamo alla commemorazione con profonda gratitudine per le elezioni svoltesi pacificamente e la transizione verso un nuovo governo. Rendiamo grazie a Dio per la sua misericordia, pregandolo di benedire la nostra nazione con una nuova speranza".
"Preghiamo perché i membri dell'opposizione contribuiscano a costruire un sistema bipartitico, all'insegna del principio della responsabilità comune, mettendo in pratica il manifesto per il bene e il benessere di tutti i malesi", aggiunge .Esortando a "sconfiggere la corruzione che porterà alla rovina di qualsiasi nazione", mons. Leow auspica che "il governo agisca in modo equo e giusto, non per vendetta politica contro i sostenitori del precedente governo". "La Malesia ha bisogno di costruire una democrazia matura, dove non ci sia timore di rappresaglie ogni volta che c'è un cambio di governo" afferma l'Arcivescovo.
La popolazione malaysiana ha accolto con favore la rimozione della tassa sui beni e servizi, cancellata al fine si alleviare le difficoltà dei gruppi a medio e basso reddito. Tuttavia "occorre fare molto di più per ricostruire la nostra economia", rileva l'Arcivescovo, notando che "la revisione e la cancellazione di stravaganti mega-progetti è un ottimo inizio, ma è anche urgente una revisione approfondita delle politiche per sollevare e far sviluppare i malesi poveri e bisognosi di tutte le etnie e religioni, per costruire una società giusta ed equa". L'Arcivescovo ricorda la condizione di indigenza di popoli nativi indigeni come i Penan e gli Orang Asli, e anche dei poveri delle città, invitando a "restringere la vergognosa disparità tra i più ricchi e i più poveri".
Mons. Leow così conclude: "Uniamo le mani e facciamo la nostra parte nella ricostruzione di questa nazione. C'è così tanto da fare perché sia attuata una vera trasformazione nazionale. Lasciamo dunque da parte le nostre differenze, e rispettiamoci l'un l'altro come veri malesi, lavoriamo con uno spirito nuovo e un cuore rinnovato per avere pace, armonia e prosperità per tutti".
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