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ASIA/PALESTINA - Crisi all’Università di Betlemme. Continuano le trattative con gli studenti

Agencia FIDES - 12 hours 40 min ago
Betlemme – Non sono stati ancora superati i problemi che rischiano di far fallire il semestre accademico in corso presso l’Università di Betlemme. L’Ateneo, gestito dai Fratelli delle scuole cristiani e rilanciato negli anni Settanta del secolo scorso anche su impulso di Papa Paolo VI come strumento di formazione dei giovani palestinesi nella città dove è nato Gesù, vive una stagione difficile, segnata da un forte contrasto tra le autorità amministrative e i rappresentanti degli studenti, legato all’aumento dei costi di gestione e al conseguente incremento del contributo economico richiesto agli studenti iscritti ai corsi. “Anche oggi” riferisce all’Agenzia Fides Michel Sansur, Vicepresidente esecutivo dell’Università, “stiamo trattando con i rappresentanti degli studenti per trovare una soluzione ai problemi e convincere tutti a ritornare nelle classi e a riprendere i corsi. Se ciò non avverrà, il Ministero dell’Educazione palestinese ha annunciato che cancellerà il semestre del nostro Ateneo, visto che non è stato svolto il numero minimo di ore di lezione richiesto per riconoscere la validità accademica dei corsi”.
La crisi dell’Università di Betlemme ha avuto un’accelerazione nelle ultime settimane. Lo scorso 6 febbraio, fratel Peter Bray, Vice Cancelliere dell’Università, aveva annunciato la sospensione a tempo indeterminato dei corsi universitari del semestre primaverile – iniziato lo scorso 18 gennaio - a causa delle ripetute interruzioni delle lezioni determinate dai membri del Senato degli studenti. I rappresentanti degli studenti hanno ritenuto finora inconcludenti le trattative avviate con l’Amministrazione universitaria per fronteggiare “l’aumento delle tasse per la formazione degli studenti delle facoltà di Infermieristica e Scienze della formazione”, e ripristinare le forme di rateizzazione delle rette richieste agli studenti.
L’aumento delle tasse di formazione era entrato in vigore nel 2016. L’Università di Betlemme sostiene più della metà del costo dei corsi con denaro proveniente da fonti esterne. In una lettera pubblicata di recente dalle autorità universitarie, si affermava anche che l’Università cattolica “dovrebbe ricevere ogni anno 1,3 milioni di dollari dall’Autorità palestinese, ma questo non sta accadendo”.
Pesano sulla situazione difficile venutasi a creare all’Università di Betlemme l’aumento dei costi delle attività di formazione svolte all’esterno dell’Ateneo – come quelle svolte presso strutture sanitarie palestinesi – e quindi, in maniera indiretta, anche i tagli ai finanziamenti e agli aiuti all’Autorità palestinese e ai palestinesi disposti dall’attuale Amministrazione USA.
Nel gennaio 2018 – riferiscono le fonti ufficiali del Patriarcato latino di Gerusalemme – gli USA hanno congelato 65 milioni di dollari di un pacchetto di aiuti da 125 milioni di dollari riservato all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione per i rifugiati palestinesi e il 25 agosto hanno tagliato 200 milioni di dollari di aiuti all’Autorità Palestinese destinati in particolare a governo, sanità, istruzione e a finanziaria per la società civile. .

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VATICANO - L’Arcivescovo Rugambwa a Rettori e vice-Rettori dei Seminari: “Formare dei presbiteri secondo il cuore di Dio”

Agencia FIDES - 13 hours 12 min ago
Città del Vaticano - “Il primo Corso di formazione dei formatori istituito dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in collaborazione con la Pontificia Università Urbaniana, si inserisce nella cornice e nella preparazione al mese Missionario Straordinario indetto da Papa Francesco per l’ottobre 2019. Il corso intende, infatti, contribuire ad alimentare lo spirito e la passione missionaria nelle giovani Chiese, nei cinque continenti”: è quanto dichiara all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Protase Rugambwa, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli che ha presieduto l’inaugurazione dell’iniziativa, portando il benvenuto del Cardinale Fernando Filoni e di tutti i Superiori della Congregazione. Al corso partecipano 25 tra Rettori e vice Rettori provenienti dai Seminari dei cinque contenti.
“Siamo convinti che il futuro della Chiesa dipende dalla qualità dei suoi sacerdoti”, spiega a Fides l’Arcivescovo. “Per questo il nostro Dicastero ritiene la formazione, soprattutto quella sacerdotale, come priorità, e si impegna fortemente nel sostenere non soltanto i formatori ma anche le strutture di formazione nei territori di missione. Questo avviene attraverso differenti modalità: le visite del Prefetto ai Seminari in occasione dei suoi viaggi; l’azione della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo; il servizio che rende la Pontificia Università Urbaniana agli Istituti ad essa affiliati”.
A Roma, l’impegno della Congregazione nel campo della formazione si esprime attraverso la Pontificia Università Urbaniana e 5 collegi che ospitano studenti dai cinque continenti: il Collegio Urbano per i seminaristi, il Collegio San Paolo, San Pietro e San Giuseppe per i sacerdoti, e il Collegio Mater Ecclesiae per le suore.
“La decisione di iniziare un corso di formazione destinato ai formatori – prosegue mons. Rugambwa – si pone in continuità con il corso di aggiornamento dedicato ai professori dei Seminari maggiori e degli Istituti affiliati alla Pontificia Università Urbaniana, avviato fin dall’anno accademico 2012-2013. Ora, continuando a destinare il primo semestre al corso di aggiornamento dei docenti, si riserverà un trimestre alla formazione dei formatori”.
L’Arcivescovo spiega a Fides il triplice obiettivo del corso: “Offrire una preparazione adeguata per assumere la direzione di un Seminario; rafforzare le capacità formative; aggiornare i partecipanti sulle sfide e le esigenze attuali della formazione sacerdotale. A tal fine si propone un programma che comprende dei corsi magistrali sui vari aspetti della formazione, ma anche esercitazioni pratiche e lavori di gruppo con scambio di esperienza”.
Rivolgendosi ai Rettori e vice-Rettori presenti, mons Rugambwa, che ha anche celebrato una santa messa inaugurale, ha detto: “Il futuro della Chiesa in Africa, Asia e America Latina è nelle vostri mani. Avete la responsabilità importante di dare alle vostre diocesi dei sacerdoti degni, ben preparati sul piano umano, culturale e spirituale, capaci di portare avanti l’evangelizzazione. Oggi bisogna formare dei presbiteri secondo il cuore di Dio, cioè dei sacerdoti che rispecchiano una immagine vivente di Gesù Cristo, Capo e Pastore della Chiesa”.
“I vostri Seminari – ha concluso il Segretario della CEP - servono a formare dei discepoli missionari, innamorati del Maestro, Pastori con l’odore delle pecore, che vivano in mezzo a esse per servirle e portare loro la misericordia di Dio. Per questo è necessario che ogni sacerdote si senta sempre un discepolo in cammino, bisognoso costantemente di una formazione integrale, intesa come continua configurazione a Cristo. Siate consapevoli che il servizio che voi rendete alla formazione sacerdotale è un modo eccellente di partecipare all’azione missionaria della Chiesa”.
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AFRICA/MADAGASCAR - Forte presa di posizione della Chiesa per la morte di p. Nicolas, vittima di un agguato stradale dopo aver portato l’Eucaristia a un malato

Agencia FIDES - 14 hours 12 min ago
Antananarivo - Forte presa di posizione della Chiesa cattolica per la morte di p. Nicolas Ratodisoa, vittima di una brutale aggressione il 9 febbraio e deceduto il 14 febbraio a seguito delle ferite riportate. Sua Ecc. Mons. Odon Marie Arsène Razanakolona, Arcivescovo di Antananarivo, ha annunciato che presenterà un esposto contro la morte del sacerdote che ha lavorato presso il centro di formazione Soanavela.
Secondo don Ludovic Rabenatoandro, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Antananarivo, che ha riportato la testimonianza resa da p. Nicolas alcuni giorni prima di morire, intorno alle 18,30 del 9 febbraio, questi, mentre era in sella alla sua motocicletta, è stato fermato da alcuni banditi sulla strada per Mahitsy, una cittadina rurale situata a soli 30 km dalla capitale. P. Nicolas stava rientrando al centro di Soanavela, dopo aver portato l’Eucarestia ad un malato.
I malviventi dopo aver estorto al sacerdote del denaro gli hanno sparato alle spalle. Una volta a terra, lo hanno calpestato e preso a calci. Prima di andarsene, i banditi gli hanno sparato per la seconda volta, colpendolo alla spina dorsale. Nell’agguato stradale è stata uccisa anche una seconda persona.
Mons. Odon Razanakolona ha messo sotto accusa le inefficienze e le complicità della polizia, affermando che alcuni poliziotti sono in combutta con i criminali, ai quali affittano le loro armi. Nel caso dell’agguato nel quale è rimasto vittima p. Nicolas a Mahitsy, l’Arcivescovo sottolinea che la gendarmeria nazionale della città non ha risposto alla richiesta di soccorso della popolazione, giungendo sul luogo dell’imboscata con notevole ritardo. La popolazione di Mahitsy si era già lamentata per la mancanza di reattività delle forze dell’ordine in occasione di altri attacchi nelle vicinanze della loro città.
Anche la Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” ha esortato la polizia di adottare misure per combattere efficacemente la crescente insicurezza nel paese. Otto persone sono già state arrestate in relazione all’uccisione di p. Nicolas. Il Segretario della Gendarmeria Nazionale ha rimosso dal suo posto il responsabile della Gendarmeria di Mahitsy, mentre alcuni gendarmi dell’area sono attualmente indagati.
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ASIA/INDIA - In aumento la violenza contro i cristiani in India

Agencia FIDES - 14 hours 46 min ago
Nuova Delhi - Nel mese di gennaio 2019 si sono verificati 29 episodi di violenza sui cristiani indiani, in 13 stati dell'India. Tra i feriti vi sono 26 donne e 25 bambini. Per nessuno di tali casi è stata depositata una denuncia ufficiale dalla polizia. Sono i dati comunicati all'Agenzia Fides dai volontari dello "United Christian Forum Helpline", linea telefonica attivata nel paese per ascoltare e registrare casi di violenze, minacce e intimidazioni di varia natura sulle comunità cristiane. "I dati non si discostano molto dalla tendenza del 2018, che ha visto una media di 20 incidenti al mese. Quasi un caso di violenza al giorno" rileva in un colloquio con Fides l'avvocato Tehmina Arora, attivista dei diritti umani e consulente legale della Ong "Alliance Defending Freedom" , che cura l'organizzazione del servizio. Arora cita un episodio recente: "Un incontro di preghiera in una casa a Kotra Tehsil, nel distretto di Udaipur, nello stato del Rajasthan è stato interrotto da estremisti indù che lanciavano sassi e gridavano slogan contro i cristiani, con false accusa di conversione. Finora la polizia non ha intrapreso alcuna azione né ha depositato una denuncia ufficiale contro i colpevoli".
Secondo l'avvocato, "se le forze politiche non smetteranno di incoraggiare la gente a farsi giustizia da sè, la cultura della violenza di massa e dell'impunità diventerà la norma". La tendenza a non depositare denunce contro gli autori di violenze "dimostra la tacita complicità tra gli autori di violenze e la polizia che ovviamente gode del patrocinio di leader o funzionari politici locali", rileva.
Lo stato dell'Uttar Pradesh continua a detenere il record del maggior numero di episodi di violenza contro i cristiani. Su 29 episodi segnalati nel gennaio 2019, nove provengono dall'Uttar Pradesh. Il modus operandi seguito in tutti e nove i casi è lo stesso: una folla accompagnata dalla polizia arriva al luogo dove si tiene un incontro di preghiera, iniziando a gridare slogan e a malmenare i fedeli riuniti, inclusi donne e bambini. Poi i Pastori vengono arrestati o detenuti dalla polizia con false accuse di conversione. "Alcune forze che stanno pianificando questi atti, istigando odio verso una particolare comunità per creare polarizzazione", denuncia A.C. Michael, Direttore di ADF India.
"Anche nello stato di Chhattisgarh, i fedeli di un villaggio sono stati espulsi dalla loro comunità solo perchè seguaci della fede cristiana", aggiunge A.C. Michael, che racconta a Fides altri casi di violenza. In alcuni luoghi degli stati di Himachal Pradesh e Tamil Nadu, i cristiani sono stati trascinati con forza verso i templi indù e gli estremisti hanno spalmato ceneri sulla sulla loro fronte, costringendoli ad adorare gli dei indù. In Karnataka, un Pastore che precedeva tranquillamente sulla sua bicicletta è stato colpito alla testa con una verga di ferro e lasciato sulla strada con gravi ferite alla testa. Sempre in Karnataka, una folla ha incendiato i materiali edili custoditi nel sito di una chiesa in costruzione e il Pastore della stessa chiesa ha subito ustioni.
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AFRICA - Protezione dei minori: “La giustizia non esclude la misericordia pastorale per i peccatori”

Agencia FIDES - 14 hours 55 min ago
Kara – “La Chiesa non deve in alcun modo essere complice del male” dice a Fides padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane , in vista dell'incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa” al via in Vaticano dal 21 al 24 febbraio.
I Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo si riuniranno, insieme ad una delegazione di religiosi e religiose, per affrontare questo tragico fenomeno e trovare risposte e soluzioni immediate. “Il coinvolgimento e l’impegno della Chiesa, attraverso questo summit straordinario mostra quanto spesso l'intera Chiesa, e Papa Francesco in particolare, vogliono che sia fatta giustizia”, spiega p. Zagore.
“La grande sfida per la Chiesa – afferma - è certamente quella di tutelare le vittime ma anche quella di non abbandonare i colpevoli. Infatti la giustizia non esclude la misericordia. Come Cristo, la Chiesa ha la missione fondamentale di cercare la pecorella smarrita, aspettando con ansia il ritorno del figliol prodigo, ed essere il medico che viene per coloro che sono malati, la Chiesa dei giusti e anche dei peccatori”.
“Per tutti i chierici coinvolti è più che mai necessario un accompagnamento pastorale di ascolto e sollecitudine, costruito fondamentalmente sulla misericordia di Dio. La Chiesa non dovrebbe vergognarsi dei suoi figli, la cui dignità è stata spogliata dalla forza del peccato, ma deve lavorare per assicurare che nella giustizia e nella verità continuino a sentire su di loro lo sguardo di Dio misericordioso. Dio odia il peccato, ma ama il peccatore”, rileva il missionario.
“La Chiesa deve tenere presente che il peccato è sempre in agguato e che è una possibilità permanente dell'uomo. Nella natura umana – conclude il teologo - il peggio non è sempre sicuro ma è altamente probabile. Essere il ‘custode delle cose più sante’ non necessariamente impedisce di fraintendere e persino di abusarne.”
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AMERICA/MESSICO - Programma Xt2: giovani protagonisti nella vita sociale ed ecclesiale, con impegno e creatività

Agencia FIDES - 15 hours 42 min ago
Città del Messico - “Abbiamo due obiettivi fondamentali: aiutare i giovani a trovare il senso della loro vita e la propria vocazione, sapendosi amati ed ascoltati, e ad essere incisivi nella ricerca del bene comune della società con azioni concrete che aiutino il mondo ad essere migliore, cominciando dalla nostra città”. Con queste parole don Álvaro Lozano, direttore della commissione di Pastorale Giovanile Vocazionale dell’arcidiocesi di Mexico sintetizza, in un colloquio con l’Agenzia Fides, lo scopo del “progetto Xt2”.
Si tratta della fusione delle due pastorali voluta dal Card. Carlos Aguiar Retes, Arcivescovo di Mexico, per rispondere più efficacemente alle molteplici esigenze ed aspettative dei giovani. “Servizio, passione, misericordia” è il trinomio scelto per il logo di Xt2, acronimo “libero” che indica “Por to-dos” . Don Lozano spiega che la proposta intende “dinamizzare le cellule di pastorale giovanile”, vere e proprie “comunità ecclesiali di base di giovani”, e dare vitalità a tutto il processo pastorale e missionario attraverso progetti congiunti”.
Per delineare questo processo, il gruppo incaricato dall’Arcivescovo ha condotto una profonda analisi sullo stato delle pastorali interessate, con oltre 300 inchieste a persone, centri e istituzioni giovanili, e ora sta consolidando la formazione dei giovani animatori. I programmi - liturgia giovane, accompagnamento ed ascolto, social media, missione giovanile ed azione sociale – non solo sono stati “pensati dai giovani per i giovani, ma sono stati disegnati insieme a loro, ascoltando le loro proposte ed aspettative”.
Xt2 punta a rafforzare i circa 200 gruppi giovanili già esistenti nell’arcidiocesi, ma non si vuole limitare alle parrocchie. Uno degli obiettivi è creare centri giovanili in altri luoghi frequentati dai giovani, insieme alla missione presso “scuole, bar, discoteche” ed altri ambienti frequentati dai ragazzi, in “una specie di pastorale ‘di strada’” e con iniziative di lavoro solidale. I Centri di Ascolto sono tra le prime novità attivate: “promuovono l’unione tra tutti coloro che sono disposti ad aiutare i ragazzi”, spiega il sacerdote, “affichè si sentano ascoltati ed aiutati a trovare un senso più profondo per la loro vita. Sono già più di cento le congregazioni religiose, i movimenti familiari e le istituzioni che hanno unito le loro forze per consolidare i Centri già in funzione e per aprirne altri” afferma Don Lozano. “Prossimamente se ne aprirà uno via internet” sottolinea.
Anche la linea dell’azione sociale “è cominciata con una certa intensità” riferisce Don Álvaro, “con l’assistenza a persone con vulnerabilità e, in particolare, con un grande evento per bambini e ragazzi disabili che ha riunito tanti di loro ed ha mobilitato moltissimi giovani volontari”. E’ stata anche avviata l’organizzazione delle missioni della Settimana Santa. “Da quando tutto questo è cominciato”, assicura il sacerdote, “i giovani hanno preso le redini di tutto, mentre noi li accompagniamo”. E’ da osservare che il nuovo slancio e “una maggiore consapevolezza e decisione” nel lavoro pastorale, sono stati frutto della partecipazione di tanti alla Giornata Mondiale della Gioventù di Panama.
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AMERICA/COLOMBIA - Ucciso un sacerdote che aiutava i profughi venezuelani

Agencia FIDES - 16 hours 39 min ago
Bogotà – Intorno alle 19, ora locale, di lunedì 18 febbraio, nel quartiere Tierra Buena di Patio Bonito, nella località di Kennedy, al sud della capitale colombiana Bogotà, è stato assassinato il sacerdote Carlos Ernesto Jaramillo, 65 anni. L'Ufficio del Procuratore sta svolgendo le indagini sul crimine.
Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, i residenti del complesso condominiale dove era residente il sacerdote, che aiutava gli emigrati venezuelani, hanno affermato che sarebbero stati alcuni di questi giovani ad uccidere il sacerdote per derubarlo. Un minore sospettato dell’omicidio, fermato dalla polizia, ha detto alle autorità che il sacerdote avrebbe cercato di abusare di lui, una versione su cui stanno indagando.
"Il sacerdote era un'ottima persona, invitava la gente a venire a Messa. La notte scorsa era con due giovani nel suo appartamento, quando improvvisamente ci hanno avvertito che uno di loro era scappato con le mani coperte di sangue. Quando siamo andati a vedere, abbiamo trovato il sacerdote ferito" ha detto uno dei vicini. I soccorritori hanno portato il sacerdote alla Clinica de Occidente, dove però è arrivato senza segni vitali, in seguito alle numerose ferite inferte con un coltello. La polizia sta analizzando i video di sicurezza in quanto ci sarebbe un terzo sospettato del crimine. Le testimonianze diffuse dai media locali sono concordi nel definire don Carlos Ernesto un bravo sacerdote, dedito al suo ministero, che aveva avuto anche esperienze missionarie.
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AMERICA/BOLIVIA - Dimissioni del Vicario Apostolico di Reyes

Agencia FIDES - 17 hours 11 min ago
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il giorno 18 febbraio 2019 ha accettato la rinuncia al governo pastorale del Vicariato Apostolico di Reyes , presentata da S.E. Mons. Carlos Bürgler, C.SS.R.
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ASIA/FILIPPINE - Elezioni di medio termine, il Cardinale Tagle: "Mettere il paese in buone mani"

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 05:53
Manila - Bisogna mettere il paese "in buone mani", mani che siano generose e solidali, perchè la società filippina sia migliore, "accogliente come un grembo che contiene una vita": è la visione del Cardinale Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila che, come appreso dall'Agenzia Fides, ha espresso il suo punto di vista sulla situazione del paese, in vista delle prossime elezioni di medio termine, che nella nazione si terranno a maggio. il voto servirà a eleggere la Camera dei rappresentanti, 12 senatori e a rinnovare tutte le cariche nelle amministrazioni regionali, provinciali e comunali.
Il Cardinale ha parlato durante la messa alla manifestazione "Walk for Life", la grande marcia per la vita che quest'anno è culminata al Memorial Circle di Quezon City. E ha detto: "Speriamo che questa marcia per la vita possa essere una marcia per costruire una società accogliente come un grembo materno, uno spazio condiviso armonicamente da persone, comunità, leader. Desideriamo che la nostra società diventi come un utero che dà vita", perché "le mani di quanti ci vivono sono generose, non avide".
Il Cardinale Tagle ha ricordato che "Gesù ha insegnato e mostrato la logica del dare: l'azione di prossimità e carità richiede una generoso impegno di solidarietà per gli altri". "Una piccola quantità di pane, se passerà attraverso buone mani, si moltiplicherà", ha spiegato, commentando il brano evangelico della moltiplicazione dei pani. "D'altra parte, anche 7000 pani, se gestiti da persone avide, non saranno sufficienti per quattro persone", ha proseguito. "Sono le mani che uccidono. E questo è un danno non solo per la società ma per la creazione, che generosamente si prende cura di noi", ha detto.
All'evento erano presenti moltissimi giovani. La Marcia per la vita, in cui la Chiesa filippina pone ogni anno l'accento sulla vita e sulla dignità inalienabile di ogni esser umano, si è svolta il 16 febbraio anche nelle città di Dagupan, Tarlac, Cebu, Ormoc e Cagayan de Oro, nonchè nelle città di Palo e Palompon.
Riferendosi alle elezioni di maggio, anche il Vescovo Crispin Varquez, alla guida della diocesi di Borongan, ha invitato i fedeli a "votare responsabilmente per correggere valori distorti che hanno caratterizzato le passate elezioni". Secondo il Vescovo Varquez, "le persone daranno il voto a politici ispirati dal buon governo".
"È giunto il momento di chiedere un cambiamento reale", ha rimarcato, ricordando che, in occasione delle precedenti elezioni, le province più povere del paese sono state contrassegnate dal fenomeno di vendita e acquisto di voti. "Questa corruzione sistemica - ha sottolineato - mina l'emergere di candidati credibili. Per questo occorre compiere un giusto discernimento ed eleggere candidati che abbiano il bene comune come principale preoccupazione".
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ASIA/TAIWAN - Si allarga il contenzioso tra governo e comunità cattoliche sull’esproprio di beni ecclesiastici

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 05:51
Jiaoxi – Aumentano a Taiwan i contenziosi che vedono contrapporsi autorità politiche e comunità cattoliche locali in merito alla proprietà e alla destinazione d’uso di beni ecclesiastici. Il caso più recente è sorto intorno alla parrocchia dedicata a San Giuseppe lavoratore, nella cittadina di Jiaoxi, nella parte settentrionale della Contea di Yilan. Lì i parrocchiani e i sacerdoti Vincenziani della Congregazione della missione – che officiano la chiesa – stanno mobilitandosi per opporsi al progetto di esproprio e al cambio di destinazione d’uso del compound parrocchiale perseguito da autorità e istituzioni locali.
La contesa sorta intorno alla parrocchia di San Giuseppe lavoratore a Jiaoxi ha una genesi complessa. La chiesa fu costruita dai missionari Vincenziani olandesi nel 1955, in un’area coltivata a riso e nei pressi di una sorgente termale naturale. Nel 1971 i padri Vincenziani costruirono anche un centro – intitolato a San Vincenzo de’ Paoli - destinato alla cura dei bambini affetti da poliomelite, dotato anche di una piscina per le pratiche di riabilitazione dei malati. Negli anni Novanta, con la diffusione delle vaccinazioni anti-polio e la conseguente diminuzione progressiva dei casi di poliomelite, quella struttura di assistenza, un tempo all’avanguardia, era caduta in disuso, e i padri Vincenziani non erano riusciti a riadattarla per venire incontro a nuove emergenze sociali, anche a causa dei rigidi regolamenti amministrativi che regolano le attività sociali. A tutt’oggi – spiega all’Agenzia Fides il padre Vincenziano Ferdinand Labitag, a capo della Provincia cinese della Congregazione della missione – il Centro di riabilitazione San Vincenzo appare in stato di abbandono. Nel frattempo, prima che il vecchio parroco Vincenziano olandese si ritirasse e facesse ritorno nella sua terra natale, alcune persone con interessi nell’area avevano elaborato un progetto per far riconoscere quelle strutture come “luogo di interesse storico-culturale” da parte dei locali uffici pubblici competenti. Gli artefici di tale progetto erano anche riusciti a far firmare al sacerdote olandese alcune lettere e documenti di consenso per garantirsi il successo dell’iniziativa. Ma solo nel 2017, la provincia cinese della Congregazione della missione ha ricevuto da parte dell’Ufficio culturale e storico governativo la comunicazione formale che era in atto il processo per riconoscere l'intero complesso come sito d’interesse storico. I termini per il pronunciamento della Commissione incaricata di deliberare sul caso sono stati al momento prorogati fino al prossimo giugno 2019. E i tentativi messi in atto dai padri Vincenziani di demolire parzialmente e ristrutturare gli edifici fatiscenti del complesso – anche con l’intento di prevenirne l’esproprio da parte delle autorità civili - sono stati bloccati.
Se il luogo verrà riconosciuto come sito di interesse storico nazionale la sua gestione passerà in esclusiva nelle mani delle istituzioni pubbliche. I parrocchiani e i padri Vincenziani temono che diverrà impossibile utilizzare quell’area per rinnovare le strutture, ora fatiscenti, secondo un progetto di sviluppo predisposto dalla Congregazione della Missione, e destinarle a attività pastorali o caritative-assistenziali. Per questo hanno deciso di continuare forme di mobilitazione fino al prossimo 5 giugno, sperando di convincere le autorità governative a rinunciare al piano di esproprio. Tentativi analoghi di esproprio di beni ecclesiastici da parte delle autorità politiche e amministrative taiwanesi – riferisce a Fides padre Labitag – si stanno verificando anche in altri luoghi di Taiwan.
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OCEANIA/AUSTRALIA - “Un solo cuore, molte voci”: conferenza in preparazione al Mese missionario straordinario

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 04:27
Sydney - “L'intenzione alla base del Mese missionario straordinario istituito da Papa Francesco è coltivare uno spirito di conversione missionaria in ciascuno di noi, nonché nella vita e nell'attività pastorale della Chiesa. La conferenza ‘Mission: one heart many voices’ rappresenterà un'opportunità fondamentale per prepararsi a vivere questo momento straordinario”. Lo afferma, in una nota inviata all’Agenzia Fides, Peter Gates, vicedirettore nazionale di Catholic Mission, direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Australia, introducendo la conferenza che si svolgerà a Sydney dal 13 al 15 maggio, considerata tappa importante in Australia sui temi relativi alle sfide della missione della Chiesa.
L’iniziativa, tra gli eventi proposti in vista del Mese missionario straordinario che la Chiesa cattolica vivrà nell’ottobre 2019, vedrà la partecipazione di oltre 450 persone da tutte le diocesi della nazione, che saranno coinvolte in un programma caratterizzato da elementi artistici e creativi, con workshop interattivi, masterclass e un focus sulle tematiche dell'inclusione, dell'incontro e del dialogo.
Tra i relatori presenti, vi sarà mons. Paul Tighe, Segretario del Pontificio Consiglio per la Cultura, che metterà in risalto il ruolo centrale della tecnologia nella diffusione del Vangelo e dei messaggi per la missione. Secondo Mons. Tinghe, i social media oggi sono di importanza centrale perché rappresentano uno strumento di conversazione in un mondo costantemente connesso: "La Chiesa deve rendersi conto che i social media sono il modo principale per essere presenti nel mondo moderno, per coinvolgere le nuove generazioni ed entrare nella loro coscienza".
Oltre al Vescovo irlandese, tra gli altri, la conferenza vedrà la partecipazione di Carol Zinn SSJ, direttore esecutivo della Conferenza sulla leadership delle donne religiose; di Ravina Waldren, leader cattolica indigena dell'Arcidiocesi di Brisbane, e di Robert Fitzgerald, membro della Commissione Produttività del governo australiano.
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AFRICA/MAROCCO - In preghiera davanti al crocifisso di chiodi di p. Gigi Maccalli

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 04:22
Fès – Il rapimento di padre Luigi Maccalli, missionario in Niger, e la mancanza di notizie sul suo conto dal 17 settembre 2018 continua ad alimentare preghiere, ricordi, solidarietà e speranza per la sua liberazione. Tra le molteplici testimonianze, padre Matteo Revelli, sacerdote della Società per le Missioni Africane , parroco di S. François d’Assise a Fès, ha raccontato a Fides di quando nel 2003 p. Gigi era andato a fargli visita a Fès, in qualità di Consigliere della provincia SMA italiana. “In quell’occasione – ricorda padre Revelli - mi aveva regalato un piccolo crocifisso composto di chiodi intrecciati, finemente uniti da un fil di ferro. L’insieme sprigiona un sentimento di austerità e di bellezza. Suo papà Giovanni era stato l’artista di questo crocifisso. Aveva imparato a farlo e nelle serate d’inverno passava il suo tempo in queste sue modeste opere d’arte, che poi erano consegnate in Africa ai catechisti, e perfino a me. L’ho tolto dall’armadio per deporlo sull’altare della mia cappella, dove prego sovente anche con gli studenti, per ricordarmi di Gigi, forse in una capanna con la porta inchiodata, segno che, nell’Amore vero, le spine e i chiodi non possono mai mancare. Noi tutti preghiamo per lui e speriamo di poterlo riabbracciare”.

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AFRICA/BURKINA FASO - ll Rettor Maggiore dei Salesiani: “Il sangue di p. Antonio César sia seme di cristiani e di giovani vocazioni al servizio del Regno”

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 03:29
Roma - “Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano” così il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, descrive in una lettera a tutti i suoi confratelli e alla Famiglia Salesiana nel mondo, p. Antonio César Fernández, subito dopo aver appreso la “dolorosissima notizia” della sua uccisione in Burkina Faso .
Nella missiva pervenuta all’Agenzia Fides Don Fernández Artime ricorda che “il nostro confratello missionario salesiano Antonio César Fernández, è stato assassinato il 15 febbraio alle ore 15:00 locali, con 3 colpi di arma da fuoco, durante un attacco jihadista avvenuto a quaranta chilometri dalla frontiera sud del Burkina Faso. Fortunatamente, altri due confratelli che erano con lui sono sopravvissuti all’assalto. Provenivano da Lomé , dove avevano celebrato la prima sessione del Capitolo Ispettoriale dell’AFO ”.
“Cari confratelli, molte volte durante l’anno ricevo la notizia della morte per causa naturale di confratelli salesiani. Fa parte della vita, e arriverà anche per noi. In questi casi rendiamo grazie al Signore per tante vite meravigliose consumate generosamente” sottolinea il Rettor Maggiore dei Salesiani. “Al nostro confratello Antonio César invece hanno strappato la vita, gliel’hanno tolta senza nessun motivo. Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano. Antonio César aveva 72 anni, 55 di Professione Religiosa e 46 di Ordinazione Sacerdotale. “Alcuni mesi fa lo avevamo incontrato in Burkina Faso, proprio nella sua comunità di Ouagadougou, dove era direttore e parroco” ricorda don Fernández Artime che aggiunge: “Antonio César si aggiunge a tanti altri martiri della Chiesa di oggi nel mondo ”.
Don Fernández Artime conclude invitando tutti “a rendere grazie al Signore per la vita meravigliosa del nostro confratello don Antonio César. Vi invito anche a chiedere al Padre che aiuti questa sua Umanità a mettere fine a queste escalation di violenza che fanno solo del male. E voglia il Buon Dio che il suo sangue, sparso in terra africana, sia seme di cristiani, seguaci fedeli di Gesù, e di giovani vocazioni al servizio del Regno.
Riposa in pace, caro César”

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AFRICA/BURKINA FASO - “Il sangue di p. Antonio César sia seme di cristiani e di giovani vocazioni al servizio del Regno” scrive il Rettor Maggiore dei Salesiani

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 03:29


Roma - “Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano” così il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, descrive in una lettera a tutti i suoi confratelli e alla Famiglia Salesiana nel mondo, p. Antonio César Fernández, subito dopo aver appreso la “dolorosissima notizia” della sua uccisione in Burkina Faso .
Nella missiva pervenuta all’Agenzia Fides Don Fernández Artime ricorda che “il nostro confratello missionario salesiano Antonio César Fernández, è stato assassinato il 15 febbraio alle ore 15:00 locali, con 3 colpi di arma da fuoco, durante un attacco jihadista avvenuto a quaranta chilometri dalla frontiera sud del Burkina Faso. Fortunatamente, altri due confratelli che erano con lui sono sopravvissuti all’assalto. Provenivano da Lomé , dove avevano celebrato la prima sessione del Capitolo Ispettoriale dell’AFO ”.
“Cari confratelli, molte volte durante l’anno ricevo la notizia della morte per causa naturale di confratelli salesiani. Fa parte della vita, e arriverà anche per noi. In questi casi rendiamo grazie al Signore per tante vite meravigliose consumate generosamente” sottolinea il Rettor Maggiore dei Salesiani. “Al nostro confratello Antonio César invece hanno strappato la vita, gliel’hanno tolta senza nessun motivo. Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano. Antonio César aveva 72 anni, 55 di Professione Religiosa e 46 di Ordinazione Sacerdotale. “Alcuni mesi fa lo avevamo incontrato in Burkina Faso, proprio nella sua comunità di Ouagadougou, dove era direttore e parroco” ricorda don Fernández Artime che aggiunge: “Antonio César si aggiunge a tanti altri martiri della Chiesa di oggi nel mondo ”.
Don Fernández Artime conclude invitando tutti “a rendere grazie al Signore per la vita meravigliosa del nostro confratello don Antonio César. Vi invito anche a chiedere al Padre che aiuti questa sua Umanità a mettere fine a queste escalation di violenza che fanno solo del male. E voglia il Buon Dio che il suo sangue, sparso in terra africana, sia seme di cristiani, seguaci fedeli di Gesù, e di giovani vocazioni al servizio del Regno.
Riposa in pace, caro César”

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ASIA/MEDIO ORIENTE - Patriarchi al summit di Monaco: l’Occidente è corresponsabile dei conflitti mediorientali

Agencia FIDES - 18 February, 2019 - 05:14
Monaco di Baviera – La 55esima Conferenza internazionale non governativa sulla Sicurezza, svoltasi a Monaco di Baviera dal 15 al 17 febbraio, ha ospitato anche una qualificata rappresentanza delle Chiese mediorientali: il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, insieme a Mor Ignatios Aphrem II, Patriarca siro ortodosso di Antiochia, con la loro partecipazione al summit hanno avuto modo di partecipare a molti incontri bilaterali con rappresentanti politici di diversi Paesi, e hanno svolto interventi articolati e di ampio respiro partecipando insieme a un panel sulla condizione delle comunità religiose in Medio Oriente, organizzato il 16 febbraio dalla Hanns Seidel Foundation.
Il Patriarca Sako, nel suo intervento, ha richiamato le cause di lungo periodo che hanno contribuito nell’ultimo secolo a rendere più precaria la condizione delle comunità cristiane autoctone mediorientali. Il Primate della Chiesa caldea, creato cardinale da Papa Francesco, ha ricordato che fin dal crollo dell’Impero ottomano le potenze occidentali occupanti non hanno mostrato alcuna intenzione di favorire in Medio Oriente la nascita di Stati di diritto, dove fossero garantiti a tutti i cittadini uguali diritti. Il Patriarca ha fatto riferimento al conflitto israelo-palestinese - come fattore storico che ha contribuito a alimentare l’islam politico – e al pregiudizio che etichetta i cristiani mediorientali come “alleati” delle politiche e delle potenze occidentali in Medio Oriente.
Riferendosi alla situazione specifica dell’Iraq, il Patriarca Sako ha ripetuto che gli iracheni hanno sperimentato un vero e proprio caos a partire dalla caduta del regime di Saddam Hussein , che ha prodotto una situazione di vuoto politico-istituzionale dove sono cresciute le piaghe del settarismo, della corruzione e della moltiplicazione di milizie e gruppi armati fuori dal controllo dell’autorità statale. “L’instabilità in Medio Oriente” ha rimarcato il Patriarca caldeo “ha contribuito al dilemma dei cristiani, a causa della ‘politica occidentale’ che incoraggia il conflitto in questa regione piuttosto che promuovere la democrazia e la libertà. In altre parole – ha aggiunto il Patriarca - i ‘decisori’ occidentali hanno fatto tutto il possibile per promuovere la loro economia e servire i propri interessi a scapito dei nostri Paesi. Per esempio, controllando petrolio e altre risorse naturali, così come la vendita di armi per entrambi i fronti dei conflitti”. Riguardo all’emergenza della Piana di Ninive, e dell’auspicato ritorno delle popolazioni cristiane fuggite da quell’area negli anni di occupazione da parte dei jihadisti dello Stato Islamico , il Primate della Chiesa caldea ha rimarcato che il governo iracheno non ha fatto nulla per aiutare gli sfollati interni a far ritorno alle proprie case, anche a causa di prassi corrotte che spingono alcuni a chiedere soldi per il restauro di case e chiese distrutte durante il conflitto. “Abbiamo sofferto abbastanza” ha dichiarato il Patriarca caldeo, sottolineando che dall’attuale condizione di crisi i Paesi mediorientali possono uscire solo se si riconoscono l’uguaglianza dei diritti per ogni cittadino, se si emendano i programmi scolastici da ogni istigazione alla discriminazione, e se si punta a eliminare “l'ideologia della Jihad nell'Islam o della Guerra Santa nel cristianesimo e nelle altre religioni”.
Il Cardinale Sako ha anche auspicato che la recente visita di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti e la pubblicazione del documento sulla Fraternità umana da lui sottoscritto insieme al Grande Imam di al Azhar possano contribuire a far scomparire le cause del fanatismo religioso.
Il Patriarca siro ortodosso Mor Ignatios Aphrem II, nel suo intervento dedicato alla situazione in Siria, ha ricordato i due arcivescovi di Aleppo – il greco ortodosso Boulos Yazigi e il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim – scomparsi durante il conflitto nell’aprile 2013, e ha lamentato l’assenza di rappresentanti del governo siriano tra gli invitati al summit sulla sicurezza. Il Primate della Chiesa siro ortodossa ha rimarcato che nell’attuale fase, le sofferenze della popolazione siriana chiamata alle prese con un Paese devastato dal conflitto vengono aggravate dalla politica delle sanzioni internazionali imposte da alcuni Paesi contro la Siria.
Alla conferenza internazionale di Monaco sulla Sicurezza hanno preso parte, tra gli altri, la cancelliera tedesca Angela Merkel , il vice-Presidente statunitense Mike Pence e il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. .

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AFRICA/NIGERIA - Rinvio del voto; un Vescovo: “Mettiamo da parte le polemiche e sosteniamo chi deve assicurarci elezioni credibili”

Agencia FIDES - 18 February, 2019 - 04:51


Abuja - “Il processo elettorale è gestito da esseri umani e vi possono essere errori, quindi smettiamo di lamentarci” ha detto Sua Ecc. Mons. Paulinus Chukwuemeka Ezeokafor, Vescovo di Awka, che ha esortato i nigeriani di smettere di cercare delle responsabilità sul rinvio delle elezioni generali che dovevano tenersi sabato 16 febbraio ma che sono state posticipate, a poche ore dalla prevista apertura delle urne, al sabato successivo, 23 febbraio.
Mahmood Yakubu, Presidente la Commissione Elettorale Indipendente si è assunto la “piena responsabilità” del ritardo logistico sulla preparazione delle elezioni, affermando che organizzare il voto in un Paese le cui infrastrutture sono carenti o in rovina è “una sfida enorme”.
Nonostante l’assunzione di responsabilità da parte del Presidente dell’INEC, il rinvio del voto ha suscitato forti proteste da parte della popolazione, specie di coloro che erano tornati nel proprio Stato d’origine per votare.
Il gesto di Mahmood Yakubu è stato elogiato da Mons. Ezeokafor che ha detto: “Non c'è bisogno di chiedere la testa del presidente dell’INEC, che ha dimostrato di voler il bene dei nigeriani ed è il solo in questo momento che può portare a termine questo compito”. Mons. Ezeokafor ha esortato i nigeriani a sostenere l’azione dell'INEC per avere elezioni libere, giuste e credibili. “"I nigeriani devono mantenere fede nell’'INEC perché è l'unico organismo in grado di permetterci di scegliere i nostri leader”.
Ad accrescere il malcontento è inoltre la decisione Commissione Elettorale di dividere il voto in due fasi. Mentre il 23 febbraio si terranno le elezioni presidenziali e parlamentari, quelle per l’elezione dei governatori sono state posticipate dal 2 al 9 marzo, sollevando forti polemiche sul costo della votazione.
"Dobbiamo smettere di calcolare i costi, piuttosto dobbiamo essere zelanti di votare le persone che vogliamo, non importa il sacrificio che dobbiamo affrontare” conclude Mons. Ezeokafor.

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AFRICA/NIGER - I missionari: ridare speranza alla popolazione e chiedere la libertà per p. Maccalli, a cinque mesi dal rapimento

Agencia FIDES - 18 February, 2019 - 04:51
Bomoanga – Il 17 febbraio sono trascorsi 5 mesi da quando padre Pier Luigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane, è stato prelevato dalla sua missione di Bomoanga, in Niger, e portato in una località ignota . Da allora non si hanno più sue notizie. “Il rapimento ha cambiato l’organizzazione pastorale”, racconta a Fides p. Sylvestre Tchegbeou, sacerdote beninese della SMA, che da alcuni mesi si occupa della parrocchia di p. Gigi e di altre parrocchie di quella zona. In una nota inviata a Fides il missionario racconta come la diocesi ha riorganizzato la presenza dei missionari nella zona.
“Dopo il rapimento di p. Maccalli è stata costituita un’équipe mista di missionari, di cui faccio parte, e che si occupa delle 4 parrocchie del settore Gurmancé della nostra diocesi di Niamey: Bomoanga, Makalondi, Kankani e Torodi. Attualmente, con altri 4 preti, abitiamo a Makalondi. Da qui ci spostiamo per servire le altre parrocchie. È una missione soprattutto di presenza, perché oggi, con la forte insicurezza che regna nella zona, non possiamo più visitare le comunità dei villaggi. Siamo presenti nelle sedi delle parrocchie, per ridare coraggio, forza e speranza alla popolazione, con cui condividiamo la vita. Abbiamo bisogno delle vostre preghiere, affinché la pace ritorni nella nostra zona, e perché p. Pier Luigi sia presto liberato”, insiste p. Sylvestre.
“Le attività lanciate da p. Maccalli ora funzionano più lentamente, salvo qualcuna come il Centro Nutrizionale e la farmacia. Vi sono instabilità e della difficoltà negli spostamenti. La mancanza di p. Pier Luigi è sentita da tutti, cristiani e non cristiani, con molto dolore. Nella nostra zona vige sempre lo stato di emergenza, e siamo sotto il coprifuoco dalle 19 di sera alle 6 del mattino. I nostri cristiani vivono con un forte sentimento di paura. Basta un movimento sospetto, l’arrivo di qualcuno al villaggio, e subito si pensa il peggio, anche se poi si tratta di persone conosciute e familiari. Secondo le informazione che girano a Bomoanga, ci sarebbero molti fiancheggiatori dei terroristi. E poi c’è lo scoraggiamento per il fatto che non si sa dove sia ora p. Pier Luigi, e come sia trattato”.
“Nonostante queste difficoltà – spiega p. Sylvestre - la Chiesa è sempre qui, al suo posto, e vuole essere sempre più segno di fedeltà, di prossimità. Molte attività pastorali continuano, soprattutto a Niamey, e nella zone più tranquille. Ovunque la Chiesa vive la sua vocazioni ad essere un segno dell’amore di Dio per gli uomini. E’ cambiato il nostro stile di vita, di noi missionari e missionarie: siamo sempre più impegnati in quella che noi chiamiamo la ‘pastorale della stuoia’, e cioè a sederci accanto alla gente, a rispondere ai loro bisogni soprattutto per mezzo della nostra solidarietà e prossimità”.
Nessuno dimentica p. Pier Luigi, un uomo gentile e molto aperto, oggi privato della sua libertà. Cristiani e musulmani, soprattutto a Bomoanga, pregano incessantemente per la sua liberazione: “Per noi cristiani, non c’è un momento di riunione, di adorazione e di preghiera comunitaria in cui non si preghi per lui. La diocesi ha stampato e distribuito un’immagine, con la sua foto e una preghiera per la sua liberazione. Inoltre, ogni 17 del mese è un giorno speciale in Niger, e in tutte le chiese è organizzata una cerimonia per la sua liberazione, a cui tutti, cristiani e non, sono invitati. I nostri fratelli e sorelle musulmani sono solidali con noi, pregano con noi in quel giorno, perché, dicono, ‘p. Pier Luigi è un uomo di Dio”, prosegue.
Conclude p.Sylvestre: “Le istituzioni statali del Niger sono impegnate nello sforzo per la liberazione di p. Pier Luigi. Le autorità nigerine non cessano di rassicurarci che p. Pier Luigi sarà presto liberato, e che ci vuole pazienza. Ed è ciò che crediamo anche noi”.


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ASIA/MALAYSIA - I giovani malaysiani: "La GMG ha rafforzato la nostra fede"

Agencia FIDES - 18 February, 2019 - 04:30
Kuala Lumpur - I 51 pellegrini della Malaysia che hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù 2019 a Panama sono tornati in patria, dopo quell'evento, rafforzati nella fede e stanno condividendo le loro esperienza con i loro amici e familiari in Malaysia: lo dice all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Aaron Matanjun, che guida la comunità di Kota Kinabalu, e dichiara: "I giorni trascorsi nella diocesi cattolica di Colón-Kuna Yala, a Panama, sono stati per noi un'esperienza entusiasmante. Durante tutta la settimana, abbiamo stretto amicizie e ho avuto esperienze che non dimenticheremo mai. Ci ha colpito la gentilezza con cui i cattolici di Colón si sono rivolti ad altri pellegrini di tutto il mondo. Questo mi ha fatto capire come noi cattolici dovremmo essere accoglienti agli altri, indipendentemente dal loro background. Ci impegniamo oggi ad essere più accoglienti della volontà di Dio e a dire sempre: Sia fatta la tua volontà". L'Arcivescovo aggiunto: "Le nostre due settimane di viaggio in questo paese straniero hanno davvero regalato ai nostri giovani innumerevoli momenti memorabili. Abbiamo pregato e giocato insieme come un'unica famiglia per una settimana".
"Lode al Signore, ho avuto un viaggio davvero fruttuoso. Questa è stata la mia prima GMG in assoluto. Nella diocesi di Colon e nelle giornate a Panama, sono stato ospite in una famiglia adottiva. Questa è stata una esperienza meravigliosa: mi sono sentito come un vero membro della famiglia. Abbiamo fatto insieme un pellegrinaggio, la Via Crucis e il Rosario. Sebbene tutti i giovani provenissero da paesi diversi e parlassero lingue diverse, pregavamo insieme e adoravamo Dio insieme. Mi hanno colpito le parole di Papa Francesco che ha detto a tutti noi: sii come Maria, sii sempre coraggioso nel dire Sì a Dio", racconta a Fides Dominic Ng, della diocesi di Malacca Johore.
"Questa GMG mi ha dato nuovo entusiasmo per il servizio pastorale nella Diocesi di Johore, nel Campus di Malacca. Nostro compito ora è responsabilizzare ogni persona nel campus e invitare altri a partecipare alla prossima Gmg a Lisbona, Portogallo nel 2022", dice Joe Baxter, giovane della diocesi di Malacca Johore.
"Ringrazio Dio per avermi dato questa opportunità. Partecipare alla GMG è il momento più significativo della mia vita", conferma Josephine Mary Agustine, dell'Arcidiocesi di Kuala Lumpur.
La Malaysia è un paese multiculturale a maggioranza musulmana fondato su principi secolari. Il cristianesimo in Malaysia è una religione praticata dal 9,2% della popolazione. Due terzi dei 2,6 milioni di cristiani vivono nella Malaysia orientale, nelle province di Sabah e Sarawak , dove costituiscono il 30% della popolazione.
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ASIA - I Vescovi asiatici: affrontare con fermezza la crisi dei Rohingya

Agencia FIDES - 18 February, 2019 - 03:42
Cox's Bazar - E' urgente che la comunità internazionale si impegni a trovare una soluzione diplomatica alla crisi dei rifugiati Rohingya, fuggiti dal Myanmar in Bangladesh. Lo chiede la Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche dopo che una delegazione di 40 rappresentanti della Chiesa cattolica di 11 paesi della Asia ha visitato nei giorni scorsi i campi profughi dei Rohingya in Bangladesh, nella località di Cox's Bazar, nel distretto di Chattogram, al confine tra Bangladesh e Myanmar. Come appreso dall'Agenzia Fides, la visita era prevista al'interno della conferenza internazionale incentrata sul due temi principali: la questione dei rifugiati e quella delle energia rinnovabili, analizzate nel contesto asiatico. L'iniziativa è stata organizzata dall'11 al 17 febbraio a Cox's Bazar dall'Ufficio per lo Sviluppo Umano della FABC in collaborazione con la Commissione episcopale per la Giustizia e la Pace della Conferenza episcopale del Bangladesh e con la Rete per la giustizia e la pace in Asia-Pacifico .
Durante la conferenza, i delegati hanno avuto l'opportunità di visitare gli sfollati dei Rohingya ospitati a Kutupalong, Ukhia, Cox's Bazar e hanno potuto interagire con alcuni di loro, ascoltando i loro problemi e le loro preoccupazioni. "La comunità internazionale è chiamata ad unirsi in una sola voce unita per aiutare i rifugiati Rohingya e trovare una soluzione in questa crisi", ha detto a il Vescovo Allwyn D'Silva, ausiliare dell'Arcidiocesi di Bombay e Segretario esecutivo dell'Ufficio per lo sviluppo umano e il cambiamento climatico nella FABC.
"In unità spirituale con Papa Francesco, che il 1 ° dicembre 2017 ha incontrato 16 rappresentanti della comunità Rohingya, anche noi siamo stati profondamente commossi dalle loro storie e abbiamo ricordato ciò che ha detto il pontefice: Non chiudiamo i nostri cuori, non guardiamo dall'altra parte. La presenza di Dio, oggi, è anche chiamata Rohingya", ha ricordato all'Agenzia Fides il Vescovo D'Silva.
"In questa visita, abbiamo riconosciuto l'atteggiamento accogliente del popolo e del governo del Bangladesh che ha aperto le porte e il cuore ai Rohingya. Apprezziamo la loro cooperazione con molte persone di buona volontà nel rispondere ai bisogni immediati degli sfollati Rohingya. Guardiamo con favore, inoltre, l'assistenza generosa e professionale fornita ai rifugiati Rohingya dalla Chiesa cattolica in Bangladesh attraverso la Caritas, con il sostegno della rete internazionale della Caritas, insieme ad altre organizzazioni religiose, agenzie delle Nazioni Unite e Ong", ha rilevato il Vescovo D'Silva.
"Ci rendiamo conto dei problemi e degli ostacoli della sistemazione temporanea fornita agli sfollati Rohingya, nonché delle sfide poste alle autorità nel rispondere prontamente ed efficacemente ai bisogni umanitari, data la portata massiccia dell'afflusso di persone. Siamo particolarmente preoccupati per la vulnerabilità di molte donne e bambini e comprendiamo le numerose difficoltà delle comunità ospitanti", ha rimarcato.
"Non possiamo non esprimere profonda solidarietà ai rifugiati Rohingya. La comunità mondiale deve agire insieme per aiutarli", ha aggiunto padre Charles Irudayam, un delegato dall'India.
Più di 740.000 Rohingya sono fuggiti dal Myanmar al vicino Bangladesh dopo le violenze registrate nello stato birmano di Rakhine, dove risiedevano, nel 2016 e 2017.
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AMERICA/NICARAGUA - Un sacerdote: “Il governo vede la Chiesa come un nemico"

Agencia FIDES - 18 February, 2019 - 02:39
Managua – “La situazione è molto tesa. Il governo vede la Chiesa come un nemico, e guarda con sospetto ogni parola e ogni mossa dei membri della comunità, per via di quello che è accaduto a partire dall’aprile 2018, quando scoppiarono forti proteste contro il governo. Ci sono diversi casi di intimidazioni delle forze dell'ordine su presbiteri e religiosi": lo denuncia all'Agenzia Fides un sacerdote nicaraguense, che chiede di restare anonimo per motivi di sicurezza, ricordando la recente aggressione a un sacerdote da parte della polizia .
Mentre la riunione dei giorni scorsi tra un delegato dell’Organizzazione degli Stati Americani e il presidente Daniel Ortega non ha prodotto sostanzialmente nulla di nuovo e la crisi in cui il Paese è immerso da dieci mesi continua. Sin dall’inizio, la Chiesa si è impegnata nel dialogo tra le parti e la Conferenza episcopale è stata chiamata dal governo a presiedere la Commissione Dialogo Nazionale. Ben presto, tuttavia, il presidente l’aveva accusata di "prendere le parti dei rivoltosi e di essere complice dei golpisti”. Sebbene attualmente “si realizzano attività pastorali con una relativa normalità”, il sacerdote interpellato da Fides afferma che “non si smette di vigilare la Chiesa”. E racconta: “Qui in parrocchia viene tutti i giorni la polizia per controllare chi viene alla messa e sentire cosa dico nell’omelia. Si infiltrano per ascoltarla e la registrano”.
Il suo non è l’unico caso. Altri sacerdoti sono oggetto dello stesso trattamento. Persino “tre vescovi sono nelle mire della polizia”. Almeno tre sacerdoti, oltre al cardinal Brenes, al Vescovo ausiliare di Managua Báez e al Nunzio Apostolico Sommertag, sono stati aggrediti in passato. Sebbene le proteste siano proibite da tempo e le strade siano oggi tranquille, secondo quanto rivelato al Fides da un leader dei giovani cattolici, “gli arresti arbitrari continuano, e sono almeno dodici i ragazzi in sciopero della fame nel sistema penitenziario”.
La gente, nota il parroco, “evita di parlare di politica e società”. “Recentemente, la notizia del suicidio di un giovane perseguitato dal governo ha scosso l’opinione pubblica”, spiega. “Viviamo in un ambiente di paura e di grande insicurezza. Persino i vigili urbani circolano armati di kalashnikov”. I prigionieri politici sarebbero almeno 777, secondo fonti dell’opposizione. La riunione tra il rappresentante della OSA e il presidente Ortega mantiene aperto uno debole spiraglio di dialogo. Ortega si è detto disposto a discutere una riforma elettorale ma non a convocare ad elezioni anticipate e liberare i prigionieri politici, secondo quanto richiesto dall’organismo multilaterale e dalla Conferenza episcopale.
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