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Provocador

Blog de Jaime Septién - 3 hours 32 min ago
Decía Chesterton que «obediencia» es la palabra más emocionante del mundo, «menudo trueno de palabra».  La más emocionante prueba de fidelidad del padre Pío de Pietrelcina fue ésa: obedecer a su Iglesia, a su vocación, a su fe en medio… Continuar leyendo →
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Conservar y trasladar

Blog de Jaime Septién - 3 hours 32 min ago
En marzo de 1519 se celebró en Cozumel la tercera Misa en el actual territorio mexicano. Según cuenta Bernal Díaz del Castillo, ésta fue la primera Misa con asistencia de los indígenas. Oficiada por el padre Juan Díaz, el cronista… Continuar leyendo →
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ASIA/PALESTINA - Crisi all’Università di Betlemme. Continuano le trattative con gli studenti

Agencia FIDES - 12 hours 7 min ago
Betlemme – Non sono stati ancora superati i problemi che rischiano di far fallire il semestre accademico in corso presso l’Università di Betlemme. L’Ateneo, gestito dai Fratelli delle scuole cristiani e rilanciato negli anni Settanta del secolo scorso anche su impulso di Papa Paolo VI come strumento di formazione dei giovani palestinesi nella città dove è nato Gesù, vive una stagione difficile, segnata da un forte contrasto tra le autorità amministrative e i rappresentanti degli studenti, legato all’aumento dei costi di gestione e al conseguente incremento del contributo economico richiesto agli studenti iscritti ai corsi. “Anche oggi” riferisce all’Agenzia Fides Michel Sansur, Vicepresidente esecutivo dell’Università, “stiamo trattando con i rappresentanti degli studenti per trovare una soluzione ai problemi e convincere tutti a ritornare nelle classi e a riprendere i corsi. Se ciò non avverrà, il Ministero dell’Educazione palestinese ha annunciato che cancellerà il semestre del nostro Ateneo, visto che non è stato svolto il numero minimo di ore di lezione richiesto per riconoscere la validità accademica dei corsi”.
La crisi dell’Università di Betlemme ha avuto un’accelerazione nelle ultime settimane. Lo scorso 6 febbraio, fratel Peter Bray, Vice Cancelliere dell’Università, aveva annunciato la sospensione a tempo indeterminato dei corsi universitari del semestre primaverile – iniziato lo scorso 18 gennaio - a causa delle ripetute interruzioni delle lezioni determinate dai membri del Senato degli studenti. I rappresentanti degli studenti hanno ritenuto finora inconcludenti le trattative avviate con l’Amministrazione universitaria per fronteggiare “l’aumento delle tasse per la formazione degli studenti delle facoltà di Infermieristica e Scienze della formazione”, e ripristinare le forme di rateizzazione delle rette richieste agli studenti.
L’aumento delle tasse di formazione era entrato in vigore nel 2016. L’Università di Betlemme sostiene più della metà del costo dei corsi con denaro proveniente da fonti esterne. In una lettera pubblicata di recente dalle autorità universitarie, si affermava anche che l’Università cattolica “dovrebbe ricevere ogni anno 1,3 milioni di dollari dall’Autorità palestinese, ma questo non sta accadendo”.
Pesano sulla situazione difficile venutasi a creare all’Università di Betlemme l’aumento dei costi delle attività di formazione svolte all’esterno dell’Ateneo – come quelle svolte presso strutture sanitarie palestinesi – e quindi, in maniera indiretta, anche i tagli ai finanziamenti e agli aiuti all’Autorità palestinese e ai palestinesi disposti dall’attuale Amministrazione USA.
Nel gennaio 2018 – riferiscono le fonti ufficiali del Patriarcato latino di Gerusalemme – gli USA hanno congelato 65 milioni di dollari di un pacchetto di aiuti da 125 milioni di dollari riservato all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione per i rifugiati palestinesi e il 25 agosto hanno tagliato 200 milioni di dollari di aiuti all’Autorità Palestinese destinati in particolare a governo, sanità, istruzione e a finanziaria per la società civile. .

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Hoy dos posts. La foto es de una villa romana de Mérida

Blog del Padre Fortea - 12 hours 37 min ago


Estoy leyendo el libro del médico que atendió a Franco en la etapa final de su vida. Y quiero copiar estos párrafos. Los subrayados en granate son míos. Un médico de la Seguridad Social que no tenía ninguna adscripción política y que, por una serie de razones (que él explica en el libro) acabó encargándose de su atención sanitaria:
"Hasta ahora he callado, de una manera sistemática, todo lo que significó mi asistencia personal al Generalísimo. Las circunstancias externas, con las que se está manipulando de una manera clara y terminante a la opinión pública, en el sentido de crear un ambiente negativo para el hombre que llevaba dentro Francisco Franco, me obligan a cumplir con un deber de conciencia. Por eso se escribe este libro.
Deber de conciencia es defender la memoria humana del hombre que he conocido, un hombre que no hizo más que demostrar de una manera constante su entrega total al servicio de los españoles, de España, de su concepto de la grandeza, de la nobleza y de la religión católica.
Si me callo y me sorprende la muerte antes de contar lo que he vivido, creo que estaría en pecado de omisión. Una cosa es callar por discreción y otra callar por cobardía en la defensa de los hombres que depositaron su confianza en nosotros como personas de conciencia".
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VATICANO - L’Arcivescovo Rugambwa a Rettori e vice-Rettori dei Seminari: “Formare dei presbiteri secondo il cuore di Dio”

Agencia FIDES - 12 hours 38 min ago
Città del Vaticano - “Il primo Corso di formazione dei formatori istituito dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in collaborazione con la Pontificia Università Urbaniana, si inserisce nella cornice e nella preparazione al mese Missionario Straordinario indetto da Papa Francesco per l’ottobre 2019. Il corso intende, infatti, contribuire ad alimentare lo spirito e la passione missionaria nelle giovani Chiese, nei cinque continenti”: è quanto dichiara all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Protase Rugambwa, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli che ha presieduto l’inaugurazione dell’iniziativa, portando il benvenuto del Cardinale Fernando Filoni e di tutti i Superiori della Congregazione. Al corso partecipano 25 tra Rettori e vice Rettori provenienti dai Seminari dei cinque contenti.
“Siamo convinti che il futuro della Chiesa dipende dalla qualità dei suoi sacerdoti”, spiega a Fides l’Arcivescovo. “Per questo il nostro Dicastero ritiene la formazione, soprattutto quella sacerdotale, come priorità, e si impegna fortemente nel sostenere non soltanto i formatori ma anche le strutture di formazione nei territori di missione. Questo avviene attraverso differenti modalità: le visite del Prefetto ai Seminari in occasione dei suoi viaggi; l’azione della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo; il servizio che rende la Pontificia Università Urbaniana agli Istituti ad essa affiliati”.
A Roma, l’impegno della Congregazione nel campo della formazione si esprime attraverso la Pontificia Università Urbaniana e 5 collegi che ospitano studenti dai cinque continenti: il Collegio Urbano per i seminaristi, il Collegio San Paolo, San Pietro e San Giuseppe per i sacerdoti, e il Collegio Mater Ecclesiae per le suore.
“La decisione di iniziare un corso di formazione destinato ai formatori – prosegue mons. Rugambwa – si pone in continuità con il corso di aggiornamento dedicato ai professori dei Seminari maggiori e degli Istituti affiliati alla Pontificia Università Urbaniana, avviato fin dall’anno accademico 2012-2013. Ora, continuando a destinare il primo semestre al corso di aggiornamento dei docenti, si riserverà un trimestre alla formazione dei formatori”.
L’Arcivescovo spiega a Fides il triplice obiettivo del corso: “Offrire una preparazione adeguata per assumere la direzione di un Seminario; rafforzare le capacità formative; aggiornare i partecipanti sulle sfide e le esigenze attuali della formazione sacerdotale. A tal fine si propone un programma che comprende dei corsi magistrali sui vari aspetti della formazione, ma anche esercitazioni pratiche e lavori di gruppo con scambio di esperienza”.
Rivolgendosi ai Rettori e vice-Rettori presenti, mons Rugambwa, che ha anche celebrato una santa messa inaugurale, ha detto: “Il futuro della Chiesa in Africa, Asia e America Latina è nelle vostri mani. Avete la responsabilità importante di dare alle vostre diocesi dei sacerdoti degni, ben preparati sul piano umano, culturale e spirituale, capaci di portare avanti l’evangelizzazione. Oggi bisogna formare dei presbiteri secondo il cuore di Dio, cioè dei sacerdoti che rispecchiano una immagine vivente di Gesù Cristo, Capo e Pastore della Chiesa”.
“I vostri Seminari – ha concluso il Segretario della CEP - servono a formare dei discepoli missionari, innamorati del Maestro, Pastori con l’odore delle pecore, che vivano in mezzo a esse per servirle e portare loro la misericordia di Dio. Per questo è necessario che ogni sacerdote si senta sempre un discepolo in cammino, bisognoso costantemente di una formazione integrale, intesa come continua configurazione a Cristo. Siate consapevoli che il servizio che voi rendete alla formazione sacerdotale è un modo eccellente di partecipare all’azione missionaria della Chiesa”.
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Después de comer sushi

Blog del Padre Fortea - 12 hours 42 min ago


En las normas de la Real Academia ha habido ciertos cambios. Los cambios eran de hace pocos años, pero yo los conocí hace un año o dos; de manera que en mis posts hay cosas escritas según las antiguas reglas. Las palabras “solo” o “este, ese, aquel” ya nunca se atildan. Otro ejemplo, la palabra “ministro”, “presidente”, “secretario general de la ONU”, “rey” o “papa” van en minúscula. Antes no era así. Pero ahora sí.
El “san” de santo va con minúscula. También se escribe “la Iglesia católica”, con ce minúscula. La Fundeu explica: Aunque el sustantivo Iglesia se escribe con mayúscula inicial cuando alude a la institución, los adjetivos que lo acompañan se escriben con minúscula.
La cuestión de la tilde en las formas del verbo “reír” me superan. Pero sabed que lo correcto es escribir “Él se rio” y “el río Ebro”. La cuestión de las comas es un asunto sencillamente martirial. He tenido larga correspondencia con mi querido corrector favorito (chileno) con argumentos y contraargumentos acerca de si había que poner una coma o no.
Mi consejo a todos es: Haced lo que podáis.
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AFRICA/MADAGASCAR - Forte presa di posizione della Chiesa per la morte di p. Nicolas, vittima di un agguato stradale dopo aver portato l’Eucaristia a un malato

Agencia FIDES - 13 hours 38 min ago
Antananarivo - Forte presa di posizione della Chiesa cattolica per la morte di p. Nicolas Ratodisoa, vittima di una brutale aggressione il 9 febbraio e deceduto il 14 febbraio a seguito delle ferite riportate. Sua Ecc. Mons. Odon Marie Arsène Razanakolona, Arcivescovo di Antananarivo, ha annunciato che presenterà un esposto contro la morte del sacerdote che ha lavorato presso il centro di formazione Soanavela.
Secondo don Ludovic Rabenatoandro, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Antananarivo, che ha riportato la testimonianza resa da p. Nicolas alcuni giorni prima di morire, intorno alle 18,30 del 9 febbraio, questi, mentre era in sella alla sua motocicletta, è stato fermato da alcuni banditi sulla strada per Mahitsy, una cittadina rurale situata a soli 30 km dalla capitale. P. Nicolas stava rientrando al centro di Soanavela, dopo aver portato l’Eucarestia ad un malato.
I malviventi dopo aver estorto al sacerdote del denaro gli hanno sparato alle spalle. Una volta a terra, lo hanno calpestato e preso a calci. Prima di andarsene, i banditi gli hanno sparato per la seconda volta, colpendolo alla spina dorsale. Nell’agguato stradale è stata uccisa anche una seconda persona.
Mons. Odon Razanakolona ha messo sotto accusa le inefficienze e le complicità della polizia, affermando che alcuni poliziotti sono in combutta con i criminali, ai quali affittano le loro armi. Nel caso dell’agguato nel quale è rimasto vittima p. Nicolas a Mahitsy, l’Arcivescovo sottolinea che la gendarmeria nazionale della città non ha risposto alla richiesta di soccorso della popolazione, giungendo sul luogo dell’imboscata con notevole ritardo. La popolazione di Mahitsy si era già lamentata per la mancanza di reattività delle forze dell’ordine in occasione di altri attacchi nelle vicinanze della loro città.
Anche la Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” ha esortato la polizia di adottare misure per combattere efficacemente la crescente insicurezza nel paese. Otto persone sono già state arrestate in relazione all’uccisione di p. Nicolas. Il Segretario della Gendarmeria Nazionale ha rimosso dal suo posto il responsabile della Gendarmeria di Mahitsy, mentre alcuni gendarmi dell’area sono attualmente indagati.
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ASIA/INDIA - In aumento la violenza contro i cristiani in India

Agencia FIDES - 14 hours 12 min ago
Nuova Delhi - Nel mese di gennaio 2019 si sono verificati 29 episodi di violenza sui cristiani indiani, in 13 stati dell'India. Tra i feriti vi sono 26 donne e 25 bambini. Per nessuno di tali casi è stata depositata una denuncia ufficiale dalla polizia. Sono i dati comunicati all'Agenzia Fides dai volontari dello "United Christian Forum Helpline", linea telefonica attivata nel paese per ascoltare e registrare casi di violenze, minacce e intimidazioni di varia natura sulle comunità cristiane. "I dati non si discostano molto dalla tendenza del 2018, che ha visto una media di 20 incidenti al mese. Quasi un caso di violenza al giorno" rileva in un colloquio con Fides l'avvocato Tehmina Arora, attivista dei diritti umani e consulente legale della Ong "Alliance Defending Freedom" , che cura l'organizzazione del servizio. Arora cita un episodio recente: "Un incontro di preghiera in una casa a Kotra Tehsil, nel distretto di Udaipur, nello stato del Rajasthan è stato interrotto da estremisti indù che lanciavano sassi e gridavano slogan contro i cristiani, con false accusa di conversione. Finora la polizia non ha intrapreso alcuna azione né ha depositato una denuncia ufficiale contro i colpevoli".
Secondo l'avvocato, "se le forze politiche non smetteranno di incoraggiare la gente a farsi giustizia da sè, la cultura della violenza di massa e dell'impunità diventerà la norma". La tendenza a non depositare denunce contro gli autori di violenze "dimostra la tacita complicità tra gli autori di violenze e la polizia che ovviamente gode del patrocinio di leader o funzionari politici locali", rileva.
Lo stato dell'Uttar Pradesh continua a detenere il record del maggior numero di episodi di violenza contro i cristiani. Su 29 episodi segnalati nel gennaio 2019, nove provengono dall'Uttar Pradesh. Il modus operandi seguito in tutti e nove i casi è lo stesso: una folla accompagnata dalla polizia arriva al luogo dove si tiene un incontro di preghiera, iniziando a gridare slogan e a malmenare i fedeli riuniti, inclusi donne e bambini. Poi i Pastori vengono arrestati o detenuti dalla polizia con false accuse di conversione. "Alcune forze che stanno pianificando questi atti, istigando odio verso una particolare comunità per creare polarizzazione", denuncia A.C. Michael, Direttore di ADF India.
"Anche nello stato di Chhattisgarh, i fedeli di un villaggio sono stati espulsi dalla loro comunità solo perchè seguaci della fede cristiana", aggiunge A.C. Michael, che racconta a Fides altri casi di violenza. In alcuni luoghi degli stati di Himachal Pradesh e Tamil Nadu, i cristiani sono stati trascinati con forza verso i templi indù e gli estremisti hanno spalmato ceneri sulla sulla loro fronte, costringendoli ad adorare gli dei indù. In Karnataka, un Pastore che precedeva tranquillamente sulla sua bicicletta è stato colpito alla testa con una verga di ferro e lasciato sulla strada con gravi ferite alla testa. Sempre in Karnataka, una folla ha incendiato i materiali edili custoditi nel sito di una chiesa in costruzione e il Pastore della stessa chiesa ha subito ustioni.
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AFRICA - Protezione dei minori: “La giustizia non esclude la misericordia pastorale per i peccatori”

Agencia FIDES - 14 hours 21 min ago
Kara – “La Chiesa non deve in alcun modo essere complice del male” dice a Fides padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane , in vista dell'incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa” al via in Vaticano dal 21 al 24 febbraio.
I Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo si riuniranno, insieme ad una delegazione di religiosi e religiose, per affrontare questo tragico fenomeno e trovare risposte e soluzioni immediate. “Il coinvolgimento e l’impegno della Chiesa, attraverso questo summit straordinario mostra quanto spesso l'intera Chiesa, e Papa Francesco in particolare, vogliono che sia fatta giustizia”, spiega p. Zagore.
“La grande sfida per la Chiesa – afferma - è certamente quella di tutelare le vittime ma anche quella di non abbandonare i colpevoli. Infatti la giustizia non esclude la misericordia. Come Cristo, la Chiesa ha la missione fondamentale di cercare la pecorella smarrita, aspettando con ansia il ritorno del figliol prodigo, ed essere il medico che viene per coloro che sono malati, la Chiesa dei giusti e anche dei peccatori”.
“Per tutti i chierici coinvolti è più che mai necessario un accompagnamento pastorale di ascolto e sollecitudine, costruito fondamentalmente sulla misericordia di Dio. La Chiesa non dovrebbe vergognarsi dei suoi figli, la cui dignità è stata spogliata dalla forza del peccato, ma deve lavorare per assicurare che nella giustizia e nella verità continuino a sentire su di loro lo sguardo di Dio misericordioso. Dio odia il peccato, ma ama il peccatore”, rileva il missionario.
“La Chiesa deve tenere presente che il peccato è sempre in agguato e che è una possibilità permanente dell'uomo. Nella natura umana – conclude il teologo - il peggio non è sempre sicuro ma è altamente probabile. Essere il ‘custode delle cose più sante’ non necessariamente impedisce di fraintendere e persino di abusarne.”
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AMERICA/MESSICO - Programma Xt2: giovani protagonisti nella vita sociale ed ecclesiale, con impegno e creatività

Agencia FIDES - 15 hours 9 min ago
Città del Messico - “Abbiamo due obiettivi fondamentali: aiutare i giovani a trovare il senso della loro vita e la propria vocazione, sapendosi amati ed ascoltati, e ad essere incisivi nella ricerca del bene comune della società con azioni concrete che aiutino il mondo ad essere migliore, cominciando dalla nostra città”. Con queste parole don Álvaro Lozano, direttore della commissione di Pastorale Giovanile Vocazionale dell’arcidiocesi di Mexico sintetizza, in un colloquio con l’Agenzia Fides, lo scopo del “progetto Xt2”.
Si tratta della fusione delle due pastorali voluta dal Card. Carlos Aguiar Retes, Arcivescovo di Mexico, per rispondere più efficacemente alle molteplici esigenze ed aspettative dei giovani. “Servizio, passione, misericordia” è il trinomio scelto per il logo di Xt2, acronimo “libero” che indica “Por to-dos” . Don Lozano spiega che la proposta intende “dinamizzare le cellule di pastorale giovanile”, vere e proprie “comunità ecclesiali di base di giovani”, e dare vitalità a tutto il processo pastorale e missionario attraverso progetti congiunti”.
Per delineare questo processo, il gruppo incaricato dall’Arcivescovo ha condotto una profonda analisi sullo stato delle pastorali interessate, con oltre 300 inchieste a persone, centri e istituzioni giovanili, e ora sta consolidando la formazione dei giovani animatori. I programmi - liturgia giovane, accompagnamento ed ascolto, social media, missione giovanile ed azione sociale – non solo sono stati “pensati dai giovani per i giovani, ma sono stati disegnati insieme a loro, ascoltando le loro proposte ed aspettative”.
Xt2 punta a rafforzare i circa 200 gruppi giovanili già esistenti nell’arcidiocesi, ma non si vuole limitare alle parrocchie. Uno degli obiettivi è creare centri giovanili in altri luoghi frequentati dai giovani, insieme alla missione presso “scuole, bar, discoteche” ed altri ambienti frequentati dai ragazzi, in “una specie di pastorale ‘di strada’” e con iniziative di lavoro solidale. I Centri di Ascolto sono tra le prime novità attivate: “promuovono l’unione tra tutti coloro che sono disposti ad aiutare i ragazzi”, spiega il sacerdote, “affichè si sentano ascoltati ed aiutati a trovare un senso più profondo per la loro vita. Sono già più di cento le congregazioni religiose, i movimenti familiari e le istituzioni che hanno unito le loro forze per consolidare i Centri già in funzione e per aprirne altri” afferma Don Lozano. “Prossimamente se ne aprirà uno via internet” sottolinea.
Anche la linea dell’azione sociale “è cominciata con una certa intensità” riferisce Don Álvaro, “con l’assistenza a persone con vulnerabilità e, in particolare, con un grande evento per bambini e ragazzi disabili che ha riunito tanti di loro ed ha mobilitato moltissimi giovani volontari”. E’ stata anche avviata l’organizzazione delle missioni della Settimana Santa. “Da quando tutto questo è cominciato”, assicura il sacerdote, “i giovani hanno preso le redini di tutto, mentre noi li accompagniamo”. E’ da osservare che il nuovo slancio e “una maggiore consapevolezza e decisione” nel lavoro pastorale, sono stati frutto della partecipazione di tanti alla Giornata Mondiale della Gioventù di Panama.
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AMERICA/COLOMBIA - Ucciso un sacerdote che aiutava i profughi venezuelani

Agencia FIDES - 16 hours 5 min ago
Bogotà – Intorno alle 19, ora locale, di lunedì 18 febbraio, nel quartiere Tierra Buena di Patio Bonito, nella località di Kennedy, al sud della capitale colombiana Bogotà, è stato assassinato il sacerdote Carlos Ernesto Jaramillo, 65 anni. L'Ufficio del Procuratore sta svolgendo le indagini sul crimine.
Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, i residenti del complesso condominiale dove era residente il sacerdote, che aiutava gli emigrati venezuelani, hanno affermato che sarebbero stati alcuni di questi giovani ad uccidere il sacerdote per derubarlo. Un minore sospettato dell’omicidio, fermato dalla polizia, ha detto alle autorità che il sacerdote avrebbe cercato di abusare di lui, una versione su cui stanno indagando.
"Il sacerdote era un'ottima persona, invitava la gente a venire a Messa. La notte scorsa era con due giovani nel suo appartamento, quando improvvisamente ci hanno avvertito che uno di loro era scappato con le mani coperte di sangue. Quando siamo andati a vedere, abbiamo trovato il sacerdote ferito" ha detto uno dei vicini. I soccorritori hanno portato il sacerdote alla Clinica de Occidente, dove però è arrivato senza segni vitali, in seguito alle numerose ferite inferte con un coltello. La polizia sta analizzando i video di sicurezza in quanto ci sarebbe un terzo sospettato del crimine. Le testimonianze diffuse dai media locali sono concordi nel definire don Carlos Ernesto un bravo sacerdote, dedito al suo ministero, che aveva avuto anche esperienze missionarie.
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AMERICA/BOLIVIA - Dimissioni del Vicario Apostolico di Reyes

Agencia FIDES - 16 hours 37 min ago
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il giorno 18 febbraio 2019 ha accettato la rinuncia al governo pastorale del Vicariato Apostolico di Reyes , presentata da S.E. Mons. Carlos Bürgler, C.SS.R.
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ASIA/FILIPPINE - Elezioni di medio termine, il Cardinale Tagle: "Mettere il paese in buone mani"

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 05:53
Manila - Bisogna mettere il paese "in buone mani", mani che siano generose e solidali, perchè la società filippina sia migliore, "accogliente come un grembo che contiene una vita": è la visione del Cardinale Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila che, come appreso dall'Agenzia Fides, ha espresso il suo punto di vista sulla situazione del paese, in vista delle prossime elezioni di medio termine, che nella nazione si terranno a maggio. il voto servirà a eleggere la Camera dei rappresentanti, 12 senatori e a rinnovare tutte le cariche nelle amministrazioni regionali, provinciali e comunali.
Il Cardinale ha parlato durante la messa alla manifestazione "Walk for Life", la grande marcia per la vita che quest'anno è culminata al Memorial Circle di Quezon City. E ha detto: "Speriamo che questa marcia per la vita possa essere una marcia per costruire una società accogliente come un grembo materno, uno spazio condiviso armonicamente da persone, comunità, leader. Desideriamo che la nostra società diventi come un utero che dà vita", perché "le mani di quanti ci vivono sono generose, non avide".
Il Cardinale Tagle ha ricordato che "Gesù ha insegnato e mostrato la logica del dare: l'azione di prossimità e carità richiede una generoso impegno di solidarietà per gli altri". "Una piccola quantità di pane, se passerà attraverso buone mani, si moltiplicherà", ha spiegato, commentando il brano evangelico della moltiplicazione dei pani. "D'altra parte, anche 7000 pani, se gestiti da persone avide, non saranno sufficienti per quattro persone", ha proseguito. "Sono le mani che uccidono. E questo è un danno non solo per la società ma per la creazione, che generosamente si prende cura di noi", ha detto.
All'evento erano presenti moltissimi giovani. La Marcia per la vita, in cui la Chiesa filippina pone ogni anno l'accento sulla vita e sulla dignità inalienabile di ogni esser umano, si è svolta il 16 febbraio anche nelle città di Dagupan, Tarlac, Cebu, Ormoc e Cagayan de Oro, nonchè nelle città di Palo e Palompon.
Riferendosi alle elezioni di maggio, anche il Vescovo Crispin Varquez, alla guida della diocesi di Borongan, ha invitato i fedeli a "votare responsabilmente per correggere valori distorti che hanno caratterizzato le passate elezioni". Secondo il Vescovo Varquez, "le persone daranno il voto a politici ispirati dal buon governo".
"È giunto il momento di chiedere un cambiamento reale", ha rimarcato, ricordando che, in occasione delle precedenti elezioni, le province più povere del paese sono state contrassegnate dal fenomeno di vendita e acquisto di voti. "Questa corruzione sistemica - ha sottolineato - mina l'emergere di candidati credibili. Per questo occorre compiere un giusto discernimento ed eleggere candidati che abbiano il bene comune come principale preoccupazione".
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ASIA/TAIWAN - Si allarga il contenzioso tra governo e comunità cattoliche sull’esproprio di beni ecclesiastici

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 05:51
Jiaoxi – Aumentano a Taiwan i contenziosi che vedono contrapporsi autorità politiche e comunità cattoliche locali in merito alla proprietà e alla destinazione d’uso di beni ecclesiastici. Il caso più recente è sorto intorno alla parrocchia dedicata a San Giuseppe lavoratore, nella cittadina di Jiaoxi, nella parte settentrionale della Contea di Yilan. Lì i parrocchiani e i sacerdoti Vincenziani della Congregazione della missione – che officiano la chiesa – stanno mobilitandosi per opporsi al progetto di esproprio e al cambio di destinazione d’uso del compound parrocchiale perseguito da autorità e istituzioni locali.
La contesa sorta intorno alla parrocchia di San Giuseppe lavoratore a Jiaoxi ha una genesi complessa. La chiesa fu costruita dai missionari Vincenziani olandesi nel 1955, in un’area coltivata a riso e nei pressi di una sorgente termale naturale. Nel 1971 i padri Vincenziani costruirono anche un centro – intitolato a San Vincenzo de’ Paoli - destinato alla cura dei bambini affetti da poliomelite, dotato anche di una piscina per le pratiche di riabilitazione dei malati. Negli anni Novanta, con la diffusione delle vaccinazioni anti-polio e la conseguente diminuzione progressiva dei casi di poliomelite, quella struttura di assistenza, un tempo all’avanguardia, era caduta in disuso, e i padri Vincenziani non erano riusciti a riadattarla per venire incontro a nuove emergenze sociali, anche a causa dei rigidi regolamenti amministrativi che regolano le attività sociali. A tutt’oggi – spiega all’Agenzia Fides il padre Vincenziano Ferdinand Labitag, a capo della Provincia cinese della Congregazione della missione – il Centro di riabilitazione San Vincenzo appare in stato di abbandono. Nel frattempo, prima che il vecchio parroco Vincenziano olandese si ritirasse e facesse ritorno nella sua terra natale, alcune persone con interessi nell’area avevano elaborato un progetto per far riconoscere quelle strutture come “luogo di interesse storico-culturale” da parte dei locali uffici pubblici competenti. Gli artefici di tale progetto erano anche riusciti a far firmare al sacerdote olandese alcune lettere e documenti di consenso per garantirsi il successo dell’iniziativa. Ma solo nel 2017, la provincia cinese della Congregazione della missione ha ricevuto da parte dell’Ufficio culturale e storico governativo la comunicazione formale che era in atto il processo per riconoscere l'intero complesso come sito d’interesse storico. I termini per il pronunciamento della Commissione incaricata di deliberare sul caso sono stati al momento prorogati fino al prossimo giugno 2019. E i tentativi messi in atto dai padri Vincenziani di demolire parzialmente e ristrutturare gli edifici fatiscenti del complesso – anche con l’intento di prevenirne l’esproprio da parte delle autorità civili - sono stati bloccati.
Se il luogo verrà riconosciuto come sito di interesse storico nazionale la sua gestione passerà in esclusiva nelle mani delle istituzioni pubbliche. I parrocchiani e i padri Vincenziani temono che diverrà impossibile utilizzare quell’area per rinnovare le strutture, ora fatiscenti, secondo un progetto di sviluppo predisposto dalla Congregazione della Missione, e destinarle a attività pastorali o caritative-assistenziali. Per questo hanno deciso di continuare forme di mobilitazione fino al prossimo 5 giugno, sperando di convincere le autorità governative a rinunciare al piano di esproprio. Tentativi analoghi di esproprio di beni ecclesiastici da parte delle autorità politiche e amministrative taiwanesi – riferisce a Fides padre Labitag – si stanno verificando anche in altri luoghi di Taiwan.
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Crítica constructiva como hijo de la Iglesia que tengo derecho a dar mi opinión

Blog del Padre Fortea - 19 February, 2019 - 04:30

El post de hoy no lo escribiría si no pensase que lo puede leer alguien en Roma que puede poner remedio: y es la cuestión de la estética de los despachos del Vaticano.
Ya va siendo hora de que alguien tome cartas en el asunto de la decoración global de esos lugares por donde pasan cardenales y obispos de todo el mundo.
La fotografía que pongo hoy lo dice todo. ¿A quién se le ocurre poner un coqueto reloj de mesa entre dos candelabros que en vez de luz dan pena?
Para reforzar esta impresión de miseria decorativa colocan una ramplona fotografía del actual papa junto a un desbordantemente bello óleo de Pío XI. El que se encargó de esa sala no sabía de minimalismo, de la noble austeridad, pero hermosa, que debería respirar un lugar de trabajo como ese.
Si a eso añadimos que, a simple golpe de vista, resulta evidente lo incómodas que resultan las sillas de esa mesa de juntas, pues ya miel sobre hojuelas. Nada más verlos, me resultó patente que los que asisten a largas reuniones no pueden apoyar la espalda en el respaldo sin irse hacia atrás.
Parece mayor difícil tan gran concentración de desatinos estéticos en tan poco espacio. Pero quien sea lo ha logrado.
Alguien me dirá que todo esto son tonterías, detalles sin ninguna importancia, que lo que realmente importa es la esencia. Pero le contestaré que es en los pequeños detalles donde se ve cómo se trata a la esencia. Basta ver unos cuantos despachos de la sede central de cualquier empresa para saber si esa marca es decadente o no, si hay ilusión. Los despachos de una empresa nos indican, incluso, la alta o baja estima que tiene la empresa de sí misma. Eso ya hace mucho que lo descubrieron, hace más de dos siglos, y se cuida muchísimo.
En Madrid me ha admirado ver cómo los despachos son un reflejo del que trabaja allí y ver el nivel de inteligencia con que estaban elegidos y dispuestos los elementos más insignificantes. Lo que veo en ese despacho vaticano no es una decoración antigua, de ninguna manera, sino una disposición nefasta de elementos que es signo de otras disposiciones nefastas y estas ya no estéticas.
Mi humilde voz repite, una vez más, que el Vaticano requiere de una reforma profunda. No porque los que están en esas salas sean malos, sino porque ellos mismos tienen que ser conscientes de que allí nunca ha reinado la meritocracia, sino un cúmulo de relaciones humanas que nada tiene que ver con la paciente y meticulosa búsqueda de las perlas.
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OCEANIA/AUSTRALIA - “Un solo cuore, molte voci”: conferenza in preparazione al Mese missionario straordinario

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 04:27
Sydney - “L'intenzione alla base del Mese missionario straordinario istituito da Papa Francesco è coltivare uno spirito di conversione missionaria in ciascuno di noi, nonché nella vita e nell'attività pastorale della Chiesa. La conferenza ‘Mission: one heart many voices’ rappresenterà un'opportunità fondamentale per prepararsi a vivere questo momento straordinario”. Lo afferma, in una nota inviata all’Agenzia Fides, Peter Gates, vicedirettore nazionale di Catholic Mission, direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Australia, introducendo la conferenza che si svolgerà a Sydney dal 13 al 15 maggio, considerata tappa importante in Australia sui temi relativi alle sfide della missione della Chiesa.
L’iniziativa, tra gli eventi proposti in vista del Mese missionario straordinario che la Chiesa cattolica vivrà nell’ottobre 2019, vedrà la partecipazione di oltre 450 persone da tutte le diocesi della nazione, che saranno coinvolte in un programma caratterizzato da elementi artistici e creativi, con workshop interattivi, masterclass e un focus sulle tematiche dell'inclusione, dell'incontro e del dialogo.
Tra i relatori presenti, vi sarà mons. Paul Tighe, Segretario del Pontificio Consiglio per la Cultura, che metterà in risalto il ruolo centrale della tecnologia nella diffusione del Vangelo e dei messaggi per la missione. Secondo Mons. Tinghe, i social media oggi sono di importanza centrale perché rappresentano uno strumento di conversazione in un mondo costantemente connesso: "La Chiesa deve rendersi conto che i social media sono il modo principale per essere presenti nel mondo moderno, per coinvolgere le nuove generazioni ed entrare nella loro coscienza".
Oltre al Vescovo irlandese, tra gli altri, la conferenza vedrà la partecipazione di Carol Zinn SSJ, direttore esecutivo della Conferenza sulla leadership delle donne religiose; di Ravina Waldren, leader cattolica indigena dell'Arcidiocesi di Brisbane, e di Robert Fitzgerald, membro della Commissione Produttività del governo australiano.
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AFRICA/MAROCCO - In preghiera davanti al crocifisso di chiodi di p. Gigi Maccalli

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 04:22
Fès – Il rapimento di padre Luigi Maccalli, missionario in Niger, e la mancanza di notizie sul suo conto dal 17 settembre 2018 continua ad alimentare preghiere, ricordi, solidarietà e speranza per la sua liberazione. Tra le molteplici testimonianze, padre Matteo Revelli, sacerdote della Società per le Missioni Africane , parroco di S. François d’Assise a Fès, ha raccontato a Fides di quando nel 2003 p. Gigi era andato a fargli visita a Fès, in qualità di Consigliere della provincia SMA italiana. “In quell’occasione – ricorda padre Revelli - mi aveva regalato un piccolo crocifisso composto di chiodi intrecciati, finemente uniti da un fil di ferro. L’insieme sprigiona un sentimento di austerità e di bellezza. Suo papà Giovanni era stato l’artista di questo crocifisso. Aveva imparato a farlo e nelle serate d’inverno passava il suo tempo in queste sue modeste opere d’arte, che poi erano consegnate in Africa ai catechisti, e perfino a me. L’ho tolto dall’armadio per deporlo sull’altare della mia cappella, dove prego sovente anche con gli studenti, per ricordarmi di Gigi, forse in una capanna con la porta inchiodata, segno che, nell’Amore vero, le spine e i chiodi non possono mai mancare. Noi tutti preghiamo per lui e speriamo di poterlo riabbracciare”.

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AFRICA/BURKINA FASO - ll Rettor Maggiore dei Salesiani: “Il sangue di p. Antonio César sia seme di cristiani e di giovani vocazioni al servizio del Regno”

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 03:29
Roma - “Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano” così il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, descrive in una lettera a tutti i suoi confratelli e alla Famiglia Salesiana nel mondo, p. Antonio César Fernández, subito dopo aver appreso la “dolorosissima notizia” della sua uccisione in Burkina Faso .
Nella missiva pervenuta all’Agenzia Fides Don Fernández Artime ricorda che “il nostro confratello missionario salesiano Antonio César Fernández, è stato assassinato il 15 febbraio alle ore 15:00 locali, con 3 colpi di arma da fuoco, durante un attacco jihadista avvenuto a quaranta chilometri dalla frontiera sud del Burkina Faso. Fortunatamente, altri due confratelli che erano con lui sono sopravvissuti all’assalto. Provenivano da Lomé , dove avevano celebrato la prima sessione del Capitolo Ispettoriale dell’AFO ”.
“Cari confratelli, molte volte durante l’anno ricevo la notizia della morte per causa naturale di confratelli salesiani. Fa parte della vita, e arriverà anche per noi. In questi casi rendiamo grazie al Signore per tante vite meravigliose consumate generosamente” sottolinea il Rettor Maggiore dei Salesiani. “Al nostro confratello Antonio César invece hanno strappato la vita, gliel’hanno tolta senza nessun motivo. Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano. Antonio César aveva 72 anni, 55 di Professione Religiosa e 46 di Ordinazione Sacerdotale. “Alcuni mesi fa lo avevamo incontrato in Burkina Faso, proprio nella sua comunità di Ouagadougou, dove era direttore e parroco” ricorda don Fernández Artime che aggiunge: “Antonio César si aggiunge a tanti altri martiri della Chiesa di oggi nel mondo ”.
Don Fernández Artime conclude invitando tutti “a rendere grazie al Signore per la vita meravigliosa del nostro confratello don Antonio César. Vi invito anche a chiedere al Padre che aiuti questa sua Umanità a mettere fine a queste escalation di violenza che fanno solo del male. E voglia il Buon Dio che il suo sangue, sparso in terra africana, sia seme di cristiani, seguaci fedeli di Gesù, e di giovani vocazioni al servizio del Regno.
Riposa in pace, caro César”

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AFRICA/BURKINA FASO - “Il sangue di p. Antonio César sia seme di cristiani e di giovani vocazioni al servizio del Regno” scrive il Rettor Maggiore dei Salesiani

Agencia FIDES - 19 February, 2019 - 03:29


Roma - “Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano” così il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, descrive in una lettera a tutti i suoi confratelli e alla Famiglia Salesiana nel mondo, p. Antonio César Fernández, subito dopo aver appreso la “dolorosissima notizia” della sua uccisione in Burkina Faso .
Nella missiva pervenuta all’Agenzia Fides Don Fernández Artime ricorda che “il nostro confratello missionario salesiano Antonio César Fernández, è stato assassinato il 15 febbraio alle ore 15:00 locali, con 3 colpi di arma da fuoco, durante un attacco jihadista avvenuto a quaranta chilometri dalla frontiera sud del Burkina Faso. Fortunatamente, altri due confratelli che erano con lui sono sopravvissuti all’assalto. Provenivano da Lomé , dove avevano celebrato la prima sessione del Capitolo Ispettoriale dell’AFO ”.
“Cari confratelli, molte volte durante l’anno ricevo la notizia della morte per causa naturale di confratelli salesiani. Fa parte della vita, e arriverà anche per noi. In questi casi rendiamo grazie al Signore per tante vite meravigliose consumate generosamente” sottolinea il Rettor Maggiore dei Salesiani. “Al nostro confratello Antonio César invece hanno strappato la vita, gliel’hanno tolta senza nessun motivo. Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano. Antonio César aveva 72 anni, 55 di Professione Religiosa e 46 di Ordinazione Sacerdotale. “Alcuni mesi fa lo avevamo incontrato in Burkina Faso, proprio nella sua comunità di Ouagadougou, dove era direttore e parroco” ricorda don Fernández Artime che aggiunge: “Antonio César si aggiunge a tanti altri martiri della Chiesa di oggi nel mondo ”.
Don Fernández Artime conclude invitando tutti “a rendere grazie al Signore per la vita meravigliosa del nostro confratello don Antonio César. Vi invito anche a chiedere al Padre che aiuti questa sua Umanità a mettere fine a queste escalation di violenza che fanno solo del male. E voglia il Buon Dio che il suo sangue, sparso in terra africana, sia seme di cristiani, seguaci fedeli di Gesù, e di giovani vocazioni al servizio del Regno.
Riposa in pace, caro César”

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Tres cosas breves

Blog del Padre Fortea - 18 February, 2019 - 06:30


Desde mi casa, llamo a una amiga de Barcelona para consultarle un asunto de editoriales y nada más descolgarme el teléfono, me pregunta: ¿Ya estás aquí?
Al momento, sin dudarlo, le respondí: Sí, te aseguro que estoy aquí. Si de algo estoy seguro es de que estoy aquí.
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Estáis a un paso de que publique online mi novela sobre Moisés. Al final, todos mis intentos con las editoriales han resultado infructuosos. 
Ah, la foto es de ese lugar precioso, pero precioso de verdad, que es Burgo de Osma; donde fui hace un par de semanas con unos amigos, en un día en el que se helaban hasta los pingüinos.
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Pensaba no escribir ni una línea más sobre Franco. Pero ayer me encontré con este pequeño hecho que no conocía. Está tomado del libro Las extrañas amistades del genio, de Antonio D. Olano. Los subrayados en granate son míos:
«Dalí estaba tremendamente afectado por la noticia de la enfermedad de Franco. Se encontraba en Nueva York, como siempre ocupaba varias habitaciones del hotel St. Regis.
Le llamé por unas cuestiones relacionadas con el teatro y me saludó con esta pregunta: «¿Es cierto que Franco está muy grave?».
Todos los días se ponía en comunicación con el palacio de la Zarzuela, en donde le informaban puntualmente.
Dalí, apartado de la práctica de la Religión desde hacía muchos años, decidió trasladarse todas las mañanas a la catedral de San Patricio. Se arrodillaba, hacía la señal de la cruz y oraba con gran recogimiento.
El 20 de noviembre fue informado, en el hotel, de la muerte de Franco. Pidió que le dejasen solo. Y lloró, lloró durante mucho tiempo, como no lo había hecho desde la muerte de su madre, como no lo volvería a hacer hasta la muerte de Gala».
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