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Que rabia que hoy tenga que poner esta pintura y no las fotos

Blog del Padre Fortea - 6 hours 1 min ago


Hoy hemos tenido la comida de Navidad de los curas de la diócesis. Pondría aquí las fotos, pero el sacerdote que las ha tomado ha debido equivocar alguna letra en mi correo electrónico y no me ha llegado nada. Y este sacerdote es de otro país y justamente de él no sé en qué parroquia está. Y los que estaban a mi lado tampoco lo saben. ¡Si me lees, envía las fotos!
En fin, la comida, como siempre, ha sido un grandísimo gozo. La carne era deliciosa; buena, buena, pero buena de verdad. El postre, as usual, nata entre dos capas de bizcocho: horrible. Hasta los calvinistas tomaban cosas mejores de postre. Llevo más de veinte años luchando contra la herejía y contra ese postre en concreto. Y he obtenido más éxitos en el primer campo que en el segundo. Al cura incrédulo de mi edad, le he aconsejado unas gafas nuevas.
Hemos almorzado en el claustro del antiguo monasterio de las bernardas. El marco era óptimo. Las mesas alargadas ocupaban las cuatro arcadas. Curas mayores y jóvenes, seminaristas y canónigos, entre bromas y chascarrillos, nos lo hemos pasado muy bien. No hemos pecado con la lengua ni venialmente. Y eso que yo he sentido cierta tentación en un momento. Pero la conciencia ha prevalecido.
He digo “canónigos”. En fin, solo quedan dos canónigos y uno no estaba presente. Si hacéis cuentas, veréis, entonces, que solo estaba presente uno. Esa es otra lucha mía, como la del postre. Y eso que no tengo ni el más mínimo interés por canonjía alguna. Ni el más mínimo. Prefiero mil veces ser vicario general que canónigo. Pero, entendedme, una catedral sin canónigos es como un árbol de navidad sin bolas.
Un cura que me sustituyó dos años después como secretario del obispo me ha preguntado qué edad tenía yo. No se lo ha creído cuando le he dicho que cincuenta años. Evidentemente, daba por supuesto que no bajaba de los sesenta. Este tipo de signos me van advirtiendo que me voy alejando de la edad de los seminaristas para adentrarme más bien en la edad de don Felipe Lope Taravillo.
Ah, tenemos un seminarista de cincuenta y cuatro años. Bueno, creo que ya he contado todo lo esencial de esta mañana de adviento.
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AMERICA/ANTIGUA E BARBUDA - Nomina del Vescovo di Saint John’s Basseterre

Agencia FIDES - 10 hours 21 min ago
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo di Saint John’s Basseterre S.E. Mons. Robert A. Llanos, finora Vescovo Ausiliare di Port of Spain e Amministratore Apostolico di Saint John’s Basseterre.
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ASIA/THAILANDIA - Un missionario: “A Natale il ‘profilo basso’ di Gesù, oltre il potere dei numeri”

Agencia FIDES - 10 hours 56 min ago
Lamphun – “Nel 2003 un ministro della Thailandia ha comprato un’auto da 100 mila euro. In realtà l’auto ne valeva 10mila ma aveva la targa ‘NG 9999’. Chiunque da queste parti sborserebbe cifre stratosferiche per un numero di telefono o un biglietto della lotteria con tanti 9. Qui si scelgono le date di matrimonio o di eventi festivi che cadano il giorno 9, meglio se in agosto ”. Il racconto di don Attilio de Battisti, missionario fidei donum a Lamphun, nella diocesi di Chiang Mai, giunge all’Agenzia Fides in occasione dell’imminente celebrazione del Natale.
Soffermandosi sul fenomeno, don Attilio spiega che in Thailandia “molti riti buddisti, sfilate o cerimonie civili iniziano alle 9,09. Il parasole a 9 livelli sopra i templi indica un tempio di rango regale. Le banconote il cui numero di serie ha tanti 9 vale dieci, venti volte il suo valore. Il 9 è il numero più presente nei tatuaggi. Cover, vestiti, oggetti di uso quotidiano riprendono il tanto amato numero. Anche i prezzi di tante cose sono 99 o 999 Bath, e questo non perché sembri meno costoso ma perché il 9 è ritenuto un numero fortunato. La pronuncia thai del 9 suona come la parola ‘progresso’. Spesso le varie lotterie nazionali o locali mettono come primi premi targhe ‘fortunate’. Quanto ai numeri, i thailandesi sono attentissimi. Non solo il 9 ma anche altre combinazioni. Eppure non è che in giro per il mondo la gente sia meno superstiziosa: in Cina spesso si sostituisce il 4 con 3A, mentre l’8 significa ‘prosperità’ tanto che i Giochi Olimpici di Pechino, hanno avuto inizio l’8/8/2008 alle ore 08:08:08”
“I numeri sono diventati fondamentali anche per classificare le persone: quanti ‘followers’ hai sui social? Quante visualizzazioni ha il tuo video? Quanti ‘like’ hai ricevuto? Quanti contatti hai? Tutto viene contato e la validità o bontà di una cosa si misura dai numeri” aggiunge il missionario.
“Anche nella religione – rileva don de Battisti – si pesano le proposte o le iniziative a partire dalle cifre. Siamo tanti o siamo pochi? Abbiamo tanto seguito oppure no? Si solennizzano sempre più anniversari: 60 anni dal Concilio, 50 anni dalla fondazione, 100 anni dalla pubblicazione del documento. In Thailandia da tre anni la Chiesa prepara il 350º della costituzione della ‘Missione del Siam’, prima ufficializzazione del cristianesimo locale . Per la nostra diocesi di Chiang Mai, il 2019 sarà il 60º dell’erezione a diocesi”.
“Il Natale, al contrario, ricorda il profilo basso che Gesù sceglie. Pochi ‘followers’, pochi intimi, poca visibilità, poca gratificazione numerica, poca importanza ai calcoli. Un vero fallimento se pensiamo ai numeri ma un potentissimo messaggio di metodo. Gesù ridimensiona l’influenza dei numeri nelle nostre scelte e al tempo stesso ci allena all’umiltà e alla discrezione. A Lamphun, e in tante altre missioni, non si farà ‘audience’ ma l’Emmanuele che celebriamo anche qui è il Necessario al vero progresso di ogni persona, di ogni popolo e di ogni cultura”, conclude don Attilio.
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ASIA/SIRIA - Dal dolore alla speranza. Il Natale della Comunità monastica di Deir Mar Musa

Agencia FIDES - 11 hours 13 min ago
Nebek - Dolore e speranza sono due parole composte, in arabo, “da lettere identiche, ma con un significato completamente differente: due parole comunque strettamente unite da un legame che si manifesta in modo chiaro e tangibile nella preghiera e in prossimità di Dio”. Inizia Così la “lettera di Natale” inviata in questi giorni ad amici, benefattori e conoscenti, dai monaci e dalle monache di Deir Mar Musa, la comunità monastica fondata dal gesuita romano Paolo Dall'Oglio, scomparso in Siria alla fine del luglio 2013 mentre si trovata a Raqqa, a quel tempo roccaforte dei gruppi jihadisti in guerra con l'esercito governativo di Assad. La lettera è aperta dalle riflessioni di suor Houda Fadoul, attuale responsabile della comunità: suor Houda ricorda che “le vere consolazioni spirituali ci vengono da Dio nei momenti di preghiera”, mentre la possibilità di dare una risposta cristiana quando siamo noi stessi colpiti dal dolore può sgorgare solo dall'imitazione e dalla compagnia di Cristo, quando “uniamo il nostro dolore a quello del nostro ben amato Gesù, offrendolo a Dio per un mondo di giustizia e di pace”.
Nella loro lettera di Natale, i monaci e le monache di Mar Mousa tracciano un breve resoconto delle vicende e delle opere che hanno segnato la vita di ognuno di loro negli ultimi tempi, in un contesto ecclesiale e sociale definito “complesso e preoccupante”. Nella lunga epistola comunitaria, si racconta tra l'altro che padre Jacques Murad, il monaco sequestrato per alcuni mesi nel 2015 dai jihadisti dello Stato Islamico , “ha celebrato la Settimana Santa e la festa di Pasqua con i rifugiati Iracheni in Turchia”. Mentre frà Jens, nel monastero affidato alla comunità a Sulaymaniyah, nel Kurdistan iracheno, “ha potuto terminare la costruzione di due edifici adiacenti alla chiesa, accogliendo nel primo edificio la scuola di lingue e formazione professionale Mali Dangakan , che attira “un numero sempre maggiore di persone, perché lo studio delle lingue aiuta a trovare un impiego e un avvenire nella regione”.
Presso quel monastero – raccontano i monaci di Deir Mar Musa - “la scuola estiva di quest’anno si è distinta dalle precedenti perché ha attirato un gran numero di bambini della regione, musulmani e cristiani, cittadini locali e rifugiati, Curdi, Arabi, Caldei e Siriani. Per due mesi, i bambini hanno sperimentato assieme la gioia di apprendere, di sviluppare i loro talenti artistici, di fare gite e di giocare sotto il controllo d’insegnanti qualificati sotto l’occhio attento di padre Jens”.
Intanto Suor Deema “ha trascorso la maggior parte dell’anno a Mar Musa ad accogliere, ascoltare ed assistere gli ospiti, in particolare i giovani che portano nel loro cuore il dolore della situazione in Siria e la speranza in un avvenire migliore”. La lettera aggiorna anche sul cammino delle scuole di musica e di quelle per l'infanzia animate dalla comunità, ricordando che quest'anno sono 150 i bambini che “crescono e maturano nel nostro asilo 'Rawdat al-Qalamoun'. Vengono ricordate anche le opere sostenute a favore degli sfollati della città siriana di Qaryatayn ospitati nei villaggi di Zaydal e Fayrouzé: “Ci sono stati dei matrimoni, sono nati dei bambini” si legge nella lettera “e questo fatto testimonia il desiderio di queste famiglie di restare in Siria: ed è proprio quello che noi speriamo si possa realizzare, fornendo loro aiuto in questi anni”.
I monaci e le monache di Deir Mar Musa, nella loro lettera di Natale, fanno anche riferimento alla vicenda di padre Paolo Dall'Oglio: “La sorte del nostro fratello e padre fondatore è ancora sconosciuta. Noi moltiplichiamo le nostre preghiere ardenti a Dio per lui e per le migliaia di scomparsi della guerra siriana, di cui le famiglie non hanno notizie. Siamo venuti a conoscenza con gioia dei dottorati in corso sulla sua teologia del dialogo islamo-cristiano, così necessaria per il nostro mondo d’oggi”.
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AMERICA/MESSICO - La sicurezza a Guerrero non può essere affidata ai civili armati, urge creare una “polizia nazionale”

Agencia FIDES - 11 hours 26 min ago
Acapulco – La sicurezza nello stato di Guerrero non può essere lasciata “nelle mani dei civili armati”, occorre creare una polizia nazionale che sia militarizzata, per garantire l'incolumità dei cittadini: l'Arcivescovo di Acapulco, Mons. Leopoldo González González, ha appoggiato queste affermazioni del governatore Hector Astudillo Flores, dopo l'emergere della "polizia cittadina" e dei gruppi di autodifesa sulla Costa Grande. Questo progetto coincide con quanto annunciato dal neo Presidente, Andrés Manuel López Obrador: per fronteggiare la violenza in Messico occorre creare la “Guardia Nazionale”, composta da 50.000 elementi, oltre a dividere il territorio messicano tra 150 Coordinatori della sicurezza che lavoreranno con la polizia di stato .
Secondo le informazioni pervenuta a Fides da fonti locali, Mons. Leopoldo González González, durante una conferenza stampa tenuta domenica scorsa, 16 dicembre, ha detto che c'è grande dolore e ansia tra gli abitanti dei diversi comuni dove sono apparsi i gruppi armati per difendere la sicurezza delle città della Costa Grande. La costituzione di questi gruppi di autodifesa rivela un clima di insicurezza, e la gente inizia ad avere paura anche solo per svolgere le normali attività della giornata.
"È evidente che la custodia della società non può essere lasciata nelle mani di civili armati, questa è la responsabilità del governo federale, statale e municipale: la soluzione presentata dal governatore, insieme al dialogo, potrebbe aiutare tutte le comunità" ha ribadito l’Arcivescovo.
Mons. Gonzalez Gonzalez ritiene necessaria la formazione di una “polizia nazionale”, non basta solo militarizzare gli agenti. Occorre una preparazione e una formazione delle forze di polizia locali, perché siano in grado di proteggere la comunità.
L'intervento dell’Arcivescovo è stato motivato dai continui problemi di sicurezza e violenza nella zona, riportati ampiamente dalla stampa locale. Infatti sono in aumento ad Acapulco i rapimenti e le scomparse, una situazione che Mons. Gonzalez Gonzalez ha descritto come particolarmente "dolorosa", perché fomentata dall'impunità che continua a prevalere.

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AFRICA/CENTRAFRICA - Cinque sacerdoti uccisi nel 2018, “ma i pastori centrafricani non scappano perché non sono mercenari”

Agencia FIDES - 11 hours 40 min ago
Bangui - “Il Centrafrica sembra ormai essersi ingarbugliato in un inestricabile groviglio d'ingerenze straniere, inadempienze della comunità internazionale e incapacità del governo locale” scrive all’Agenzia Fides p. Federico Trinchero, missionario carmelitano che opera nel Carmelo di Bangui. “L’elemento confessionale non fa che rendere il cocktail ancora più micidiale” sottolinea il missionario, ricordando la strage del 15 novembre ad Alindao, in un campo di sfollati situato nei pressi della Cattedrale . “La strage è avvenuta davanti all’inerzia del contingente dell’ONU che avrebbe, di per sé, il mandato di proteggere i civili” denuncia p. Federico. “Tra le vittime, oltre a donne, bambini e persone anziane, anche due sacerdoti: l'abbé Célestin e l'abbé Blaise. Il coraggio del giovane Vescovo di Alindao, Sua Ecc. Mons.Cyr-Nestor Yapaupa, ha impedito che il bilancio sia ancora più pesante. Invece di accogliere la gente, che avrebbe voluto trovare rifugio all’interno della Cattedrale, ha ordinato a tutti di fuggire nella savana. Se i cristiani non gli avessero obbedito, il numero dei morti sarebbe stato ancora più alto. Il Vescovo, comunque, e alcuni sacerdoti hanno deciso di restare” sottolinea p. Federico.
“Alcuni giorni dopo gli avvenimenti, partecipiamo a un incontro di sacerdoti a Bangui. È presente l'abbé Donald, appena arrivato da Alindao. Originario di Bangui, sacerdote da poco più di un mese, aveva trascorso al Carmel i giorni di preparazione all’ordinazione, ascoltando con attenzione le conferenze del sottoscritto” scrive il missionario. “Da qualche settimana Donald era stato inviato in aiuto alla diocesi di Alindao. Donald non ha ancora avuto il tempo d’imparare a fare il prete; ma ne ha già visti due morire, davanti ai suoi occhi, uccisi per il vestito che indossavano e il mestiere che esercitavano”.
“Gli studenti che ho davanti non sono allievi qualunque. Sono i futuri sacerdoti del Centrafrica” rimarca p. Federico. “Hanno visto la guerra e ora sono nel Seminario di Bangui perché vogliono fare lo stesso mestiere di Célestin e Blaise. Poi ripartiranno, sacerdoti, nelle diocesi da cui sono venuti. Chiedo loro se hanno ancora voglia di continuare il cammino intrapreso e se sono consapevoli della missione ad alto rischio che li attende. Odilon, dall’alto dei suoi vent’anni, risponde per tutti: “Ho paura, mon père. Ho tanta paura. Ma non cambio idea. Voglio ancora diventare prete. Vorrei dire a Donald che ho paura anch'io. Ma nessuna voglia di cambiare mestiere”.
“Questo 2018, ormai alla fine e dove ben cinque sacerdoti e decine di cristiani sono stati uccisi durante le celebrazioni o nei pressi delle loro chiese, ci consegna una Chiesa sicuramente ancora giovane e fragile, ma che non scappa davanti al nemico e i cui pastori non sono mercenari”conclude p. Federico.


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OCEANIA/AUSTRALIA - Missione: molte voci, un solo cuore

Agencia FIDES - 11 hours 56 min ago
Sidney – “Missione: molte voci, un solo cuore". si intitola così il convegno missionario che si terrà a Sydney al 13 al 15 maggio 2019, organizzato da "Catholic Mission", la Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Australia, in preparazione al Mese Missionario Straordinario, annunciato dal Papa per l'Ottobre 2019.
Tra gli interventi sono previsti quelli di Carol Zinn, direttrice esecutiva della Conferenza sulla leadership delle religiose, negli Stati Uniti, e il Vescovo Paul Tighe, Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, che discuterà della evoluzione della tecnologia e dei media nella missione. Il programma prevede corsi di perfezionamento, workshop e presentazioni ma anche momenti di liturgia e preghiera.
“E' un evento internazionale che metterà in rilievo che, nonostante la distanza, tutti noi battezzati siamo uniti da una comune missione: quella di donare Cristo al mondo”, afferma in un nota inviata all'Agenzia Fides, Peter Gates, vicedirettore nazionale di Catholic Mission, annunciando "l'attenzione a temi come inclusione, incontro e dialogo", ma anche l'uso di arti creative e performance di diverso genere, che coinvolgeranno gli oltre 500 delegati da tutta l’Australia.
Catholic Mission ricorda "la sfida indicata da Papa Francesco: ogni uomo e ogni donna è una missione su questa terra; questa è la ragione per cui siamo qui, in questo mondo". La conferenza intende alimentare e ispirare quella missione, per cui ogni persona prende coscienza di essere "co-creatrice con Dio per un mondo migliore".
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ASIA/INDONESIA - La diocesi di Amboina impegnata per il dialogo interreligioso nelle Molucche

Agencia FIDES - 13 hours 21 min ago
Ambon - Coltivare e promuovere il dialogo interreligioso è la strada per costruire l'armonia sociale e per guarire le ferite della guerra: lo afferma all'Agenzia Fides il Vescovo Petrus Canisius Mandagi, alla guida della diocesi di Amboina, che ha sede ad Ambon, capitale delle isole Molucche, le isole indonesiane tormentate da un conflitto civile e religioso negli anni 1999-2002. Da allora nelle isole "la Chiesa è impegnata a rafforzare i buoni rapporti con le altre fedi", ha detto a Fides il Vescovo Mandagi.
"L'armonia religiosa non è colo un concetto di cui parlare, ma è qualcosa da vivere con azioni concrete", spiega il Vescovo Mandagi. Così quando i musulmani, che sono la maggioranza della popolazione, tengono i loro incontri, i cristiani li aiutano e li sostengono, e viceversa: così si creano legami di amicizia e comprensione, aggiunge.
Il Vescovo solitamente visita le famiglie musulmane porta a porta "come segno di buona volontà, comprensione e fratellanza, in modo che le tensioni e le divisioni possano essere risolte attraverso l'interazione reciproca e la condivisione", osserva.
Per il Vescovo di Amboina, la chiave per mantenere l'armonia comunitaria è "fare buone amicizie con tutti, indipendentemente dal loro background religioso. Ciò che è importante è la fiducia l'un l'altro. Dobbiamo lavorare quotidianamente per questo, in modo che tutti i tipi di incomprensioni possano essere evitati".
Oggi parrocchie, sacerdoti, religiosi, laici, istituti, associazioni e scuole della diocesi sostengono gli sforzi del dialogo islamo-cristiano.
Nel gennaio 1999, un litigio tra un cristiano e alcuni giovani musulmani, scoppiato ad Ambon, fu la scintilla che fece esplodere un conflitto settario tra i fedeli di religione diversa che imperversò per quattro anni. Centinaia di chiese e moschee furono distrutte e migliaia di case rase al suolo. Almeno 5.000 persone furono uccise e mezzo milione furono sfollate.
A metà febbraio del 2002, insieme con i leader religiosi e civili, il Vescovo Mandagi partecipò ai colloqui di mediazione tenutisi a Malino, nella provincia di Sud Sulawesi. L'incontro si concluse con un accordo che pose fine al conflitto
Secondo l'annuario della Chiesa cattolica indonesiana, la diocesi di Amboina, che abbraccia le province di Maluku e North Maluku, ha 119.665 cattolici su una popolazione totale di 2,9 milioni di abitanti.
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En ciertos momentos, hay que aparcar las diferencias

Blog del Padre Fortea - 17 December, 2018 - 19:14

Hoy estamos aquí reunidos, en este funeral laico, para dar el último adiós a nuestro querido presidente Sánchez. Su tenacidad, su perseverancia, es de todos conocida. Hace 37 años se propuso exhumar el cuerpo de Franco. Quién se podía imaginar que después se interpondría un tercer recurso ante el Tribunal Supremo, después otro (a traición) ante el Tribunal Constitucional, y un último ante del Tribunal de Estrasburgo. Quién podía ni siquiera imaginar que después la Sala II de lo contencioso admitiría las posteriores alegaciones de la Asociación Nacional de Sepultureros (ANS), además de un recurso de la Asociación Polaca de Madrid y una última de los nietos de la Guardia Mora del dictador.
Han sido 37 años muy largos para después abrir la tumba y descubrir que estaba vacía y que su cuerpo siempre descansó en La Almudena… y que Carmena lo sabía.

La vida no le ahorró golpes a este hombre de Estado. Sí, la vida no fue fácil para él: su hijo entró en Segovia como carmelita descalzo, su mujer se retiró en la cartuja en Burgos. El Destino parecía cebarse con este servidor de la nación.
No es de extrañar que, en sus últimos años, nuestro querido presidente perdiera la cabeza y creyera revivir cada jornada la exhumación del dictador, como si del Día de la Marmota se tratase. Quizá el último crimen de Franco fue lograr que Sánchez se arrojase de lo alto de la cruz del Valle de los Caídos al vacío gritando: Mirad como vuelo.
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La foto es del valle de Flüe de Suiza

Blog del Padre Fortea - 17 December, 2018 - 10:46

Hoy por la mañana, por fin, he sacado tiempo para reformar mi libro La decadencia de las columnas jónicas. Había añadido la parte geopolítica para hacerlo más largo. Así me lo pidió el editor, pues si no era demasiado breve para publicarlo en papel. Pero esa segunda parte siempre me pareció un añadido. Ahora que el libro pervive en su vida digital, el libro trata solo de cuestiones constitucionales. En los dos últimos años, el libro ha seguido sufriendo añadidos. Una maquinaria que sigue siendo ajustada con los años.
No sé si os lo dije, pero la última película que he visto ha sido El hombre de las mil caras. Una película más que excelente de un director español. Ahora estoy viendo, también por segunda vez, María Antonieta de Sofía Coppola. La estoy disfrutando más que la primera vez. Quizá porque ahora ya no espero nada más que el espectáculo visual. Y, ciertamente, este espectáculo es prodigioso: una película que respira color, sabor y perfume. Una cinta en la que las telas casi son tangibles y uno siente la atmósfera del barroquismo llevado a su última expresión. Mientras uno no espere nada de la trama, la película se justifica en su aspecto visual. Y se justifica plenamente.
Lo malo de hacer una corrección en un libro es que hay que subirlo al servidor y cambiar el enlace en la Biblioteca Forteniana. Menos mal que estas cosas las hago sin pensar, sin mirar opciones. Creo que podría mover el ratón con los ojos cerrados.
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AMERICA/MESSICO - Il Vescovo Castro: la Chiesa attende la piena libertà religiosa

Agencia FIDES - 17 December, 2018 - 06:36
Cuernavaca – Per il nodo delle "leggi secondarie", quelle che garantiscono l'attuazione della piena libertà religiosa, la Chiesa attende che il nuovo governo si installi e faccia la sua parte. La effettiva libertà religiosa “è una questione di giustizia, della ricerca del bene il popolo messicano”: lo afferma all’Agenzia Fides Mons. Ramón Castro, Vescovo di Cuernavaca, ricordando una vicenda che in passato ha destato sofferenza e problemi nel rapporto tra Chiesa e politica.
Mons. Ramón Castro riferisce che in passato “rappresentanti dello Stato messicano hanno intimidito alcuni vescovi minacciandoli di bloccare il processo di redazione delle leggi secondarie", quelle destinate a rendere operativa la riforma dell'articolo 24 della Costituzione, che nel 2011 restituì la piena libertà religiosa al Messico. Dal 1926 in poi il paese era stato vittima di una “crudele guerra civile e una persecuzione religiosa clausura di templi, espulsioni ed assassinii di sacerdoti, religiosi e religiose”. Senza queste leggi – spiega – non è di fatto possibile un pieno esercizio della libertà di culto, poichè manifestazioni della fede come l'educazione cattolica o la trasmissione di contenuti religiosi in canali televisivi o radio si vedono limitate da un vuoto legale. Il Vescovo ha parlato solo recentemente, dopo il cambio di governo, di questa annosa vicenda: "Circa due anni fa, stavo sostenendo una marcia di protesta dalla sede della mia diocesi, Cuernavaca, a Città del Messico per denunciare una grave situazione di ingiustizia politica ed economica del nostro stato, insieme al Rettore dell'università, al presidente della consiglio comunale ed altri leader. Quando stavamo per entrare nel territorio dello stato di Messico, il Segretario di Governo del nostro stato mi telefonò, dicendomi che sarebbe stato un errore che io mi recassi alla capitale conducendo una protesta, perchè questo atteggiamento avrebbe potuto bloccare le leggi secondarie. Io decisi di fare ritorno in diocesi. Poi ho saputo che in tante situazione simili c'erano state minacce alla Chiesa Cattolica. Se facevamo qualcosa che non piaceva al governo, si fermava il processo di riforma".
Alla Conferenza episcopale, cinque anni fa era stata promessa la promozione delle "leggi secondarie", ed era stato avviato un processo di consulenza in tal senso. "La Conferenza fece tutto ciò che le competeva. Fornì tutti i chiarimenti richiesti", afferma Mons. Castro. La questione preoccupa perchè non limita solo i cattolici, ma anche cristiani evangelici e fedeli di altre religioni. L'educazione è un campo delicato in questo senso perchè gli istituti privati di qualsiasi livello non hanno sovvenzioni di nessun tipo da parte dello Stato e non è possibile neppure insegnare religione nelle scuole statali. "Le leggi dovrebbero chiarire i connotati della libertà religiosa in quanto all'insegnamento. Noi vogliamo che sia inclusivo”, rileva il Vescovo.
Il Messico visse dal 1926 al 1929 la denominata “guerra cristera”, cominciata con la benedizione della prima pietra della statua di Cristo Re da parte del Nunzio Apostolico, subito espulso, in reazione alla Costituzione laicista sancita dal governo post rivoluzionario. "Fu una pagina tragica della nostra storia", afferma il Vescovo, "ma proprio dalle terre più perseguitate sono nati nuovi semi del regno e nuove vocazioni". La fede è vivissima in Messico, ne è stata prova la recente festa di Guadalupe. "La fede è radicata nei messicani", ribadisce Mons. Castro, "in gran parte fondata sulla Madonna di Guadalupe: senza di Lei, che fu un regalo della Provvidenza, il Messico non sarebbe quello che è".
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AFRICA/NIGER - Il Natale di padre Gigi Maccalli: chiusa la sua missione di Bomoanga, ma non muore la speranza

Agencia FIDES - 17 December, 2018 - 05:08
Niamey - Sono ormai passati tre mesi dal rapimento di padre Pier Luigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane, SMA . Non vi è nessuna notizia certa sul luogo in cui è tenuto prigioniero né sui passi intrapresi per liberarlo. La sua missione di Bomoanga, in Niger, dove ha lavorato per più di 11 anni, è stata chiusa: i missionari e le suore hanno dovuto rifugiarsi a Niamey, la capitale. I pochi cristiani rimasti sono nello sconforto. Come sarà il loro Natale quest’anno? E come lo vivrà padre Gigi? “Attraverso alcuni scritti dello stesso p. Gigi, noi tutti, suoi confratelli SMA, teniamo viva la speranza”, scrive all’Agenzia Fides p. Marco Prada, SMA.
Per le celebrazioni natalizie del 2013 p. Gigi scriveva: “La sera, nella mia missione, alzo sovente lo sguardo verso il cielo. Oggi capisco perché ci sono tante stelle così luminose: sono le stelle degli innocenti. Basti pensare che per il solo Niger, la malnutrizione ha già causato la morte di più di 2.500 bambini tra il mese di gennaio e quello di settembre di quest’anno. È doveroso anche fare memoria della notizia d’ottobre scorso: la macabra scoperta di 92 cadaveri di migranti ritrovati a una decina di chilometri dalla frontiera con l’Algeria. Il camion che li trasportava era rimasto in panne nel deserto nigerino. Le vittime sono 7 uomini, 37 donne e ben 48 bambini. È la strage degli innocenti che continua da quel lontano e sempre prossimo giorno di Betlemme Anche allora ci fu strage di innocenti: Rachele continua a piangere i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più! Natale con le lacrime non mi era ancora capitato… ma in esse si specchiano le stelle del cielo del Niger e subito mi appare un riflesso di luce”.
Nel 2014, il missionario rapito raccontava: “Quest’anno Natale sarà nella nuova chiesa, anche se ancora in costruzione e mancano porte e finestre. Per ora somiglia più a una stalla: capre e pecore vi si rifugiano per ripararsi dal sole e le galline vi fanno le uova dietro le assi e negli angoli nascosti. Ma per Natale la comunità ha previsto di appropriarsene per un giorno: grande pulizia generale e danze e canti di festa per dare a Gesù Bambino il benvenuto tra noi”.
A Natale 2017 - l’ultimo trascorso in libertà nella sua comunità – p. Gigi invitava a non rinunciare alla speranza: “La vita è un intreccio di due fili: gioie e pene. Solo i pastori hanno udito gli angeli cantare in cielo la notte di Natale; ma molti hanno udito il dolore affranto delle donne di Betlemme che hanno pianto i santi innocenti. Natale tra lacrime di gioia e di dolore, che si fondono insieme in un unico abbraccio, nel fiume della vita. Così è in missione: un intreccio di esperienze ed emozioni forti che raccontano la bellezza dell’avventura umana, che persino Dio ha voluto condividere ed abbracciare…. ma non abbandoniamo la speranza che un giorno il deserto fiorirà!” .
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EUROPA/SPAGNA - Inizia la preparazione del Mese Missionario Straordinario

Agencia FIDES - 17 December, 2018 - 04:42
Toledo – E' iniziata la seconda edizione del seminario di formazione missionaria «La gioia del Vangelo», promosso dalla direzione diocesana delle Pontificie Opere Missionarie della Spagna, che prepara gli agenti pastorali per la celebrazione del Mese Missionario Straordinario, indetto da Papa Francesco per il mese di ottobre del 2019. La parrocchia di Alameda de la Sagra a Toledo è stata la prima ad ospitare la nuova sessione formativa che serve a scoprire gli aspetti dell'insegnamento missionario e le basi per celebrare il Mese missionario straordinario.
Il tema scelto per il mese missionario straordinario è "Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo" e “intende sensibilizzare alla missio ad gentes e ritrovare slancio nella responsabilità di annunciare il Vangelo”, scrive la Direzione diocesana delle POM. Con il seminario si vuole arrivare a rinnovare l’impegno missionario in ogni parrocchia, coscientizzando gli operatori pastorali.
I catechisti della parrocchia Alameda de la Sagra, accompagnati dal parroco, Jesús Díaz López, sono stati guidati da Fernando Redondo a seguire gli orientamenti indicati da Papa Francesco per vivere più intensamente il Mese di ottobre 2019: Eucaristia, Parola di Dio, la preghiera personale e comunitaria, la testimonianza dei santi, martiri e confessori della fede e, infine, della carità missionaria.
Parrocchie, associazioni e movimenti dell'apostolato dei laici, possono richiedere l'organizzazione di sessioni di formazione missionaria, mentre la delegazione diocesana delle POM fornisce il team di formazione.
Toledo è una delle tante diocesi della Spagna che contribuisce ai 12 mila missionari spagnoli presenti nel mondo, attualmente. I missionari spagnoli si trovano divisi in 132 paesi di 5 continenti: in America sono il 55%, il 30% sono in Europa, il 9,5% in Africa, in Asia sono il 5% e circa lo 0,5% in Oceania.
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AFRICA/CONGO RD - Si accentuano i timori sullo svolgimento del voto del 23 dicembre

Agencia FIDES - 17 December, 2018 - 04:37
Kinshasa - Sono a rischio le elezioni del 23 dicembre nella Repubblica Democratica del Congo, dove il 13 dicembre circa 8.000 macchine elettorali elettroniche sono andate distrutte a seguito dell’incendio scoppiato nel deposito dove erano custodite, a Kinshasa. Le apparecchiature erano destinate ai seggi dei 19 comuni della capitale congolese.
Il grave episodio sulla cui natura, accidentale o dolosa, si sta ancora indagando, non è il solo ostacolo al voto del 23 dicembre, al quale sono chiamati 40 milioni di congolesi che dovranno eleggere il Capo dello Stato, 500 deputati del Parlamento nazionale e 715 deputati regionali ripartiti su 26 Assemblee locali.
Oltre alla mancata consegna delle macchine elettorali elettroniche, si riscontrano ritardi nella distribuzione dei verbali elettorali da compilare, che sono stampati in Sudafrica e che ancora devono arrivare nella RDC. Una volta giunti nel Paese, questi materiali devono essere inviati ai 75.563 seggi, ai 21.699 centri elettorali e ai 179 centri locali di redazione dei risultati disseminati sull’intero territorio della RDC, la cui estensione è di 2.345.410 km2. Un territorio molto carente di infrastrutture stradali, al punto che la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente deve fare affidamento ad aerei ed elicotteri delle forze armate congolesi e di quelli messi a disposizione dall’ONU.
Il voto del 23 dicembre è atteso con ansia dalla popolazione, dopo le mancate elezioni previste entro il 20 dicembre 2016, data di scadenza del secondo e ultimo mandato del Presidente Joseph Kabila. La Chiesa si è impegnata per creare le condizioni per andare a votare, in particolare con l’accordo firmato il 31 dicembre 2016 che ha permesso la creazione di un governo provvisorio che doveva portare la RDC al voto.
Di recente la Conferenza Episcopale Nazionale Congolese ha espresso preoccupazione sui forti ritardi nell’organizzazione del voto , mentre alcuni Vescovi hanno ribadito che la Chiesa non appoggia alcun candidato alle elezioni presidenziali. È il caso di Sua Ecc. Mons. Willy Ngumbi Ngengele, Vescovo di Kindu, che nel corso di una conferenza stampa, il 14 dicembre, ha affermato: “Come Vescovi non proponiamo alcun candidato. Lasciamo ai cristiani fare la loro scelta, in libertà d’animo e coscienza”. Il Vescovo di Kindu ha infine sottolineato che “le elezioni non sono un fine in sé. Sono uno strumento per avere un’alternanza democratica per portare un cambiamento”.
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AFRICA/EGITTO - Il governo di al-Sisi ha finora restaurato e "regolarizzato" oltre 500 chiese

Agencia FIDES - 17 December, 2018 - 04:16
Il Cairo - In occasione del lancio del piano nazionale in materia di edilizia sociale avvenuta nei giorni scorsi, il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha rinnovato l’impegno per il restauro delle chiese distrutte dai gruppi islamisti in particolare nei disordini dell'estate 2013. Nel contempo va avanti il processo di "legalizzazione" di luoghi di culto cristiani costruiti in passato senza i permessi richiesti, insieme con la concessione di autorizzazione per la costruzione di nuove chiese copte.
Il governo di al-Sisi ha prestato grande attenzione al tema della costruzione delle chiese: il disegno di legge, passato alla Camera il 30 agosto 2016 , è stato il primo riguardante gli edifici di culto cristiani che, nei passati 100 anni erano costruiti e regolamentati da un decreto risalente all’epoca ottomana . La regolarizzazione, sancita da un nuovo decreto firmato dal Primo Ministro egiziano Sherif Ismail, intendeva far sì che le chiese divenissero conformi a parametri definiti dalla nuove disposizioni giuridiche .
In precedenti dichiarazioni, il Papa Tawadros II di Alessandria ha affermato che l’attuale governo “sta guarendo cicatrici lasciate da ferite profonde, cure necessarie per la stabilità della società e per affermare i valori di una autentica cittadinanza”. Secondo il Pastore Michael Anton, vicepresidente del Comitato per la regolarizzazione delle chiese e membro del Comitato ministeriale competente, sono 500 le chiese di cui ci si è occupati nell’ultimo biennio.
Il Comitato ministeriale, inoltre, sta esaminando attualmente 2.500 documenti catastali forniti dalla Chiesa copta ortodossa e riguardanti la classificazione catastale di diverse chiese e aule liturgiche distribuite sul territorio nazionale, dove da anni si tengono i riti religiosi senza le dovute autorizzazioni, per regolarizzare la loro posizione.
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AFRICA/EGITTO - Il governo di al-Sisi restaura e regolarizza oltre 500 chiese

Agencia FIDES - 17 December, 2018 - 04:16
Il Cairo - In occasione dell’inaugurazione del piano nazionale in materia di edilizia sociale avvenuta nei giorni scorsi, il presidente Abd al-Fattah al-Sisi ha rinnovato l’impegno per il restauro delle chiese distrutte dai "Fratelli musulmani”: un dossier tralasciato dai vari governi precedenti. Nel contempo il governo si sta occupando di legalizzare altri edifici sacri cristiani e sta concedendo permessi per la costruzione di nuove chiese e istituti copti.
Le chiese in Egitto hanno dovuto avviare progetti di ristrutturazioni e ammodernamenti per cancellare le conseguenze dell'aggressione dei "Fratelli musulmani”, che hanno colpito i luoghi sacri sin dall’agosto 2013. Nel complesso, si sono registrate 90 aggressioni in vari luoghi del paese, in maggioranza a Minya ma anche nelle regioni di Asyut, Fayoum, Giza, Suez, Sohag, Luxor e Beni Suef. Il restauro e l’adeguamento degli edifici ai riferimenti normativi era cominciato nelle chiese di Minya colpite di atti di vandalismo, ma anche in strutture sociali, ospedaliere ed educative a Suez, Beni Suef e Giza.
Il governo di al-Sisi ha prestato grande attenzione al tema della costruzione delle chiese: il disegno di legge, passato alla Camera il 30 agosto 2016 , è stato il primo riguardante gli edifici di culto cristiani che, nei passati 100 anni erano costruiti e regolamentati da un decreto risalente all’epoca ottomana . La regolarizzazione, sancita da un nuovo decreto firmato dal Primo Ministro egiziano Sherif Ismail, intendeva far sì che le chiese divenissero conformi a parametri definiti dalla nuove disposizioni giuridiche .
In precedenti dichiarazioni, il Papa Tawadros II di Alessandria ha affermato che l’attuale governo “sta guarendo cicatrici lasciate da ferite profonde, cure necessarie per la stabilità della società e per affermare i valori di una autentica cittadinanza”. Secondo il Pastore Michael Anton, vicepresidente del Comitato per la regolarizzazione delle chiese e membro del Comitato ministeriale competente, sono 500 le chiese di cui ci si è occupati nell’ultimo biennio.
Il Comitato ministeriale, inoltre, sta esaminando attualmente 2.500 documenti catastali forniti dalla Chiesa ortodossa copta, per quanto riguarda l'identificazione e l’architettura di diverse chiese e aule liturgiche distribuite sul territorio nazionale, dove da anni si tengono i riti religiosi da anni senza le dovute autorizzazioni, per regolarizzare la loro posizione.
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ASIA/INDIA - Atti vandalici in una chiesa cattolica in Assam: allarme per il Natale

Agencia FIDES - 17 December, 2018 - 04:04
Dibrugarh - "La polarizzazione indotta tra comunità religiose è evidente. In primis gli obiettivi erano gli stranieri, poi i musulmani, ora i cristiani. Come in Uttar Pradesh, In Assam, nel nord dell'India, l'impunità garantita contro i violenti aggrava la situazione. La Chiesa cattolica è debole e povera e quindi indifesa. Qui è in gioco il carattere laico dell'India": con queste parole rilasciate all'Agenzia Fides John Dayal, giornalista e leader laico cattolico commenta l'episodio di violenza che ha colpito la comunità cattolica nello stato indiano di Assam, in India nordorientale. Alcuni vandali sono penetrati nella notte del 15 dicembre nel complesso della chiesa cattolica di san Tommaso, nel villaggio di Chapatoli, nella diocesi di Dibrugarh, frantumando una statua e un monumento mariano, danneggiando il crocifisso e devastando la chiesa.
La comunità locale è in subbuglio e la polizia ha prelevato due sospetti dalla zona. I politici locali hanno espresso solidarietà alla comunità cristiana, promettendo contributi per riparare i danni. Il Vescovo Joseph Aind, alla guida della diocesi di Dibrugarh, ha condannato l'attacco e chiesto un'indagine approfondita. Il Presule ha detto che “alcuni gruppi cercano di seminare odio e discordia nella società”, ricordando che nell'area fedeli di tutte le religioni da sempre convivono in pace e armonia: “Solo le forze esterne con propri interessi possono introdurre tali semi di odio” ha detto, chiedendo al governo di " garantire la sicurezza per i cristiani, specialmente durante il periodo natalizio".
"Si assiste a un costante aumento degli episodi di vandalismo e di attacchi ai cristiani e alle proprietà della Chiesa nel periodo natalizio", ha detto preoccupato a Fides Abraham Mathai, Presidente dell'associazione "Indian Christian Voice". Intanto "Waster India", Ong di Mumbai , ha presentato una petizione alla Corte Suprema chiedendo che il tribunale inviti i governi di tutti gli stati indiani a provvedere adeguate misure di sicurezza per le imminenti celebrazioni natalizie.
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Existencias de apariencia

Fe y Razón - 16 December, 2018 - 22:22
Año 14, número 708
Luis-Fernando Valdés
El 2018 finaliza con noticias complicadas para la Iglesia católica por los escándalos de abusos, pero el Papa Francisco tiene la mira puesta en dar esperanza a los que pudieran estar más confundidos o decepcionados: los jóvenes. ¿Cuáles son los temores de la juventud que hoy requieren una repuesta urgente?
Las redes sociales pueden dar pie a vidas de jóvenes
que se basan en aparentar éxito.
(Foto1.  Los jóvenes y sus temores.  Estamos en vísperas de la próxima Jornada Mundial de la Juventud (JM J), que Francisco ha convocado para enero de 2019 en la ciudad de Panamá. En su Mensaje de preparación el Pontífice ha abordado un tema clave para la juventud: sus temores ante la vida.     Esta óptica es contracultural, pues parecería que el mensaje debería generar atracción por vía de hablar de temas no dolorosos o sólo de ilusiones futuras. Pero ante un mundo en crisis y una Iglesia con ciertos problemas de credibilidad, con realismo el Papa aborda las incertidumbres que paralizan la fuerza de un corazón joven.
2. Las inquietudes profundas. Los desafíos, que pueden amedrentar  la mente y los proyectos de la gente joven,  suelen ser los que se refieren a las decisiones fundamentales de las que depende lo que ellos serán y lo que harán en este mundo.     El Pontífice tiene el valor de interrogar a los jóvenes sobre los temas que más les pueden afectar hoy: la interacción en las redes sociales. Como preparación para la JMJ 20019  les pregunta: “ustedes jóvenes, ¿qué miedos tienen? ¿Qué es lo que más os preocupa en el fondo?”
3. Una vida aparente.  Francisco explica que el miedo de “fondo” de muchos jóvenes es el de “no ser amados, queridos, de no ser aceptados por lo que ustedes son”. Y luego el Papa señala en qué consiste en ese no ser tomados en cuenta por lo que ellos realmente son.      En efecto, les escribe el Papa, “hoy en día, muchos jóvenes se sienten obligados a mostrarse distintos de lo que son en realidad, para intentar adecuarse a estándares a menudo artificiales e inalcanzables”.     Y explica que ese deseo de conseguir esas vidas inalcanzables empuja a muchos de ellos, a que en las redes sociales hagan continuos “retoques fotográficos” de su imagen, escondiéndose detrás de máscaras y falsas identidades, hasta casi convertirse ellos mismos en un “fake”, en algo falso. Incluso, muchos están obsesionados con recibir el mayor número posible de “me gusta”. Y en consecuencia, “este sentido de inadecuación produce muchos temores e incertidumbres”.
4. Para superar el temor. Francisco invita entonces a los jóvenes a superar el miedo. Y explica que la vía para conseguirlo es enfrentarlo: “Lo primero que hay que hacer para superar los miedos es identificarlos con claridad, para no perder tiempo y energías con fantasmas que no tienen rostro ni consistencia”.      Y el Papa a continuación propone un “método” para conseguir esta meta:  “los invito a mirar dentro de ustedes mismos y ‘dar un nombre´’ a sus miedos”. Y más en concreto, les señala unas preguntas: “hoy, en mi situación concreta, ¿qué es lo que me angustia, qué es lo que más temo? ¿Qué es lo que me bloquea y me impide avanzar? ¿Por qué no tengo el valor para tomar las decisiones importantes que debo tomar?”     Y concluye así con una poderosa exhortación, basada en la gran tradición de las Sagradas Escrituras:  “No tengan miedo de mirar con sinceridad sus propios miedos, reconocerlos con realismo y afrontarlos”.
Epílogo. Termina el año, pero hay buenas perspectivas para el 2019, porque ayudar a los jóvenes a superar el miedo por el que se dejan arrastrar a hacia una vida de apariencia en las redes sociales, será el inicio de una vida auténtica para muchos de ellos. Y esa es la semilla de una sociedad mejor.  
@FeyRazon   lfvaldes@gmail.comhttp://www.columnafeyrazon.blogspot.com
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Lecturas, comentarios y respuestas a ellos

Blog del Padre Fortea - 16 December, 2018 - 17:54


Un comentarista recordaba que todo este asunto de un gran, inmenso, proyecto arquitectónico que simbolizara la soberanía de una nación, que enorgulleciera a todos los ciudadanos de la patria, es algo que ya expuse con extensión en Edipo Vasco. Y, efectivamente, un protagonista perfecto para eso era José María Aznar.
También es cierto lo que decía otro comentarista que, en este asunto, me he vuelto un gran admirador del Palacio de Westminster y todo lo que en él se contiene. Los edificios de la república francesa o del Estado alemán resultan sistemas fríos y carentes de alma al lado de la clase de las Houses of Parliament, como también se conoce a esa sede.
El Reino de España tuvo su admirable El Escorial. Pocas veces el Poder ha tenido una sede que fuera una declaración de intenciones tan contundente. Pero aquel estado de cosas solo duró lo que nuestra edad de oro.
Hoy he estado mirando los dibujos de Pugin de la Cámara de los lores y de los comunes antes del incendio de 1834. Es curioso, ambas cámaras son más bellas ahora que las originales. Con razón que siempre he sido tan admirador de Pugin. El actual parlamento es fruto de la genialidad de ese converso al catolicismo.
Hoy he sabido que Pugin hubiera querido un edificio todavía más verdaderamente gótico y que nunca estuvo satisfecho con lo que se aprobó. Pues junto a él hubo otro arquitecto. Tampoco sabía que Pugin, al final, cayó en la locura.
Todos estos afanes míos arquitectónicos acerca del Poder, quizá sean un esfuerzo subconsciente por intentar amar más mi patria. Lo cual me resulta extraordinariamente difícil: ¿como ser patriota de un país cuyos habitantes no se sienten orgullosos? Los primeros en renegar de él son los españoles. Una cosa es la idolatría de la nación y otra es el total desinterés que existe en los españoles por su patria. Ser patriota a solas es muy frustrante. 

Aquí el entusiasmo y el ardor del Rule Britanniade los Proms resulta impensable:https://www.youtube.com/watch?v=rB5Nbp_gmgQ

No sé, yo creo que la embajada del Reino Unido debería darme algún regalo, algún premio, no sé, algún detalle:
https://www.youtube.com/watch?v=j7ujvOWWfpY


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El Poder y los edificios del Poder

Blog del Padre Fortea - 16 December, 2018 - 08:47



















Ayer un lector se preguntaba por qué me he preocupado durante los últimos años de leer acerca de detalles como los de ayer. Eso ya lo expliqué hace tiempo en este blog, pero lo repito y lo completo un poco más. En España tenemos el Poder sin ningún tipo de estética especial, sin ceremonias, es la soberanía a palo seco.
Cuando leí las memorias del arquitecto de Hitler, me di cuenta la importancia que Adolf daba a ese tipo de detalles estéticos, a los uniformes, a los desfiles. El arquitecto insistió en como Adolf quiso una gran residencia para los futuros führers (o como se diga) del Reich que estaba construyendo. Repitió varias veces que a él le bastaba cualquier lugar para vivir y trabajar, pero que sus sucesores necesitarían del soporte de esos grandes lugares. No fue solo el edificio de la cancillería, el III Reich creó una inmensa parafernalia. Y ese conjunto estético es lo que hace que hoy día muchos jóvenes se sientan subyugados por ese pasado de las cintas en blanco y negro; desde luego, no puede ser la ideología la que atraiga a nadie.
Los soviéticos, al principio, carecían de esta parafernalia. Pero, poco a poco, fueron creando su propia estética soviética. Acciones como el impresionante cambio de guardia ante la tumba del soldado desconocido en el Kremlin no perviven hasta hoy por casualidad. El cuidado de los desfiles en el mundo soviético era (y sigue siendo) impresionante. Hasta el paso de la oca y el modo en que férreamente giran la cabeza al pasar ante la tribuna presidencial es toda una declaración de intenciones de fuerza e, incluso, ofrecen un deliberado aire de agresividad. Putin se ha esforzado mucho en crear un gran ceremonial (lo más grandioso que ha podido) para el comienzo de cada una de sus presidencias.
El día que Pekín cree (si lo hace) su propio mundo estético que refleje el poder de un nuevo imperio, os lo aseguro que ejercerá muchísima más influencia sobre sus propias masas. Hasta ahora el gobierno chino se ha movido en el campo de la eficiencia. Pero un cambio de este tipo forjaría una adhesión apasionada.
España al carecer de un protocolo y unos edificios como los del Reino Unido, no tiene esos elementos materiales que ejercerían un gran poder como símbolos. Y que conste que el Palacio Real sí que es usado y de forma muy efectiva e impresionante para las grandes cenas de gala. Pero eso es todo. Los símbolos habrían sido una ayuda muy importante para un país como España si hubiera mantenido un amor a la tradición. Los símbolos y una estética mantenida durante siglos hubieran creado un mayor apego a la patria.
Creo que en este país sería muy positivo crear una especie de Acrópolis a las afueras de Madrid, en un gran espacio de terreno, donde aparecieran con todo esplendor tres monumentales edificios que simbolizaran las tres ramas: congreso, senado y tribunal supremo. Un proyecto arquitectónico que fuera pensado para ser realizado durante años. En fin, son ideas que se me ocurren.
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