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Más datos sobre la pedofilia en Estados Unidos

Blog del Padre Fortea - 3 hours 54 min ago













Hay hombres que llevan una carga sobre sus espaldas, la carga del pecado. Por eso he puesto esta imagen hoy. Un comentarista dio un dato que sí que resulta relevante respecto al post de ayer: cuál es el porcentaje de sacerdotes pedófilos en Pensilvania. Este dato sí que es importante. Ayer no disponía de ese dato, por eso no lo di.
Vamos a ver, en las distintas diócesis de ese Estado hay, actualmente 2509 presbíteros, la variación no pienso que sea significativa respecto a hace 70 años.
Para ofrecer el porcentaje hay que hacer unos cálculos más, necesariamente. Un presbítero, hasta hace un par de decenios, se solía ordenar a los 25 años y vamos a poner que sigue trabajando hasta los 75, para hacer un cálculo redondo.
Eso significa que un sacerdote normal trabaja uno 50 años. Vamos a llamar a ese tiempo “generación”. Para calcular cuántos sacerdotes hubo en activo durante 70 años, hay que contar una generación sacerdotal entera y superponer parcialmente dos más: una al comienzo y otra al final.Eso significa que durante un periodo concreto de 70 años hubo la presencia (íntegra o parcial) de 7.500 sacerdotes. Si hubo 300 sacerdotes acusados, eso significa que ha sido acusado 1 de cada 25 sacerdotes. Esa cifra coincide con el índice nacional, fue el 4% de los sacerdotes el que fue acusado de estos actos.
Al conocer este dato de Pensilvania y del resto del país, reconozco que me sorprendí. Era un índice muy alto. Pero recordemos que estamos hablando del punto más profundo del que (probablemente) fue el peor país en cuanto a este problema, en su peor momento
Sin duda, esto no fue casual. La concentración de tantos casos se tuvo que deber a que entraron como rector y formadores de algunos seminarios individuos que formaron (deformaron) a muchos de los que estudiaron allí. Pero eso no fue culpa del Concilio Vaticano II. Curiosamente, el 70% de los sacerdotes culpables fueron ordenados antes de 1970.
Siempre le estamos danto vueltas a relatos y más relatos de las víctimas en los documentales. Yo tengo vistos muchos. Sería más interesante una investigación para ver cuál fue el recorrido de este problema cuya concentración prueba que no fue espontánea. Un pederasta puede aparecer en cualquier lugar. Pero un número tan grande en un solo país, no.
En muchos posts he hablado de la peste de los formadores ultraprogresistas en los seminarios. Estos son los tristes frutos. Estoy convencido de que estos no eran sacerdotes que rezaban el rosario, que hacían una hora de oración mental ante el sagrario, que eran fieles al cumplimiento de las horas canónicas. Para hacer este tipo de cosas hay que haber abandonado la vida espiritual muchos años antes. Aunque admito que esto tampoco explica tantos casos.
¿Pero cuántos casos de pedofilia han tenido en la Sociedad de san Pío X? Casi ninguno. Cierto que sí que ha habido acusaciones contra un sacerdote, pero el índice es cercano a 0. (No sé en que quedó la investigación.) Esta es la demostración de que en cualquier lugar pueden surgir, pero nunca tantos.
En cualquier caso, cuando hablamos de pedofilia en la Iglesia de Estados Unidos estamos hablando de un problema de pesadilla que hubo en el pasado. Eso sí, no tengo la menor duda de que quedan varias bombas por estallar a nivel mundial.
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AFRICA - Ogni elezione in Africa ha la sua guerra: affrontare la sfida della pace?

Agencia FIDES - 7 hours 52 min ago
Kara – “Le violenze politiche in Mali e in Zimbabwe ci spingono ad interrogarci ancora una volta sul tema delle elezioni in Africa. Ogni elezione ha la sua guerra e sono tanti i paesi che si ritrovano in feroci conflitti a causa dei problemi elettorali” ha raccontato a Fides padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Societa Missioni Africane, commentando le elezioni dello scorso 31 luglio in Zimbabwe dopo le dimissioni forzate dell’ex presidente Robert Mugabe.
“La ricorrenza e la costanza di queste crisi hanno fatto sì che le crisi post-elettorali diventassero oggi per l’Africa fenomeni quasi naturali e persino culturali. Oggi un’elezione pacifica in Africa è vista come un evento importante, un miracolo. L’assurdo è diventato la norma e la norma un vero miracolo”, continua Zagore. “E’ fondamentale a questo punto porsi questa fatidica domanda: cosa sono davvero le elezioni in Africa? Dovremmo continuare ancora ad avere le elezioni se consideriamo ogni volta le centinaia di morti che si registrano?
Le ragioni di un tale fallimento politico in Africa sono molte. Mancano innanzitutto istituzioni forti e indipendenti in grado di portare avanti i processi elettorali. Le nostre commissioni elettorali indipendenti sono tutto tranne che ‘indipendenti’, commenta il sacerdote. Manca un vero patriottismo delle popolazioni e dei candidati che danno sempre priorità all'interesse personale a scapito dell'interesse della nazione. Ci sono troppe interferenze da parte di forze straniere e multinazionali nel gioco elettorale politico e sete inesauribile di potere. Inoltre, l’analfabetismo della popolazione permette ai politici di manipolare tutti, in particolare per scopi tribali e clan.
L’Africa è continuamente moribonda e impantanata nella povertà e nella miseria a causa di tutte queste elezioni fallite. Fino a quando resteremo attori della nostra stessa distruzione?” – si chiede il missionario ivoriano.
“Oggi più che mai, nel nostro Continente è fondamentale la nascita di una cultura politica e soprattutto elettorale radicata in un sistema educativo che forma coscienze politiche ed elettorali emancipate da ogni forma di corruzione. Infine, conclude Zagore - è solo attraverso il rigoroso addestramento della coscienza politica ed elettorale che potremmo dare l'Africa a uomini e donne pronti a raccogliere la sfida della pace”.

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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - “Gioventù viva! Celebrando la vita e l'amore”: Festival internazionale del cortometraggio

Agencia FIDES - 8 hours 47 min ago
Port Moresby - Il secondo festival internazionale del cortometraggio si è tenuto il 4 agosto 2018 al Paradise Cinema, Vision City, a Port Moresby.
“Una ispirazione” l’ha definita il salesiano padre Ambrose Pereira , Direttore dell’Ufficio comunicazione della Conferenza Episcopale della Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, commentando il tema del festival Youth Alive, Celebrating Life and Love.
Ospite d’onore dell’evento il Nunzio Apostolico, l’arcivescovo Kurian Matthew Vayalunkal insieme al Provinciale, presidi, sacerdoti, religiosi, laici, genitori e studenti di diverse scuole della città. All'inizio della proiezione, l’Arcivescovo ha invitato tutti a utilizzare i media in modo responsabile. “Il compito dei media è quello di informare, educare e intrattenere il pubblico. Abbiamo bisogno di utilizzare questo strumento vitale per diffondere la ‘buona notizia’”, ha detto rivolgendosi al pubblico.
Tra le tematiche proposte dai film di diversi paesi sono emersi il tema del Sinodo per i giovani: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale; quello dell’Anno della gioventù: Chiamati alla pienezza della vita e dell'amore e il tema della Giornata mondiale delle comunicazioni: “La verità ci renderà liberi, fake news e giornalismo per la pace”.
Grande entusiasmo ed emozione ha suscitato ‘My Little Story’, il film presentato dalla Papua Nuova Guinea, che riprende l’esperienza di fede, il sacrificio e l’impegno dell’arcivescovo di Rabaul, mons. Francesco Panfilo sdb, , nel suo ministero pastorale e nell'opera di evangelizzazione. “La storia parla di un uomo che ha toccato la mia vita con la mano di Cristo. Gli sono grato perché so di non dover andare lontano per trovare Gesù”, ha detto il produttore Jeffrey Katusele. “Non possiamo credere che alla sua età, avrebbe affrontato tutte queste difficoltà solo per portare il Vangelo alla gente”, ha aggiunto la signora Ester Maragau, insegnante della Jubilee Catholic Secondary School.
I rappresentanti delle scuole hanno sottolineato l'importanza dei media e il modo migliore di utilizzarli per condividere e comunicare un messaggio attraverso l'utilizzo di radio, supporti di cartacei e video.
Ospitato dalla Conferenza episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, il festival rientra nei programmi dei seminari sull'educazione ai media organizzati per studenti selezionati di sette scuole: Jubilee Catholic Secondary School, Hohola; Sacred Heart Teachers College, Bomana; Don Bosco Technological Institute, Boroko; Don Bosco Technical School, Gabutu; Marianville Secondary School, Bomana; Limana Vocational School, Gordons and Caritas Technical School, Boroko.
“L’ISFF18 offre ai giovani nativi digitali un’opportunità per riflettere sul loro percorso vocazionale”, ha affermato p. Ambrose Pereira, rivolgendosi al pubblico. Il Direttore è rimasto colpito dalla dedizione e dall’impegno mostrato verso i media da parte degli studenti e dei loro animatori scolastici.

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Pedofilia: el informe de Pennsylvania

Fe y Razón - 17 August, 2018 - 13:43
Año 14, número 692
Luis-Fernando Valdés
La Iglesia Católica acepta la veracidad del informe del Gran Jurado de Pennsylvania: más de mil víctimas de abusos sexuales y encubrimiento institucional de los abusadores. ¿Qué pensar de esto? ¿cómo reaccionar? 
El fiscal general de Pennsylvania dio a
conocer el informe sobre los abusos a
menores y encubrimientos. (Foto)
1. La investigación: hubo encubrimiento. El pasado 14 de agosto, el fiscal general del estado de Pennsylvania (EUA), Josh Shapiro publicó un informe de más de 1,300 páginas sobre los abusos sexuales cometidos en seis de las ocho diócesis de ese estado, cuya conclusión es que hubo abusos y encubrimientos sistemáticos durante 70 años.Se trata de una investigación llevada a cabo durante casi dos años por un Gran Jurado. El informe identificó a 301 sacerdotes predadores, con nombre y apellido, junto con más de mil menores que sufrieron abusos.El documento indica que los abusos van desde las molestias hasta las violaciones, “pero todos fueron menospreciados, en todas las partes del Estado, por los líderes de la Iglesia que prefirieron proteger a los abusadores y su institución principalmente”. (Vatican Insider, 14 ago. 2018)
2. “Gran vergüenza”. Ese mismo día, el Presidente de la Conferencia de Obispos Católicos de EUA, el card. Daniel N. DiNardo publicó una declaración, en la que reconoce la veracidad del informe de Pennsylvania, agradece la valentía de quienes compartieron sus historias personales de abusos y admite que “estamos avergonzados y lamentamos los pecados y las omisiones de sacerdotes católicos y obispos católicos”.El texto indica que, a través de los organismos de control creados y progresivamente reforzados en 2002, 2011 y 2018, los obispos norteamericanos “continuarán ofreciendo caminos de sanación para quienes han sido abusados” y se comprometen “a trabajar con determinación para que tal abuso no pueda suceder”.Dos días después vino la respuesta del Vaticano. El director de la Sala de Prensa de la Santa Sede Greg Burke, dijo que ante este informe “dos son las palabras que pueden expresar lo que se siente frente a estos horribles crímenes: vergüenza y dolor”.Añadió Burke que “las víctimas deben saber que el Papa está de su parte. Los que han sufrido son su prioridad, y la Iglesia quiere escucharlos para arrancar este trágico horror que destruye la vida de los inocentes”.
3. La Iglesia sí ha cambiado. Junto a las reprobables acciones que describe el documento, hay también un punto luminoso, pues el texto del Gran Jurado de Pennsylvania reconoce que las políticas internas de las diócesis sobre el tema de abusos “han cambiado mucho en los últimos 15 años”. El informe señala que “parece que la Iglesia está avisando con mayor rapidez a las autoridades civiles cuando hay una denuncia de abuso. Se han introducido procesos de revisión interna. Las víctimas ya no son tan invisibles”. Sin embargo, aún no desaparecen los abusos contra menores en la Iglesia.Estas afirmaciones, según Burke, “son coherentes con anteriores estudios que han demostrado que las reformas hechas por la Iglesia Católica en Estados Unidos han reducido drásticamente la incidencia de los abusos cometidos por el clero”.
Epílogo. Jesús dijo: “la verdad los hará libres” (Juan 8,32). La primera verdad es el dolor de las víctimas y de sus familias. Ante ese dolor, es obligatorio hacer justicia; ante ese sufrimiento es indispensable pedir perdón con sinceridad.Y como fiel católico, me llena de esperanza ver que la Iglesia reconoce los graves errores de encubrimiento de clérigos pederastas y pide perdón, pues una parte importante de la renovación eclesial advendrá con esta purificación.@FeyRazon   lfvaldes@gmail.comhttp://www.columnafeyrazon.blogspot.com
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Mi "informe" sobre el informe sobre la pedofilia del gran jurado de Pensilvania

Blog del Padre Fortea - 17 August, 2018 - 07:40


Mi opinión sobre la pedofilia es exactamente la misma que la del Papa Francisco. Dado el respeto que tengo a la inteligencia de mis lectores, no considero necesario dedicar varios párrafos a repetir lo que he dicho sobre un asunto que ya he tratado en el pasado. Tengo el mayor respeto por las víctimas de esos delincuentes.
¿Es tan importante un gran jurado?
Este informe del gran jurado consiste en una veintena de ciudadanos escogidos al azar que se han dedicado a leer casos y han podido escuchar a las víctimas. El informe no revela nada nuevo, no ha descubierto nada que no supiéramos. La magnitud del problema se descubrió en la infinidad de juicios en que esos casos fueron analizados uno a uno.
Hechos frente a suposicionesEl informe en su introducción se permite varias veces lanzar dudas acerca de si las cosas realmente han cambiado en la Iglesia Católica. Varias veces afirma que no tiene claro esto. En un único momento parece reconocer algo positivo diciendo: We recognize that much has changed over the last fifteen years. “Mucho” no es justo, la actuación de la Iglesia entera sobre este tema ha cambiado radicalmente. Decir “mucho” no es justo.Y menos todavía cuando más adelante el informe se permite ponerlo en duda: It appears that the church is now advising law enforcement of abuse reports more promptly. “Parece”, vaya, muchas gracias. Al final de la introducción, claramente afirman que respecto a la actuación de la jerarquía de la Iglesia en la actualidad the full picture is not clear.
El informe es tendenciosoEl informe no tiene razón en sus conclusiones cuando hace afirmaciones contra la jerarquía de la Iglesia en la actualidad y menos todavía cuando el fiscal general del Estado de Pensilvania en su discurso de introducción, larguísimo, se presenta sin decirlo abiertamente como el que tiene que venir a solucionar la situación.Solo hay que ver que el informe trata casi todo el tiempo de casos anteriores al año 2002. Apenas hay casos después de ese año. El informe tiene dos partes: los casos y las conclusiones de la introducción. En su introducción no tiene razón al lanzar esas veladas y no tan veladas acusaciones sobre los obispos en la actualidad.
ContextualizandoEn cualquier caso, 300 sacerdotes acusados durante 70 años significa 4 culpables por año. Si tenemos en cuenta que de los 12 millones de habitantes de Pensilvania el 24% son católicos, eso significa que hay 4 millones de católicos. 4 casos por año durante 70 años, significa que ha aparecido cada año un nuevo cura pedófilo por cada millón de católicos. Y eso suponiendo que todos los casos de denuncia sean verdaderos. Por supuesto que un solo caso de pedofilia es algo que debe ser castigado por la Ley. Por supuesto que cada vez que un obispo no hizo lo que debía al manejar estas denuncias es, por lo menos, moralmente reprobable en grado terrible. Por lo menos eso.Pero si tenemos en cuenta los datos integrales, nos damos cuenta de que la información que se nos está dando resumida es bastante distinta si la contextualizamos.
La prevalenciaHe estado mirando diversos artículos acerca de cuál es la prevalencia del abuso sexual de menores en Estados Unidos. Podéis leer muchos artículos serios. Varios estudios varían entre el 15% y 25% de las mujeres, y del 5% al 15% de los varones.Sea de ello lo que fuere, lo cierto es que, en 2005, por ejemplo, se sustanciaron en los tribunales de Estados Unidos 83.600 casos. Esa es la cifra solo de los que se sustanciaron a nivel judicial. Para ahorraros citas y citas, podéis ver el artículo “Child sexual abuse” de la Wikipedia. Pero fácilmente podéis encontrar otros muchos artículos académicos.Vamos a ver, que se haya afirmado que el más grande escándalo de pedofilia de Estados Unidos (el descrito en el informe de este gran jurado) es ese, no lo dudamos. Porque si comparamos el ratio de la población en general respecto a abuso sexual de menores y lo comparamos con el ratio de prevalencia de casos de sacerdotes pedófilos, los resultados son tan claros que no merecen mucho comentario. Lo repito, en un país con esa estadística de abuso, lo cierto es que ha habido un nuevo sacerdote culpable por año y millón de católicos. Insisto me parece que ya está todo dicho y que no merece añadir más.
La carrera electoral del que ha organizado todoJosh Sapphiro, el fiscal general del Estado de Pensilvania, es elegido por los votantes para ese cargo. Tiene que presentarse a elecciones frente a otros contrincantes. Le venía muy bien aparecer, y aparecer mucho, en algún tipo de cruzada, y mejor lacrimógena, consolando a las víctimas. Sabía muy bien que si lo lograba, su reelección estaba asegurada. Y escogió precisamente este asunto porque no le podía provocar ningún susto. Yo no hubiera pensado mal de ese funcionario público sino fuera porque todo este asunto, desde el principio, desde el minuto cero, ha sido pensado, ideado y proyectado como un gran espectáculo mediático.Y muchos se lo hicieron ver cuando él quiso involucrar al Papa Francisco para que le escribiera apoyándole. También hubo juristas que le quisieron hacer ver que el mismo proceso estaba viciado en sus propósitos y en las propuestas que él extraía. Pero sobre ese punto no me voy a alargar, porque si no el post será inacabable. Me limitaré a mencionar que lo que ya colmó el vaso fue la puesta en escena final. Su discurso, el discurso que tenía que consagrarle como héroe, no es el discurso de un neutral servidor de la Ley, sino el de alguien que usa una cruzada para beneficio de su propia imagen.
ConclusiónTenemos delante de nosotros una “investigación” que no nos ha revelado nada nuevo. Hemos contemplado silenciosos un empleo de recursos humanos (el mismo fiscal general mismo lo reconoció) y un gasto de dinero de los contribuyentes para hacer un papel sin ninguna consecuencia jurídica, sin ninguna repercusión penal. Las futuras víctimas seguían igual de protegidas antes que después de ese papel. La misión de un fiscal general es perseguir a los culpables, no embarcarse en cruzadas para la televisión.
La Iglesia, en los años pasados, fue humillada (con razón) en cada juicio de pedofilia. Juicios de los que fueron puntualmente informados los ciudadanos paso a paso. Cada juicio dio para muchos noticiarios, para muchas declaraciones de las víctimas en infinidad de documentales. El clero fue humillado, pagó y cambió. Los condenados fueron sentenciados a prisión. No había NINGUNA razón para que un funcionario público, como un fiscal general, decidiera juntar todos los casos sin ningún propósito penal, solo para avergonzar y deshonrar.
¿Qué hacer?La opinión de la población mundial está tan en contra que muchos obispos y sacerdotes piensan que es mejor unirse a la condena general y abandonar cualquier deseo de matizar. Es como decir: Cualquier cosa que hagan o digan, estará bien. Digan lo que sea, me uno.
¿Lo critico? Sinceramente, creo que no queda otra alternativa. Los “otros” están buscando poner cara a algún enemigo, para lanzarse.
Ahora bien, tengamos en cuenta que este espectáculo de grandes jurados, de puestas en escena, de discursos de gobernadores, senadores y servidores de la Ley respecto a la Iglesia Católica puede repetirse Estado tras Estado. Y después todo se puede reunir en otra gran ceremonia para presentar un informe final a nivel nacional. Y, a cada paso, “nuestros amigos” van a pedir más medidas, más acciones concretas, más mecanismos de constricción particularmente diseñados para la Iglesia.
Y estos autos de fe pueden repetirse país tras país. Y, en su etapa penúltima, pedirán la cabeza de los que están en Roma en lo alto de las congregaciones. Pedirán que se presenten a declarar, exigieran los documentos de las congregaciones romanas, presentarán órdenes internacionales de busca y captura. Esta espiral puede que solo haya hecho que empezar.

Acabo como empecé el post: una cosa es nuestra condena de la pedofilia y otra muy distinta es el huracán que se puede estar formando.
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Qué carita

Blog del Padre Fortea - 16 August, 2018 - 10:39




















El contenido de este post lo he asumido, completado y vuelto a redactar en el post del día siguiente, el del 17 de agosto 2018.
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El informe de abusos de Pensilvania o cuando los cargos electos pagan de forma indirecta para salir en la televisión

Blog del Padre Fortea - 16 August, 2018 - 10:39


Hoy y ayer, entre las primeras noticias de la televisión en España, ha estado presente la rueda de prensa que ofreció un gran jurado de Pensilvania sobre la pedofilia en los sacerdotes.
Al ciudadano normal de España, la palabra “gran jurado” le suena a algo muy grande, muy importante, algo que es como el summum de algo. Pero la veintena de ciudadanos que lo componen y que tienen que llegar a una conclusión fuera de un juicio no son algo que ofrezcan más fiabilidad que un sencillo (pero profesional) juez de un condado. De hecho, esta institución ya ha sido retirada de todos los países donde estaba, salvo Estados Unidos y Liberia.
Y, en este caso concreto, esos ciudadanos de Pensilvania tenían que escuchar testimonios para llegar a alguna conclusión respecto a los casos de pedofilia durante 70 años entre los sacerdotes: entre los sacerdotes únicamente de la Iglesia Católica.
Me hubiera gustado conocer la respuesta a estas preguntas: ¿Ha habido un porcentaje mayor entre ellos que en el resto de la población? ¿Ha habido un porcentaje mayor entre ellos que entre otras confesiones religiosas? ¿Desde hace diez años, los obispos colaboran menos de lo que deben colaborar con la Justicia?
Los casos que se presentaron ante el gran jurado ya lo habían hecho en sus causas judiciales separadas para pedir una indemnización. ¿Qué sentido tenía, ¡otra vez más!, otra más, repetir todo a bombo y platillo?
La única razón que se podía alegar era que algunos casos habían prescrito. Pero hay que tener en cuenta que, en el estado de Pennsylvania, uno puede denunciar ante los tribunales que fue abusado de niño, hasta cumplir los 50 años. Dicho de otro modo, hoy día, este delito prácticamente no prescribe. Y, aun así, el fiscal general del Estado, Josh Shaffiro, cargo que es electivo (elecciones, imagen, votos) se ha prestado a ello. Se ha prestado a esta puesta en escena con todo el aparato de la oficialidad. Menos mal que decidió no perseguir este delito hasta el siglo XVIII. El exjuez Garzón hubiera querido perseguir este delito hasta los Borgia. Y, si le hubieran ofrecido una serie de televisión, hubiera perseguido este peligro entre eclesiásticos hasta la Edad de Piedra.
Una cosa es la condena de la pedofilia y otra muy distinta es que los periódicos y las televisiones no son precisamente muy neutrales al escoger qué noticias son las más importantes que han sucedido en el mundo. A este paso, las noticias tendrán, ya de forma establecida, estos apartados: Internacional, nacional, sociedad, noticias contra la Iglesia, deportes y el tiempo.
Y peor me parece que un cargo que se presenta a unas elecciones emplee el dinero de los contribuyentes en una investigación que no iba a descubrir nada penalmente relevante, salvo el deseo de Josh Sapphiro por aparecer en la televisión consolando víctimas. Las investigaciones históricas no son cometido del Departamento de Justicia.
Solo en la ciudad de Filadelfia hay casi 300 asesinatos al año. Más valía que el dinero de los contribuyentes hubiera sido dedicado el dinero a evitar más asesinatos que a hacer estudios históricos. Esa es una cuestión interesante: ¿cuánto le han costado al Estado los hoteles, transportes, comidas y dietas de esos ciudadanos, más las horas de funcionarios públicos, para un acto que, ya se sabía desde el principio, no iba a producir ninguna consecuencia judicial?
Si ese estudio lo hubiera hecho una universidad, no hubiera tenido nada que alegar. 
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Un amigo ayer me dio una tristeza

Blog del Padre Fortea - 15 August, 2018 - 10:11


Un joven amigo con el que he dado muchos paseos, me escribió enviándome un link a una noticia sobre unas supuestas declaraciones del Papa. Declaraciones que el mismo artículo después explicaba que el Papa Francisco, exactamente, no había dicho lo que habían puesto en el titular.
El caso es que mi amigo que tantos monasterios ha visitado, tan lleno de amor por la ortodoxia y por la oración, tan bueno, tan espiritual, me escribió:
Si esto es cierto lamento tener que romper con una Iglesia Católica totalmente vendida al Plan Kalergi del sionismo internacional de Soros...
Aquello me dejó muy triste. Unos verdugos nunca hubieran logrado hacerle renegar de la Iglesia. Hubiera dado feliz su sangre por morir como fiel hijo de la Iglesia. Y, sin embargo, lo que no hubieran logrado unos verdugos lo consiguieron unas cuantas páginas webs.
Yo había hablado con él varias veces en las últimas semanas, con toda la seriedad que me fue posible, advirtiéndole el riesgo que conllevaba para su alma leer esas webs. Pero al final…
Romper… con el Cuerpo Místico.
Escribió acerca de romper con una Iglesia Católica, como si hubiera otra que la existe. La única real ES Santa, Católica y Apostólica. Lo es ya ahora.Después me hablaba de un plan que no conozco para nada. Ha creído más a unos blogueros que a los legítimos pastores. Qué pena.
El primer muro que quería conquistar en el alma de mi amigo era su amor a la Iglesia. Conseguido esto, irá a por otro muro.
Si le pregunto a mi amigo, me dirá que ama a la Iglesia más que nunca. Pero es como si un marido se excusara alegando que sigue queriendo a su esposa como el primer día, pero que él no puede amar “aquello en lo que se ha convertido” su esposa.
No, ese es el error: solo existe una esposa. No existe la esposa y la esposa actual.
Que Dios ayude a todos los que están bajándose de la Barca de la Iglesia.
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El obispo como liturgo de su diócesis

Blog del Padre Fortea - 14 August, 2018 - 09:58




















Dije ayer que iba a decir alguna cosa sobre la palabra “liturgo”, porque me parece que no pocos la usan sin saber lo que significa.
“Liturgo” (en griego leitourgos) significa “ministro público, funcionario del Estado” en sentido general. En su sentido más original, significaba el funcionario que pagaba a sus expensas el ejercicio de su magistratura.
En la Carta a los Hebreos se usa esta palabra respecto a Cristo, diciendo de Él que es ministro (o servidor público) del tabernáculo que está en los cielos. Usamos estas dos palabras “ministro” y “servidor” porque es lo que está en la raíz de la palabra (laos + ergon) y porque en ese sentido se usa en una epístola de san Pablo y en la de los Hebreos; que yo pienso que también es de san Pablo.
Nadie duda que el obispo es el sumo sacerdote de su diócesis. Nadie duda de que él es el encargado de cuidar y preservar la nitidez de la liturgia. No pongo en duda de que el obispo manda. Pero es el uso de la palabra griega el que me genera ciertas dudas al ver cómo se usa.
Pues, dado que liturgo significa eso, todo sacerdote y todo diácono es un liturgo, es decir, un ministro encargado de la liturgia. El presbítero es liturgo en su comunidad.
Cuando se dice que el obispo es liturgo por excelencia de su diócesis, lo que se está diciendo es que es servidor eminente de la liturgia en su comunidad.
Si un obispo lo que quiere expresar es que él determina qué es lícito y qué no, en cuanto a la liturgia, en su rebaño, sería más adecuado usar términos que indiquen jurisdicción o autoridad: obispo (supervisor) o decir que es “sumo sacerdote” o pontífice u otros términos. Pero el concepto de liturgo justamente es el único término (tanto etimológicamente, como en su sentido más propio, como en el sentido en el que aparece en las cartas del Nuevo Testamento) le iguala al resto del clero, pues todos son servidores.
¿Sería correcto decir que el obispo es el diácono por excelencia en su diócesis? Pienso que no. Pues el concepto de “servir” se compadece mal con el concepto de “excelencia”. ¿Es más servidor el obispo que el presbítero? No. Todos deben servir. Cada uno en su función.
Por eso, escuchar, como he escuchado, que el obispo es el liturgo de la diócesis y que por eso hay que obedecerle, pienso que supone un uso inadecuado de la palabra.
Una concelebración es una reunión de liturgos para adorar a Dios. Uno de ellos puede mandar sobre los otros liturgos, porque es el obispo. Una concelebración es una reunión de sacerdotes, y entre ellos hay uno que es el sumo sacerdote. Pero afirmar que uno de ellos puede disponer y ordenar cosas porque es el liturgo supone olvidar que ese término es uno de los pocos conceptos que le igualan al resto del clero.
Cuando se dice que es el liturgo por excelencia, debo remitirme a al post que ya escribí acerca de cómo entender que el obispo es el pastor por excelencia de su diócesis. Artículo que puede encontrarse en mi libro Ex Scriptorio. Lo que vale para lo uno, vale para lo otro.
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Hoy es lunes y sigue haciendo calor en Madrid

Blog del Padre Fortea - 13 August, 2018 - 10:31


Muy bonita la cita que un comentarista, Arwen, ha puesto de san Cipriano de Cartago:
“Creer” es un acto eclesial. La fe de la Iglesia precede, engendra, conduce y alimenta nuestra fe. La Iglesia es la Madre de todos los creyentes.
Sí, en estos tiempos de tantas voces que claman, gritan y vociferan, hay que recordar que creer es un acto eclesial. El creer católico es personal y eclesial.
Después san Cipriano añade:
Nadie puede tener a Dios por Padre si no tiene a la Iglesia por Madre.
Esa frase me recuerda las civilizadas discusiones que tuve con un cura muy tradicional. En eso disiento con san Cipriano, se puede tener a Dios por Padre, aunque uno no tenga fe en la Iglesia. De hecho, hasta en este mundo, vemos a personas que viven con su padre, pero en casa no está la madre por muerte o abandono.
Después, Arwen, añadía esta preciosa frase de san Juan Bosco:
Quien está unido al Papa permanece unido a Jesucristo y quien rompe ese lazo, va a terminar naufragando en el mar borrascoso del error.
No queremos y amamos y respetamos al Papa porque nos caiga bien, porque comparta nuestras tendencias, o porque estemos de acuerdo con sus decisiones en lo contingente. Lo respetamos y lo queremos como a un padre por ser el Papa.

Post Data
Hoy he acabado la revisión de mi novela sobre las plagas de Egipto. Me gustaría empezar cada capítulo con algún poema egipcio antiguo que hablara de la grandeza del faraón o de Egipto. Hasta ahora no he encontrado ninguno. Si alguno sabe de algún poema, por favor, que me lo diga.
Quizá mañana hable del obispo como liturgo, porque me da la sensación de que muchos usan esa palabra y no significa lo que ellos creen que significa. Esto viene a raíz de una polémica en cierto lugar del mundo que me da vergüenza hasta mencionarla.
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Argentina: el dualismo y el aborto

Fe y Razón - 12 August, 2018 - 17:43
Año 14, número 691Luis-Fernando Valdés  
Cuando el Senado argentino votó en contra de la legalización del aborto, surgieron declaraciones que hablaban de “victoria” del nascituro o “derrota” de la mujer. Pero para atender debidamente tanto a quienes se encuentran en la situación de abortar o de haber abortado como a los niños por nacer, necesitamos superar esos esquemas dualistas.
La guerra de los pañuelos: verdes a favor del aborto,
azules a favor de la vida. (Fotos)
1. El debate. Finalmente, después de un intenso debate en las cámaras legislativas argentinas y de numerosas manifestaciones públicas, el Senado rechazó la propuesta de legalizar el aborto, el pasado 9 de agosto. Durante semanas, hubo una campaña a favor del aborto, simbolizada por un pañuelo verde, y también otra por la vida, la Marcha Federal Salvemos las dos Vidas, que tuvo un gran eco.
2. Afirmar a las dos personas. La mentalidad dualista afirma por separado la libertad y la vida. De hecho, hay un bloque que se autodenomina “pro choice”, que pone la decisión de la mujer por encima de la vida del nascituro. Y caen en el mismo dualismo quienes contraponen datos de salud pública (mujeres que mueren por abortar clandestinamente) a la vida del bebé.Se deben afirmar las dos partes que entran en conflicto: la madre y su bebé. Primero, hay que reconocer que muchas mujeres se ven empujadas a abortar, por la presión familiar, por las dificultades económicas, por motivos de salud, etc. Y luego con valentía hay que afirmar que facilitar el aborto no es la solución ni psicológica, ni económica, ni clínica que esas mujeres necesitan. Hace falta una legislación que realmente se haga cargo de la situación de esas personas y les facilité atención médica y psicológica, y les ayudé con la gestación y crianza de su bebé.
3. Una cuestión humana, no sólo religiosa. Otra manifestación del dualismo que está presente en las discusiones sobre el aborto es creer que la defensa del derecho a la vida está vinculada a creencias religiosas.Pero, como explica el jurista argentino, Juan B. Gonzalez Saborido, “nuestros argumentos pueden originarse en una sensibilidad religiosa y eso no tiene nada de malo, pero una vez en la esfera pública es su solidez la que los hace útiles para un debate que interpele a creyentes y no creyentes por igual”. (La Nación, 8 ago. 2018)Tutelar la vida por nacer es una cuestión humana fundamental y, por eso, incluso pensadores ateos han defendido la vida. Uno de ellos es el famoso politólogo italiano, Norberto Bobbio(1909-2004), ateo y de izquierda, quien ante el debate por la legalización del aborto en Italia defendió la vida (1981).Bobbio escribió: “He hablado de tres derechos. El primero, el del concebido, es el fundamental; los otros, el de la mujer y el de la sociedad, son derechos derivados. Por otro lado, y para mí este es el punto central, el derecho de la mujer y el de la sociedad, que suelen esgrimirse para justificar el aborto, pueden ser satisfechos sin necesidad de recurrir al aborto, evitando la concepción. Pero una vez hay concepción, el derecho del concebido sólo puede ser satisfecho dejándole nacer. Reenviar la solución al momento en el que la concepción ya se ha producido es huir del fondo del problema”. (Il Corriere della Sera, mayo de 1981, citado aquí)
Epílogo. La defensa de la vida por nacer debe ir de la mano de ayudar a las mujeres que se ven orilladas a abortar. Esa fue la gran enseñanza de la campaña en contra de la legalización del aborto llevada a cabo en Argentina. Entonces, aprendamos esa lección, que puede servir también en otros ámbitos de la vida pública, la de superar el dualismo y buscar soluciones para las dos partes.@FeyRazon   lfvaldes@gmail.comhttp://www.columnafeyrazon.blogspot.com
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Sobre los falsos videntes a los que tanto les gusta usar el email

Blog del Padre Fortea - 12 August, 2018 - 16:31
 Esta es otra foto de la entrevista con el padre Daniel. Una comentarista comentaba que ya se me ve viejito. Es la verdad más grande que he oído en todo este año. Cierto, cierto, cierto. Lo llevo advirtiendo desde hace años.
En fin, hoy quería tocar el tema de los emails diarios que muchos recibimos con todos los mensajes posibles supuestamente provenientes del santoral católico es algo que nunca me ha enfadado, simplemente me hace mucha gracia.
Un día un sujeto afirma que se le ha aparecido san Eufrasio advirtiendo que el que los cardenales no lleven capa magna es una aberración. Y obtiene 500 seguidores.
Al día siguiente otro sujeto envía 10.000 emails asegurando que se ha aparecido san Telesforo advirtiendo que la única misa válida desde la Última Cena fue la misa en latín y solo si es según el misal de san Pío V. 7500 seguidores.
Y un mes después otro santo más estricto puede aparecerse asegurando que la única misa válida y agradable al cielo es la misa en latín y de espaldas al pueblo, porque si se dice de cara al pueblo ya es una misa protestante. Y que no llevar manípulo colgando del brazo, es el modo más seguro para reconocer a los illuminati. 20.000 seguidores.
Después, otro me pedirá que lea el relato de un exorcismo en el que el demonio se vio obligado a reconocer que todos los Papas desde Pío XII arden en lo más profundo del infierno por modernos. Y que aun Pío XII sigue en el purgatorio por haber abierto la mano en lo del ayuno eucarístico.
Para este tipo de radicales no es de extrañar que el papa Francisco les parezca que es el mismo demonio. Los santos con sus “avisos semanales” coinciden. Los demonios “obligados” nos advierten en los emails. Pero todo esto se arreglaría sacando los tanques, tanques teológicos, a la calle; poniendo un Pinochet eclesiástico al mando del timón; y ordenando un toque de queda eclesial.
Qué sencillo se ve la solución a todo cuando no se tiene ni repajolera idea.
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Otro post sobre la administración de la Eucaristía

Blog del Padre Fortea - 11 August, 2018 - 16:44
















(La foto es con el padre Daniel Pajuelo. Él sonríe. Yo tengo esa mirada... típicamente forteniana) Hay determinadas circunstancias en las que los laicos pueden administrar la comunión en la iglesia o reservar el Santísimo Sacramento o llevarlo a los enfermos, etc. Es lógico que la Iglesia legislara de esta manera. Primero, en la Iglesia primitiva era así, casi como ahora; incluso un poco más permisivos. Pero, claro, había más clero. Segundo, el respeto a la Eucaristía es algo santo, pero no sería lógico que por algo accidental (quién puede tocarla) se dejara lo sustancial (que es recibirla).
Me acuerdo un verano que sustituí a un sacerdote que se negaba rotundamente a tener ministros extraordinarios. Era una ciudad grande con una sola iglesia. La comunión duraba casi 15 minutos. A mí me dolía mucho el brazo. Recuerdo que yo apoyaba un poco el brazo en mi casulla entre fiel y fiel para descansar al menos un segundo o dos. Incluso el copón lo apoyaba sobre mi pecho. Probad a sostener una taza o un vaso durante 15 minutos en el aire en la misma posición.
Allí no hubiera pasado nada porque hubiera dos ministros laicos y se administrara la comunión en 5 minutos y no en 15 minutos. Además, si esa era la tercera misa del domingo, en pleno agosto, el sacerdote acababa exhausto.
Si uno tiene un ministro laico, da lo mismo que sea hombre o mujer.
Las excepciones que hace la Iglesia están muy pensadas, meditadas y consultadas. Y, no lo olvidemos, lo que determina la Iglesia en estos temas lo hace con la autoridad de Cristo. Sean más acertadas o no sus decisiones, lo que atares en la tierra
Por eso, si la Iglesia, hoy día, permite comulgar en la mano, como se hizo durante unos siete siglos, pues nadie puede decir que eso es inadmisible. A cualquiera se le permite investigar, razonar, buscar argumentos para proponer por qué un modo puede ser preferible a otro. Pero no es lícito afirmar que es una abominación lo que la Iglesia ha determinado.
Y los que piensan que la Virgen se ha aparecido en la Patagonia para ordenar que no se obedezca a los obispos, cualquier día se van a encontrar que otro vidente asegura que se ha aparecido san Eufrasio advirtiendo que el que los cardenales no lleven capa magna es una aberración.

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ASIA/TURKMENISTAN - P. Madej: “La poesia è testimonianza silenziosa dell’amore di Dio”

Agencia FIDES - 11 August, 2018 - 05:16
Ashgabat - “Esiste una categoria di persone non credenti che riescono a porsi domande sulla propria esistenza dopo essersi avvicinate al linguaggio poetico, perché la poesia pone interrogativi che la matematica e la fisica non stimolano. Una signora una volta mi ha raccontato di aver deciso di ricevere il battesimo dopo aver letto una mia raccolta di poesie. Questo mi fa capire che essere un prete-poeta è utile: la poesia è per me una testimonianza silenziosa dell’amore di Dio”. E’ quanto racconta all’Agenzia Fides da p. Andrzej Madej, sacerdote polacco degli Oblati di Maria Immacolata e Superiore della Missio sui iuris del Turkmenistan alla vigilia della pubblicazione della sua ultima raccolta di componimenti in polacco, “Pod skrzydlem aniola” .
Spiega ancora l’Oblato a Fides: “Scrivo poesie quasi da 50 anni e in tanti momenti della mia vita il Signore mi ha dimostrato che dovevo continuare. Quando ero seminarista a Roma all’inizio degli anni Settanta, il superiore degli Oblati di Maria Immacolata, un grande teologo, usava spesso il linguaggio poetico nelle sue omelie e catechesi. Lì ho imparato che il simbolismo è un ottimo strumento di predicazione. Sono un prete che usa la poesia per essere ancora più fortemente e profondamente prete”.
P. Madej pubblica una raccolta all’anno: i componimenti sono scritti in polacco, ma spesso vengono tradotti in russo, e questo li rende fruibili anche ai fedeli del Turkmenistan: “La mia missione è quella di stare tra la gente, per questo non ho tempo di tradurre le poesie. Ma qualcuno dei fedeli sa parlare la lingua russa e mi chiede aggiornamenti sugli ultimi testi. Qualcuno sa anche leggere la lingua polacca, e fa da interprete all’interno della comunità”, racconta.
L’Oblato svolge il suo servizio in Turkmenistan dal 1997, quando Giovanni Paolo II istituì la Missio sui iuris con cui rinacque la chiesa cattolica locale. Per tredici anni, la presenza degli Oblati è stata ammessa solo come rappresentanza dell’Ambasciata vaticana: all’inizio ci si incontrava nelle abitazioni private e la Messa si celebrava nel territorio diplomatico della Nunziatura apostolica di Ashgabat. Nel 2010 il governo turkmeno ha riconosciuto ufficialmente la presenza cattolica. La comunità cattolica turkmena, costituita da circa duecento fedeli, si riunisce nella cappella della Trasfigurazione del Signore, nella capitale Ashgabat, ed è guidata da due sacerdoti Oblati di Maria Immacolata. Il Turkmenistan conta 5 milioni di abitanti al 90% musulmani.
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AMERICA/PERÙ - Missionario gesuita trovato morto in una comunità indigena amazzonica

Agencia FIDES - 11 August, 2018 - 02:48
Lima - La mattina di venerdì è stato trovato senza vita, legato e "con segni di violenze", nella comunità indigena amazzonica di Yamakentsa, il corpo di padre Carlos Riudavets Montes, sacerdote spagnolo della Compagnia di Gesù di 73 anni di età. Nel pomeriggio la congregazione ha reso noto il fatto, manifestando "sconcerto e dolore" ed affermando "il rifiuto ad ogni forma di violenza" e la fiducia che le autorità possano chiarire le cause e le circostanze nelle quali ha avuto luogo l'assassinio. La conferenza episcopale peruviana ha espresso il suo cordoglio alla Compagnia di Gesù in un comunicato firmato da mons. Miguel Cabrejos, arcivescovo di Trujillo e presidente dell'organismo. "Padre Riudavets era dedito all'educazione delle famiglie delle comunità native dell'Amazzonia" da 38 anni, scrive il vescovo, che chiede alle autorità di trovare i responsabili del crimine. In una dichiarazione al canale RPP Noticias, la dirigente scolastica distrettuale Gumercinda Duire ha informato che il corpo del missionario è stato trovato all'alba dalla cuoca sul pavimento della sua residenza presso la scuola "Valentín Salegui" della menzionata comunità indigena situata nel distretto di Yamakai-éntsa , appartenente al vicariato apostolico di Jaén. "Il padre era molto amato. È molto strano quello che è accaduto", ha aggiunto la dirigente.
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AFRICA/EGITTO - Un monaco di San Macario accusato dell'omicidio del vescovo copto Epiphanius

Agencia FIDES - 11 August, 2018 - 02:25
Il Cairo – L'egiziano Wael Saad Tawadros, fino a qualche giorno fa monaco del monastero copto ortodosso di San Macario, è stato individuato dagli organismi giudiziari egiziani come l'autore dell'omicidio del vescovo copto ortodosso Epiphanius, trovato ucciso alle prime ore di domenica 29 luglio nello stesso monastero, di cui era abate. Secondo quando riportato dei media egiziani, l'ex monaco omicida avrebbe confessato il suo crimine, rivelando di aver ucciso Anba Epiphanius con un'asta di ferro.
Lo scorso 5 agosto Wael Saad Tawadros, fino a quel momento monaco del monastero di San Macario con il nome di Isaiah al Makary, era stato espulso dal monastero e spogliato dell'abito monastico con un provvedimento approvato dal Patriarca copto ortodosso Tawadros II. All'ex monaco era stato chiesto di “pentirsi” per la salvezza della sua anima, ma in un primo tempo, come riferito dall'Agenzia Fides – vedi Fides 6/8/2018 – i portavoce ufficiali della Chiesa copta ortodossa avevano smentito che le misure disposte nei confronti di Wael fossero da mettere in connessione con la morte di Anba Epiphanius.
Alle prime ore di domenica 29 luglio il corpo del vescovo Epiphanius era stato rinvenuto in una pozza di sangue, all'interno del monastero, lungo il tragitto che dalla sua cella conduceva alla chiesa, dove il vescovo si stava recando per iniziare la giornata con l'ufficio delle preghiere mattutine, prima della messa domenicale . 64 anni, nativo di Tanta, laureato in medicina, Anba Epiphanius era entrato nel Monastero di San Macario, nella regione del Wadi Natrun, nel 1984, e era stato ordinato sacerdote nel 2002. Ricercatore e studioso, aveva lavorato alla traduzione dal greco all'arabo di diversi libri della Bibbia. I monaci del Monastero di San Macario lo avevano eletto a maggioranza come proprio abate il 3 febbraio 2013. Discepolo di Matta el Meskin – padre spirituale e figura chiave nella storia recente della Chiesa copta ortodossa – Anba Epiphanius viveva intensi rapporti di comunione spirituale con amici e comunità monastiche della Chiesa cattolica. .
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Ellos nos pueden salvar

Blog de Jaime Septién - 10 August, 2018 - 15:09
Se les critica mucho.  Que si están pegados al celular.  Que si ya no tienen conciencia del valor de las cosas.  Que si lo único que saben hacer es “pasársela bien”, etcétera.  Son los nacidos entre 1984 y 2000.  Los… Continuar leyendo →
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Nueva “rutina” mundial

Blog de Jaime Septién - 10 August, 2018 - 15:08
La organización Press Emblem Campaign (PEC), acaba de dar un informe a todas luces preocupante: el aumento de 32 por ciento en el número de periodistas asesinados en el mundo durante la primera mitad de 2018. Con sede en Ginebra,… Continuar leyendo →
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¿Los laicos pueden tocar la Eucaristía?

Blog del Padre Fortea - 10 August, 2018 - 11:08

Me comentaba una lectora de este blog que había una parroquia en la que el sacerdote daba la forma consagrada al esposo, para que este se la pusiera en la boca de la esposa. Y después le entregaba una forma a la esposa para que se la diera al esposo. Me preguntaba qué me parecía.
Sin duda ese sacerdote lo hace con buena voluntad. No tengo ninguna razón para pensar que él no sepa que lo que está haciendo no está bien. Pero la realidad es que está haciendo un acto que no está bien. Lo que hace no está permitido y, por tanto, es una acción ilícita.
Para que el acto de manejar, administrar, trasladar la Eucaristía sea lícito, debe hacerse de acuerdo a los cánones y normas de la Santa Madre Iglesia. Esta, con la autoridad recibida de Cristo, ha permitido que los laicos en determinadas circunstancias puedan administrar la Eucaristía o poner y quitar el viril de la custodia. No voy ahora a exponer todas esas normas, alargaría mucho el post.
Pero, en los demás casos, sigue vigente la regla de que únicamente los santificados con el sacramento del orden (en cualquiera de sus tres órdenes) pueden tocar este Gran Misterio.
Lo repito, las excepciones que hacen las normas de la Iglesia no invalidan la regla general. Son excepciones lícitas que no deben crear escrúpulos en los interesados, porque la Iglesia actúa con la autoridad de Cristo. Pero son excepciones, permisiones, casos que se salen de lo que debe ser el criterio general.
Por esta razón, el sacerdote (además de haber recibido el sacramento) recibe la unción de sus manos. Y, aun así, solo toca ese Gran Misterio en los momentos en los que el ritual se lo permite. Lo repito, incluso el sacerdote toca el Cuerpo de Cristo solo cuando le es permitido, no cuando quiere.
Únicamente los levitas podían tocar el Arca de la Alianza; ni siquiera el rey David o Salomón. Solo los levitas.
Durante siglos, el sacerdote, al celebrar la misa, juntaba los dedos que habían entrado en contacto con la forma para no tocar ningún objeto hasta purificarse esos dedos. Yo mismo, después de elevar la Forma Consagrada tras la trasubstanciación, paso las yemas de los dedos sobre el corporal de forma discreta. Para que si alguna partícula ha quedado pegada a mis dedos, caiga dentro del corporal.
Alguien se preguntará si un abuso (sin duda con buena voluntad) como el descrito de ese sacerdote y los esposos debe comunicarse al obispo. Mi respuesta es que sí. Porque difícilmente convencerá un laico a un párroco de que esto no lo hace bien. Pero hay que poner los medios para que un superior detenga una práctica pública que devalúa la reverencia que debemos tener a la Eucaristía.
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ASIA/SIRIA - Riapre il monastero di Santa Tekla a Maalula

Agencia FIDES - 10 August, 2018 - 05:11
Maalula - Il monastero ortodosso di Santa Tekla, nella cittadina siriana di Maalula, sarà presto di nuovo aperto anche alle visite di pellegrini e turisti. Sono infatti ormai quasi ultimati i lavori di ricostruzione e restauro che hanno provato a risanare per quanto possibile i gravi danni inferti al luogo di culto nel periodo in cui, tra il settembre 2013 e il marzo 2014, il villaggio rupestre di Maalula era stato conquistato dalle milizie della galassia islamista anti-Assad, in una delle fasi più intense del conflitto siriano.
Come riferito dall'Agenzia Fides un contributo importante alla ricostruzione di Santa Tekla è arrivato dall'Associazione dei veterani russi “Boevoe Bratstvo” . Media russi rigeriscono che le suore hanno già fatto ritorno monastero, ormai tornato agibile al 90%, e che i lavori di ricostruzione e restauro verranno completati nelle prossime settimane.
Maalula, 55 km a nord est di Damasco, nota in tutto il mondo per essere uno dei posti in cui si parla ancora l'aramaico, la lingua di Gesù, ospita sia il monastero di Santa Tekla che il santuario dedicato ai santi Sergio e Bacco, che fa capo alla Chiesa cattolica greco-melkita. Il 3 dicembre 2013, 13 suore greco-ortodosse di Santa Tekla erano state prelevate dal monastero, insieme a tre loro collaboratrici. Il sequestro si concluse felicemente domenica 9 marzo 2014, quando le suore e le tre dipendenti furono liberate in territorio libanese. La liberazione avvenne anche grazie alla mediazione degli apparati d'intelligence libanesi e del Qatar, e ebbe come contropartita il rilascio di 153 donne incarcerate nelle prigioni siriane. .
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