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AFRICA/MAROCCO - La fede vissuta nella gioia e nell’apertura, in attesa del Papa

Agencia FIDES - 14 February, 2019 - 04:52
Fès – In uno scenario caratterizzato da povertà ed emigrazione nella città di Fès “insieme ai circa 450 studenti universitari che fanno parte della nostra comunità cattolica portiamo avanti da anni tante iniziative che rendono la nostra parrocchia un luogo dinamico di fede vissuta nella gioia e nell’apertura”: lo racconta all’Agenzia Fides padre Matteo Revelli, sacerdote della Società per le Missioni Africane, parroco della chiesa di S. François d’Assise a Fès. La comunità cattolica, nota, attende con gioia la imminente visita di Papa Francesco nel paese e opera a livello sociale nello spirito di apertura, carità, misericordia incondizionata.
“Quest’anno - continua il sacerdote - mi sono particolarmente impegnato affinché gli studenti potessero aprirsi ad avvicinare di persona i numerosi migranti di Fès. Fino al luglio scorso quasi un migliaio di loro si trovavano accampati in tende di fortuna, su un terreno abbandonato, proprio a ridosso della stazione ferroviaria della città. Senza acqua né luce. Improvvisamente sono stati costretti ad abbandonare questo luogo di primo ricovero e si sono stabiliti in alcuni quartieri popolari della città dove hanno un tetto sulla testa, un po’ d’acqua e un minimo di corrente elettrica. Sono tutti servizi che occorre pagare, anche perchè ormai non è più permesso guadagnarsi la vita chiedendo l’elemosina per le strade, se non per le donne con bambini piccoli”, sottolinea p. Matteo.
Fès durante l’inverno è una città molto fredda e le condizioni di sopravvivenza per chi vive in precarietà sono spesso difficili. “E’ impossibile pensare a strutture stabili della Caritas, che richiedono grandi mezzi e personale” spiega p. Revelli. “Da un paio di anni alcuni volontari della Caritas di Rabat danno un contributo soprattutto con aiuti in medicinali, offrendo un sostegno a quanti non riescono a pagare l’alloggio, un po’ di cibo e vestiti”, prosegue. E narra come l’attività si sia ampliata con il coinvolgimento dei battezzati locali: “Ora, insieme ad un gruppo di volontari, forniamo un pasto caldo a 45 persone al giorno e la possibilità, per una ventina di persone, di fare un bagno caldo nell’hammam locale una volta alla settimana. La cuoca è una vera ‘mamma’ per i migranti: cucina e serve i pasti in locali di fortuna nel quartiere. La sala da pranzo è la stanza da letto dove lei dorme dopo che tutti i suoi ‘figli’ vanno via. Il mio aiutante ogni mattino distribuisce i 45 buoni-pasto ai più bisognosi”.
Il servizio di assistenza presenta delle criticità: “La situazione sta diventando esplosiva, perché una parte dei circa 250 migranti del quartiere fanno ressa tutte le sere per avere anche loro la possibilità di un pasto. Inoltre nel quartiere anche tanti cittadini marocchini sono poveri e si fanno avanti per vedere se c’è un pasto anche per loro” aggiunge il missionario.


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AMERICA/NICARAGUA - Intimidazione e violenza della polizia su un parroco

Agencia FIDES - 14 February, 2019 - 04:44
Managua – L'Arcidiocesi di Managua deplora l'incidente avvenuto a padre Edwin Román mentre tornava nella sua parrocchia. Il sacerdote, parroco della parrocchia di San Michele nel comune di Masaya è stato fermato il giorno 13 febbraio da alcuni membri della Polizia Nazionale, e l’incontro è degenerato in una seria discussione con aggressione fisica. P. Roman Calderon ha poi continuato la sua strada di ritorno alla sua parrocchia di Masaya dove svolge il suo ministero. Afferma il comunicato inviato a Fides dall'arcidiocesi di Managua: "Questa situazione mette in evidenza la mancanza di un ambiente di pace e allo stesso tempo questo s'aggiunge ad altri fatti che non contribuiscono a una sana convivenza sociale. Dinanzi a questa ed altre espressioni d'intolleranza urge riprendere la via del rispetto ai diritti della persona nella nostra patria".
Fonti locali di Fides hanno segnalato che, se inizialmente sembrava un'aggressione espressamente condotto contro un esponente della Chiesa cattolica, la diocesi di Managua ha voluto stemperare i toni parlando di “incidente”. Secondo la stampa locale, tuttavia, il sacerdote è stato fermato con violenza, lo hanno fatto scendere dalla vettura e hanno perquisito l'auto scattando anche delle foto, ma con un atteggiamento piuttosto aggressivo.
Da mesi padre Roman viene seguito dalle forze dell'ordine e provocato da diversi gruppi: alcune settimane fa, per esempio, mentre celebrava la messa domenicale, gruppi d persone si sono installati davanti alla chiesa con degli altoparlanti e musica ad alto volume per impedire lo svolgimento della celebrazione. Da quando sono iniziate le manifestazioni contro il governo, membri della chiesa cattolica hanno sofferto aggressioni o sono stati provocati in diversi modi, perché critici verso l’atteggiamento delle autorità.
Sebbene la Chiesa cattolica abbia guidato il primo tentativo di Dialogo Nazionale il governo del presidente Ortega ha accusato i vescovi e sacerdoti di essere "golpisti" solo per la loro difesa dei più deboli .

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AFRICA/KENYA - Mese Missionario Straordinario: “Fede e carità per rendere testimonianza della nostra fede”

Agencia FIDES - 14 February, 2019 - 04:25


Nairobi - La Chiesa in Kenya si sta preparando a celebrare il centesimo anniversario della Lettera Pastorale di Papa Benedetto XV “Maximum Illud”, con il Mese Missionario Straordinario Mondiale indetto da Papa Francesco.
Rivolgendosi ai Direttori diocesani delle Pontefice Opere Missionarie e ai Coordinatori della Pontificia Opera Missionaria della Sant’Infanzia riuniti per il loro incontro annuale , il Presidente della Commissione per le Missioni della Conferenza Episcopale del Kenya, Sua Ecc. Mons. Joseph Alessandro, Vescovo di Garissa, ha espresso la speranza che, il Kenya sarà in grado di risvegliare la spiritualità missionaria in tutti i battezzati cattolici in modo che siano capaci di rendere testimonianza a Cristo nel mondo contemporaneo.
“Dobbiamo condividere la nostra fede e credere in Dio. La fede si rafforza quando è condivisa, rivitalizzata quando viene manifestata ed energizzata se vissuta autenticamente” ha detto Mons. Alessandro. “Siamo chiamati ad essere in movimento, di sporcarci le mani nell'opera del Signore e di avere la Chiesa che suda sulle strade, evangelizzando non con le parole ma con le buone azioni che attirano i non credenti a chiedersi per chi lavoriamo: la nostra risposta è per Gesù Cristo” ha aggiunto.
L’Incaricato d’Affari presso la Nunziatura, Mons. Marco Ganci ha detto che risvegliare il cuore dei cristiani e ravvivare il Signore che vive in noi è il punto di partenza per ogni vero apostolato aggiungendo che, il Santo Padre ricorda ai cristiani l'importanza di riaccendere il cuore di coloro che sono chiamati a portare Gesù in parti del mondo in cui Cristo non è conosciuto o dove già è stato dimenticato.
"Papa Francesco sa bene e lo scrive anche nella sua Lettera: ogni attività missionaria, qualsiasi opera di carità materiale e spirituale, nasce e si nutre esattamente di una doppia passione che anima il vero discepolo del Signore, una passione interiore che scorre e si nutre dell'adesione personale alla Parola del Vangelo, e di quella carità vissuta che ha sempre animato la vita dei santi” ha affermato Mons. Ganci.
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ASIA/COREA DEL SUD - Il Presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici visita il Nord con una delegazione di leader religiosi e civili

Agencia FIDES - 13 February, 2019 - 06:04
Seul - Instaurare relazioni di fiducia e avviare diversi progetti e di cooperazione in vari ambiti come il turismo, la cultura, la religione, l'istruzione, lo sport, l'arte con scambi tra studenti, educatori: con questo scopo ieri, 12 febbraio una delegazione di leader religiosi, funzionari governativi e rappresentanti di associazioni della società civile ha attraversato il confine e ha raggiunto la Corea del Nord per un evento congiunto in occasione del Capodanno. La delegazione, composta da circa 250 sudcoreani, è giunta fino al monte Geumgang sulla costa orientale del nord per un soggiorno di due giorni. Ne facevano parte leader delle principali religioni della Corea del Sud, nonchè membri di gruppi civili che rappresentano le donne, i giovani, le comunità agricole, l'economia, l'ambiente, l'università, i movimenti per la pace.
Come confermano a Fides fonti nella Chiesa coreana, tra loro vi era l'Arcivescovo Hyginus Kim Hee-joong, Presidente della Conferenza Episcopale della Corea, e altri leader impegnati in movimenti di riconciliazione intercoreani. Come appreso dall'Agenzia Fides si tratta del primo evento transfrontaliero dl 2019 ed è frutto degli incontri tra i membri del governo del nord e il Consiglio coreano per la riconciliazione e la cooperazione, attivo nel governo di Seul. Come ha reso noto il Ministero per l'Unificazione a Seul, la Corea del Sud ha approvato a partire dalla metà del 2017 oltre mille richieste dei suoi cittadini, dando il permesso di avere contatti con la Corea del Nord, nel nuovo clima di disgelo nelle relazioni intercoreane, incrementando i contatti transfrontalieri nel settore sportivo, culturale e religioso.
Kim Hong-gul, a capo del Consiglio coreano per la riconciliazione e la cooperazione, ha rimarcato l'importanza del dialogo e della cooperazione nel processo di riavvicinamento delle due nazioni. Il Consiglio lo scopo di sostenere la politica di coinvolgimento e riconciliazione avviata già del 2000 dall'allora presidente Kim Dae-jung.
Diversi scambi e incontri di civili inter-coreani si sono svolti nel 2018, quando i presidenti Moon Jae-in e Kim Jong-un si sono incontrati tre volte in aprile, maggio e settembre.
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AFRICA/TANZANIA - Nomina dell’Amministratore Apostolico di Morogoro

Agencia FIDES - 13 February, 2019 - 05:42
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Amministratore Apostolico “sede plena et ad nutum Sanctae Sedis” della diocesi di Morogoro il P. Lazarus Vitalis Msimbe, S.D.S. .
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AFRICA/NIGER - Fede e perseveranza per le comunità rimaste senza sacerdoti e missionari

Agencia FIDES - 13 February, 2019 - 05:00
Niamey - Sono già passati più di quattro mesi da quel 17 settembre in cui padre Gigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane , è stato rapito da Bomoanga. “Questo tragico evento ha alterato in modo radicale tutta la vita della Chiesa nel settore Gourmantché, il più fiorente dell’Arcidiocesi di Niamey quanto a numero di cristiani e di catecumeni” ha raccontato all’Agenzia Fides padre Antonio Porcellato, Vicario Generale della SMA, rientrato da poco dal Niger.
Il Vicario spiega: “Per motivi di sicurezza i nostri tre missionari SMA europei, p. Vito Girotto e i due padri spagnoli Isidro e Pepe, hanno dovuto lasciare la zona e non possono più tornare. Altri due, p. Dass, indiano, e p. Sylvestre, beninese, fanno parte di una équipe che da Makalondi serve le tre parrocchie di Gourmantché. Purtroppo adesso il servizio è limitato perché in tutta la zona le moto e le auto possono circolare solo durante il giorno e solo sulla strada asfaltata che da Niamey va verso il Burkina Faso. Molte comunità di campagna sono quindi raggiungibili solo a piedi o in bicicletta, ostacolando gli spostamenti. Nella parrocchia di Bomoanga non si può accedere neanche a piedi a tutta la parte che va verso il confine con il Burkina a causa del rischio di attacchi”.
“In tutto il settore – prosegue il missionario - le attività e le iniziative pastorali e sociali delle parrocchie sono sospese, eccetto le Messe della domenica nei centri principali raggiungibili in auto. È un momento di prova per tutti nel quale solo la fede e la perseveranza sosterranno le comunità dei villaggi, che devono andare avanti senza l’aiuto dei sacerdoti e dei missionari”.
“Tutti e dieci i confratelli con i quali ho condiviso la mia esperienza in Niger sono convinti che il loro posto sia qui, in questa società in gran parte mussulmana, e hanno ribadito il desiderio di collaborare con l’Arcivescovo di Niamey Mons. Laurent Lompo e gli altri operatori pastorali della diocesi. In un contesto così delicato – prosegue p. Porcellato - credo che fosse importante far sentire a tutti i nostri sacerdoti e al Vescovo la vicinanza di tutta la congregazione SMA. Nella speranza di rivedere ben presto p. Maccalli”.
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AFRICA/SUDAFRICA - “Col voto dell’8 maggio possiamo scegliere la direzione da dare al Paese” affermano i Vescovi

Agencia FIDES - 13 February, 2019 - 04:37
Johannesburg - “Speriamo che le prossime elezioni rappresentino un ulteriore passo nella realizzazione della società che Dio desidera per noi e ci diano come leader, uomini e donne integri” auspicano i Vescovi sudafricani in una lettera pastorale sulle elezioni generali che si terranno l’8 maggio. "Il voto dell’8 maggio darà ai sudafricani l’opportunità di rinnovare la visione del Paese. Abbiamo il potere di scegliere la direzione che il Sudafrica dovrà prendere” affermano i Vescovi, che avvertono: “è imperativo scegliere con saggezza e coraggio senza farsi distrarre da false promesse”.
“La nostra preoccupazione principale come leader religiosi è che vengano scelti leader che promuovano il bene di tutti incarnando i valori della Costituzione alla luce del Vangelo” sottolineano i Vescovi che suggeriscono agli elettori alcune linee guida per orientarsi tra i diversi candidati. “Chiedetevi chi potrebbe sradicare la corruzione con efficienza; intraprendere programmi realistici per far fronte alla disoccupazione e alla povertà; nominare pubblici ufficiali onesti; ridurre il livello di violenza; trasformare gli atteggiamenti e le pratiche che sono alla base della violenza contro donne e bambini . In breve chi pensate che ci farà diventare orgogliosi di essere sudafricani? Ognuno deve rispondere secondo la propria coscienza”.
Infine il messaggio auspica lo svolgimento pacifico del voto. Per questo i Vescovi chiedono ai partiti politici di astenersi da dichiarazioni infiammatorie, intimidatorie e inappropriate; intraprendere azioni chiare e decise nei confronti di candidati e dei loro sostenitori coinvolti in atti di intolleranza, intimidazione, molestie e disturbo; rispettare i risultati elettorali; garantire il rispetto dello Stato di diritto.
Ai media i Vescovi lanciano un appello di astenersi dal sensazionalismo e di riferire le notizie in modo appropriato e responsabile a beneficio del bene comune.
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AMERICA/HAITI - “Il paese è sull’orlo dell’abisso”: i Vescovi denunciano violenza, intimidazioni, miseria

Agencia FIDES - 13 February, 2019 - 04:26
Port-au-Prince – "Il momento è serio, perché c'è violenza contro la vita. Deploriamo le perdite di vite umane e di proprietà registrate di recente nelle manifestazioni. Cogliamo l'occasione per esprimere la nostra solidarietà alle vittime e ai parenti delle vittime.
L'ora è seria, aumenta la miseria, il bene comune è minacciato. Il paese è sull’orlo dell'abisso! Questa situazione non può durare di più." Così scrivono i Vescovi della Conferenza Episcopale di Haiti dinanzi alla terribile situazione di violenza generale che vive il paese dopo che la popolazione è scesa in piazza per manifestare contro il governo del presidente Jovenel Moïse.
Sabato 9 febbraio, a Port-au-Prince, un ragazzo di 14 anni è stato ucciso durante una manifestazione, nn'altra persona è morta domenica 10 a Jacmel , come riportano i media locali. La polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere le centinaia di giovani dei quartieri più poveri che hanno marciato lunedì 11 su una delle principali arterie della capitale. Gli spari sono risuonati nelle strade circostanti. Nella confusione i negozi sono stati saccheggiati. Secondo informazioni locali, non si era mai vista una mobilitazione del genere.
La rabbia popolare si va intensificando con il peggioramento delle difficoltà economiche subite dalla maggioranza povera. Di fronte a un'inflazione che supera il 15% da due anni, la prima richiesta dei manifestanti è di avere qualcosa da mangiare. La frustrazione è stata esacerbata dalla pubblicazione, a fine gennaio, di un rapporto della Corte dei conti sulla gestione disastrosa e sulle possibili deviazioni dei fondi concessi in prestito dal Venezuela ad Haiti, dal 2008, per finanziare il suo sviluppo.
La situazione di tensione continua tuttora. Sono segnalati blocchi stradali in diverse città dove si sono svolte le manifestazioni lunedì 11 febbraio. Per paura della violenza, la grande maggioranza delle scuole, delle imprese e delle amministrazioni è rimasta chiusa. Dalla mobilitazione nazionale dell'opposizione, il 7 febbraio, che ha segnato i due anni del mandato presidenziale di Jovenel Moïse, manifestazioni spontanee di minore entità sono state organizzate nei principali centri urbani. Erano accompagnate da barricate costruite da giovani che fermavano chiunque cercasse di attraversarle, incendiando i veicoli, saccheggiando i negozi, in un clima di intimidazione che ha fermato la capitale Port-au-Prince.
Ecco perché i Vescovi cattolici si sono appellati "alla coscienza dei cittadini dei diversi partiti per una decisione patriottica" secondo il loro messaggio, pubblicato lunedì sera,11 febbraio, ed inviato a Fides. "Dobbiamo trovare una soluzione saggia che tenga conto dei migliori interessi della nazione e della difesa del bene comune. In questo senso, facciamo appello alla coscienza dei cittadini delle varie parti politiche per una decisione patriottica, anche se sarà a costo di grandi sacrifici. In questo 11 febbraio, festa di Nostra Signora di Lourdes e Giornata Mondiale del Malato, vi invitiamo a pregare per Haiti rivolgendo i nostri sguardi fiduciosi verso il Signore", concludono i Vescovi.

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AMERICA/COLOMBIA - I Vescovi: perseveriamo nella riconciliazione e nella pace, combattiamo la corruzione, manteniamo viva la speranza

Agencia FIDES - 13 February, 2019 - 02:59
Bogotà – Al termine della loro Assemblea plenaria , i Vescovi della Colombia hanno pubblicato un messaggio al popolo di Dio per condividere alcuni spunti di riflessione scaturiti dal loro incontro.
Nel testo, pervenuto all’Agenzia Fides, viene citato innanzitutto l’impegno “a perseverare nella costruzione della riconciliazione e della pace”, e per questo “è necessario assumere la cultura dell’incontro, che ci permette di aprirci a tutti i colombiani, accettare le differenze e disattivare odi e vendette”. Tale cultura dell’incontro, ricordano i Vescovi, si fonda sul rispetto della vita, di ogni vita, e sul rifiuto del dominio nefasto della morte, che si riflette nel terrorismo e nelle diverse forme di violenza in tutti gli ambienti , in particolare nell’assassinio dei leader, verificatosi in quasi tutto il paese.
“Invitiamo la guerriglia dell’ELN ad una seria riflessione sulle sue gravi azioni, con cui ha ferito profondamente il popolo colombiano e, soprattutto ha infranto l’orizzonte di fiducia e di pace – proseguono i Vescovi -. Per questo chiediamo alla guerriglia manifestazioni inequivocabili della sua volontà di pace, abbandonando le armi e unendosi allo sforzo di tanti fratelli che hanno lasciato il cammino della violenza e si sono uniti alla lotta per una pace autentica”. Quindi invitano le organizzazioni armate illegali “ad ascoltare la voce del popolo colombiano, a prendere coscienza del rifiuto generale della società verso la violenza che vogliono imporre” e chiedono loro di abbandonare le loro azioni delittuose.
I Vescovi chiedono poi al governo nazionale di continuare nel suo impegno di raccogliere tutte le forze vive del paese “per definire e implementare una politica integrale di pace”, al fine di arrivare “ad una soluzione politica del conflitto armato”. “La pace è un diritto e un impegno di tutti” ribadiscono.
Il secondo tema affrontato è “la lotta aperta contro la corruzione in tutti gli ambiti”. “La corruzione si è incancrenita nella nostra cultura – scrivono -, ha interessato la vita politica, economica e sociale della nostra nazione, e ormai la accettiamo passivamente. Così si è trasformata in uno dei più gravi flagelli, che impedisce il progresso e distrugge la fiducia nelle istituzioni”. Il popolo colombiano, che si è già pronunciato in diversi modi contro la corruzione, quest’anno ha l’opportunità grazie alle elezioni, “di avanzare nella lotta contro questo cancro della corruzione e di costruire insieme il bene comune”.
Il terzo punto riguarda l’equità e la solidarietà come espressioni della trasformazione sociale. Nella fedeltà alla storia di impegno di tante istituzioni colombiane, anche della Chiesa, in opere di promozione umana, i Vescovi sottolineano la necessità di continuare anche oggi “nell’impegno di servizio e di solidarietà verso i poveri, gli emarginati, i migranti”. E’ ora di fare di più per superare le diseguaglianze che esistono tra i fratelli della stessa nazione, e anche la “clamorosa situazione dei fratelli venezuelani nel nostro paese ci chiama ad una più ghenerosa solidarietà”. Infine invitano tutto il popolo colombiano a “mantenere viva la speranza” e ad “intensificare la preghiera, con la certezza che in Cristo c’è speranza”.
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ASIA/KAZAKHSTAN - Nuovi progetti della Caritas per anziani e tossicodipendenti

Agencia FIDES - 13 February, 2019 - 02:53
Almaty - “La Caritas di Almaty sta cercando di dare forma a un sogno del Vescovo José Luis Mumbiela: quello di riuscire a mettere in piedi un servizio di assistenza sanitaria a domicilio per persone anziane all’interno della nostra diocesi, proprio grazie alla Caritas. Abbiamo chiesto ad alcune organizzazioni italiane di avviare un’opera di formazione a dei volontari kazaki che possano occuparsi di terapie e assistenza sociosanitaria. Speriamo, quindi, che la conferenza di Calcutta possa darci occasione di instaurare collaborazioni o contatti utili a far partire il progetto”. E’ quanto racconta all’Agenzia Fides don Guido Trezzani, responsabile della Caritas della diocesi di Almaty e di Caritas Kazakhstan, che è stato a Calcutta, in India, per partecipare al ciclo di convegni organizzati dall’8 al 12 febbraio, nell’ambito delle celebrazioni della XXVII Giornata mondiale del malato.
Oltre all’ambito dell’assistenza agli anziani, in Kazakhstan si continua a lavorare al progetto di istituire una comunità di cura per le dipendenze. Racconta a tal proposito don Trezzani: “Stiamo cercando realtà del settore già strutturate, che possano aiutarci o che vogliano aprire una sede kazaka della propria comunità. Inoltre, i Vescovi kazaki stanno cercando di individuare la sede ideale: dovrebbe essere un posto ben collegato con tutta la nazione, ma al tempo stesso dovrebbe avere caratteristiche specifiche che riguardano l’inserimento dei membri della comunità nella società circostante. Una volta identificato il luogo, dovremo cercare la collaborazione delle autorità locali. Data l’entità del progetto e le grandi dimensioni del Kazakhstan, è probabile che il processo sia piuttosto lungo, ma speriamo di avere risposte nel più breve tempo possibile”.
Il progetto legato al mondo della tossicodipendenza era stato annunciato dalla Caritas kazaka lo scorso novembre quando, dopo una riunione della Conferenza episcopale, era sorta la necessità di andare incontro ai bisogni di persone implicate in dipendenze da alcol e droga, creando un apposito centro di assistenza, recupero e riabilitazione. Il desiderio - rilevava la nota inviata a Fides – è legato alla necessità di “dover affrontare un problema di dimensioni notevoli: spesso, infatti, il sostegno offerto da strutture statali o private si rivela inadeguato. Le persone affette da dipendenza, dopo un breve periodo di pausa, ricadono nella precedente condizione”.
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AFRICA/NIGERIA - Nomina dell’Ausiliare di Port Harcourt

Agencia FIDES - 13 February, 2019 - 01:19
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 12 febbraio 2019 ha nominato
Vescovo Ausiliare di Port Harcourt , il rev.do Patrick Eluke, del clero di Port Harcourt, finora Parroco di St. Francis of Assisi Parish, a Rumuokwuta, assegnandogli la sede titolare di Fotice.
Il rev.do Patrick Eluke è nato il 25 marzo 1967 a Ekpeye, Ahoada, Rivers State, nella Diocesi di Port Harcourt. Dopo la scuola primaria, è entrato nel Seminario minore locale Sacred Heart e ha continuato con i corsi di Filosofia nel Bigard Memorial Seminary, Ikot-Ekpene, e di Teologia nel Seminario Maggiore Bigard Memorial, Enugu. Ha conseguito il dottorato civile in Studi biblici presso l’Università di Port Harcourt. È stato ordinato sacerdote il 23 settembre 1995, e incardinato nella Diocesi di Port Harcourt.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1995-1996: Vicario parrocchiale di St. Anthony’s Parish, Igwuruta; 1996-1997: Parroco di St. Bernard’s Parish, Biara; 1997-2002: Parroco di St. Dominic’s Parish, Bane e St. Francis’s Parish, Kpean; 1997-2005: Parroco di St. Paul’s Parish, Ngo; 2005-2007: Parroco di Saints Peter and Paul Parish, Elenlenwo; 2007-2012: Parroco di Queen of the Apostles Parish, Rumuepirikom; 2012-2013: Parroco di Sacred Heart Parish, Mile II Diobu; 2013-2015: Cappellano dell’Annunciation Chaplaincy, Università di Port Harcourt; dal 2014: Docente di Studi Biblici, Università di Port Harcourt; dal 2015: Parroco di St. Francis of Assisi Parish, Rumuokwuta; dal 2016: Direttore della Pastorale vocazionale diocesana.
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AMERICA/EL SALVADOR - L’Arcivescovo Escobar Alas si congratule con il nuovo Presidente e ricorda le questioni da affrontare

Agencia FIDES - 12 February, 2019 - 05:32
San Salvador – L'Arcivescovo di San Salvador. Mons. José Luis Escobar Alas, ha presentato le sue congratulazioni al Presidente eletto, Nayib Bukele, e al nuovo Vice presidente, Felix Ulloa, per essere stati eletti il 3 febbraio a governare il Salvador per i prossimi 5 anni. Lo ha fatto domenica 10 febbraio a El Salvador, durante un’intervista alla stampa locale inviata a Fides.
Il Presule ha detto che, come Chiesa, "speriamo che il nuovo governo lavori davvero per i poveri, per il popolo, per coloro che soffrono di più, privilegiando i più bisognosi". Ha anche detto che bisogna cercare la giustizia e che non ci sia esclusione sociale o impunità.
Per Mons. Escobar Alas il nuovo Presidente dovrebbe lavorare per l'approvazione di una legge sull'acqua, perché la gente l’aspetta e vuole che questa nuova legge sia rispettata, e l’acqua considerata come un diritto fondamentale per la vita. Prima del 3 febbraio Mons. Escobar Alas aveva chiesto ai futuri governanti di "lavorare" per la pace, governando "con giustizia per il bene comune", e per evitare qualsiasi tentativo di privatizzare dell'acqua, uno dei problemi più gravi nella realtà salvadoregna. .
Durante l’intervista l’Arcivescovo si è espresso anche riguardo al sistema pensionistico in vigore nel paese: è ingiusto perché pochi sono in grado di andare in pensione. Secondo Mons. Escobar Alas, Bukele dovrebbe introdurre un sistema previdenziale per la maggioranza della popolazione. Ha anche ricordato che in tempo di campagna elettorale, i candidati presidenziali hanno promesso di non imporre nuove tasse e di eliminare quelle ingiuste. L'Arcivescovo ha infine sottolineato la necessità di un aumento del salario minimo per la classe lavoratrice e di risolvere il problema della corruzione nel paese.
Il 37 enne Nayib Armando Bukele Ortez, politico salvadoregno e uomo d'affari, è stato sindaco di Nuevo Cuscatlán e di San Salvador con i colori del FMLN, mentre per l'elezione alla presidenza si è presentato come indipendente, appoggiato dal partito GANA. Ha vinto con 1.4 milioni di voti, il consenso più alto ottenuto da un presidente da oltre 30 anni. Bukele è quindi il primo presidente eletto senza il sostegno di uno dei due partiti che hanno governato El Salvador dalla fine della guerra civile nel 1992, Arena e FMLN, spesso indicati tra le principali cause delle gravi condizioni economiche e sociali del paese.
Ora dovrà essere in grado di trasformare la sua popolarità in capacità di governare anche senza la maggioranza in parlamento – almeno fino alle prossime elezioni, nel 2021 – e dovrà provare a concretizzare molte promesse fatte negli ultimi mesi, nel contesto di un paese poverissimo e con un’economia quasi ferma.

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ASIA/TAIWAN - Il Presidente delle POM all’incontro dei Direttori nazionali dell’Asia

Agencia FIDES - 12 February, 2019 - 05:09
Taipei – L’Asia è il continente che offre grandi prospettive per la missio ad gentes; Papa Francesco ha già visitato Corea, Filippine, Bangladesh, Myanmar e sembra che prossimamente voglia visitare il Giappone; la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ha particolarmente a cuore paesi come la Cina e il Vietnam: sono queste le motivazioni espresse dal Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , l’Arcivescovo Giovanni Pietro Dal Toso, per la sua partecipazione all’incontro continentale dei Direttori nazionali delle POM, in corso a Taiwan .
Prendendo la parola nel pomeriggio di ieri, 11 febbraio, il Presidente delle POM ha ricordato l’impegno comune di questi incontri continentali e delle singole Direzioni nazionali, a riflettere in modo particolare su due temi: i fondamenti teologici della missione e il futuro delle POM. “In generale nel mondo missionario la riflessione propriamente teologica sul mandato missionario è un po’ scarsa – ha detto -. Io stesso non ho molta conoscenza del tema, ma potrei portare diversi esempi che mi hanno spinto a considerare l’urgenza della questione. Ne va soprattutto della domanda: perché la missione nel senso della missio ad gentes?”
A tale proposito, l’Arcivescovo ha evidenziato in primo luogo la necessità di superare una certa dicotomia tra teologia e pastorale: “Le due – pastorale e teologia, vita e teoria, fede e riflessione - si illuminano a vicenda e insieme aiutano la Chiesa a realizzare sempre meglio la sua missione…La fede della Chiesa esige l’intelligenza della riflessione perché sia incarnata ed efficace nell’azione evangelizzatrice”.
“Un secondo limite – ha proseguito - è che la mancanza di teologia produce il sentimentalismo. Mi spiego: se manca la ragione, il suo posto viene occupato dal sentimento, e allora non è più la riflessione ordinata a guidare i nostri passi, ma l’impressione del momento, o forse ancora peggio la corrente in voga al momento”. Quindi il Presidente delle POM ha elencato alcuni temi teologici “che meritano una riflessione e una risposta da parte nostra, se vogliamo dare un fondamento alla nostra missione”.
Riguardo il futuro delle POM, dopo due secoli di attività e di impegno per le missioni, Mons. Dal Toso ha rilevato che “il carisma di fondazione non viene meno, tuttavia dobbiamo chiederci come rinnovare questo carisma”. Ha quindi proposto alcuni spunti di riflessione relativi alle sfide particolari, agli eventuali cambiamenti da apportare nelle strutture per una maggiore collaborazione, alla ricerca di forme alternative di finanziamento della missione.
L’ultimo tema toccato dall’Arcivescovo è stato il Mese Missionario Straordinario dell’Ottobre 2019, che ha definito “un’occasione della Provvidenza, in cui possiamo riprendere in mano alcuni temi essenziali come quelli che vi ho esposto”. Ha quindi esortato a utilizzare anche gli strumenti messi a disposizione dai Segretariati Internazionali, in particolare la pagina web october2019.va, dove ci sono diverse opportunità, in primis la guida con le 3 sezioni liturgica, teologica e agiografica, oltre a video e testimonianze”.

Link correlati :Il testo integrale del discorso, in inglese
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AFRICA/UGANDA - Proteste per l’uso dell’immagine delle donne per promuovere il turismo

Agencia FIDES - 12 February, 2019 - 03:40
Kampala - " Winston Churchill disse che l'Uganda è la perla dell'Africa e come cattolici, siamo abituati a cantare che il nostro Paese è la perla dell'Africa. Ma l'Uganda non è riuscita a trovare nulla di meglio da mostrare ai turisti che le nostre mogli, le nostre madri e le nostre ragazze come attrazioni turistiche” ha affermato p. Gaetano Batanyenda, sacerdote cattolico ugandese, nel prendere posizione sul concorso di bellezza “Miss Curvy Uganda”, lanciato il 5 febbraio, dal Ministro del Turismo, Godfrey Kiwanda, nell'ambito del programma promozionale "Tulambule" per attirare visitatori stranieri. La vincitrice sarà proclamata a giugno.
"Abbiamo donne dotate di doti naturali che sono straordinarie da guardare. Perché non usiamo queste persone come strategia per promuovere il nostro turismo?” ha detto Kiwanda nel presentare l’iniziativa che ha però subito suscitato le proteste di associazioni femminili e dei leader e rappresentanti delle diverse fedi religiose dell’Uganda.
Tra questi c’è p. Batanyenda, che in una conferenza stampa non ha usato mezzi termini per denunciare l’iniziativa del Ministro del Turismo, da lui definito “Discepolo di Satana”. Il sacerdote si è detto inoltre preoccupato dal fatto che le donne potrebbero consultare stregoni locali per vincere il concorso e sull’incremento del turismo sessuale e della prostituzione.
Anche l’Arcivescovo anglicano Stanley Ntagali ha denunciato il concorso definendolo “disgustoso”, mentre l’imprenditrice a attivista Primrose Nyonyozi Murungi ha lanciato una petizione online per fermare il concorso, affermando che è una cosa “totalmente inaccettabile e umiliante" per le donne del Paese.
“In Uganda le donne sono aggredite in strada. Quello che succede ora è che il governo sta confermando uno stereotipo secondo cui le donne sono oggetti sessuali e possono essere molestate senza problemi, ed anzi sono una risorsa da sfruttare per incrementare il turismo” ha detto ricordando la piaga delle aggressioni sessuali e del gran numero di omicidi di donne commessi negli ultimi mesi in Uganda.
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ASIA/INDONESIA - I leader religiosi: preparare la popolazione a un voto libero e responsabile

Agencia FIDES - 12 February, 2019 - 03:26
Jakarta - Educare le persone a votare responsabilmente, evitando polarizzazioni ideologiche, scegliendo sempre e comunque la via del bene comune: è quanto raccomandano, in vista delle prossime elezioni presidenziali del 17 aprile, i leader delle Chiesa e di altre comunità religiose a tutta la cittadinanza indonesiana. Come appreso da Fides, un gruppo di oltre 50 insegnanti, dirigenti, accademici e amministratori religiosi ha tenuto nei giorni scorsi un seminario su “Il ruolo dei leader religiosi nella creazione di un'Indonesia pacifica e dignitosa”.
Nel corso del seminario, leader religiosi come Bahrul Hayat, , Gomar Gultom , I. Nengah Dana , Bhikhu Atthadiro , hanno convenuto sull’urgenza di trascorrere il tempo della campagna elettorale evitando la polarizzazione, soprattutto se legata a fattori o forme di carattere religioso. “Le persone hanno bisogno di essere educate a votare responsabilmente, mettendo da parte qualsiasi spiacevole violenza legata a ideologia o religiose”, rimarca a Fides Mathew Paat, leader laico cattolico, tra i presenti al seminario.
I presenti hanno notato le grandi sfide che vive l’Indonesia: povertà endemica, disuguaglianza, corruzione, rispetto della libertà religiosa e dei diritti umani, miglioramento di istruzione, assistenza sanitaria, occupazione. Temi rimarcati, nel suo intervento, da Burhanuddin Muhtadi, direttore esecutivo del centro studi “Indikator Politik Indonesia” e membro dell’Indonesian Survey Institute, il quale ha affermato che “il paese ha bisogno di un voto responsabile e di elezioni trasparenti a tutti i livelli” e che il contributo dei leader religiosi può essere importante per la sensibilizzazione delle coscienze in questa direzione.
Nelle elezioni presidenziali del prossimo aprile sono due i candidati principali, gli stessi delle elezioni precedenti: il presidente uscente dell'Indonesia Joko Widodo si confronta con il leader dell’opposizione Prabowo Subianto. Nel 2014, Widodo, 57 anni, ha sconfitto il generale in pensione, Subianto, 67 anni, divenendo il primo presidente che non era espressione dell'élite politica e militare indonesiana.
Come vicepresidente Widodo ha scelto Ma'ruf Amin, religioso musulmano di 75 anni, personalità che da un lato rafforza le credenziali del presidente tra i fedeli islamici, ma che non ha incontrato il favore dei sostenitori più moderati di Widodo, a causa delle sue posizioni piuttosto intransigenti sul tema dei diritti delle minoranze.
Accanto a Prabowo c’è invece un uomo d'affari, Sandiaga Uno. Prabowo, ex comandante delle forze speciali, è stato accusato di aver avallato abusi dei diritti umani avvenuti durante la rivolta sociale del 1998, che portò alla fine del regime autoritario di Suharto, generale che ha detenuto il potere per 31 anni . Da allora è iniziato il cammino della democrazia In Indonesiana, paese musulmano più popoloso al mondo, con 250 milioni di abitanti al 90% musulmani.
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ASIA/INDONESIA - I leader religiosi: preparare la popolazione a una voto libero e responsabile

Agencia FIDES - 12 February, 2019 - 03:26
Jakarta - Educare le persone a votare responsabilmente, evitando polarizzazioni ideologiche, scegliendo sempre e comunque la via del bene comune: è quanto raccomandano, in vista delle prossime elezioni presidenziali del 17 aprile, i leader delle Chiesa e di altre comunità religiose a tutta la cittadinanza indonesiana. Come appreso da Fides, un gruppo di oltre 50 insegnanti, dirigenti, accademici e amministratori religiosi ha tenuto nei giorni scorsi un seminario su “Il ruolo dei leader religiosi nella creazione di un'Indonesia pacifica e dignitosa”.
Nel corso del seminario, leader religiosi come Bahrul Hayat, , Gomar Gultom , I. Nengah Dana , Bhikhu Atthadiro , hanno convenuto sull’urgenza di trascorrere il tempo della campagna elettorale evitando la polarizzazione, soprattutto se legata a fattori o forme di carattere religioso. “Le persone hanno bisogno di essere educate a votare responsabilmente, mettendo da parte qualsiasi spiacevole violenza legata a ideologia o religiose”, rimarca a Fides Mathew Paat, leader laico cattolico, tra i presenti al seminario.
I presenti hanno notato le grandi sfide che vive l’Indonesia: povertà endemica, disuguaglianza, corruzione, rispetto della libertà religiosa e dei diritti umani, miglioramento di istruzione, assistenza sanitaria, occupazione. Temi rimarcati, nel suo intervento, da Burhanuddin Muhtadi, direttore esecutivo del centro studi “Indikator Politik Indonesia” e membro dell’Indonesian Survey Institute, il quale ha affermato che “il paese ha bisogno di un voto responsabile e di elezioni trasparenti a tutti i livelli” e che il contributo dei leader religiosi può essere importante per la sensibilizzazione delle coscienze in questa direzione.
Nelle elezioni presidenziali del prossimo aprile sono due i candidati principali, gli stessi delle elezioni precedenti: il presidente uscente dell'Indonesia Joko Widodo si confronta con il leader dell’opposizione Prabowo Subianto. Nel 2014, Widodo, 57 anni, ha sconfitto il generale in pensione, Subianto, 67 anni, divenendo il primo presidente che non era espressione dell'élite politica e militare indonesiana.
Come vicepresidente Widodo ha scelto Ma'ruf Amin, religioso musulmano di 75 anni, personalità che da un lato rafforza le credenziali del presidente tra i fedeli islamici, ma che non ha incontrato il favore dei sostenitori più moderati di Widodo, a causa delle sue posizioni piuttosto intransigenti sul tema dei diritti delle minoranze.
Accanto a Prabowo c’è invece un uomo d'affari, Sandiaga Uno. Prabowo, ex comandante delle forze speciali, è stato accusato di aver avallato abusi dei diritti umani avvenuti durante la rivolta sociale del 1998, che portò alla fine del regime autoritario di Suharto, generale che ha detenuto il potere per 31 anni . Da allora è iniziato il cammino della democrazia In Indonesiana, paese musulmano più popoloso al mondo, con 250 milioni di abitanti al 90% musulmani.
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AFRICA/BURKINA FASO - Una nuova scuola per i pastori fulani

Agencia FIDES - 12 February, 2019 - 03:06
Ouagadougou - Costruire una scuola per i pastori fulani, nella consapevolezza della preziosità del servizio di istruzione, parte della missione evangelica di dare dignità alle comunità più svantaggiate. Con questo spirito p. Maurice Oudet, missionario dei Padri Bianchi da anni in Burkina Faso, ha portato avanti un progetto nel campo della scolarizzazione.
I fulani, conosciuti anche con il termine francese "peul", sono una popolazione nomade che vive in una vasta area che va dalla Mauritania al Camerun . Vivono di allevamento e si spostano con grandi mandrie alla ricerca di pascoli e pozzi per i loro animali. Spesso hanno duri scontri con le popolazioni stanziali perché nelle loro migrazioni passano attraverso campi coltivati, distruggendo i raccolti, oppure si contendono le scarse risorse idriche in una zona assetata come il Sahel. I rapporti con i villaggi locali generalmente non sono buoni e i peul tendono a rifiutare l’assimilazione.
Così quando una piccola comunità fulani ha chiesto una scuola, padre Oudet è rimasto sorpreso perché i nomadi non avevano mai fatto una richiesta simile. "Non credevo alle mie orecchie", ricorda il religioso a Fides. "Ho detto loro di fare domanda ufficiale all’Ispettorato per l’istruzione primaria. Se lo Stato avesse accettato, io li avrei aiutati volentieri". Padre Oudet era però convinto che la richiesta sarebbe rimasta sulla carta.
Invece i pastori si sono dimostrati molto determinati. Sono andati all’Ispettorato e si sono rivolti con convinzione al funzionario: "Siamo venuti a dirle che abbiamo bisogno di una scuola a Signoghin. Chiediamo che venga costruita come negli altri villaggi così i nostri ragazzi potranno seguire i regolari corsi scolastici". La domanda ha sorpreso anche l’ispettore scolastico. Non aveva mai sentito una richiesta simile da parte dei peul e non sapeva se una tale richiesta fosse mai stata fatta in tutto il Burkina Faso. Così, perplesso, ha chiesto: "Qualcuno vi ha spinto a chiedere questa scuola?". La risposta è stata secca: "No, siamo noi a volerla". Di fronte a questa determinazione, il funzionario ha allargato le braccia: "Non abbiamo fondi per finanziarla. Ma se trovate i finanziamenti per la costruzione dell'edificio, vi invieremo gli insegnanti".
A questo punto padre Oudet che ha lanciato una raccolta fondi in Francia e in Italia per costruire una scuola bilingue . Spiega padre Maurice: "L’edificio avrà anche una cucina, latrine a norma, energia elettrica e fornirà educazione tecnica ai giovani, ma anche agli adulti". I primi fondi sono arrivati e i lavori sono partiti nella scorsa estate. "Se tutto andrà secondo i nostri progetti – conclude padre Oudet – la scuola sarà pronta per maggio. L’edificio sarà essenziale, ma se avremo donazioni in futuro lo amplieremo".
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AFRICA/GHANA - Nomina del Vicario Apostolico di Donkorkrom

Agencia FIDES - 12 February, 2019 - 02:54
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato l’11 febbraio 2019
Vicario Apostolico di Donkorkrom il P. John Alphonse Asiedu, S.V.D., finora Maestro dei Novizi a Nkwatia Kwahu, Koforidua.
Il P. John Alphonse Asiedu, S.V.D., è nato il 12 maggio 1962 ad Adeemmra, Afram Plains, nel Vicariato di Donkorkrom. Nel 1988 è entrato nella Società dei Missionari del Verbo Divino e ha studiato nel St. Victor’s Major Seminary di Tamale. Ha emesso la professione religiosa l’8 settembre 1996, dopo un’esperienza di due anni in Messico nell’Overseas Training Program dei PP. Verbiti. È tornato, poi, a St. Victor’s per concludere gli studi teologici. È stato ordinato sacerdote il 19 luglio 1997.
Dopo l’Ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: 1997-1999: Vicario parrocchiale di Our Lady of Good Counsel a Kwahu Tafo, nella Diocesi di Koforidua, Ghana; 1999-2005: Assistente del Maestro dei Novizi a Nkwatia-Kwahu; 2006-2008: Economo provinciale ad Accra; 2008-2017: Prefetto degli Scolastici al SVD Common Formation Centre di Tamale; dal 2017: Maestro dei Novizi a Nkwatia-Kwahu, nella Diocesi di Koforidua.

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AFRICA/TANZANIA - Nomina dell’Arcivescovo di Mwanza

Agencia FIDES - 12 February, 2019 - 02:53
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato l’11 febbraio 2019
Arcivescovo di Mwanza S.E. Mons. Renatus Leonard Nkwande, finora Vescovo di Bunda.
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AFRICA/ANGOLA - Dimissioni del Vescovo di Viana e nomina del successore

Agencia FIDES - 12 February, 2019 - 02:52
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato l’11 febbraio 2019 la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Viana , presentata da S.E. Mons. Joaquim Ferreira Lopes, O.F.M. Cap. Nello stesso giorno il Santo Padre ha nominato Vescovo di Viana S.E. Mons. Emílio Sumbelelo, finora Vescovo di Uíje.
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