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AMERICA/BRASILE - Chiuso l'Anno del Laicato, si apre la missione dei laici nella società e nella partecipazione civile

Agencia FIDES - 6 December, 2018 - 01:55
Brasilia - L'Anno nazionale del Laicato "è stato un tempo di grazia dedicato ad approfondire la vocazione, l'identità e la missione laicale non solo tra e per i laici, ma insieme a tutta la Chiesa", e continuerà con una formazione più capillare ed approfondita, affinchè i laici siano protagonisti attivi nell'evangelizzazione e nella costruzione di una convivenza più umana, giusta e fraterna, coscienti del loro essere "soggetti ecclesiali e sociali". Marilza Lopes Schuina, presidente del Consiglio Nazionale del Laicato nel Brasile , riassume con queste parole all'Agenzia Fides, quello che la Chiesa in Brasile ha vissuto durante l'Anno che si è concluso nella solennità di Cristo Re .
A livello regionale, diocesano e parrocchiale, si è riflettuto sul ruolo dei laici e si sono creati nuovi Consigli dei laici in diocesi e parrocchie dove non erano ancora attivi, con la proposta di impegnarsi nella vita cittadina e nella gestione pubblica. La presidente della CNLB rinonosce che "il protagonismo dei laici lo si vede più che altro nei servizi pastorali interni alla vita ecclesiale, dove non sono sempre riconosciuti e sono di fatto poco partecipi negli spazi decisionali". Secondo Schuina, è necessaria "una maggior partecipazione nei consigli pastorali ed economici, nelle assemblee e nelle iniziative della Chiesa in uscita, ambiti nei quali i laici possono dare grandi contributi".
"Il laico è un soggetto ecclesiale e sociale" aggiunge Marilza Lopes Schuina, "che non deve operare solo ad intra. La sua missione è chiara: essere una presenza profetica, sacerdotale e regale" della Chiesa, attiva nel tessuto sociale. Una potenzialità enorme, perchè il laico "è Chiesa negli ambiti della società dove non arriva il clero". Nell'Anno del Laicato, secondo Marilza si sono fatti passi in avanti nella comprensione della missione dei laici. "In tutto ciò che si è fatto c'è stata l'intenzione di non limitarci all'aspetto celebrativo, bensì di passare dalle riflessioni alle azioni".
Tra le iniziative più importanti di questo Anno, c'è l'apertura di 29 nuove scuole di “Fede e Politica”, che si aggiungono alle 80 preesistenti, nelle quali si studia la Dottrina sociale della Chiesa e la sua applicazione nell'azione dei laici, invitati ad inserirsi in comitati di quartiere, cooperative, sindacati, associazioni, Consigli dell'Educazione e della Salute, partiti politici... "Il Papa insiste molto nell'inserimento in questi ambiti" sottolinea, ricordando che quello della politica è uno dei campi più urgenti. Affinchè i laici, "ancora troppo chiusi all'interno della vita ecclesiale", agiscano profeticamente nella società, occorre “una maggiore coscienza critica del loro essere cristiani” chiamati a "mettere al primo posto il Vangelo e la difesa della vita in tutti i sensi".
Sono ancora tanti coloro che "si sentono a posto andando a Messa e facendo la carità". Ma "la chiamata del laico", afferma Schuina, "è una convocazione, che è di più di un invito". Per evitare la sterilità della vocazione laicale, l'invito è di "aprirsi all'altro, che vuol dire aprirsi a Dio, cammino di realizzazione e felicità personale". Poi, nell'azione, "lo Spirito si manifesta. Nella risposta alla convocazione agisce la grazia".
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AMERICA/NICARAGUA - Sacerdote aggredito in Cattedrale con acido solforico

Agencia FIDES - 6 December, 2018 - 01:06
Managua – Nel pomeriggio di ieri, mercoledì 5 dicembre, don Mario Guevara, 59 anni, vicario della Cattedrale di Managua, è stato aggredito da una donna di 24 anni che gli ha rovesciato addosso dell’acido solforico, sul viso e sul corpo, mentre stava confessando in Cattedrale. Secondo il comunicato dell’Arcidiocesi di Managua, pervenuto all’Agenzia Fides, il Rettore della Cattedrale ha subito portato don Mario Guevara in ospedale, per le cure mediche. Sebbene abbia riportato gravi ustioni, le sue condizioni appaiono stabili. La donna è stata fermata dalle persone che erano in chiesa mentre tentava di fuggire, ed è stata arrestata dalla polizia. Il comunicato dell’Arcidiocesi chiede preghiere per la salute e il pieno recupero di don Mario, che soffre di diabete, e invita tutti i fedeli a unirsi in preghiera “per tutti i nostri sacerdoti, in questa novena dell’Immacolata Concezione di Maria”.
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AFRICA/EGITTO - Il Patriarca copto elogia il Principe saudita Mohammad bin Salman e annuncia il suo viaggio in Arabia

Agencia FIDES - 5 December, 2018 - 05:28
Il Cairo – L'Arabia Saudita è “un pilastro” essenziale del mondo arabo e islamico, e gli incontri che il Principe ereditario Mohammad bin Salman Al Saud sta conducendo a tutti i livelli vanno apprezzati perché manifestano una visione moderna e alimentano “molte speranze” per il futuro di quella nazione e di tutta la comunità internazionale. Sono questi i giudizi che il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha espresso in un'intervista rilasciata a Arab News, nella quale il Primate della Chiesa copta ortodossa ha anche preannunciato una sua futura visita in Arabia Saudita, su invito dello stesso Mohammad Bin Salman. I due si sono incontrati nel marzo 2018, durante la visita del Principe ereditario saudita in Egitto.
Nella stessa intervista, il Patriarca ha definito “innaturale” l'esodo dei cristiani da ampie regioni del Medio Oriente, connotate da sempre dalla coesistenza tra ebrei, cristiani e musulmani. Papa Tawadros ha anche affermato che in Egitto i tassi di emigrazione dei cristiani sono diminuiti in modo significativo, da quando il Paese ha iniziato a ritrovare la via della stabilità politica.
Domenica 2 novembre, per la prima volta in assoluto, una divina liturgia copta è stata celebrata in Arabia Saudita con l'autorizzazione delle autorità. La liturgia è stata celebrata nell'abitazione di un residente copto in Arabia saudita da Anba Morkos, vescovo copto di Shobra El Kheima, e vi hanno preso parte diversi nuclei familiari di immigrati cristiani egiziani. .
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AFRICA/CENTRAFRICA - I massacratori di Alindao attaccano un altro campo di sfollati gestito dalla Chiesa

Agencia FIDES - 5 December, 2018 - 04:59
Bangui - Attaccato un altro campo per sfollati gestito dalla Chiesa cattolica nel sud-est della Repubblica Centrafricana. Si tratta del campo di Ippy attaccato ieri, 4 dicembre, dagli uomini dell’UPC di Ali Darassa, lo stesso gruppo responsabile del massacro perpetrato il 15 novembre ad Alindao, nel corso del quale almeno 60 persone sono state uccise, tra le quali due sacerdoti .
Sono le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, l’attacco è iniziato intorno alle 10 del mattino. Gli sfollati, uomini, donne e bambini, che si erano raccolti attorno alla chiesa di Saint Xavier, a Ippy sono stati costretti a rifugiarsi nella boscaglia, sotto il fuoco dei combattenti dell'UPC. "I ribelli dell'UPC, hanno iniziato a sparare in tutte le direzioni costringendo tutti a scappare” ha raccontato un testimone, sfuggito alla sparatoria dal suo nascondiglio. “I Caschi Blu delle Nazioni Unite sono presenti ma non hanno fatto nulla per impedire agli aggressori di commettere abusi” ha detto indignata la fonte locale.
Il Presidente del comitato per la pace della città di Ippy, p. Roger Stanislas Djamawa, ha denunciato che i centrafricani sono stati abbandonati al loro destino. Al momento non si ha una stima del numero delle vittime. Secondo una fonte locale, tre persone sono state ferite gravemente, tra cui due bambini.


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ASIA/COREA DEL SUD - In Avvento la Chiesa rilancia la campagna per abolire la pena di morte

Agencia FIDES - 5 December, 2018 - 04:29
Seul - La Chiesa cattolica in Corea del Sud rilancia nel periodo di Avvento la campagna per abolire la pena di morte nel paese. Come appreso dall'Agenzia Fides, la Commissione "Giustizia e Pace" dei Vescovi coreani ha richiamato tutti i fedeli e tutti i cittadini di buona volontà a firmare nell' Avvento 2018 una petizione che chiede al governo coreano di abrogare la pena capitale dall'ordinamento legislativo nazionale. E' la quarta volta che la Chiesa cattolica in Corea partecipa attivamente a una campagna di firme per abolire la pena di morte e l'ergastolo.
La petizione è stata firmata, simbolicamente, dal Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul, dal Presidente della Conferenza Episcopale, l'Arcivescovo Igino Kim Hee-joong, e da numerosi altri leader cattolici e viene diffusa in tutte le diocesi e parrocchie cattoliche, invitando i fedeli a firmare dopo aver partecipato alla Messa domenicale. L'obiettivo è concludere la nuova raccolta di firme entro il 31 dicembre e inoltrare la petizione alla 20a Assemblea nazionale.
Vi sono state negli ultimi anni sette iniziative speciali presentate al Parlamento coreano per abolire la pena di morte. La Chiesa cattolica in Corea ha consegnato firme al Congresso nel 2005, nel 2008 e nel 2012 e quest'ultima petizione ha visto l'adesione di oltre 85mila persone e di tutti e 26 i Vescovi coreani.
La Chiesa coreana ha deciso di rilanciare la campagna abolizionista seguendo le indicazioni di Papa Francesco che, nei mesi scorsi, ha modificato la norma del Catechismo della Chiesa cattolica relativa alla pena di morte, che ora recita: “La Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona, e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo” .
La Sud Corea è classificata come paese "abolizionista de facto", dato che l'ultima esecuzione capitale risale al 1997. Nel paese la pena capitale è tecnicamente tuttora in vigore per punire i crimini gravi.
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AFRICA/MALAWI - Incontro delle POM in vista della preparazione del Mese Missionario Straordinario nell’ottobre 2019

Agencia FIDES - 5 December, 2018 - 03:56
Lilongwe - “Come Direttori delle Pontificie Opere Missionarie, portate il fardello di convincere, prima i sacerdoti, i religiosi e poi i laici delle vostre Chiese locali a collaborare alle varie attività missionarie che le POM promuovono ogni anno. Questo richiede quindi una catechesi teologica, spirituale e pastorale sulla natura missionaria della Chiesa” ha detto p. Joseph Kimu, Direttore di Radio Maria Malawi, all’incontro regionale dei Direttori nazionali e diocesani delle Pontificie Opere Missionarie del Malawi e dello Zambia. L'incontro regionale si è tenuto presso il Centro congressi della Casa Monfortana “Montfort Lake” nella diocesi di Mangochi in Malawi, per condividere le modalità di evangelizzazione e la cooperazione missionaria nella regione. L’iniziativa rientra nell’ambito della preparazione del Mese Missionario Straordinario nell’ottobre 2019.
Nel suo intervento, il Direttore nazionale delle POM per lo Zambia, P. Edwin Mulandu, ha ricordato la natura, la missione e il ruolo missionario ecclesiologico delle POM di oggi. P. Mulandu ha sottolineato che è necessario un approccio globale all'animazione, incoraggiando la partecipazione dei fedeli laici alla cooperazione missionaria, e di coltivare la coscienza missionaria nei bambini e negli anziani, con un approccio integrato alla promozione di tutte e quattro le Opere Missionarie.
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ASIA/FILIPPINE - Messaggio di “Silsilah” per l’Avvento: “Testimoniare la fede nello spirito del dialogo”

Agencia FIDES - 5 December, 2018 - 03:00
Zamboanga – Il tempo di Avvento e il cammino di preparazione al Natale sono “una opportunità favorevole a riflettere sulla missione dei cristiani, chiamati a testimoniare la loro fede nello spirito di dialogo verso tutti, anche verso credenti di altre religioni. Questo avviene mentre ci si prepara alla celebrazione del 500° anniversario dell’arrivo del cristianesimo nelle Filippine, che sarà celebrato nel 2021”: lo afferma il messaggio diffuso dal movimento per il dialogo islamo-cristiano “Silsilah”, attivo nel Sud delle Filippine, e fondato dal missionario del PIME p. Sebastiano D'Ambra. Nel messaggio inviato all’Agenzia Fides, si afferma che “è urgente questa testimonianza mentre siamo in uno dei momenti più pericolosi della nostra storia, in cui a volte le religioni sono utilizzate come mezzi per dividerci a livello nazionale o internazionale. Questo è vero anche nelle Filippine, ed è più visibile in alcune zone di Mindanao, dove alcuni gruppi musulmani tendono a cambiare atteggiamento nei confronti di altri. Musulmani e non, che non appartengono al loro stesso gruppo”.
“Questo messaggio – nota Silsilah – è un'occasione per invitare i cristiani a riflettere sulla venuta di Gesù, l'Emmanuele, il Dio con noi. Questo grande evento nella storia dell'umanità oggi è vissuto con molte contraddizioni anche tra i cristiani. L'Avvento e il Natale sono un momento specifico dell'anno in cui i cristiani sono invitati a prepararsi spiritualmente. In alcune aree di Mindanao, i musulmani, in passato, erano soliti condividere la gioia del Natale con i cristiani. Ora, molti di loro sono scoraggiati per celebrare la gioia del Natale con i cristiani come avveniva prima”.
Il messaggio prosegue: “Il crescente deterioramento delle relazioni tra cristiani e musulmani in molte parti del mondo e anche nelle Filippine, in particolare a Mindanao, va accettato con sofferenza e deve generare una riflessione più profonda. I cristiani che vivono il periodo dell'Avvento sono invitati a ricordare la venuta di Gesù che ha portato al mondo il suo messaggio di amore e salvezza. Se molti non comprendono oggi questo messaggio, è anche perché molti cristiani non vivono il vero spirito di questa celebrazione”.
“Pertanto, con questo messaggio sfidiamo i cristiani a riflettere sul perché molti di loro non sono fedeli al vero spirito di questo tempo dell'Anno liturgico. Crediamo che, oggi più di prima, siamo sfidati a riflettere sulla nostra fede e su come essere testimoni dell'amore di Dio verso tutti. Questo è ciò che desideriamo ricordare a tutti i cristiani con questo messaggio. E desideriamo dire ai musulmani che rispetto, amore e perdono sono anche punti basilari della fede islamica che apprezziamo. Di sicuro, le relazioni tra musulmani e cristiani possono migliorare: questa è la nostra speranza e preghiera”.
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AMERICA/BRASILE - Congresso dei comunicatori missionari: un'evangelizzazione completa deve saper usare i media

Agencia FIDES - 5 December, 2018 - 01:13
Aparecida - Con l'intervento dell'Arcivescovo di Aparecida, Mons. Orlando Brandes, si è aperto in Brasile il primo Congresso dei comunicatori missionari con lo slogan “Evangelizzare nelle nuove frontiere dei media”.
L'evento coinvolge sacerdoti, religiosi e laici provenienti da tutto il Brasile, e missionari con esperienze in altri paesi della zona, è presente anche un missionario dall'Angola, paese lusofono.
Mons. Brandes, nella sua introduzione, ha sottolineato l'importanza di questo tipo di Congressi, perché "un'evangelizzazione missionaria completa - ha detto l'Arcivescovo - deve padroneggiare bene la comunicazione, deve saper usare i mezzi, gli strumenti che ci sono in ogni realtà... iniziando dal microfono di una capella o di una chiesa piena di gente. Se il microfono non funziona, sarà inutile parlare e parlare, perché la gente non può ascoltare se sta dietro o lontano, così accade con i nuovi mezzi".
L'Arcivescovo, rispondendo all’Agenzia Fides, ha detto che l'invito missionario di Papa Francesco deve rinnovare l'impegno di tutti, in modo particolare nella preparazione dei prossimi eventi ecclesiali mondiali, ma sempre partendo della propria realtà, dalla propria parrocchia, diocesi,ecc.
Il Congresso, iniziato il 3 dicembre, si svolge fino a venerdì 7 dicembre. Sono circa 50 i partecipanti che seguiranno le conferenze la mattina e i workshop nel pomeriggio. La sera è dedicata ad approfondimenti dei temi svolti durante la giornata e allo scambio di esperienze. In questo spazio, nelle prime due serate, ha sorpreso tutti l’attività di alcuni gruppi missionari per la riccheza dei contributi, la fede popolare e il grande uso dei nuovi media attraverso internet anche nei posti più lontani.
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AMERICA/NICARAGUA - I Vescovi: “Dio è stato negato, le lacrime del popolo sono le lacrime di Dio, il dialogo è l’unica via di uscita”

Agencia FIDES - 4 December, 2018 - 04:58
Managua - "Le lacrime del nostro popolo sono le lacrime di Dio. Lui cammina con noi in mezzo al dolore e condivide la nostra sofferenza”: è la certezza espressa dalla Conferenza Episcopale del Nicaragua nel messaggio di Avvento, pervenuto all’Agenzia Fides. "Nella morte, nella scomparsa di qualsiasi essere umano, nella detenzione, nell'ingiusta prigionia, nell'esilio forzato delle famiglie, nella manipolazione della coscienza, soprattutto attraverso alcuni media e reti sociali che spesso promuovono false notizie e nella divisione del popolo, Dio stesso è stato negato" scrivono i Vescovi. In questo panorama la Chiesa continua comunque ad avere fiducia nel Signore, in quanto “Dio ha l’ultima parola sulla vita e la storia dei popoli e anche sulla nostra patria”.
I Vescovi quindi mettono in risalto tre considerazioni: i gesti di solidarietà, di amore e di perdono sono la chiave per affrontare la violenza che genera solo circuiti di morte; la situazione attuale ha messo allo scoperto la realtà della nazione; “il dialogo, come via di uscita pacifica, continua ad essere necessario”.
Tutti i nicaraguensi sono stati colpiti dalla crisi sociale, e “questa triste realtà ci permette di rompere il velo dell'indifferenza per assumerci la responsabilità che ci spetta come figli di questa nazione. Nessuno resti inoperoso davanti al dolore di coloro che, pur essendo avversari, non smettono di essere fratelli". In mezzo all’ingiustizia – proseguono -, i nostri occhi devono rimanere fissi su Gesù Cristo. “La ricerca di soluzioni pacifiche per la situazione nicaraguense deve passare per un’autentica conversione a Lui. E’ un’ora decisiva per chi professa la fede cristiana, Siamo chiamati a rompere con gli egoismi personali per vivere come il Maestro”.
Il testo prosegue ricordando che, secondo gli insegnamenti della Chiesa, “la pace è un dono di Dio che dobbiamo chiedere insistentemente”, però è anche un impegno da assumere con coraggio. I nicaraguensi già soffrono nella loro carne le sofferenze della lotta fratricida, che ha aperto ferite che non sono state curate e che producono odio e violenza. Per questo i Vescovi esortano "a non lasciarsi sedurre da soluzioni immediate” perché il nuovo Nicaragua ha bisogno di “leader non violenti che raggiungano, con l’aiuto di Dio, traguardi di libertà e di giustizia”.
Dal momento che lo scopo fondamentale della Chiesa è la gloria di Dio attraverso la salvezza integrale dell’essere umano, i Vescovi ritengono loro dovere proporre, alla luce della dottrina sociale, alcune linee direttive alla ricerca di percorsi alternativi.
In primo luogo “Oggi più che mai dobbiamo tornare alle nostre radici nicaraguensi e soprattutto alle radici cristiane… di fronte alle campagne di discredito e disonore di esponenti della Chiesa, dobbiamo rispondere con maggiore preghiera, penitenza e testimonianza di vita". Quindi ricordano che i nicaraguensi sono noti per il loro spirito di solidarietà e di ospitalità, e in questi momenti è necessario esercitare le opere di misericordia.
Il Nicaragua migliore a cui tutti aneliamo deve cercare il bene comune, la giustizia e la pace, e mai gli interessi economici o politici di pochi: questa ottica darà uno scossone alla situazione e consentirà di unire le forze di tutti i figli del Nicaragua, senza esclusioni.
La situazione attuale ha radici profonde nel peccato strutturale o sociale, per questo i Vescovi chiamano “tutti alla conversione”.
Il mondo attuale ha bisogno della testimonianza di profeti disarmati. In questa prospettiva sottolineano che “il dialogo deve essere orientato ad aprire nuove prospettive” e questo richiede “coraggio, audacia, rispetto per l’altro e soprattutto un grande amore per la patria”. “Pertanto un buon politico è colui che, tenendo in considerazione gli interessi di tutti, cerca l’opportunità di dialogare con spirito aperto. Un buon politico sceglie sempre di generare processi più che di occupare spazi”.
Infine i Vescovi riconoscono che nel dialogo con lo Stato e con la società, “la Chiesa non ha soluzioni per tutte le situazioni particolari. Però, insieme con le diverse forze sociali, noi Vescovi siamo disposti ad accompagnare le proposte che meglio rispondono alla dignità della persona umana e al bene comune. Con il dialogo c’è futuro, senza il dialogo ogni sforzo è destinato a fallire. Affermiamo convinti che il dialogo è la via di uscita pacifica a questa crisi socio-politica”.
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AFRICA/CONGO - “I sacerdoti accompagnino i giovani nel loro cammino”, esortano i Vescovi al termine della Plenaria

Agencia FIDES - 4 December, 2018 - 04:18
Brazzaville - “Gioventù congolese e identità cristiana”. È il tema della 47esima Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale del Congo che si è tenuta dal 26 novembre al 2 dicembre presso il Centre Interdiocésain des Œuvres , a Brazzaville.
Il tema richiama quello della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, tenutasi a Roma in ottobre, afferma il messaggio emesso al termine della Plenaria dai Vescovi congolesi.
“Diverse ragioni ci hanno spinto a scegliere questo tema” si legge nel messaggio finale, inviato all’Agenzia Fides. “”Da un punto di vista demografico, il Congo è un Paese in maggioranza giovane . Dal punto di vista socio-culturale, la gioventù, nonostante sia lo strato sociale più numeroso, è paradossalmente emarginata, resa vulnerabile e sacrificata, vittima dei mali della nostra società: disoccupazione, delinquenza, banditismo, disprezzo, isolamento, esclusione”.
Dal punto di vista religioso, i Vescovi si dicono allarmati dal fatto che “i giovani sono disorientati da ideologie diffuse da un certo numero di movimenti religiosi ed esoterici che manipolano, sviano e fanatizzano la gioventù per perseguire interessi inconfessati. Di fronte a questo stato di cose, molti rimangono perplessi, persino disturbati e si interrogano sulla loro fede e sulla loro identità cristiana”.
Dopo aver richiamato alla responsabilità di tutti , i Vescovi ribadiscono l’impegno della Chiesa cattolica nell’educare i giovani ai valori cristiani. In particolare rivolgono un appello ai sacerdoti perché siano da guida per i giovani. “Carissimi sacerdoti, nel vostro ministero pastorale, non dimenticate i giovani, prendetevi cura di loro. Hanno bisogno di voi, dei vostri consigli e del vostro sostegno per realizzarsi e per orientarsi verso Dio. Nella loro giovinezza, nonostante i limiti della loro età, i ragazzi sono capaci di molte cose”. “Siate un modello nell'azione quotidiana e i giovani seguiranno il vostro esempio” concludono.
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ASIA/TURCHIA - Missione in Turchia, tra i rifugiati iracheni, alla scoperta del Vangelo

Agencia FIDES - 4 December, 2018 - 04:08
Roma - "Quando la Chiesa si spende per gli altri fiorisce, quando si chiude si secca. Solo quando la Chiesa esce fuori vive, come ci insegnano le parole del Papa". Fratel Jihad Youssef, monaco di Deir Mar Musa - la comunità monastica fondata in Siria dal Gesuita p. Paolo Dall’Oglio rapito nel 2013 a Raqqa - riassume così in un colloquio con l'Agenzia Fides il periodo trascorso tra centinaia di famiglie irachene cristiane rifugiate in Turchia. "La mia avventura è stata una formazione più che una missione – spiega - ho ricevuto cento volte di più di quanto nella mia miseria ho dato". Fratel Jihad ha trascorso due periodi nel 2016 e nel 2017 tra i profughi iracheni offrendo loro assistenza spirituale e pastorale. "La Chiesa irachena - ricorda - ha vissuto una emorragia ed è in un perenne stato di paura. Molti fedeli sono fuggiti, il loro obiettivo è raggiungere l’Europa o il Nord America. Spesso però si trovano bloccati in Turchia, in attesa di un visto nella speranza di rifarsi una vita in un nuovo Paese". A fuggire, con i cristiani, vi sono anche migliaia di musulmani sunniti che si sentono vessati dalla maggioranza sciita. Attualmente sono 145mila gli iracheni che vivono in Turchia.
Riguardo alla esperienza in Turchia, fratel Youssef aggiunge: "Per me è stato un viaggio alla scoperta del Vangelo. Mi sentivo straniero per la lingua e il contesto sociale diverso. In Siria siamo accettati come cristiani, mentre in Cappadocia i battezzati soffrono per l’ignoranza e a volte il disprezzo. La gente è povera ma non si vergogna di donare quello che ha".
Fratel Jihad è stato ricevuto in famiglie cattoliche e ortodosse e a tutte ha offerto, prima ancora dell’assistenza spirituale, la sua amicizia: "Le famiglie mi accoglievano con grande calore. Non chiedevo loro se erano cattoliche o ortodosse. Pregavo con loro. Questo mi ha permesso di sperimentare, fra le altre cose, l’unità della Chiesa, come mai in altre occasioni", dice.
Fratel Jihad racconta tutta la sua esperienza in Iraq in un libro recentemente pubblicato in Italia per l'edizione Ancora, dal titolo "Abbiamo fame e nostalgia di Eucaristia. Diario di viaggio tra i profughi cristiani dell'Iraq" .
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ASIA/PAKISTAN - La Chiesa in Pakistan fondata sull'Eucarestia

Agencia FIDES - 4 December, 2018 - 03:41
Lahore - "Siamo chiamati a spezzare noi stessi per gli altri, imitando Cristo nell'Eucaristia. L'Anno dell'Eucarestia ha rafforzato la nostra fede e ne raccoglieremo i frutti negli anni a venire, quando i nostri fedeli condivideranno le loro testimonianze dei miracoli accaduti nelle loro vite": con queste parole Mons. Benny Travas, Vescovo di Multan e Presidente della Commissione episcopale per la liturgia, parlando all'Agenzia Fides traccia un bilancio dell'Anno dell'Eucarestia, appena concluso dalla Chiesa cattolica in Pakistan.
Il Vescovo Travas ha presieduto una santa Messa concelebrata dall'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, alla guida della comunità di Lahore, alla presenza di numerosi sacerdoti, religiosi e fedeli di tutte le diocesi del paese, nella Cattedrale del Sacro Cuore a Lahore. Ha affermato: "L'Anno dell'Eucarestia ha motivato tutti i cristiani in Pakistan a vivere un incontro più profondo così da poter diventare una cosa sola con Cristo. Questo incontro con Gesù si realizza nell'Eucaristia domenicale" e ha incoraggiato l'Adorazione eucaristica.
Nella lettera pastorale pubblicata in chiusura dell'Anno dell'Eucaristia, Mons. Benny Travas afferma: "Prego che l'Anno dell'Eucarestia renda le nostre comunità cristiane missionarie dell'Eucarestia". A conclusione dell'Anno - avvenuta in concomitanza con la chiusura dell'anno liturgico - la Conferenza episcopale ha organizzato un programma, nelle diverse diocesi del Pakistan, con incontri su temi come "Eucarestia e fede", "Eucarestia e comunità", "Eucarestia e creazione di Dio", "Eucarestia e liturgia".
L'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw ha detto: "L'Eucarestia è fonte di unità; unisce tutti i membri della comunità ecclesiale senza alcuna differenza di casta, etnia, professione o stato di cita. Come Chiesa in Pakistan restiamo in questa unità attraverso l'Eucarestia e celebriamo questa unità nell'Eucaristia". Mons. Shaw ha rimarcato che "la vita della Chiesa in Pakistan è fondata sull'Eucarestia" e “ha un carattere eucaristico, cioè "si spezza e si dona e offre se stessa per il prossimo".
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ASIA/PAKISTAN - P. Channan: "Il sacrificio di Shahbaz Bhatti sta portando frutti di speranza"

Agencia FIDES - 4 December, 2018 - 03:01
Roma - "Papa Francesco ci ha ricordato che il sacrificio di Shahbaz Bhatti sta portando molti frutti di speranza. E ha ricordato le parole del Vangelo: Se il chicco di grano non cade nella terra e muore, rimane solo; ma se muore, porta molto frutto . Sono frutti di dialogo, comprensione e riconciliazione, frutti di forza, coraggio e mitezza": lo riferisce all'Agenzia Fides p. James Channan OP, direttore del Peace Center a Lahore, raccontando dell'incontro tra Papa Francesco e una delegazione di leader religiosi pakistani, cristiani e laici, ricevuti in udienza privata in Vaticano il 30 novembre scorso. L’incontro è stato organizzato dall'associazione "Missione Shahbaz", guidata da Paul Bhatti, fratello del ministro cattolico ucciso da mano terrorista il 2 marzo 2011.
P. Channan, presente nella delegazione, riferisce a Fides: "Papa Francesco ha incoraggiato i cristiani pakistani e la loro fede, che resiste in circostanze a volte difficili, esortandoli a costruire ponti di fratellanza tra religioni, per favorire rapporti di rispetto e fiducia reciproca".
Il Domenicano prosegue: "Ci ha invitato a perseverare nella testimonianza evangelica, che unisce fermezza alla mansuetudine, ad assistere le vittime di false accuse di blasfemia, a trovare forme concrete per combattere la povertà e le forme moderne di schiavitù". Il Pontefice ha poi esortato i fedeli pakistani a "rimanere saldi nella fede cristiana guardando i martiri dei nostri tempi e la testimonianza di Shahbaz Bhatti", e "a promuovere l'amore e non l'odio", assicurando la sua speciale vicinanza, cura e preghiera.
P. Channan conclude a Fides: "I cristiani in Pakistan hanno una fede salda, pur nelle difficoltà. Come cristiani abbiamo un ruolo importante da svolgere nel nostro paese nel costruire ponti di rispetto, tolleranza, accoglienza e promuovere sempre il dialogo ecumenico e interreligioso. Sebbene siamo una piccola minoranza di circa l'1,8%, abbiamo la missione di essere sale della terra e luce del mondo". Inoltre, conclude il Direttore, “l'incontro con il Papa ci sostiene nella nobile missione di promuovere nella nostra nazione giustizia, pace, dialogo. Dio benedica il Pakistan”.
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AMERICA/GUYANA - Il Nunzio Nwachukwu: “Il Sinodo sull'Amazzonia avrà la missione di portare la Chiesa a persone isolate”

Agencia FIDES - 4 December, 2018 - 02:41
Lethem – “L'Amazzonia sia una fonte di vita nel cuore della Chiesa": questo l’obiettivo messo in risalto all’Agenzia Fides dal Card. Pedro Barreto, Arcivescovo di Huancayo, membro del Consiglio Presinodale del Sinodo dei Vescovi sull’Amazzonia, in occasione dell’Assemblea regionale Presinodale che si è svolta dal 27 al 29 novembre a Lethem, città della Guyana britannica vicino al fiume Takutu, che è un confine naturale con il Brasile.
I circa 120 partecipanti, provenienti dalle comunità indigene della Guyana britannica, si sono incontrati insieme al Vescovo locale e ai Vescovi del Suriname e della Guyana francese. Erano presenti anche il Nunzio apostolico, l’Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, e il Cardinale Pedro Barreto. Scopo dell’incontro, sottolineato a Fides dal Card. Barreto, era “ascoltare la popolazione indigena amazzonica di questo luogo”, cercando di dare vita, in una prospettiva missionaria, a “questa nuova forma di Chiesa, in grado di raccogliere dal cuore delle persone il sentimento di Dio, il grido di Dio, il grido dei poveri e anche il grido della terra".
Il Nunzio apostolico, Mons. Fortunatus Nwachukwu, considerando che buona parte di questa regione è costituita da popolazioni indigene amazzoniche, parlando a Fides rimarca che “si tratta di una cosa molto bella, della quale dobbiamo ringraziare il Signore e anche il Santo Padre: infatti le persone che sono quasi dimenticate o isolate da lungo tempo ora ricevono questa attenzione e questa Buona Novella, hanno l'opportunità di essere ascoltate dalla Chiesa universale, e attraverso la Chiesa possono ricevere anche una maggiore attenzione mondiale". In questo senso, Mons. Nwachukwu sottolinea anhe la dimensione missionaria e afferma che "la Chiesa, per essere veramente cattolica, deve integrare le voci di tutti i popoli, e questo è un modo per arricchire la cattolicità della Chiesa".
L’Arcivescovo Nwachukwu prosegue: "L'azione della Chiesa, che si basa sulla missione di Gesù Cristo come presentata nel Vangelo di Luca , parla di liberare e di portare sollievo a chi ha più bisogno". Per questo “Papa Francesco parla di una Chiesa in uscita, per andare incontro ai più bisognosi, che sono ai margini della nostra società e della nostra vita". Secondo tale prospettiva, "questo Sinodo avrà la missione di portare la Chiesa e l'annuncio del Vangelo a queste persone isolate, che sono sul ciglio della strada della Chiesa". I momenti di ascolto come quello tenutosi a Lethem, sono un'opportunità missionaria, "un arricchimento attraverso le voci, i contributi di queste popolazioni. Solo così potremo conoscere il modo migliore per accompagnare queste persone nel loro modo di vivere".
Mons. Nwachukwu conclude ribadendo che “la Santa Sede, la Chiesa cattolica, pongono grande enfasi sulla dignità umana, sul benessere, sul bene comune. L'ambiente in cui si sviluppano le loro vite è fa parte della dottrina della Chiesa, dell'opera fondamentale della missione evangelizzatrice della Chiesa".
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AFRICA/NIGER - Il Vescovo di Niamey: “Padre Maccalli è vivo e sta bene”; si continua a pregare per il rilascio

Agencia FIDES - 4 December, 2018 - 02:28
Niamey – “Il Vescovo della diocesi di Niamey, Mons. Djalwana Laurent Lompo, afferma che padre Pier Luigi Maccali, il missionario SMA rapito lo scorso 17 settembre, è vivo e sta bene. Non ha potuto dirci, per motivi di sicurezza, su quali elementi fonda questa affermazione, ma ci ha chiesto di credere che lo dice con tutta sincerità e verità”: è quanto riferisce, in una nota pervenuta all’Agenzia Fides, p. Désiré Salako, di nazionalità beninese, Superiore del Distretto della Società per le Missioni Africane di Benin-Niger, territorio di cui fa parte la missione di padre Pier Luigi Maccali, il missionario SMA sequestrato e tuttora in cattività.
“P. Désiré Salako è colui che per primo ha avuto la notizia del rapimento di p. Gigi, e da allora, come suo amico e confratello, e come suo superiore SMA, segue giorno dopo giorno l’evoluzione di questa vicenda, tenendo i contatti con le autorità del Niger a nome della SMA” spiega a Fides padre Marco Prada, della comunità SMA di Genova.
“La settimana scorsa p. Désiré Salako è giunto in visita alla casa provinciale a Genova, e ha voluto incontrare i familiari di p. Gigi a Madignano, in provincia di Cremona. Gli abbiamo rivolto tante domande e tante sono le speranze che ognuno di noi porta nel cuore di rivedere presto p. Gigi sano, salvo, sereno. P. Salako ha saputo darci la prova che nessuno ha dimenticato p. Gigi, e che tanti si stanno adoperando in tutti i modi per la sua liberazione. Ci ha soprattutto trasmesso il messaggio del Vescovo di Niamey, rassicurando che p. Gigi, secondo le sua informazioni, sta bene”.
“La prima preoccupazione delle autorità del Niger, ma anche dell’ambasciata italiana a Niamey, è l’incolumità di p. Gigi, e ogni azione che verrà intrapresa non metterà in pericolo la sua vita” continua padre Prada. “È desiderio di tutti che questa vicenda si concluda in modo pacifico, senza inutili violenze. Per questo, ha detto p. Desiré, è necessario avere pazienza. Il tempo che passa, l’apparente silenzio, la mancanza di notizie, non devono essere interpretati come segno di inattività. Al contrario, è il clima più fruttuoso perché le parti in causa possono entrare in contatto con discrezione e fiducia reciproca”.
P. Salako ringrazia per le preghiere incessanti rivolte a Dio, in varie parti d’Italia, in tante comunità, anche fuori Italia, per la liberazione di p. Gigi e delle altre persone rapite nel Sahel. “Preghiamo per la pace e la concordia in Niger, per la serenità del piccolo gregge cristiano di quel paese. Continuiamo a pregare, con insistenza, perseveranza e fiducia, e tenere sempre accesa la fiamma dell’attenzione e dell’affetto verso p. Gigi”, dice p. Prada, auspicando preghiere in modo particolare “per quanti sono implicati negli sforzi di liberazione di p. Gigi e degli altri ostaggi, perché siano illuminati dallo Spirito Santo, e trovino i mezzi più opportuni per portare a buon fine il loro lavoro”, ha aggiunto.
Infine p. Desiré chiede di pregare anche per i rapitori: “Gesù ci ha detto che i cristiani osano pregare per i loro nemici, perché credono che Dio può cambiare il loro cuore, può infondere in tutti i cuori il sentimento di umanità e di giustizia. E’ rimasto solo poche ore con noi, ma la sua visita è stata provvidenziale. Ha rafforzato la nostra speranza, e ci fatto sentire vicini a p. Gigi. Preghiamo insieme perché il prossimo Natale ci porti il dono della sua liberazione”, conclude il missionario SMA.
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ASIA/INDIA - Nomina dell’Arcivescovo di Nagpur

Agencia FIDES - 3 December, 2018 - 05:34
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Arcivescovo di Nagpur , Sua Ecc. Mons. Elias Joseph Gonsalves, finora Vescovo di Amravati.
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AFRICA/CENTRAFRICA - Massacro di Alindao: “Oltre 60 morti, ma non sappiamo quanti siano morti nella boscaglia” dice il Cardinale Nzapalainga

Agencia FIDES - 3 December, 2018 - 04:43
Bangui - “Si sono contati 60 morti. Ma nella boscaglia quanti hanno perso la vita?” ha denunciato Sua Eminenza il Cardinale Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, dopo aver visitato Alindao la località nella sud della Repubblica Centrafricana dove il 15 novembre i guerriglieri del dell’UPC hanno assalito il campo di sfollati adiacente alla Cattedrale. Tra le vittime dei guerriglieri ci sono anche due sacerdoti, il Vicario generale della diocesi di Alindao, Mons. Blaise Mada, e don Celestine Ngoumbango, parroco di Mingala .
Parlando al quotidiano francese "Le Monde", il Cardinale Nzapalainga racconta che gli sfollati accolti nel campo di Alindao, distrutto nell’assalto, si sono rifugiati a Ndakoto “un villaggio di appena 15 case, a 7 km da lì. I suoi abitanti non erano preparati ad accogliere 26.000 persone. Dopo una settimana la gente moriva di fame. Il 23 novembre il Programma Alimentare Mondiale ha inviato quattro camion. Dovevate vedere come la gente si gettava sui viveri. I primi giorni, ho visto persone grattare il suolo per tentare di recuperare qualche chicco di riso”.
Sulle motivazioni del massacro, il Cardinale Nzapalainga dice di avere “l'impressione che sia iniziata la guerra per il posizionamento. Nel dialogo in corso con i gruppi armati, chiunque avrà più uomini e controllerà il maggior numero di aree sarà in grado di chiedere ministeri, denaro ... Alindao è completamente controllata dall'UPC. Questo attacco è stato preparato, organizzato. Penso che questi atti siano un modo per posizionarsi in vista del dialogo con lo Stato e la comunità internazionale”.
Il Cardinale Nzapalainga conferma quello che già aveva detto all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Juan Jose Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, sulla presenza di mercenari stranieri tra gli autori del massacro . “Il Vescovo di Alindao ci ha detto che nell'ultimo gruppo di aggressori c'erano persone che non parlavano né il Sango, la lingua ufficiale, né il francese. Ciò significa che sono mercenari che vengono per depredare diamanti, oro, bestiame Tutto ciò che può essere saccheggiato”. “Siamo diventati il ventre molle della regione e la mia paura è che alla fine diventiamo la sua pattumiera” afferma. Cionondimeno il Cardinale Nzapalainga sottolinea che “anche se gli altri tirano le corde, tocca a noi centrafricani, trovare la soluzione. Questa sarà principalmente politica e non militare. Sarà ottenuta attraverso il dialogo e accettando sacrifici”. “Una volta definite le soluzioni- avverte- però dobbiamo applicare le decisioni prese”.
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ASIA - Dialogo confuciano-cristiano e missione della Chiesa in Asia

Agencia FIDES - 3 December, 2018 - 04:26
Città del Vaticano - Esplorare come il Confucianesimo possa far luce sulla comprensione della Chiesa e della sua missione evangelizzatrice, in particolare in Asia: con questo scopo alcuni studiosi di Confucianesimo si riuniscono dal 3 all'8 dicembre 2018 presso il Centro Internazionale di Animazione Missionaria . Gli studiosi, tutti cristiani con radici confuciane, hanno origini in paesi come Sud Corea, Hong Kong, Singapore e Malesia. Le sessioni di dialogo confuciano-cristiano prendono come punto di partenza le preoccupazioni della Chiesa e questioni emergenti da recenti documenti di Papa Francesco, come "Evangelii Gaudium", "Laudato Si'" e "Amoris Laetitia".
Il dialogo in corso tocca questioni di ermeneutica biblica, liturgica, etica sociale ed educazione dal punto di vista del Confucianesimo, comparandole con l'approccio e la visione cristiana. Il focus del Seminario di studi è approfondire come i cristiani possono ascoltare e interagire con la tradizione confuciana nel loro impegno di fede missionaria, riflettendo sulla missione della Chiesa in Asia, in un mondo in cui oltre il 20% della popolazione mondiale ha radici confuciane.
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AFRICA - Risvegliare in Africa una forte coscienza missionaria: la sfida per il futuro

Agencia FIDES - 3 December, 2018 - 04:19
Kara – “A volte, in particolar modo in Africa, si ha l'impressione che la proclamazione del Vangelo sia compito esclusivo delle persone consacrate. È tempo di lavorare in Africa per la nascita di una rinnovata coscienza missionaria che sostiene l'essere e l'azione di tutti i battezzati”: lo dice all’Agenzia Fides padre Donald Zagore, teologo della Società per le Missioni Africane . “Ma ‘la Chiesa è missionaria per natura’ , un'affermazione che riassume in sostanza la vocazione primaria di tutti i cristiani che è quella di abbracciare la missione intrinseca della Chiesa che vuole annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo in qualunque cosa”, rileva.
Il teologo evidenzia che “il cosiddetto ‘buon cristiano’ si sente a posto con la coscienza limitandosi ad adempiere ai propri obblighi nei confronti della Chiesa senza tuttavia sentirsi intimamente legato da questa attività di annuncio di Gesù e del suo Vangelo”.
E aggiunge che “si tratta di un grande pregiudizio tra Chiesa e società. Ciò che viene celebrato con fervore nella Chiesa è talvolta lungi dall'essere vissuto nella società. Ancora più grave è quando i cristiani cercano di entrare nella dinamica missionaria, fregiandosi di appellativi come missionari, apostoli, profeti, moderatori, Pastori, con l'unico scopo di sentirsi migliori di altri cristiani, investiti di un potere speciale di annunciare Gesù e il suo Vangelo”, insiste il missionario, rilevando alcuni rischi per le comunità dei fedeli in Africa.
Padre Zagore conclude: “Questo atteggiamento è purtroppo alimentato dalla falsa ideologia secondo la quale la missione è esclusivamente compito della persona consacrata. L’annuncio del Vangelo non è un'attività riservata esclusivamente ai consacrati, ma rimane dovere di tutti i cristiani. Proclamare Gesù e il suo Vangelo deve essere il leit-motiv di tutti i battezzati, secondo il proprio carisma e vocazione. Non è necessario avere dei titoli per partecipare alla prima vocazione della Chiesa che è annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo. Con il nostro battesimo tutti abbiamo ricevuto il mandato di portare Gesù e il suo Vangelo al mondo intero”.

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ASIA/PAKISTAN - Sette nuovi sacerdoti francescani per la Chiesa in Pakistan

Agencia FIDES - 3 December, 2018 - 03:41
Lahore - "E' una grande gioia per noi francescani in Pakistan, e per tutta la Chiesa nel paese, celebrare l'ordinazione sacerdotale di sette diaconi che sono frati cappuccini della nostra Custodia. Li affidiamo a Dio perché siano fedeli seguaci di Cristo, della Chiesa e servitori della popolazione del Pakistan, vicini alla gente, senza alcuna discriminazione di religione o cultura o etnia": così p. Francis Nadeem OFM Cap, Provinciale dei Frati Cappuccini in Pakistan annuncia al'Agenzia FIdes l'ordinazione sacerdotale di sette giovani frati: fra Babar Khushi, fra Masam Ilyas, fra Aqeel Ashiq, fra Babar Shahzad, fra Atif Alphonse, fra Sunil Irfan Sabir e fra Faisal Francis.
Come appreso da Fides, la celebrazione ha avuto luogo sabato 30 novembre nella Cattedrale del Sacro Cuore e Lahore ed è stato l' Arcivescovo Sebastian Francis Shaw a celebrare la solenne Eucarestia in cui i sette sono divenuti presbiteri della comunità cattolica in Pakistan. Erano presenti numerosi sacerdoti, religiosi e fedeli alla cerimonia di ordinazione, in cui l'assemblea ha pregato per i novelli preti. "Con la grazia di Dio, il numero dei frati cappuccini sta aumentando. Chiediamo a tutti di pregare per la comunità dei frati cappuccini che portano in Pakistan un messaggio evangelico di fraternità, di servizio agli ultimi, di impegno per la giustizia e la pace nel paese;" nota p. Francis Nadeem. "Questi giovani sacerdoti - conclude - sono anche un dono alla Chiesa locale, perché possa compiere con sempre maggiore dedizione il servizio pastorale, la celebrazione dei Sacramenti, l’annuncio del Vangelo nella nostra nazione", conclude.
Quella pakistana è una Chiesa che, pur nelle difficoltà, è "fervente nelle vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata, segno della benedizione di Dio, che è sempre vicino al suo popolo", commenta all'Agenzia Fides p. Inayat Bernard, Rettore della Cattedrale del Sacro Cuore a Lahore, negli anni scorsi alla guida del Seminario minore di "Santa Maria" a Lahore. La struttura è tuttora piena di ragazzi e, dal 2015 a oggi, oltre 30 di loro sono divenuti sacerdoti. Anche all'Istituto nazionale di teologia di Karachi e al Seminario maggiore "San Francesco Saverio" a Lahore stanno studiando numerosi giovani, che disegnano "un futuro roseo per la Chiesa cattolica in Pakistan", rileva p. Inayat, ricordando anche "le numerose vocazioni alla vita consacrata negli ordini religiosi femminili: segno che infonde fiducia e speranza anche nelle difficoltà".
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