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ASIA/COREA DEL SUD - Pellegrinaggio ai siti cattolici coreani: "Una pietra miliare per la Chiesa"

Agencia FIDES - 17 September, 2018 - 06:07
Seul - "Credo che il riconoscimento odierno dato dalla Santa Sede ai Percorsi di pellegrinaggio cattolici di Seul come 'sito internazionale di pellegrinaggio' sarà una pietra miliare per le Chiese in Asia .Queste rotte di pellegrinaggio svolgeranno un ruolo chiave per introdurre la cultura coreana e la Chiesa coreana nella società internazionale": con queste parole il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul, ha salutato, nel corso di una santa Messa, la cerimonia con cui i "Percorsi del pellegrinaggio cattolico di Seul", diventano un sito ufficiale riconosciuto dal Vaticano. Come riferito a Fides dall’Ufficio comunicazioni dell’Arcidiocesi di Seul, la cerimonia si è svolta il 14 settembre al Santuario dei martiri di Seosomun, alla presenza dell'Arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, e di oltre 1500 persone tra i quali vescovi, sacerdoti, laici e leader dei giovani cattolici asiatici. Inoltre, tra le autorità civili, erano presenti Do Jong-hwan, ministro della cultura, dello sport e del turismo; Park Won-soon, sindaco di Seul. L'Arcivescovo Fisichella ha dichiarato: "Il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione è convinto che tali Percorsi di pellegrinaggio sono un modo efficace per la Chiesa in Corea di onorare la memoria dei suoi martiri. Queste rotte possono aiutare i pellegrini a riflettere sul fatto che la vita umana è stata creata per amore e possono contribuire ad aprire i cuori al potere trasformante della grazia di Dio, che conferisce il dono della fede ".
Nella messa prima della cerimonia, l'Arcivescovo Hygunus Kim Hee-joong, Presidente della Conferenza episcopale della Corea, ha dichiarato: "Il 3° Summit tra Corea del Sud e Corea del Nord si terrà nella prossima settimana. Sono sicuro che le preghiere saranno di grande aiuto, invitando tutti a pregare per l'imminente vertice Sud-Nord, in programma a Pyongyang".
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ASIA/UZBEKISTAN - Nuovo anno pastorale all’insegna delle feste dei santi e del dialogo interreligioso

Agencia FIDES - 17 September, 2018 - 05:26
Tashkent – Il programma del nuovo anno pastorale per la piccola comunità di battezzati in Uzbekistan “è ancora da stilare con precisione, ma l’agenda è già ricca di appuntamenti. Nei prossimi giorni incontrerò i sacerdoti presenti in terra uzbeka per la consueta programmazione pastorale. Siamo quasi tutti francescani, quindi possiamo dire che la festività di San Francesco del 4 ottobre darà il via ufficiale alle attività”. Lo racconta all’Agenzia Fides l’Amministratore apostolico dell’Uzbekistan, il francescano p. Jerzy Maculewicz, OFM Conv. “A breve – prosegue – inizieremo il catechismo per i bambini e per i giovani. Inoltre, partirà il cammino del catecumenato per coloro che vogliono ricevere il battesimo. A novembre, poi, vivremo tre importanti appuntamenti: la festa di S. Andrea Apostolo a Buhara; quella della Madonna della Misericordia a Urgench e la Giornata Internazionale della Tolleranza, istituita dall’Unesco. Ogni anno, in occasione di questa giornata, l’Università Islamica organizza un seminario e invita i diversi leader religiosi, fra i quali noi cristiani, per parlare di tolleranza”.
L’estate ha rappresentato un periodo di spostamenti per i pochi sacerdoti presenti sul territorio uzbeko. Attualmente, secondo quanto rilevato da fr. Maculewicz, l’assistenza pastorale ai fedeli nella città di Samarcanda continua a rappresentare un problema, vista l’assenza del parroco per motivi di salute: “Ci alterneremo da Buhara e da Tashkent per assicurare la presenza di almeno un religioso nel fine settimana. Aspettiamo un nuovo sacerdote francescano a novembre, che resterà con noi per un anno”, riferisce.
Il ritorno dal periodo estivo è stato vissuto nella comunità parrocchiale di Fergana all’insegna della festa e della condivisione. Secondo quanto racconta p. Maculewicz, infatti, “la festa parrocchiale in occasione della natività di Maria vissuta lo scorso 8 settembre ha rappresentato un momento di incontro non solo tra i fedeli, ma anche tra comunità di diverse culture”.
Il frate continua: “Abbiamo vissuto la celebrazione eucaristica, durante la quale quattro persone hanno ricevuto il sacramento della Cresima. Al termine della messa, abbiamo assistito a un concerto e a un piccolo spettacolo teatrale organizzato dai bambini. Erano presenti anche i membri dei centri culturali russo, tedesco e coreano, invitati dal parroco p. Andrea. Costoro non sono cattolici, quindi non erano presenti durante la celebrazione, ma hanno partecipato con gioia alla festa, esibendosi in canti e danze tipici della loro terra d’origine”.
Fr. Maculewicz sottolinea l’importanza di una simile condivisione: “Ho percepito che queste persone erano davvero felici di essere con noi: abbiamo trascorso tre bellissime ore di festa. Anch’essi ci invitano spesso ai loro eventi, e penso che questo sia molto bello perché significa che membri di culture e religioni diverse possono stare bene insieme: ognuno cerca di mantenere vive le proprie tradizioni, ma ciò non spegne il desiderio di stare con gli altri in armonia. Questo ci aiuta a essere tolleranti e a stringere rapporti di amicizia anche con chi professa un credo diverso”.
Nata nel 1997 con la "missio sui iuris" istituita da Giovanni Paolo II, la Chiesa uzbeka è stata elevata ad Amministrazione Apostolica nel 2005 e conta cinque parrocchie, distribuite nelle maggiori città del paese, per un totale di circa 3.000 battezzati.
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AFRICA/KENYA - Un impulso alla catechesi per contrastare il fondamentalismo: i Vescovi dell'AMECEA in vista del Sinodo

Agencia FIDES - 17 September, 2018 - 05:09
Nairobi – Dare un impulso alla catechesi per contrastare l’impatto del fondamentalismo religioso e porre un freno al pentecostalismo; curare la vocazione dei laici, la formazione dei direttori spirituali e quella dei cittadini attivi in politica; dare dignità alle donne e al loro impegno civile, sociale e politico: sono queste le aree di intervento prioritarie identificate nel recente incontro di Nairobi, in preparazione al Sinodo dei Vescovi sui giovani che si tiene in Vaticano nel mese di ottobre, dall’Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa , che riunisce i Vescovi della Conferenze episcopali dell’Africa Orientale.
Come riferisce a Fides p. Emmanuel Chimombo, coordinatore della Sezione Pastorale dell’AMECEA, tra le aree di intervento pastorale i Vescovi hanno dato ampio rilievo anche all’istruzione, alla formazione integrale della persona, nelle istituzioni cattoliche, al mondo digitale e il suo impatto sui giovani, al protagonismo giovanile. I Vescovi hanno anche toccato temi come le speranze, i timori e le attese dei giovani; la disoccupazione; l’accompagnamento nella formazione scolastica e nelle università; le emergenze come la guerra, la violenza e il fenomeno delle migrazioni; il ruolo della famiglia e delle scelte di vita; l’inserimento dei giovani nel contesto sociale e politico.
Padre Chimombo ha inoltre spiegato che tutte le tematiche sono state individuate a partire dagli spunti espressi nell’Instrumentum Laboris, come previsto dai requisiti del processo sinodale.
I delegati della regione AMECEA al prossimo Sinodo dei Vescovi sui giovani che si terrà in Vaticano vengono dai seguenti paesi: Eritrea, Etiopia, Kenya, Malawi, Sud Sudan, Uganda, Tanzania e Zambia.
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AFRICA/MALAWI - "Non trascinate il nome di Papa Francesco in polemiche politiche” ammoniscono i Vescovi

Agencia FIDES - 17 September, 2018 - 04:32
Lilongwe - “L’attacco al Santo Padre Papa Francesco è un attacco all’intera Chiesa che è Una, Santa, Cattolica e Apostolica”. Così la Conferenza Episcopale del Malawi invita i leader politici, sia del governo che dell'opposizione, a desistere dal trascinare il nome del Santo Padre in polemiche politiche di basso profilo.
Nella loro dichiarazione, rilasciata il 13 settembre 2018, i Vescovi condannano con fermezza le affermazioni di un esponente del partito di governo pronunciate durante un incontro a Blantyre il 9 settembre, secondo le quali l’attuale Presidente del Malawi, il 79enne Arthur Peter Mutharika, rassegnerà le dimissioni solo dopo che Papa Francesco lascerà il suo incarico, perché il leader del Malawi è più giovane.
Nella loro dichiarazione, i Vescovi inoltre denunciano i recenti attacchi alla Chiesa cattolica e la persecuzione dei suoi membri per ottenere profitti politici a buon mercato. I Vescovi ribadiscono che, in quanto Pastori della Chiesa, sono consapevoli del loro dovere di promuovere l'unità e la carità tra gli individui, ricordando che hanno sempre collaborato con tutte le fedi presenti del Paese nel perseguire il dialogo interreligioso, la promozione del bene comune e dello Stato di diritto, per il rispetto dei diritti e della dignità umana.
La dichiarazione invita i cittadini del Malawi ad astenersi dal diffondere notizie false attraverso i social media per seminare odio e confusione, danneggiando la buona reputazione di coloro che hanno opinioni politiche diverse dalle proprie.
I Vescovi hanno quindi fatto appello a tutti perché prevalga la comprensione e il rispetto reciproco, la tolleranza e la coesistenza pacifica tra le persone di ogni religione del Malawi, a beneficio di tutti i suoi abitanti.
Riprendendo la Lettera Pastorale pubblicata ad aprile i Vescovi ricordano che se la Chiesa incoraggia i cattolici a svolgere un ruolo attivo in politica, i suoi Pastori non possono e non devono sostenere alcun candidato o partito politico. La dichiarazione si conclude invitando ancora una volta i malawiani a registrarsi per andare a votare alle prossime elezioni generali previste nel maggio 2019.
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ASIA/LIBANO - Mufti sciita propone un Comitato congiunto con la Chiesa maronita per risolvere i conflitti confessionali sulle proprietà terriere

Agencia FIDES - 17 September, 2018 - 04:24
Beirut - Lo sheikh libanese Ahmad Kabalan, Mufti sciita della scuola jafaarita, ha suggerito di creare un Comitato congiunto tra il Consiglio supremo sciita e il Patriarcato maronita incaricato di affrontare e provare a superare il conflitto che contrappone abitanti sciiti e Chiesa maronita nel villaggio di Lassa, nel distretto libanese di Jbeil, a causa della disputa sorta intorno al possesso di alcune proprietà terriere. "Alcuni” ha sottolineato sabato 15 settembre il Mufti sciita in alcune dichiarazioni rilanciate dai media libanesi “sostengono che ci siano occupazioni o tentativi di impossessarsi delle proprietà della Chiesa maronita da parte dei residenti di Lassa. Di fronte a queste dichiarazioni confuse e a queste prese di posizione irresponsabili, ci interessa chiarire per la millesima volta che rifiutiamo categoricamente qualsiasi sconfinamento su proprietà private o pubbliche, soprattutto se appartengono alla Chiesa. Siamo in Libano” ha aggiunto Kabalan “e quindi siamo consapevoli della pericolosità di tali atti", ribadendo la disponibilità a costituire un Comitato congiunto con la Chiesa maronita che affronti e risolva i casi di conflitti di proprietà sulla base delle leggi e dei piani territoriali che già disciplinano i passaggi di proprietà immobiliare e puniscono ogni forma di appropriazione illecita.
In Libano sorgono periodicamente frizioni di carattere confessionale intorno al controllo di terre e proprietà immobiliari. Nell'agosto 2016, la tensione intorno al tema sensibile del controllo delle terre da parte delle diverse comunità religiose che convivono in Libano era tornata a crescere dopo che il Ministero delle Finanze, guidato dallo sciita Ali Hassan Khalil, aveva espresso l'intenzione di rendere operativo un decreto firmato nel 2015 che prevedeva l'esproprio da parte dello Stato dei terreni di uso condiviso adiacenti ad Aqoura, villaggio abitato in maggioranza da cristiani maroniti, come altri villaggi e cittadine del distretto di Jbeil.
Nell'autunno 2013, un pressante richiamo a frenare l'uso improprio di terre appartenenti ai cristiani per costruire abitazioni destinate ai musulmani venne lanciato da Talal al-Doueihy, leader del Movimento “Terra libanese, Terra nostra”. L'appello denunciava in particolare il caso di Al-Qaa, un villaggio cristiano nei pressi di Baalbek, nella cui area ampi appezzamenti di terra erano stati acquisiti da musulmani – sciiti e sunniti - come terreno agricolo, per poi essere destinati all'edificazione di complessi residenziali da vendere a libanesi e a profughi siriani appartenenti alla propria comunità religiosa. .
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ASIA/LIBANO - Mufti sciita propone un Comitato congiunto con la Chiesa maronita per risolvere conflitti confessionali sulle proprietà terriere

Agencia FIDES - 17 September, 2018 - 04:24
Beirut - Lo sheikh libanese Ahmad Kabalan, Mufti sciita della scuola jafaarita, ha suggerito di creare un Comitato congiunto tra il Consiglio supremo sciita e il Patriarcato maronita incaricato di affrontare e provare a superare il conflitto che contrappone abitanti sciiti e Chiesa maronita nel villaggio di Lassa, nel distretto libanese di Jbeil, a causa della disputa sorta intorno al possesso di alcune proprietà terriere. "Alcuni” ha sottolineato sabato 15 settembre il Mufti sciita in alcune dichiarazioni rilanciate dai media libanesi “sostengono che ci siano occupazioni o tentativi di impossessarsi delle proprietà della Chiesa maronita da parte dei residenti di Lassa. Di fronte a queste dichiarazioni confuse e a queste prese di posizione irresponsabili, ci interessa chiarire per la millesima volta che rifiutiamo categoricamente qualsiasi sconfinamento su proprietà private o pubbliche,s soprattutto se appartengono alla Chiesa. Siamo in Libano” ha aggiunto Kabalan “e quindi siamo consapevoli della pericolosità di tali atti", ribadendo la disponibilità a costituire un Comitato congiunto con la Chiesa maronita che affronti e risolva i casi di conflitti di proprietà sulla base delle leggi e dei piani territoriali che già disciplinano i passaggi di proprietà immobiliare e puniscono ogni forma di appropriazione illecita.
In Libano sorgono periodicamente frizioni di carattere confessionale intorno al controllo di terre e proprietà immobiliari.Nell'agosto 2016, la tensione intorno al tema sensibile del controllo delle terre da parte delle diverse comunità religiose che convivono in Libano era tornata a crescere dopo che il Ministero delle Finanze, guidato dallo sciita Ali Hassan Khalil, aveva espresso l'intenzione di rendere operativo un decreto firmato nel 2015 che prevedeva l'esproprio da parte dello Stato dei terreni di uso condiviso adiacenti ad Aqoura, villaggio abitato in maggioranza da cristiani maroniti, come alti villaggi e cittadine del distretto di Jbeil.
Nell'autunno 2013, un pressante richiamo a frenare l'uso improprio di terre appartenenti ai cristiani per costruire abitazioni destinate ai musulmani venne lanciato da Talal al-Doueihy, leader del Movimento “Terra libanese, Terra nostra”. L'appello denunciava in particolare il caso di Al-Qaa, un villaggio cristiano nei pressi di Baalbek, nella cui area ampi appezzamenti di terra erano stati acquisiti da musulmani – sciiti e sunniti - come terreno agricolo, per poi essere destinati all'edificazione di complessi residenziali da vendere a libanesi e a profughi siriani appartenenti alla propria comunità religiosa. .
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AMERICA/NICARAGUA - Sacerdote aggredito e derubato da tre persone incappucciate, il clima è sempre teso

Agencia FIDES - 17 September, 2018 - 03:49
León – Un sacerdote nicaraguense è stato aggredito sabato 15 settembre da un gruppo di tre uomini incappucciati che sono entrati nella sua abitazione prima che celebrasse la prima Messa del mattino: lo ha riferito il portavoce della diocesi di León, nel nord-ovest del Nicaragua, in una nota pervenuta a Fides. Si tratta di don Abelardo Toval, parroco della parrocchia di Sutiava. I tre lo hanno malmenato e poi lo hanno legato e derubato. Il sacerdote risiede nella comunità indigena di Sutiava, nella città di León, 97 chilometri a nord-ovest di Managua, la capitale. La notizia dell’agressione è stata diffusa dal portavoce della diocesi, padre Víctor Morales.
Padre Morales non ha comunque collegato l'aggressione al sacerdote con la serie dei recenti attacchi che poliziotti e gruppi di uomini armati associati al governo hanno perpetrato contro altri sacerdoti e Vescovi del Nicaragua, nell’attuale crisi socio politica che il paese attraversa . In molte occasioni infatti il clero nicaraguense viene considerato un gruppo dell'opposizione contro il presidente Daniel Ortega, che accusa l'Episcopato di collaborare per un presunto "colpo di stato" . Diversi membri del clero e dell’Episcopato hanno subito aggressioni fisiche e verbali, oltre a minacce di morte, alcune chiese cattoliche sono state profanate .
Dallo scorso aprile, la crisi in Nicaragua ha superato largamente i 400 morti nelle manifestazioni di protesta, secondo le agenzie umanitarie locali e internazionali, mentre Ortega continua a negare ogni accusa. La popolazione nel frattempo continua a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente, da 11 anni al potere, e le elezioni anticipate.
Come riferiscono fonti di Fides, l'atteggiamento del governo è cambiato: mentre prima ignorava completamente le manifestazioni della popolazione, adesso compie atti di intimidazione passando casa per casa, cercando coloro che hanno manifestato contro il governo e fermandoli come prigionieri politici, anche se non hanno commesso alcun reato. Si tratta di studenti, professionisti, operai e perfino contadini che vengono considerati leader nei quartieri, nelle università o nei luoghi di lavoro.

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NEWS ANALYSIS /OMNIS TERRA - Humanae Vitae: un'enciclica africana

Agencia FIDES - 15 September, 2018 - 06:20
Quando si rilegge l'enciclica Humanae Vitae, nel 50° anniversario dalla sua promulgazione , ci si rende conto che la filosofia della "sacralità della vita", tema centrale di Humanae Vitae, che va difesa, promossa e sostenuta, non è in alcun modo diversa da ciò che costituisce il fondamento etico-culturale dell'universo africano. L'intero universo etico-culturale dell'Africa è fondamentalmente basato sul principio che "la vita è sacra" nel sua natura intrinseca e che deve essere accolta, celebrata, difesa, con la dignità che merita. Questo è l'insegnamento di base della Humanae Vitae.
La sacralità della vita, nell'universo etico-culturale africano, si fonda sulla sua natura di essere "un dono di Dio". Un dono di Dio che viene materializzato dal bambino. Nelle dinamiche etico-culturali dei popoli africani, il bambino è un dono di Dio. Ogni nascita è un segno della benedizione di Dio, ed è per questo che la protezione della donna, e in particolare della donna incinta, è essenziale per il popolo africano. Contrariamente a quanto si dice sul trattamento che le donne ricevono nelle culture africane, spesso dipinto come negativo, la donna gode di grande rispetto e dignità poiché è portatrice di vita attraverso la gravidanza. La gravidanza ha già il volto dell'umano. Il nascituro è già un essere vivente che deve essere protetto e difeso, sostiene la moralità di Humanae Vitae. Questo bambino è destinato ad integrare una famiglia, che rimane anche un'istituzione divina
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ASIA/PAKISTAN - Fermare la discriminazione religiosa di stato: appello al nuovo governo

Agencia FIDES - 15 September, 2018 - 05:33
Lahore - "E' urgente che il governo della provincia di Khyber Pakhtunkhwa e il governo centrale del Pakistan, entrambi guidati dal partito Pakistan Tehreek-e-Insaf , si impegnino per porre fine alla discriminazione religiosa di stato, che si compie sui luoghi di lavoro, anche nel settore pubblico": è l'appello inviato a Fides dalla “Pakistan Minorities Teachers’ Association” . Riferendosi a un bando di concorso emesso il 29 agosto 2018 dalla provincia di Khyber Pakhtunkhw, il presidente dell'Associazione, il docente cattolico Anjum James Paul, dice a Fides: "È vergognoso e incostituzionale che sia richiesto specificamente ai cristiani di candidarsi per le posizioni di spazzini. E' una negligenza che viola deliberatamente la Costituzione del Pakistan del 1973" rileva. L'articolo 25 della Carta afferma: “Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e hanno diritto a una uguale protezione della legge”, e l'articolo 27 aggiunge: "Nessun cittadino, nel servizio alla nazione, deve essere discriminato per motivi di religione razziale, casta, sesso, residenza o luogo di nascita”.
Il Presidente della PMTA ricorda che "i cristiani hanno svolto un ruolo importante nella creazione e nella costruzione del Pakistan, ma ora sono eroi dimenticati di una mentalità ristretta e discriminatoria che alberga nella società". "I cristiani - rileva - hanno dato un enorme contributo nei settori della sanità, dell'istruzione, della difesa e della cultura. Oggi sono privati dei loro diritti umani fondamentali a causa della discriminazione basata sulla fede".
L'appello della PMTA inviato al governo provinciale e centrale prosegue: "Chiediamo di agire prontamente per fermare tali annunci in futuro, ricordando che alle minoranze religiose va riservato per legge il 5% dei posti di lavoro banditi dallo stato".
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AFRICA/ZAMBIA - Dieci nuove parrocchie per una Chiesa viva, attiva e in crescita

Agencia FIDES - 15 September, 2018 - 04:31
Mansa – Per far fronte al crescente bisogno di sacramenti per la popolazione cattolica, la diocesi cattolica di Mansa, regione di Luapula, Zambia settentrionale, ha creato dieci nuove parrocchie. Mansa è una tipica diocesi rurale, che copre circa 44 mila chilometri quadrati e dove finora c’erano solo 16 parrocchie.
Secondo Mons. Patrick Chilekwa Chisanga, O.F.M., Vescovo della diocesi dal 2014, la decisione di istituire altre 10 parrocchie nell’arco di 4 anni è nata dallo stretto bisogno percepito durante il suo orientamento iniziale e le visite fatte in tutta la diocesi.
“Quando parliamo di 16 parrocchie in ambiente rurale dobbiamo immaginare una parrocchia con 40 centri di preghiera o stazioni periferiche, a 50-60 chilometri di distanza dalla chiesa principale. Questo è stato il motivo per il quale, dopo attenta riflessione, abbiamo voluto portare sacerdoti e Sacramenti più vicini alla gente”, ha dichiarato il Vescovo Chisanga nella nota pervenuta a Fides. “Abbiamo sacerdoti che vanno in località remote, per esempio, il mercoledì e rimangono fino alla domenica, prima di tornare nei centri parrocchiali. Si fermano a dormire in villaggi diversi in modo da poter servire le persone in quei luoghi”.
“Anche io, quando faccio le mie visite pastorali, non vado di domenica, ma inizio il mio viaggio di giovedì, così che il giorno successivo sono in grado di raggiungere un’area della parrocchia, visitare un certo numero di stazioni missionarie, dove le persone si riuniscono e celebrano la Messa. Amministro le Cresime e poi torno in parrocchia se è possibile, altrimenti dormo in una delle postazioni missionarie. Il sabato procedo con le celebrazioni e poi la domenica sono nella chiesa parrocchiale principale” spiega il Vescovo.
Anche grazie anche al numero di Cresime impartite mons. Chisanga ha potuto constatare la crescita della Chiesa cattolica nelle diocesi. “Guardando nei registri del Battesimo nelle parrocchie ho verificato che ci sono centinaia di battezzati. Lo stesso parroco si è ritrovato bambini e adulti che hanno frequentato il catechismo pronti a ricevere i Sacramenti. Queste sono indicazioni che la Chiesa è viva, attiva e in crescita” ha concluso mons. Chisanga.

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ALGERIA - Saranno beatificati l’8 dicembre ad Oran i 19 martiri dell’Algeria

Agencia FIDES - 15 September, 2018 - 04:22
Oran – “La celebrazione della beatificazione di Mons. Claverie e dei suoi 18 compagni avrà luogo sabato 8 dicembre 2018, Solennità mariana, nella Basilica di Santa Cruz ad Oran. È con grande gioia che vi comunichiamo questa buona notizia per la nostra Chiesa di Algeria”.Inizia così il comunicato dei Vescovi algerini, pervenuto all’Agenzia Fides, che annuncia la data della beatificazione del Vescovo di Oran, Mons. Pierre Claverie, e di 18 compagni, sacerdoti, religiosi e religiose, uccisi negli anni 1994-96 in Algeria. Oltre al Vescovo Claverie sono: Fra Henri Vergès, Sr. Paul-Hélène Saint-Raymond, Sr. Esther Paniagua Alonso, Sr. Caridad Alvarez Martin, P. Jean Chevillard, P. Jean Dieulangard, P. Charles Deckers, P. Christian Chessel, Jeanne Littlejohn Sr. Angèle-Marie, Denise Leclercq Sr. Bibiane, Sr. Odette Prévost, P. Christian de Chergé, P. Luc Dochier, P. Christophe Lebreton, P. Michel Fleury, P. Bruno Lemarchand, P. Paul Favre-Miville e P.Célestin Ringeard. “Ci vengono dati come intercessori e modelli di vita cristiana, di amicizia e fraternità, di incontro e dialogo – scrivono i Vescovi -. Possa il loro esempio aiutarci nella nostra vita oggi. Dall'Algeria, la loro beatificazione sarà per la Chiesa e per il mondo, un impulso e una chiamata per costruire insieme un mondo di pace e fraternità”.
Nel comunicato i Vescovi esprimono gratitudine a padre Thomas Georgeon, OCSO, postulatore della causa. “È lui, insieme ad altri - incluso il fratello Giovani Bigotto , marista - che ha fatto tutto il lavoro che ha permesso di raggiungere questo punto”. Quindi ricordano: “ci restano alcune settimane per prepararci a questa celebrazione, per ricordare tutta la vita e l’opera dei nostri 19 fratelli e sorelle in Algeria a favore dei piccoli, degli ammalati, degli uomini, delle donne e dei giovani algerini”. Infine annunciano che il Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione per le cause dei santi, è stato nominato da Papa Francesco suo Inviato personale alla celebrazione.
"Vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, ricordassero che la mia vita è stata donata a Dio e a questo paese”: questa frase tratta dal testamento di padre Christian de Chergé, abate del Monastero cistercense di Notre Dame de l’Atlas, a Tibhirine, martirizzato insieme ad altri 6 monaci, viene riportata dai Vescovi in apertura del loro comunicato.

Link correlati :Vedi News Analysis: Chi sono i martiri algerini
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AMERICA/COLOMBIA - La Chiesa offre aiuti di emergenza alle famiglie in fuga dagli scontri per il territorio tra bande armate

Agencia FIDES - 15 September, 2018 - 01:56
Bogotá - Attraverso un'alleanza istituzionale, giovedì 13 settembre la Pastorale Sociale Nazionale /Caritas della Chiesa colombiana ha potuto far giungere viveri a oltre 700 persone, sfollate in seguito agli scontri armati tra bande criminali nella regione del Bajo Cauca, regione di Antioquia. La notizia è pervenuta all'Agenzia Fides dalla stessa PSN.
Il 7 settembre le località amazzoniche contadine di San José de Uré y Tarazá , prima occupate dalle Farc , sono state teatro di scontri tra il Fronte Virgilio Peralta “Caparrapos” e il Fronte Heroes del Nordeste, fazioni del gruppo narco-paramilitare Autodifese Gaitaniste della Colombia - Clan del Golfo, che se ne disputano il controllo territoriale.
Nel corso dei combattimenti sono stati uccisi diversi leader sociali e sono stati danneggiati beni privati. Ciò ha provocato la fuga di 270 famiglie da 17 villaggi contadini della zona, "dominata da gruppi paramilitari, con operazioni di gruppi dissidenti delle Farc", ha spiegato alla Fides la coordinatrice della Pastorale dei Migranti della PSN Lila Peña.
Durante le prossime settimane, la Pastorale Sociale manterrà un'assistenza psicosociale agli sfollati, che si sono accampati nel piccolo centro abitato di La Caucana, alla periferia di Tarazá. L'aiuto alimentare, con derrate sufficienti per almeno 15 giorni, è stato possibile grazie all'intervento della segreteria nazionale della PSN in collaborazione con la diocesi di Santa Rosa de Osos, autorità municipali, l'ufficio del Difensore del Popolo e il Consiglio Norvegese per i Rifugiati.
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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - “Orgogliosi di essere un popolo e una nazione”: i Vescovi per il giorno dell’Indipendenza

Agencia FIDES - 14 September, 2018 - 04:59
Port Moresby – “Durante questa giornata riflettiamo sulle benedizioni che abbiamo ricevuto come Paese. Dobbiamo ringraziare Dio per il cammino intrapreso che ci ha visti partire dalle nostre umili origini per arrivare ad oggi. Siamo orgogliosi di essere un popolo, una nazione e un paese”: lo ha dichiarato p. Victor Roche, SVD, Segretario Generale della Conferenza Episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, in occasione della 43a Festa dell’Indipendenza della Papua Nuova Guinea, che ricorre domenica 16 settembre.
Come negli anni precedenti, l’evento si colorerà di una varietà di attività. Dai balli folkloristici, al canto, alla musica e ad iniziative di arte e artigianato. Ovunque si vedranno sventolare i colori nazionali del paese. Come appreso da Fides, p. Victor, esprimendo la visione dell’episcopato cattolico, ha detto: “Per molti secoli abbiamo vissuto nelle nostre piccole comunità e villaggi nascosti al mondo esterno. Oggi, finalmente, grazie ai nostri antenati siamo collegati al resto della comunità mondiale come un'unica nazione”. Il Segretario ha ringraziato Dio per i progressi fatti in Papua Nuova Guinea in termini di infrastrutture e risorse umane e ha anche parlato della riunione dell' Asia-Pacific Economic Cooperation che si terrà a novembre 2018. “Auguriamo al Primo Ministro e al suo governo tutto il meglio – ha detto – in questa grande impresa. Per noi si tratta di una importante opportunità per mostrare al resto del mondo che siamo un paese maturo e indipendente”.
In occasione della Festa dell’Indipendenza, i Vescovi esortano tutti ad essere “cittadini responsabili”, a fermare gli atti di vandalismo, la criminalità e la corruzione, invitando la cittadinanza a coltivare “il sentimento di unità nazionale” e di ricerca del bene comune.
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AMERICA/GUATEMALA - Dopo le ultime decisioni dell’esecutivo il paese è diviso, i Vescovi invitano a evitare violenza e sangue

Agencia FIDES - 14 September, 2018 - 04:32
Città del Guatemala – Come altri paesi dell’America latina, anche il Guatemala celebra la festa dell'indipendenza nazionale domani, 15 settembre. Nell'occasione la Conferenza Episcopale del paese ha pubblicato un Messaggio nel contesto del “Mese della Patria”. Prendendo spunto dal versetto del libro dei Proverbi “Ascolta, figlio mio, l'istruzione di tuo padre e non disprezzare l'insegnamento di tua madre”, i Vescovi invitano a riflettere su come rispondere in modo responsabile all'insegnamento di quanto ereditato, cioè "come vivere dinanzi a Dio le nostre responsabilità civili, affinché la giustizia e la pace diventino la base per convivere come popolo".
Descrivendo la situazione reale, nel messaggio, pervenuto a Fides, scrivono: "In questi giorni viviamo momenti di tensione e confronto a causa di due decisioni dell'Esecutivo: il mancato rinnovo del permesso di soggiorno alla Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala , e il divieto di reingresso a Ivan Velasquez, membro delle Nazioni Unite a capo della CICIG".
I due fatti hanno diviso non solo l'opinione pubblica ma il paese intero, per questo i Vescovi propongono: "E' necessario che la via del confronto sia superata con la promozione di un serio dialogo, per applicare il diritto ed esercitare la giustizia, come suggerito dal Procuratore nazionale".
"Chiediamo a tutti di evitare la violenza e di far scorrere il sangue" scrivono i Vescovi, che sottolineano: "La lealtà di cui parla la Scrittura, significa rispetto per la legge. Nessuno è superiore alla legge, è un chiaro principio che coinvolge tutti".
I Vescovi concludono invitando a celebrare il 15 settembre anche Nostra Signora dei Dolori, di cui ricorre la festa liturgica, chiedendo la forza di amare il Guatemala e servirlo nella verità e nella giustizia, non cercando il conflitto per risolvere i problemi.
La situazione in Guatemala ha causato preoccupazione anche a livello internazionale: "Esprimiamo il nostro dispiacere per la decisione sovrana del governo del Guatemala di non rinnovare il mandato della Cicig", si legge nella nota che, a nome del gruppo delle Nazioni Unite denominato "G13", è stata firmata da Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia, Svizzera e Unione Europea.
Il documento ricorda "il vitale lavoro che la CICIG svolge nella lotta contro la corruzione e l'impunità, e l'importanza che possa continuare in questo lavoro fino alla fine del mandato". I firmatari "riconoscono e apprezzano la leadership del commissario Velazquez", rammaricandosi per la decisione di non farlo rientrare nel paese. Si tratta di un “passo indietro nel rafforzamento delle istituzioni guatemalteche", scelta considerata al tempo stesso un "mancato compimento dell'accordo sottoscritto tra il Guatemala e l'Organizzazione delle Nazioni Unite".

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AFRICA/NIGERIA - Arrestati i presunti assassini di p. Jude Egbom

Agencia FIDES - 14 September, 2018 - 04:08
Abuja - Sono stati arrestati i presunti assassini di p. Jude Egbom, parroco presso la St Patrick's Parish Amucha, ucciso a colpi d'arma da fuoco la sera del 10 settembre a Umuwala, nello Stato di Imo nel sud della Nigeria. .
I sospetti assassini Chigozie Uzoukwu, 33 anni, e Peter Ochokwu, 21 anni, sono stati catturati a Nkwerre l'11 settembre. Secondo la polizia p. Egbom è stato assalito verso le 8 di sera mentre si stava facendo tagliare i capelli presso un barbiere di strada lungo la Nkwerre-Anara Road. I malviventi dopo aver ucciso il sacerdote hanno rubato la sua borsa e la sua automobile. La polizia, che ha mobilitato un’unita speciale, è riuscita a catturare i criminali in fuga e a recuperare il veicolo del sacerdote e la borsa.
Uno dei sospettati, Ochokwu, è un ex detenuto che aveva trascorso un anno nel carcere di Owerri per presunto coinvolgimento in un caso di rapina a mano armata.
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ASIA/MYANMAR - La Chiesa apre un Istituto per formare i giovani alla leadership

Agencia FIDES - 14 September, 2018 - 04:07
Yangon - La Chiesa in Myanmar, in collaborazione con i Gesuiti del Myanmar, ha avviato un nuovo istituto per formare i giovani nelle capacità di leadership e renderli così operatori di trasformazione della società. Il nuovo istituto, denominato Myanmar Leadership Institute , che ha aperto i battenti a Yangon, punta a formare i giovani su temi di etica, capacità analitiche, competenze professionali e stile di vita nei settori dell'istruzione, del mondo dell'imprenditoria e della società civile, spiega a Fides il Gesuita Joseph Anthony Jacob, Direttore della struttura.
L'obiettivo è “sviluppare leader la cui competenza sia ispirata dalla compassione e contribuisca alla costruzione della nazione, a una prosperità inclusiva, alla pace e al ripristino dei diritti umani per tutti”, aggiunge il Direttore.
Il MLI è un'iniziativa dell'Arcivescovo di Yangon, il Cardinale Charles Bo, e dei Gesuiti del Myanmar. Il motto dell'Istituto è “Impara a essere un leader per servire"”. P. Jacob dice a Fides: “Siamo tutti leader in un modo o nell'altro. La leadership scaturisce dall'interno. Mostra quello che sono. I buoni leader accolgono ogni opportunità per conoscere se stessi e il mondo e procedono verso nuove scoperte e interessi”.
Il gesuita prosegue: "Un leader è essenzialmente un pellegrino, non uno che si ritiene 'arrivato', o già perfetto. Un leader è colui che diventa pienamente umano dentro di sè, ma anche pienamente vivo per affrontare le dure realtà al di fuori di se stessi. La leadership è un modo di essere annunciatori del Vangelo e profeti per i poveri e gli emarginati”".
Il MLI aspira a formare gli studenti del Myanmar perché diventino "operatori di cambiamento sociale”. Il programma di studi dell'Istituto è stato elaborato grazie a un gruppo di esperti nei settori dell'istruzione, delle imprenditoria, della società civile, e al contributo dell'università di Manila, gestita dai Gesuiti nelle Filippine, che garantisce il riconoscimento del titolo di studio.
Padre Jacob auspica che, alla fine del programma di formazione, i laureati siano pronti a inserirsi in Ong, comunità religiose, nel sistema educativo e sanitario pubblico e privato, in agenzie governative, nel mondo degli affari del commercio.
"Speriamo di formare leader che siano capaci ma anche compassionevoli, che siano in grado di pensare in modo critico e creativo, orientati al servizio del bene comune, secondo valori di giustizia, solidarietà e opzione preferenziale per i poveri”, conclude.
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ASIA/TURCHIA - Corte suprema respinge la richiesta di aprire Ayasofya al culto islamico

Agencia FIDES - 14 September, 2018 - 04:02
Istanbul – L'antica basilica bizantina di Santa Sofia a Istanbul per ora rimane un museo. La Corte suprema della Turchia ha respinto ieri, giovedì 13 settembre, la richiesta presentata dall'Unione turca dei monumenti storici di trasformarla in “casa di preghiera” per i musulmani. Secondo quanto riportato dai media turchi, la Corte ha motivato il proprio pronunciamento contrario facendo riferimento a errori di forma contenuti nel testo di presentazione della richiesta.
La basilica bizantina di Hagia Sophia fu trasformata in moschea dopo la caduta di Costantinopoli, avvenuta nel 1453, per poi divenire un museo nel 1935, per volere di Mustafa Kemal Atatork, primo Presidente turco e fondatore della Turchia moderna.
I media turchi ricordano che l'Unione turca dei monumenti storici già dal 2004 aveva sottoposto al governo turco la richiesta di aprire Ayasofya a raduni di preghiera musulmana, senza ricevere risposta. Nel 2005, il Consiglio di Stato aveva già respinto il ricorso presentato dall'Unione per tentare di far approvare la propria richiesta.
Gli ultimi anni hanno visto raduni di migliaia di fedeli riempire la vasta piazza fuori dal sito ogni maggio per celebrare l'anniversario della conquista musulmana della città e chiedere la sua riapertura come moschea.
Nel 2013 l'allora vice-primo ministro turco Bülent Arınc accennò in più occasioni alla possibilità imminente di riaprire al culto islamico il complesso monumentale di Ayasofya. Nel 2014, come riferito dall'Agenzia Fides fu l'Imam saudita Abdullah Basfar a guidare la mobilitazione di preghiera, convocata il 31 maggio di quell'anno davanti al museo di Ayasofya, per chiedere di riaprire il monumento al culto islamico. L'iniziativa fu promossa allora dal Comitato per la conquista di Costantinopoli - organismo fondato nel 1950 su pressione dei gruppi nazionalisti di marca islamista – e fu appoggiata da Gioventù Anatolica, organizzazione militante ispirata dal politico islamista nazionalista Necmettin Erbakan, scomparso nel 2011. .
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EUROPA/SPAGNA - Grazie don Anastasio per il tuo amore alle missioni, all’evangelizzazione e alla Chiesa

Agencia FIDES - 14 September, 2018 - 03:04
Madrid - "Niente si perde nelle mani del Signore. Il discepolo missionario si mette nelle mani del Signore. Beato Don Anastasio, che è morto credendo a ciò che il Signore ha detto": lo ha affermato il Card. Carlos Osoro, Arcivescovo di Madrid, che ha presieduto ieri sera, nella Cattedrale dell’Almudena a Madrid, la Messa in suffragio di don Anastasio Gil, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie , morto il 7 settembre dopo una lunga malattia . Insieme al Card. Osoro hanno concelebrato il Vescovo ausiliare di Madrid, Juan Antonio Martínez Camino, l’Ordinario militare, Arcivescovo Juan del Río, e l’Arcivescovo di Pamplona, Francisco Pérez, ex Direttore nazionale delle POM, insieme a decine di sacerdoti di Madrid e di altre diocesi, oltre che missionari.
Durante l’omelia il Card. Osoro ha tracciato il profilo missionario di don Anastasio, ricordando la sua vocazione sacerdotale e il suo impegno per gli ultimi. Quindi ha esortato tutti i presenti ad essere discepoli missionari, perché attraverso la nostra vita possiamo mostrare la grandezza di Dio, infine ha ringraziato don Anastasio per aver donato all’Arcidiocesi di Madrid una vita interamente dedicata ai missionari.
Don José María Calderón, vicedirettore delle POM della Spagna, dopo aver ricordato i 18 anni di servizio di don Anastasio alla direzione nazionale, ha letto il messaggio inviato dal Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che ricorda la collaborazione “ampia e fruttuosa” di don Anastasio con la Congregazione e con i Segretariati internazionali delle Pontificie Opere Missionarie. “Lascia il ricordo di un sacerdote innamorato della missione” scrive il Cardinale, sottolineando la sua totale dedizione, come Direttore delle POM, all’animazione, alla formazione missionaria e all’amministrazione. “Anche il suo impegno per il prossimo Mese Missionario straordinario dell’Ottobre 2019 è stato molto intenso – sottolinea il Prefetto -, collaborando con i Segretariati internazionali nell’ideazione, nella pianificazione e nella diffusione del Mese, per cui, senza dubbio, gli potrà essere attributo parte del frutto che tale mese avrà nel mondo intero”. Esprimendo infine la sua vicinanza ai familiari e ai collaboratori di questi anni, il Cardinale assicura la sua preghiera per don Anastasio: “Riposi in pace questo servo buono e fedele, e grazie per l’amore alle missioni e all’opera di evangelizzazione. Grazie per il suo esempio di amore alla Chiesa”.
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VATICANO - Chiesa cattolica e crisi umanitarie in Siria e Iraq: numeri e volti di una “risposta” a tutto campo

Agencia FIDES - 13 September, 2018 - 07:03
Città del Vaticano – Istituzioni e realtà appartenenti alla Chiesa cattolica, nell'arco di tempo tra il 2014 e il 2018, hanno mobilitato complessivamente più di un miliardo di dollari per rispondere alle emergenze umanitarie connesse ai conflitti che hanno devastato la Siria e l'Iraq. L'aiuto fornito dalla rete ecclesiale si è rivolto indistintamente “a tutte le persone in stato di bisogno”, senza tralasciare forme sdi assistenza e supporto specifico per le comunità cristiane locali colpite dalla crisi. Nel solo 2017, sono stati circa 4,6 milioni gli uomini, le donne, i bambini e le bambine che hanno avuto sostegno grazie ai progetti solidali messi in campo dalla rete ecclesiale. E il 2018 si va configurando come un anno di svolta nelle strategie dell'intervento ecclesiale a favore della popolazione di quelle regioni, con una diminuzione progressiva delle risposte di tipo emergenziale e il potenziamento di progetti e iniziative di maggiore impatto nel medio-lungo termine, in parallelo con l'evoluzione degli scenari geopolitici in Siria e Iraq. Sono questi alcuni dei dati concreti esposti nel rapporto dell'indagine sulla risposta delle istituzioni ecclesiali alla crisi siriana e irachena, presentato nel primo pomeriggio di giovedì 13 settembre alla sessione d'apertura dell'incontro sulla crisi umanitaria in Siria e Iraq, organizzato presso la Pontificia Università Urbaniana dal Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale. Il rapporto, esposto dalla dottoressa Moira Monacelli - responsabile dell'Humanitarian Focal Point for the Iraqi‐Syrian Crisis – è stato realizzato sulla base dei dati forniti da 84 istituzioni ecclesiali . Esso fornisce un quadro complessivo unitario della risposta della rete ecclesiale alla crisi umanitaria siriana e irachena, oltre a prefigurare “linee comuni di riflessione e orientamenti condivisi di azione per il prossimo futuro”.

Un aiuto capillare e diversificato
Secondo le informazioni esposte nel rapporto, in Siria più di 13 milioni di persone sono in stato di bisogno; vi sono 6,6 milioni di sfollati interni, mentre 5,6 milioni sono i rifugiati registrati nei Paesi limitrofi, principalmente in Turchia, Libano e Giordania. In Iraq, 8,7 milioni di persone sono in stato di necessità, di cui più di 4 milioni di bambini. Nei sette Paesi dell'area coinvolti nella crisi umanitaria provocata dai conflitti in Siria e Iraq operano attualmente più di 5.800 professionisti e più di 8.300 volontari connessi a realtà e istituzioni ecclesiali cattliche,, che si uniscono a sacerdoti e religiosi operanti in loco. Nel 2017, la rete ecclesiale ha utilizzato nelle attività umanitarie a favore della popolazione più di 286 milioni di dollari USA. Il dato è stato “il più elevato dal 2014”, e attesta che l’impegno della Chiesa si consolidato negli anni, adattandosi all'evoluzione dei bisogni delle popolazioni, sempre più differenziati nei diversi Paesi.
Nel 2017, il 35% dei fondi spesi è stato destinato alla Siria, il 30% al Libano, il 17% all’Iraq e il 9% alla Giordania. Nello stesso anno, il settore d’intervento prioritario su cui sono state investite più risorse è stato quello dell'istruzione più di 73 milioni di dollari USA, di cui 45 milioni utilizzati in Libano) che ha superato i fondi destinati all'aiuto alimentare . In generale, si è assistito a un aumento del sostegno per “attività atte a fornire e rafforzare mezzi di sussistenza alle famiglie, attività generatrici di reddito, formazione professionale, creazione di opportunità lavorative”. Le stime relative all'anno ancora in corso sembrano prefigurare un calo complessivo dei fondi utilizzati rispetto al 2017: nel 2018 dovrebbero essere circa 230 i milioni di dollari utilizzati negli interventi umanitari della rete ecclesiale nella regione; ma per la prima volta – così attesta il rapporto - il lavoro diversificato e capillare della rete ecclesiale a favore delle moltitudini travolte dai recenti conflitti mediorientali si va “proiettando verso il futuro anche nelle attività di risposta alla crisi, con la fine della fase acuta dell’emergenza”. Così, mentre l’istruzione resta il settore prioritario d'investimento, crescono i fondi utilizzati nel campo sanitario e diminuiscono drasticamente quelli utilizzati nell'aiuto alimentare.

Migranti e “ritorni”
Il rapporto curato dal Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale fa riferimento anche ai problemi legati alla condizione delle moltitudini di sfollati e rifugiati che stanno mettendo alla prova anche le economie e la tenuta sociale di diversi Paesi dell'area. “Non possono essere sottovalutate” si nota nel rapporto “le crescenti tensioni intercomunitarie, ed è quanto mai importante continuare a lavorare sulla coesione sociale, su un accesso equo ai servizi pubblici, un sostegno alle persone più vulnerabili delle comunità ospitanti”. Anche per questo “Il ritorno nelle comunità di origine è uno dei temi centrali della risposta alla crisi e uno degli ambiti prioritari su cui si focalizzerà l’azione della Chiesa nei prossimi anni”. Un fenomeno che attualmente “riguarda prevalentemente l’Iraq e la piana di Ninive , mentre è più limitato in Siria”. .
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ASIA/FILIPPINE - Il Vescovo Mesiona: “Chiesa e governo lavorino insieme per il bene comune”

Agencia FIDES - 13 September, 2018 - 05:54
Città del Vaticano - "Il rapporto della Chiesa cattolica con il Presidente Duterte non è facile. Temi come le uccisioni extragiudiziali, che continuano nella ‘campagna contro la droga’, e il rispetto dell'ambiente destano preoccupazione. La Chiesa ribadisce il suo approccio di una ‘collaborazione critica’ col governo. Siamo consci di voler lavorare insieme per il bene del paese: ci interessa il bene comune delle persone. Ma dobbiamo alzare la voce quando ci sono politiche o atti che vanno contro il Vangelo. Ci appelliamo alla coscienza di fede dei battezzati: spesso ci si chiede come sia possibile che i fedeli cattolici nelle Filippine continuino a tributare al presidente il loro supporto”: lo dice all'Agenzia Fides il Vescovo Socrates C. Mesiona, Vicario Apostolico di Puerto Princesa, sull’isola filippina di Palawan. Il Vescovo è a Roma per partecipare al Seminario di formazione per i Vescovi di nuova nomina, organizzato dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
Il Vescovo nota: "Il paese ha bisogno di una figura che sia simbolo e rappresenti l'unità nazionale, una figura in cui tutti possano riconoscersi: questo è il ruolo del Presidente. Oggi, invece, vediamo una nazione polarizzata: Duterte non sembra alimentare e coltivare questa unità".
Guardando alla situazione della Chiesa, mons. Mesiona ricorda: “La Chiesa cattolica nella Filippine sta vivendo, in preparazione ai 500 anni dell'evangelizzazione , un 'Anno del Clero': come Vescovi, preti, religiosi, siamo chiamati a essere credibili nella nostra testimonianza evangelica, a rinnovare la nostra fede e e dedicarci all’evangelizzazione”. Il Vescovo rileva: “La sfida è collaborare per trasformare la nostra società, assumendo un approccio missionario, per rompere barriere, aprire nuove strade, cambiare modo di pensare”.
E’ in corso di svolgimento in tutto il paese la preparazione per celebrare il 500mo anniversario dell’arrivo del Vangelo nelle Filippine . Per prepararsi adeguatamente a questo importante appuntamento, la Chiesa nelle Filippine ha disposto un ciclo di nove anni che culmineranno con l’Anno santo dell’anniversario, il 2021. La Chiesa, conclude il Vescovo, intende “sensibilizzare per rendere consapevole ogni battezzato della sua vocazione missionaria. Infatti il 2021 sarà l’Anno della Missio Ad Gentes”.
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